28. Gennaio 2016 · Commenti disabilitati su Impianti termici: Maroni vuole semplificare, ma ai cittadini conviene? · Categorie:Ambiente, Energia

riscaldamento

Con due interrogazioni ho chiesto alla giunta regionale di fare chiarezza sulle nuove regole e sulla tassazione riguardanti gli impianti termici delle nostre abitazioni.

Con la prima interrogazione abbiamo sollevato il problema della tassa regionale sulle caldaie, che oggi tiene in considerazione solo la potenza dell’impianto. In pratica una nuova ed efficiente caldaia a metano viene tassata di più rispetto ad vecchia e inquinante caldaia a gasolio, se quest’ultima ha una potenza inferiore alla prima. A nostro parere invece la tassazione dovrebbe considerare anche il rendimento della macchina e il combustibile utilizzato: anche in questo modo si incentiva la sostituzione delle vecchie caldaie a gasolio, tra le principali fonti di inquinamento nelle nostre città, con caldaie di nuova generazione, ben più efficienti e rispettose dell’ambiente.

Con la seconda interrogazione abbiamo affrontato il tema della termoregolazione e contabilizzazione del calore nel condominio. Come noto la legge prevede che a partire dall’inizio del prossimo anno i condomini dovranno installare dispositivi specifici per la termoregolazione e la contabilizzazione del calore, ovvero ciò che serve a misurare e pagare in bolletta l’effettivo consumo per ogni singolo utente. Si tratta di un provvedimento utile per favorire un utilizzo corretto del riscaldamento nei nostri edifici, disincentivando sprechi di calore, razionalizzando i costi e diminuendo l’inquinamento prodotto dalle caldaie.

Su questo tema la Regione è intervenuta con l’intento di semplificare il procedimento burocratico ma in realtà rischia di creare una falla notevole. Difatti con una delibera ha stabilito che l’installazione di questi sistemi può   avvenire   senza   la   preventiva   predisposizione   di   un progetto da parte di un professionista.

Ma l’installazione dei dispositivi per ripartire il costo del riscaldamento degli impianti centralizzati in funzione dell’effettivo consumo è normata in modo molto puntuale da leggi, decreti e norme tecniche che impongono l’obbligo di progettazione di tali sistemi di termoregolazione e contabilizzazione. Il motivo è semplice: solo un professionista può valutare in modo affidabile una serie di caratteristiche tecniche dello stabile, come l’orientamento e le diverse esposizioni delle unità abitative alle condizioni climatiche, la coibentazione, le dispersioni di calore nelle parti comuni e altro ancora, che vanno tenute in considerazione per equilibrare al meglio l’impianto e stabilire la corretta ripartizione dei consumi.

Insomma, per fare le cose per bene occorre necessariamente fare una serie di calcoli termotecnici, definire le tabelle millesimali e la percentuale di quota fissa e quota variabile dei consumi. E questo lavoro se non lo fa un professionista chi lo può fare? Certamente questa attività ha un costo, ma è necessario per una affidabile e imparziale ripartizione delle spese tra i condomini!

Se l’intento di Maroni è quello di semplificare le procedure e diminuire i costi per i cittadini siamo naturalmente dalla sua parte, ma in questo caso specifico il rischio concreto è che l’installazione di questi sistemi comporti ripartizioni di costi non correte, generando una serie infinita di costosi contenziosi tra condomini!

22. Gennaio 2016 · Commenti disabilitati su Renzi trasforma la Lombardia in “terra dei fumi”, Maroni inerme! · Categorie:Ambiente - Rifiuti · Tag:

inceneritori-PD2

Lo denunciamo da un anno e mezzo, siamo stati i primi a muoverci in Regione e in Parlamento, ma ora purtroppo siamo arrivati al dunque! Tra pochi giorni verrà approvato definitivamente il decreto attuativo dello Sblocca Italia, che prevede l’arrivo di oltre 500 mila tonnellate di rifiuti da bruciare negli inceneritori della nostra regione, provenienti dalle altre regioni del nord Italia.

E’ un danno gravissimo all’ambiente e alla salute dei cittadini lombardi e un danno economico altrettanto grave per le comunità da cui verrebbero presi i rifiuti, che pagherebbero per l’incapacità delle loro classi politiche locali di mettere in piedi un sistema di gestione virtuosa dei rifiuti.

Renzi, come sempre prontissimo a fare gli interessi della lobby degli inceneritori, ha adottato una soluzione semplicistica e sbagliata a fronte di un problema complesso che richiederebbe maggiore attenzione e competenza, esautorando le funzioni delle Regioni e violentando i territori con una imposizione barbara e autoritaria.

A farne le spese i cittadini lombardi, che come ricompensa per aver incrementato la raccolta differenziata e il riciclo, si vedono recapitare una fornitura pressoché illimitata di rifiuti da tutto il nord Italia, a garanzia di lunga vita per i cancrovalorizzatori dietro casa. Come se l’inquinamento prodotto dal traffico, dal riscaldamento degli edifici e dalle industrie non bastasse.

Ma anche la Regione ha le sue colpe! Ha detto no al decreto attuativo dello Sblocca Italia ma nei fatti è rimasta inerme, nonostante i mille solleciti da parte del MoVimento 5 Stelle. Anche il ricorso alla Corte Costituzionale intrapreso dalla Regione fino ad oggi a nulla è servito (la Corte non si pronuncerà ancora per molto tempo).

Maroni non ha fatto nulla per attuare il piano di dismissione degli inceneritori lombardi, proposto dal M5S e approvato da tutte le forze politiche nell’autunno del 2013. Ha rinunciato alla programmazione degli impianti di gestione dei rifiuti, che gli spetta per legge, ancor prima che arrivasse Renzi ad imporre i rifiuti da fuori regione.

Nel giro di pochi mesi si è passati dalle dichiarazioni bellicose dell’Assessore al Bilancio Garavaglia (“Noi non accetteremo che arrivino rifiuti da altre regioni. Piuttosto boicottiamo gli impianti.”) ad una rassegnata e passiva accettazione del diktat renziano.

La Lombardia sta per diventare la terra dei fumi grazie alle imposizioni di Renzi e all’inerzia di Maroni.

