20. Novembre 2019 · Commenti disabilitati su Limbiate, teleriscaldamento a monnezza: assurdo incatenarsi all’inceneritore per i prossimi 20 anni! · Categorie:Ambiente - Rifiuti · Tag: , , , , , , , , ,

Folle la scelta di bruciare rifiuti per riscaldare gli edifici. Se l’obiettivo è davvero abbattere costi e inquinamento, la scelta sostenibile e lungimirante è un’altra: riqualificazione energetica degli edifici e uso delle fonti rinnovabili.

 

Il teleriscaldamento a monnezza ha un effetto incredibile sui sindaci brianzoli: scatena un desiderio viscerale e irresistibile, sembra che prima o poi tutti vogliano averlo.

L’ultimo colpito dalla smania, in ordine di tempo, è il sindaco di Limbiate, Antonio Romeo, deciso ad approvare il progetto – in fretta e furia – nel prossimo consiglio comunale.

Una mossa decisamente sorprendente visto che lo stesso Romeo aveva annunciato in consiglio comunale di voler uscire da BEA SpA, la società pubblica proprietaria dell’inceneritore di Desio, attraverso la vendita delle quote possedute dal Comune.

Ma come!? Prima dice di voler uscire da BEA e poi si imbarca in un contratto ventennale con la stessa società?

Il dietrofront di Romeo è ancora più inspiegabile considerando che oggi il Comune di Limbiate, pur essendo socio storico di BEA, non ha nessun bisogno di Bea e dell’inceneritore di Desio.

Tutti i rifiuti di Limbiate infatti vengono gestiti tramite Gelsia ambiente che, grazie al sacco blu, nei primi mesi dell’anno ha spinto la differenziata a quota 82% mentre i rifiuti residui, che non vengono più inceneriti a Desio, sono crollati di oltre un terzo. Se i soci BEA decidessero di chiudere o riconvertire l’inceneritore come chiediamo da anni, per i limbiatesi non ci sarebbe alcun problema ma solo aria più pulita.

E allora che senso ha firmare un contratto per 20 anni che comporta investimenti per quasi 2 milioni di euro di cui 484 mila euro saranno pagati direttamente dal Comune, come quota parte della tariffa, nel corso di 20 anni?

Con il passaggio al teleriscaldamento il risparmio previsto per il comune sarà di 12 mila euro all’anno: un’elemosina in cambio di un vincolo ventennale!

E vogliamo parlare del disagio provocato ai cittadini dagli scavi nelle strade cittadine?

Senza contare che l’allaccio al teleriscaldamento BEA contraddice in pieno la Strategia Rifiuti Zero che prevede, al contrario, una “exit strategy” dall’incenerimento.

Insomma, la scelta del teleriscaldamento a monnezza nel 2019 non ha nessun senso, soprattutto per un comune come Limbiate che sta ottenendo ottimi risultati sul fronte dei rifiuti.

La strada coerente e al passo coi tempi è un’altra. Oggi è possibile abbattere i costi e le emissioni inquinanti del riscaldamento aumentando l’efficienza energetica e sfruttando le energie rinnovabili: le tecnologie esistenti sono mature ed economicamente vantaggiose! Non lo dico io ma lo dimostrano tutti quei soggetti, pubblici e privati, che investono con successo nella riqualificazione energetica degli edifici. E si può fare anche se non si hanno capitali da investire, come avevo spiegato in questo post.

Ampliando la rete di teleriscaldamento chi guadagna è solo BEA: getta le basi per aumentare i fatturati nei prossimi decenni e garantire lunga vita all’inceneritore.

Cari Limbiatesi, l’avete scampata fino ad oggi, non fatevi abbindolare: il teleriscaldamento è una falsa soluzione.

Invece di impegnarvi a pagare per venti anni l’acqua calda di BEA, chiedete alla vostra amministrazione comunale di favorire la riqualificazione energetica degli immobili pubblici e privati. Se ben fatta, potrete avere case, uffici, scuole e palestre più confortevoli, bassi costi di gestione ed emissioni zero.

 

P.S. Come si fa a gestire i rifiuti senza inceneritore? L’ho spiegato in questo post, è di fine 2014 ma ancora attuale nei contenuti.

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