21. Gennaio 2016 · Commenti disabilitati su Nuova Sentenza Tar: no all’affidamento diretto a Bea Gestioni… chi aveva ragione? · Categorie:Ambiente - Rifiuti

Bea Tar Misinto2

Qualcuno si ricorderà la polemica tra me e la società Bea riguardo al fatto che Bea Gestioni non avesse i requisiti per l’affidamento diretto del servizio di gestione dei rifiuti da parte dei comuni, non essendo né una società totalmente pubblica né una società mista secondo lo schema previsto dal partenariato pubblico privato istituzionalizzato (PPPI).

Dopo che il TAR si era pronunciato sull’affidamento del Comune di Limbiate a Bea, proprio un anno fa avevo scritto a tutti i sindaci soci di Bea e Cem per avvisarli che uno dei cardini della fusione delle due società (la gestione in house del servizio) andava a farsi benedire. Seguirono repliche e controrepliche dei vertici di Bea (con tanto di pareri legali) che mi  accusarono (tanto per cambiare) di strumentalizzare alcuni brevi passaggi della sentenza, distorcendone il senso a favore della mia tesi.

Ebbene nei giorni scorsi il TAR si è di nuovo pronunciato (questa volta per una vicenda che riguarda il comune di Misinto), confermando in maniera inequivocabile quello che avevo detto io. Oggi  Bea Gestioni è una società di proprietà mista, pubblica e privata, che può solo partecipare a gare per cercare di ottenere il servizio di gestione dei rifiuti da parte dei comuni! Niente in house, niente PPPI, niente affidamenti diretti.

La qual cosa non è esattamente irrilevante per la fusione con Cem e anche per la stessa sopravvivenza della società. Complimenti ai soci di Bea e ai vertici della società che hanno deciso e gestito il Piano Industriale 2012/2013 che ha portato a questa situazione!

Ecco la nuova lettera che ho inviato oggi ai soci di Cem!

Egregi signori,

con la presente faccio seguito alla mia dell’11 febbraio 2015 con la quale portavo all’attenzione di tutti i destinatari in indirizzo gli importanti contenuti della Sentenza del TAR n.00287/2015 del 23 gennaio 2015 (successivamente confermata dal Consiglio di Stato) con la quale venne accolto il ricorso avanzato da Gelsia Ambiente Srl contro il Comune di Limbiate, portando di fatto all’annullamento di tutti gli atti mediante i quali l’Amministrazione intendeva affidare direttamente a Bea Gestioni spa i servizi di igiene ambientale a decorrere dal 1° gennaio 2015.

All’epoca avevo fatto notare come il TAR avesse rilevato la mancanza, in capo a Bea Gestioni, dei requisiti necessari per operare in regime di Partenariato Pubblico-Privato Istituzionalizzato. Allo stesso tempo avevo sottolineato come Bea Gestioni non potesse più operare secondo il modello dell’in house providing riservato alle società totalmente pubbliche in quanto il 10% delle azioni sono di proprietà di un privato.

Poiché i modelli in house e PPPI sono gli unici che legittimano gli affidamenti diretti da parte dei Comuni, si era evidenziato un cortocircuito per cui Bea Gestioni poteva (e tuttora può) ricevere affidamenti dai Comuni solo ed esclusivamente partecipando a gare d’appalto.

Oggi, a distanza di un anno, a seguito del ricorso avanzato da Bea Gestioni Spa contro il Comune di Misinto e Gelsia Ambiente Srl, la sentenza del TAR Lombardia n. 2745/2015 del 4 gennaio 2016 ribadisce e precisa in modo inequivocabile che Bea Gestioni non ha i requisiti per ricevere affidamenti diretti. A pagina 9, punto IX si legge infatti:

Solo per completezza va dato atto della fondatezza anche di un ulteriore profilo di inammissibilità del ricorso, pure sollevato dalle parti intimate, che fa leva sulla circostanza che, contrariamente a quanto affermato dalla difesa di Bea, quest’ultima non avrebbe affatto i requisiti per proporsi come gestore del servizio di igiene ambientale, sicché nessuna utilità potrebbe trarre in caso di esito favorevole del presente giudizio.

In riferimento alla precedente sentenza 287/2015 relativa al ricorso avanzato da Gelsia Ambiente contro Limbiate e Bea Gestioni, a pagina 10 si legge:

La surrichiamata sentenza n.287/2015, depositata lo stesso giorno di deposito del ricorso in epigrafe, benché appellata da parte controinteressante, non è mai stata sospesa dal giudice d’appello, risultando da quella data ininterrottamente esecutiva e produttiva di effetti anche ai fini dell’odierna decisione. Ebbene, poiché da tale pronuncia si evince la insussistenza in capo alla società Bea dei requisiti della società mista, deve escludersi che, diversamente da quanto asserito nel ricordo, Bea fosse legittimata a porsi tra i soggetti ai quali il Comune di Misinto avrebbe potuto rivolgersi, ai fini dell’affidamento diretto del servizio di cui trattasi.

E’ del tutto evidente a questo punto che Bea Gestioni si trova nell’impossibilità di ricevere affidamenti diretti dai Comuni, pertanto ribadisco con forza quanto già espresso l’11 febbraio 2015: quella “attività di verifica (…) al mantenimento dei presupposti per l’affidamento in house dei servizi da parte dei Soci…” (Accordo Quadro Bea/Cem, pagina 4-5) è già stata autorevolmente svolta dal Tar, non una, ma ben due volte, con esito negativo.

Lo schema approvato con l’Accordo Quadro Bea/Cem, qui sotto riportato, non è quindi conforme al quadro normativo vigente, laddove prevede l’affidamento diretto del servizio di smaltimento a Bea Gestioni.

Immagine11

Vi invito quindi a tenere presente quanto sopra nell’ambito delle verifiche propedeutiche alla fusione Bea/Cem che sono attualmente in corso. La NewCo che deriverebbe dalla fusione Bea/Cem, sarebbe costretta a mettere a gara il servizio di incenerimento dei rifiuti; vengono quindi a mancare al progetto di fusione le motivazioni, sia quelle ufficiali (mantenimento del controllo pubblico su tutto il cosidetto ciclo dei rifiuti) che quelle reali (salvataggio forzato del vecchio inceneritore di Desio – altrimenti destinato alla chiusura o riconversione – grazie alla spazzatura dei Comuni soci di Cem, “garantita” dall’affidamento diretto).

Mi auguro che di fronte a quanto sentenziato dal TAR per ben due volte (una delle quali già confermata in Consiglio di Stato), si colga l’occasione per un ripensamento e un cambio di politica industriale che privilegi una gestione pubblica fondata sull’abbandono definitivo della pratica dell’incenerimento a favore del perseguimento della strategia Rifiuti Zero.

In Italia abbiamo casi eccellenti di gestione pubblica dei rifiuti: ad esempio il Consorzio Contarina, realtà totalmente pubblica che raggruppa 50 comuni, serve 550 mila abitanti e da lavoro a 645 persone in Provincia di Treviso. Contarina ha dato vita ad una virtuosa gestione dei rifiuti che marginalizza (e in prospettiva elimina) il ricorso a discariche e inceneritori e permette notevoli risparmi di costi di gestione.

Abbandonando l’insensata idea di fondersi con una società che intende potenziare e mantenere in vita per altri 15 anni un vecchio forno inceneritore, CEM Ambiente potrebbe raggiungere gli stessi ottimi risultati di Contarina.

In particolare, i comuni del Consorzio Contarina si sono dati l’obiettivo di arrivare entro pochi anni alla produzione di soli 10 kg per abitante all’anno di rifiuti da smaltire (oggi sono già a 50 kg, mentre la media della provincia di Monza e Brianza è 124 kg).

Questo dato, parametrato sul numero di abitanti dei Comuni soci di Bea e Cem, porterebbe alla produzione di soli 7.500 tonnellate annue di rifiuti da smaltire… se si seguisse il “modello Contarina” un inceneritore da 90.000 tonnellate come quello di Desio non servirebbe a nulla.

Va peraltro aggiunto – ampliando la visione al contesto regionale – che il vecchio forno di Desio risulta del tutto inutile anche per le attuali esigenze di smaltimento dei Comuni soci di Bea e Cem. Difatti recentemente, nei decreti attuativi della legge “Sblocca Italia”, anche il Governo Renzi (in aggiunta a quanto già certificato in precedenza da Regione Lombardia) ha quantificato in oltre 500 mila tonnellate la sovracapacità di incenerimento della nostra regione.

Proprio per questo motivo i Comuni soci di Accam (il vecchio inceneritore di Busto Arsizio), dopo un accurato studio di fattibilità tecnico/economica, hanno definitivamente stabilito di procedere alla dismissione del loro forno entro la fine del 2017, con conseguente riconversione in impianto di riciclaggio/recupero di materia. Lo stesso percorso che la logica, il buon senso, la convenienza economica, il rispetto dell’ambiente e la tutela della salute dei cittadini imporrebbe ai soci di Bea, ma che fino ad oggi è stato completamente ignorato.

Ringrazio per l’attenzione.

Cordiali saluti

Gianmarco Corbetta

Consigliere Regionale

Gruppo MoVimento 5 Stelle

20. Gennaio 2016 · Commenti disabilitati su Interrogazione Interramento Ferrovia Seveso: ora o mai più! · Categorie:Seveso, Territorio, Trasporti

interramento-seveso

Dopo la mia prima interrogazione del marzo 2014, torno sull’annoso problema dell’interramento delle Ferrovie Nord a Seveso. La linea ferroviaria taglia esattamente in due il centro del Comune e interrompe le strade che costituiscono gli assi portanti della vita sociale ed economica della città, creando enormi disagi alla popolazione residente, tanto che c’è addirittura chi ha cominciato lo sciopero della fame per protestare contro questa situazione .

In passato tutti i sindaci della Città di Seveso hanno formulato continue, e ad oggi inascoltate, richieste di interramento della linea ferroviaria.

Sono enormi le criticità che l’attuale situazione della ferrovia comporta per cittadini. A Seveso passano 160 treni al giorno e nelle ore di punta è molto difficoltoso attraversare il centro città: le sbarre dei passaggi a livello sono abbassate anche per 40 minuti all’ora, con ingenti disagi per la collettività, certificati anche da una puntuale analisi costi/benefici dell’interramento rispetto alla realizzazione dei sottopassi, svolta dal Comune: nei 30 anni di valutazione, lo “scenario sottopassi” presenta un Valore Attuale Netto (VAN) negativo per 8,4 milioni di euro mentre lo “scenario interramento” presenta un VAN positivo per 47,8 milioni di euro; l’inerzia delle istituzione nel risolvere il problema dei passaggi a livello sottopone la collettività a costi per circa 6 milioni ogni anno per tempi di attesa e carburanti, senza contare i costi ambientali e sanitari conseguenti al maggiore inquinamento.

Ancora »

Besozzi-768x468

Avevo portato il caso Besozzi in aula settimana scorsa con una question time, a cui la giunta aveva risposto in modo del tutto insoddisfacente. Le dimissioni da Presidente di Infrastrutture Lombarde confermano che la semplice remissione delle deleghe operative non poteva bastare per risolvere il conflitto di interessi venutosi a creare, come avevamo sottolineato in aula. Bene così. Anche grazie al nostro rapido intervento, è stato ripristinato il principio di legalità!

INFRASTRUTTURE LOMBARDE: SI DIMETTE PAOLO BESOZZI

MILANO (ITALPRESS) – Infrastrutture Lombarde S.p.A. rende noto che Paolo Besozzi ha rassegnato le proprie dimissioni dalle cariche di componente del Consiglio di Gestione e di Presidente della Societa’. Gia’ lo scorso 23 dicembre, Besozzi aveva rimesso al Consiglio di Gestione le deleghe gestionali eliminando la eventuale incompatibilita’ rilevata da ANAC e conservando le sole deleghe che competono al Presidente ai sensi dello Statuto Societario. “La permanenza di un Presidente con sola funzione di rappresentanza – si legge nella nota – non consentirebbe però alla Societa’ di operare tempestivamente in coerenza con il nuovo quadro organizzativo definito dallo stesso Presidente Besozzi, gia’ approvato dal Consiglio di Gestione e sottoposto, nella giornata odierna, al Consiglio di Sorveglianza. La Societa’, infatti, conclusa la fase critica ha avviato un processo di riorganizzazione che ha portato alla ridefinizione dell’assetto di governance. Assetto che prevede la presenza di un Presidente con deleghe gestionali e di un Direttore Generale con funzioni operative al fine di mantenere separazione tra le decisioni di controllo strategico e le attivita’ esecutive gestionali, fondamentale, quindi, per l’implementazione del processo medesimo. Besozzi ha formulato un sentito e doveroso ringraziamento al Governatore della Regione Lombardia e al Presidente del Consiglio di Sorveglianza della Societa’ – l’Assessore alle Infrastrutture e Mobilita’ Alessandro Sorte – per il sostegno ricevuto durante lo svolgimento dell’incarico. Il Presidente uscente, infine, ha espresso grande apprezzamento per l’elevata professionalita’ e la dedizione di tutto il personale presente in Infrastrutture Lombarde”. (ITALPRESS).

14. Gennaio 2016 · Commenti disabilitati su Blocco Diesel Euro3, meglio tardi che mai! · Categorie:Ambiente, Qualità dell'aria

109914_1

Meglio tardi che mai, ma non è sufficiente. E’ questo il mio commento alla decisione della Regione Lombardia di limitare la circolazione, da ottobre 2016 ad aprile 2017, per i veicoli diesel Euro 3.
Non dimentichiamo che nel Piano Aria della Regione il divieto di circolazione dei veicoli Euro 3 era previsto da tempo, sarebbe stato meglio applicarlo già da questo inverno.
A questo nuovo provvedimento anti-smog vanno affiancate iniziative di medio e lungo termine e finanziamenti consistenti. Sono un investimento, se pensiamo ai risparmi sulla spesa sanitaria che ne deriverebbero.
Tra le priorità chiediamo un piano speciale e incentivi per sostituire gli impianti di riscaldamento a gasolio. Con un’interrogazione ho sollevato il problema della tassa regionale sulle caldaie che oggi tiene in considerazione solo la potenza dell’impianto.
La tassazione dovrebbe invece considerare anche il rendimento della macchina e il combustibile utilizzato: anche in questo modo si incentiva la sostituzione delle vecchie caldaie inquinanti a gasolio con le nuove a metano, ben più efficienti.
Mi auguro che, anche considerata l’emergenza, la Giunta ci ascolti subito, altrimenti anche per gli anni a venire ci troveremo a fronteggiare delle “emergenze” che in realtà sono ben prevedibili.

12. Gennaio 2016 · Commenti disabilitati su Doppio incarico a Besozzi, la Regione non sana la palese violazione di una legge dello Stato · Categorie:Corruzione, Roberto Maroni

Schermata-2016-01-12-alle-10.44.43-600x338

Il sottosegretario ai rapporti con il Consiglio regionale Ugo Parolo ha risposto alla mia interrogazione sul conflitto di interesse e incompatibilità di incarichi di Paolo Besozzi, che riveste contemporaneamente la carica di Presidente di Ilspa (Infrastrutture Lombarde) e Amministratore Delegato di Cal (Concessioni Autostradali Lombarde). Il M5S, anche alla luce del recente intervento del Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha chiesto tempi certi per sanare la violazione.

Parolo ha risposto che la Giunta ha chiesto a Besozzi di “chiarire la sua posizione” e che lo stesso Besozzi avrebbe rimesso le deleghe operative in Infrastrutture Lombarde per eliminare lo stato di incompatibilità.

Maroni si arrampica sugli specchi. L’incompatibilità è palese. Che senso ha chiedere a Besozzi di chiarire la propria posizione sugli incarichi che la Regione stessa gli ha conferito? E anche la remissione delle deleghe operative in Ilspa non cambia di una virgola la situazione, l’incompatibilità sta negli incarichi, non nelle deleghe, la legge parla chiaro.

Prendo atto che chi guida la Regione non vuole sanare la palese violazione di una legge nazionale, la Severino. Non si tiene conto del principio basilare della prevenzione della corruzione per cui la stessa figura è controllore e controllato allo stesso tempo. Che una Regione come la Lombardia non intervenga con forza per sanare un’illegalità è un insulto bello e buono per tutti i cittadini onesti.

Schermata 2016-01-08 alle 09.35.36

Novità, si fa per dire, dal sito di Pedemontana.

E’ stata aggiudicata, dopo vari rinvii a vuoto, la procedura per l’erogazione del famoso “prestito ponte bis” da 200 milioni, necessario per non chiudere subito baracca e burattini. Le stesse banche che la prima volta hanno fatto il prestito, ora lo ri-finanziano, con una procedura sempre più stentata: due rinvii della scadenza e un bando che diventa  procedura negoziale, cioè di fatto trattativa privata. Pare anche con un tasso di interesse particolarmente elevato.

Con la stessa procedura hanno finalmente trovato il famoso “arranger”, cioè la banca o il pool di banche che si occuperà di “strutturare e negoziare” il finanziamento da 1,8 miliardi per realizzare la tratta B2 e la C (ed “eventualmente”, così scrivono, la tratta D per altri 900 milioni).

Il compito dell’arranger è quello di contattare il maggior numero di banche per l’adesione al progetto di finanziamento e coordinare i finanziamenti stessi. Il che, in parole povere, non significa che hanno trovato chi mette i 3 miliardi che mancano per finire l’opera. Significa che hanno trovato a chi dare il compito di cercarli… in questo RTI (raggruppamento temporaneo di impresa) ci sono dentro tutte le principali banche italiane, cioè più o meno le stesse che alla fine della fiera i soldi avrebbero dovuto metterceli fin dall’inizio ma che si sono ben guardate dal farlo.

Non mi sembra un passo avanti decisivo…

E il fatto poi che siano passati alla procedura negoziata, mi pare che si possa interpretare come un ulteriore segno di scarso interesse da parte del sistema finanziario, nel senso che sono stati costretti a negoziare le condizioni per l’assegnazione del mandato di arranger.

Il fiato di Pedemontana è sempre più corto, anche senza contare le incertezze legate alla seconda revisione del Piano Finanziario, che tutti danno per scontata ma che scontata fino a questo momento non è, come ho dichiarato al Giorno settimana scorsa.

IMG_1963

11. Gennaio 2016 · Commenti disabilitati su La nostra proposta di legge sull’acqua pubblica in Lombardia! · Categorie:Acqua pubblica

Dopo un approfondito confronto con i comitati e le associazioni per l’acqua pubblica in Lombardia, oggi ho depositato su Lex, il sistema operativo del M5S, la nostra proposta di legge di riforma del sistema idrico integrato! Da oggi, per i prossimi due mesi, tutti gli iscritti al MoVimento in Lombardia potranno inserire proposte di modifica, aggiunte e suggerimenti!

Bea-Arpa

Abbiamo analizzato 10 anni di controlli ambientali dell’inceneritore di Desio da parte dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente. Ne esce un quadro a dir poco sconfortante, con decine di contestazioni, ben 6 segnalazioni in Procura Penale della Repubblica per ipotesi di reato, una richiesta di diffida non recepita da parte della Regione, il tutto nel silenzio assordante dei soci (Comuni e Provincia).

Ora più che mai diventa urgente avviare un’indagine epidemiologica sulla popolazione residente nei pressi del forno; se ne parla da anni, costerebbe poche migliaia di euro ma non c’è mai stata la volontà politica per realizzarla.

Il PD brianzolo punta tutto sulla fusione Bea/Cem per tenere in vita per altri 15 anni un inceneritore vecchio, inquinante e del tutto inutile, che andrebbe chiuso subito.

E mentre per un caso simile sull’inceneritore di Cremona si scatena il putiferio e interviene la Regione, qui da noi tutto è passato sotto silenzio.

Depositata un’interrogazione regionale!

 

PREMESSA

Sono più di 7 anni, ormai, che seguo le vicende dell’inceneritore di Desio, dapprima come semplice cittadino “attivo” in un Comitato e poi come portavoce del MoVimento 5 Stelle in Consiglio Regionale. Nella battaglia che abbiamo condotto finora per il superamento dell’incenerimento dei rifiuti e per lo sviluppo di una vera ed efficace strategia rifiuti zero in Brianza abbiamo affrontato tutti gli aspetti legati al tema: dall’inquinamento e i danni sanitari dell’incenerimento alle buone pratiche e strategie di gestione dei rifiuti, dalla sostenibilità ambientale alla convenienza economica e strategica dei piani industriali, fino alle più recenti denunce riguardanti le pesanti irregolarità nella gestione della gara a doppio oggetto per la sostituzione della turbina dell’impianto di Desio che ci hanno portato a depositare un esposto all’ANAC il mese scorso.

Sul fronte delle emissioni inquinanti, ci siamo sempre sentiti dire dal politicante di turno che se l’impianto “rispetta i limiti di legge” allora tutto è a posto e non ci dobbiamo preoccupare per la nostra salute. Ma confrontandoci con medici e chimici ambientali abbiamo capito che si tratta di una balla: i limiti di legge non sono affatto delle garanzie per la sicurezza ambientale né quella sanitaria, ma semplicemente indicano un livello tecnico raggiungibile applicando le tecnologie esistenti. I limiti di legge alle emissioni non c’entrano proprio nulla con la tutela della salute!

 

SIAMO STATI DEGLI INGENUI…

Fatta questa premessa, ad ogni modo mai e poi mai, nemmeno una volta in sette anni ci siamo permessi di insinuare quello che, nella mente del cittadino, è il dubbio più banale: siamo sicuri che i limiti siano rispettati davvero? Siamo certi che, come spesso accade, non esistano possibilità per eludere i controlli, per inquinare oltre il consentito senza farsi scoprire? Come possiamo fidarci dei controlli effettuati quando la legge prevede che siano i gestori stessi dell’impianto ad eseguirli?

Ecco, noi non abbiamo mai fatto ipotesi di questo tipo: abbiamo sempre dato per scontato, e lo abbiamo dichiarato pubblicamente, che i limiti delle emissioni fossero rispettati, che la gestione ambientale del forno inceneritore di Desio avvenisse sempre “a norme di legge”. Sulla massima diligenza di BEA, tra l’altro, per anni si sono susseguite sia le ampie rassicurazioni da parte degli stessi vertici societari, sia le lodi sperticate da parte del sindaco o dell’assessore di turno che accorrevano in difesa del forno e che ripetevano e continuano tutt’ora a ripetere le stesse cose: “La proprietà pubblica del forno di Desio è una garanzia e un valore per il territorio. Solo attraverso una società pubblica possiamo garantire il massimo rispetto dell’ambiente.” Con il senno di poi, lo devo ammettere, siamo stati degli ingenui, davvero troppo ingenui. Abbiamo creduto a quello che ci hanno raccontato in tutti questi anni. Con tutta probabilità menzogne enormi che venivano propinate ai cittadini mentre la realtà dei fatti era un’altra e veniva accuratamente taciuta.

 

CONTROLLI ARPA: DECINE DI INOTTEMPERANZE E 6 SEGNALAZIONI IN PROCURA PER IPOTESI DI REATO!

Per vedere come stanno realmente le cose, mi sono fatto mandare da Arpa, l’Ente Regionale per la Protezione dell’Ambiente, tutta la documentazione relativa ai controlli effettuali sull’inceneritore di Desio negli ultimi 10 anni (2005/2014)… e ne sono venute fuori di tutti i colori!

Ecco un elenco, non esaustivo, di quanto si trova nei documenti di Arpa:

  • inosservanza dei limiti,
  • mancato rispetto delle prescrizioni autorizzative,
  • scarsa attenzione alle procedure di controllo delle emissioni,
  • mancate verifiche periodiche del sistema di monitoraggio,
  • omessa vigilanza sulla gestione dei parametri della combustione con conseguenti picchi di emissioni,
  • insufficiente attenzione agli andamenti emissivi,
  • mancato blocco del carico dei rifiuti,
  • mancate verifiche delle cause del persistente superamento dei limiti,
  • violazione del numero massimo di sforamenti ammessi,
  • monitoraggio non ottimale per alcuni inquinanti,
  • manchevolezze legate al sistema di gestione,
  • errata interpretazione del valore limite per un inquinante con conseguente sforamento,
  • dati invalidati senza spiegazioni,
  • superamenti non comunicati,
  • mancate comunicazioni alle autorità competenti,
  • spegnimento indebito di un sistema di monitoraggio.

La situazione ha indotto ARPA ad inviare all’Autorità Giudiziaria non una, ma ben SEI SEGNALAZIONI DI IPOTESI DI REATO legate al mancato rispetto di norme ambientali! Sei segnalazioni alla Procura per ipotesi di reato in dieci anni, di cui l’ultima nel 2014. E’ un’enormità. Ci rendiamo conto della gravità di questi fatti?

 

IL DETTAGLIO DELLE CONTESTAZIONI

Giusto per chiarire che non si tratta di banali irregolarità formali, ma di problemi gravi e sostanziali legati alla gestione operativa del forno, ecco cosa evidenziava Arpa nella segnalazione inviata alla Procura della Repubblica il 30.06.2005

ARPA1

Non solo veniva rilevata l’inosservanza dei limiti: il fatto grave è che nel momento in cui il limite veniva superato la società non metteva in atto le procedure previste dalle delibere di autorizzazione, che imponevano di arrestare il carico dei rifiuti ed eventualmente fermare la linea:

ARPA2

Inoltre, la legge prescriveva che l’impianto fosse dotato di un sistema di monitoraggio delle emissioni in continuo (SME), e che tale impianto fosse verificato annualmente. Il sistema di monitoraggio era presente, ma proviamo a indovinare: le annuali verifiche di legge erano state fatte?

ARPA3

Insomma è già chiaro che siamo di fronte a una gestione… vogliamo dire “disattenta”? Ma non è tutto: nella relazione del 2005 ARPA dice esplicitamente che l’impianto viene condotto senza vigilare sui parametri di combustione determinando così picchi di emissione che hanno effetti ambientali peggiori di quelli che si hanno durante i periodi transitori. I transitori sono, ad esempio, le fasi di accensione e spegnimento dei forni che, per loro natura, generano alti livelli di inquinamento.

ARPA4

In sostanza ARPA dice che nel funzionamento normale la gestione è così trascurata da generare picchi di inquinamento più gravi di quelli che si hanno nelle condizioni che notoriamente sono le peggiori in assoluto: un tipo di inquinamento, quindi, che sarebbe stato del tutto evitabile semplicemente con una corretta gestione!

E ancora, ARPA parla esplicitamente di insufficiente attenzione alle procedure:

ARPA5

 

A distanza di un anno, nella segnalazione alla Procura del 13.06.2006 ARPA denuncia lo stesso problema: nel momento in cui si verificano sforamenti, anziché bloccare il carico dei rifiuti e cercare la causa, si continua a bruciare allegramente come se niente fosse!

ARPA6

Proviamo a indovinare: il sistema di monitoraggio in continuo questa volta sarà stato controllato come previsto dalla legge?

ARPA7

 

Al momento non è stato possibile avere copia delle segnalazioni inviate in Procura nel 2007 (due) e nel 2008 in quanto coperte da segreto istruttorio, tuttavia nelle relazioni prodotte in quegli anni ARPA rileva diversi problemi che verosimilmente sono state oggetto delle segnalazioni inviate.

  • Violazione del numero massimo annuale di sforamenti ammessi

ARPA8

  • Mancato rispetto dei limiti delle medie giornaliere e inadeguato carico di rifiuti

ARPA9

  •  Monitoraggio non ottimale di alcuni inquinanti e necessità di approfondimenti per altri

ARPA10

  • “Manchevolezze” legate al sistema di gestione, fondi scala inadeguati, mancate verifiche annuali

ARPA11

 

C’è poi la segnalazione inviata alla Procura nel 2014:

ARPA13

Faccio una piccola premessa: i dati che vengono rilevati dai sistemi di monitoraggio delle emissioni devono essere validati, ossia occorre verificare se siano rispettati i criteri di validazione stabiliti dalle norme. Se i dati raccolti in un determinato intervallo di tempo sono validi vengono presi in considerazione per il rispetto dei limiti di emissione, se invece non sono validi vengono scartati. E’ evidente che la valutazione deve essere fatta secondo criteri oggettivi stabiliti dalle norme, altrimenti sarebbe troppo facile per il gestore di un impianto considerare “non validi” i dati relativi agli sforamenti per non dover ammettere di aver superato i limiti.

In questo caso Arpa contesta a Bea di aver male interpretato la norma e di aver considerato “non validi” dati che invece secondo le norme sono validi e, nel caso specifico, evidenziano un notevole sforamento.

ARPA14

Nella tabella che segue, tratta dalla relazione di Arpa del 2014, si vede che la linea grigia che disegna un picco nell’emissione dell’acido cloridrico (HCl) è in parte tratteggiata: quelle parti, secondo Arpa, non sono valide, mentre tutto il resto è valido e determina una media giornaliera (linea tratteggiata orizzontale) che è pari a 13,9 milligrammi per metro cubo, mentre il limite è pari a soli 10 milligrammi per metro cubo.

ARPA15

Anche Bea ha calcolato il valore medio ma non lo ha ritenuto valido ai fini del rispetto dei limiti giornalieri. Cosa significa questo? Se non ho un valore medio validato, non posso nemmeno dire che quel valore abbia superato il limite giornaliero! Insomma, secondo le norme citate da ARPA lo sforamento c’è stato, invece per Bea “non vale”!

E’ del tutto inutile, infatti, avere uno sistema di misurazione delle emissioni in atmosfera se poi i dati vengono scartati a causa di una “erronea” interpretazione delle norme!

L’inottemperanza appena descritta non è l’unica rilevata da ARPA: nella medesima relazione del 2014 vengono descritte altre tre inottemperanze commesse da BEA relativamente all’inquinamento dell’acqua:

1) BEA effettua il monitoraggio dello scarico delle acque di prima pioggia in assenza di eventi meteorici, mentre la norma prescrive proprio il contrario, ossia che il prelievo debba essere fatto in occasione di un evento meteorico significativo!

2) Nel verbale di campionamento di un altro prelievo non vengono riportate le condizioni meteo, che invece devono essere indicate come prescritto dall’Allegato Tecnico dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)!

3) I pozzi perdenti non sono dotati di idonei pozzetti di campionamento

 

Ma non è finita! Oltre alle inottemperanze Arpa ha rilevato ben 18 criticità, ampiamente illustrate nella relazione ma che qui mi limito ad elencare:

Matrice aria

1) Dati invalidati senza fornire spiegazioni esaustive sull’accaduto e sulle azioni correttive

2) Anomalia dell’attività di mantenimento delle prestazioni strumentali dell’opacimetro (misura polveri)

3) Differenza (10.000 t) tra i quantitativi di rifiuti inceneriti e quelli misurati dal sistema di monitoraggio emissioni in continuo (SME)

4) Il manuale di gestione dello SME risulta carente per almeno una ventina di aspetti.

5) I campi scala per alcuni inquinanti (CO e COT) non garantiscono il monitoraggio in tutte le condizioni, comprese eventuali condizioni anomale o di malfunzionamento.

6) Superamento non comunicato.

7) Mancati adeguamenti alla norma tecnica UNI EN 14181, mancata comunicazione alle Autorità competenti, problema emerso solo in fase di visita ispettiva.

8) Spegnimento indebito del sistema di monitoraggio SME per manutenzioni programmate sulla cabina elettrica: dotarsi di gruppo di continuità!

Matrice acqua

9) Il gestore ha fornito informazioni carenti e non complete relativamente allo sviluppo della rete delle acque di raffreddamento

10) Di conseguenza il punto di monitoraggio S1i individuato nell’Allegato Tecnico all’AIA non è idoneo allo scopo previsto

11)Il gestore ha fornito informazioni non complete relativamente alle acque reflue industriali

12) di conseguenza il punto di monitoraggio S2 non è idoneo al monitoraggio né delle acque reflue industriali né delle acque meteoriche

13) Prelievo per campionamento effettuato in condizioni di cielo nuvoloso, quindi non con scarico in corso.

14) Criticità rilevate nel progetto di adeguamento della rete delle acque meteoriche

Matrice suolo

15) Il gestore ha predisposto un registro di manutenzione della fossa rifiuti ma sullo stesso non è mai stato annotato alcun controllo.

16) L’allegato Tecnico non prevede alcuna verifica sulla fossa stoccaggio scorie e sulla vasca 1 e non indica una periodicità dei controlli sulle altre strutture di stoccaggio

Matrice rifiuti

17) Il Protocollo di Gestione dei Rifiuti predisposto dal Gestore non descirve le modalità di verifica analitica dei rifiuti in ingresso e non descrive le modalità di trattamento dei rifiuti in relazione alle attività non IPPC autorizzate ma a oggi non attive

18) Il protocollo di Gestione dei Rifiuti predisposto dal Gestore contiene procedure operative relative ad attività effettuate all’esterno dell’insediamento, svolte da ditte terze e non autorizzate dal decreto AIA oggetto di verifica.

 

I SINDACI SOCI DORMONO SONNI PLACIDI? CONTROLLO PUBBLICO INESISTENTE

Alla fine di questa lunga disamina della gestione ambientale del forno, rimangono ben pochi commenti da fare. Innanzitutto non sta né in cielo né in terra che un’azienda soggetta a controllo pubblico sia amministrata così male da essere oggetto di ben 6 segnalazioni in Procura nell’arco di 10 anni senza che se ne sappia nulla e senza che, come minimo, vengano rimossi i vertici e gli autori di tali addebiti.

In secondo luogo, al Comune di Desio furono mandate via via tutte le relazioni di ARPA: a parte il fatto, gravissimo, che i cittadini furono tenuti all’oscuro di tutto, gli altri comuni Soci vennero informati?

Quali iniziative presero i Sindaci a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini? Quali richiami furono fatti ai dirigenti? Viene il sospetto che, a parte Desio, nessuno dei comuni Soci abbia saputo nulla e nessuno abbia alzato un dito, visto che la vicenda si è trascinata e ripetuta nel tempo! Mi pare del tutto evidente che è mancato completamente quel “controllo pubblico” da parte dei soci, tanto osannato tutte le volte che qualcuno si azzardava a parlare dell’impatto ambientale e sanitario del forno desiano!

Allora a cosa diavolo serve avere un impianto di proprietà pubblica se poi i sindaci soci dormono sonni placidi invece di vigilare e informare i cittadini? Serve solo per dividersi le poltrone del Consiglio di Amministrazione tra amici, ex senatori, politici trombati e sodali di partito?

 

INDAGINE EPIDEMIOLOGICA? MEGLIO NON SAPERE…

E ancora, sarà forse per questa tragica gestione ambientale del forno che da anni non si riesce ad ottenere un’indagine epidemiologica sulla popolazione residente nelle vicinanze dell’impianto? Eppure, secondo le nostre verifiche, basterebbe davvero poco per fare una seria indagine epidemiologica: se si mettessero insieme i comuni più vicini al forno (Desio, Bovisio, Varedo, Nova e Cesano) basterebbero solo 5 mila euro a comune, cifre alla portata di qualsiasi amministrazione, anche in tempi di magra come questi… ma evidentemente è meglio non sapere. Come per il caso delle uova alla diossina, meno si sa, meno se ne parla e meglio è.

 

CHIUDERE UN FORNO VECCHIO E TOTALMENTE INUTILE

Meglio seguire ciecamente il diktat imposto dai vertici del PD brianzolo e continuare a ritmo forzato verso la fusione di Bea con Cem, per garantire vita e immondizia da bruciare per altri 15 anni ad un impianto, tra i più vecchi della Lombardia, che è TOTALMENTE INUTILE per i fabbisogni della nostra regione.

Lo ricordo per l’ennesima volta: oltre al Piano Regionale di Gestione Rifiuti, anche il Governo ha recentemente certificato la sovracapacità degli impianti di incenerimento in Lombardia, quantificandola in più di 500 mila tonnellate all’anno.

Schermata 2016-01-08 alle 14.33.39

Questo significa che un impianto vecchio e inquinante come quello di Desio dovrebbe essere chiuso, punto e basta. E se lo si chiudesse domani mattina, non avremmo certamente i rifiuti per strada perché i forni lombardi hanno capacità eccessive rispetto ai nostri fabbisogni! Ma non c’è niente da fare: il sonno della ragione nel PD brianzolo genera sindaci incapaci di comprendere questo elementare concetto.

 

ARPA CHIEDE A REGIONE LOMBARDIA DI DIFFIDARE BEA, MA LA REGIONE NON SI MUOVE… PRONTA INTERROGAZIONE ALL’ASSESSORE ALL’AMBIENTE

Ma altrettanto vergognoso è il silenzio di Regione Lombardia!

Perché Regione Lombardia non ha diffidato BEA per le inottemperanze commesse, nonostante ARPA glielo avesse chiesto esplicitamente nella sua relazione del 2014?!?!

ARPA16

E’ sconcertante l’assenza della Regione! Per questo ho già depositato un’interrogazione regionale all’Assessore all’Ambiente per chiedere conto della mancata diffida a Bea.

 

CREMONA E DESIO: LA’ SCOPPIA LO SCANDALO E LA REGIONE MANDA DIFFIDA, QUI NON SUCCEDE NULLA… COME SEMPRE

E’ ancora più sconcertante il lassismo della Regione nei confronti delle inottemperanze di BEA, se confrontato con la pronta azione messa in atto dall’Assessore all’Ambiente Claudia Terzi nel recente caso che ha coinvolto l’inceneritore di Cremona!

Infatti un mese fa l’Arpa ha rilevato delle anomalie nel sistema di monitoraggio delle emissioni del forno cremonese che hanno determinato una sottostima delle concentrazioni delle polveri, segnalando il caso in Procura e proponendo alla Regione di diffidare il gestore. E l‘assessore all’ambiente ha prontamente inviato la diffida!

Titoli-giornali

“La diffida regionale dimostra che il sistema regionale dei controlli funziona – spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Claudia Maria Terzi – e che nessuna condotta non a norma resta impunita”.

Si, certo, come no… nessuna condotta non a norma resta impunita tranne quelle dell’inceneritore di Desio…

Perché su Cremona si è data la massima attenzione politica (e mediatica, con tanto di titoloni sui giornali locali) mentre a Desio, tanto per cambiare, tutto è passato placidamente sotto silenzio? Eppure la sfilza di criticità e inottemperanze rilevate a Desio sono ben più corpose rispetto a quelle rilevate a Cremona. Perché due pesi e due misure? Perché nessuno si occupa del caso Desio? Perché i brianzoli sono trattati come cittadini di serie B?

Tra sindaci soci impegnati solo a tenere in vita per altri 15 anni il vecchio forno – che andrebbe chiuso subito – con la fusione tra Bea e Cem e l’assessorato regionale non pervenuto, il quadro è davvero deprimente.

Ma io non mollo. Dai sindaci soci ormai non mi aspetto più nulla, è inutile pensare di chiedere conto del loro silenzio…. ma almeno l‘assessore regionale una risposta me la deve dare!

04. Gennaio 2016 · Commenti disabilitati su Smog: altro mito da sfatare · Categorie:Ambiente, Qualità dell'aria, Trasporti

12418817_1674794326112968_4900112932799719085_o

L’altro giorno mi sono occupato del mito per eccellenza di questi giorni in materia di smog (“per abbassare l’inquinamento non serve fermare il traffico“), ma ce ne è almeno un altro che merita di essere sfatato!

Lasciando da parte il fatto che sarà pur vero che quando arriva la pioggia l’aria si pulisce un po’ ma gli inquinanti non spariscono, ma finiscono nei terreni e nelle falde, in molti credono che il rientro nei mitologici “LIMITI DI LEGGE” sia qualcosa di salvifico! Sono limiti per proteggere la salute umana, dicono… ma è proprio così?

La legge dice che non bisogna superare i 50 microgrammi di PM10 per metro cubo di aria per più di 35 giorni all’anno. Quindi se si supera la soglia per 34 giorni all’anno stiamo tutti benone mentre se si supera per 36 giorni qualcuno comincia a star male? Ovviamente non è così.

Anche rispettando i limiti di legge l’inquinamento fa male alla salute e ci sarà gente che si ammala e muore… semplicemente ce ne sarà di meno.

I 50 microgrammi per metro cubo, così come lo sforamento non superiore ai 35 giorni, sono solo dei limiti scelti arbitrariamente dal legislatore, sotto i quali vengono considerati “accettabili” i danni causati dallo smog.

Quindi c’è ben poco da stare allegri se in questi giorni – dopo più di un mese – si torna sotto i limiti di legge! La gente continua a star male, ad ammalarsi e a morire… ma in numero minore e soprattutto… “a norma di legge”.

 

03. Gennaio 2016 · Commenti disabilitati su Salvataggio Gran Premio: indovinate chi paga… · Categorie:Autodromo, Monza, Parco di Monza

135235907-5518665b-7403-4e4f-b830-97752dd13ed0

Bel pezzo del Fatto Quotidiano che svela i retroscena del salvataggio del Gran Premio di Formula 1 di Monza da parte di Renzi.

Si evita di chiudere un carrozzone come il PRA (pubblico registro automobilistico), come era annunciato da tempo, con conseguente mancato risparmio per le casse pubbliche…. e poi… indovinate un po’ chi pagherà il conto salatissimo a Bernie Ecclestone?

La risposta è sempre la stessa… e la conoscete già!

 

***

Il Gran premio di Formula 1 di Monza è salvo. Gli automobilisti un po’ meno. Nessuno li ha interpellati, ma dovranno pagare lo stesso, coinvolti forzosamente nel dovere patrio di tenere alto il buon nome della tradizione motoristica italiana. Dovranno sborsare 19 milioni di dollari per ammansire sir Bernie Ecclestone, il padrone del grande circo mondiale dei bolidi. Il quale era stato perentorio: “O mi date quel che chiedo, o potete scordarvi il Gran Premio”. Messa di fronte allo stesso aut aut la Germania ha detto di no. In Italia siamo evidentemente più nazionalisti e comprensivi. Tanto qualcuno che paga si trova sempre.

Ancora »

02. Gennaio 2016 · Commenti disabilitati su Microcredito a 5 Stelle anche a Monza! · Categorie:Costi della Politica, Lavoro, Monza

Ci hanno preso in giro per mesi con la storia degli scontrini. Ma intanto, grazie agli scontrini, abbiamo restituito alla collettività decine di milioni di euro dei nostri stipendi!
Anche a Monza diamo una speranza a chi vuole aprire una piccola impresa e creare lavoro (in bocca a lupo a Valentina e Dario!).
Pensate a quante persone in più si potrebbero aiutare se anche i consiglieri regionali e parlamentari dei vari partiti restituissero una parte dei loro stipendi da nababbi!
Si vabbé, lo so, è fantascienza…