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Il tema dell’impiantistica alternativa agli inceneritori non mi appassiona più come qualche anno fa, perché ormai, grazie all’esperienza del Consorzio Contarina di Treviso, si è capito che il problema dei rifiuti è in grandissima parte una questione organizzativa e culturale e solo marginalmente tecnologica/impiantistica.

Oggi i cittadini del Consorzio Contarina producono solo 50 kg di rifiuto residuo (il sacco grigio) all’anno e si sono dati l’obiettivo di arrivare addirittura a 10 kg entro pochi anni. Se si facesse lo stesso qui da noi, tutta la provincia di Monza e Brianza oggi produrrebbe 42.500 tonnellate all’anno di rifiuto residuo e, in prospettiva, solo 8.500 tonnellate!

E’ chiaro quindi che a fronte di una produzione totale di 350 mila tonnellate della nostra provincia, pensare a cosa fare di 8.500 tonnellate diventa un problema assolutamente secondario.

Ma, vista l’esultanza di Bea di fronte alla notizia del fallimento del Centro Riciclo di Vedelago, vale la pena affrontare anche la questione dell’impiantistica dedicata al recupero di materia dal rifiuto residuo.

Partiamo proprio dal consorzio Contarina: oggi ha un impianto di trattamento del rifiuto residuo (nel Comune di Spresiano) che però produce uno scarto che viene mandato ad incenerimento. Non è quindi un modello da seguire al momento. Ma i comuni soci del consorzio hanno già formalmente manifestato l’intenzione di apportare delle modifiche all’impianto al fine di massimizzare il recupero di materia:

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In sostanza vogliono seguire il modello della “Fabbriaca dei Materiali” di Reggio Emilia, fortemente voluta dal Partito Democratico locale e in particolare da Mirko Tutino. A Reggio stanno facendo la gara d’appalto e a breve cominceranno i lavori di costruzione dell’impianto.

Parlando invece di impianti già in funzione, vanno segnalate due realtà dedicate al recupero delle plastiche non riciclabili secondo i canoni tradizionali (il cosidetto plasmix, che rappresenta una quota importante del rifiuto residuo): l’impianto Ri.Techno.R di Occhiobello (RO) e l’impianto Revet di Pontedera (PI). Quest’ultima recupera le plastiche non riciclabili, ad esempio quelle dei giocattoli, e le trasforma in semilavorati che vengono utilizzati nella produzione degli scooter della Piaggio.

Infine degno di nota è anche l’impianto che fa recupero di materia dal rifiuto residuo a Este (PD) della società SESA spa.

Quindi, tirando le somme, il modello da seguire per il trattamento a freddo del rifiuto residuo è la Fabbrica dei Materiali di Reggio Emilia, che però è ancora in fase di appalto, oppure l’impianto di Spresiano del Consorzio Contarina, ma solo quando sarà ammodernato, tra qualche anno (oggi come oggi non è un impianto innovativo).

Il modello più innovativo – già in funzione – a cui fare riferimento oggi è l’abbinata dei due impianti in provincia di Padova e Rovigo: Este e Occhiobello.

Se adottassimo le buone pratiche del Consorzio Contarina (e Gelsia è sulla buona strada) e convertissimo l’inceneritore di Desio in una Fabbrica dei Materiali (o comunque in un impianto che abbinasse le tecnologie di Este e Occhiobello), a quel punto saremmo davvero vicinissimi al rifiuto zero!

Sarebbe bello che i nostri amministratori locali andassero a fare una visita in Veneto, come hanno fatto recentemente i sindaci del varesotto alle prese con la dismissione dell’inceneritore di Busto Arsizio… ma molti di loro sono troppo impegnati a capire come salvare l’inceneritore di Desio.

2 commenti

  1. Carla Bussotti

    Gentile Signor Corbetta, laRegione Lombardia ha autorizzato la Società Silea che gestisce il forno inceneritore di Valmadrera di potenziare lo smaltimento fino al massimo termico al fine di ha Il comitato che si costituito punta http://www.regione.vda.it/gestione/gestione_contenuti/allegato.asp?pk_allegato
    l’utilizzo del proprio Forno Inceneritore al massimo carico termico ed alla decisione di presentare da parte di Silea il progetto di teleriscaldamento che richiederà un ulteriore aumento del carico termico.

  2. Carla Bussotti

    Gentile Signor Corbetta, laRegione Lombardia ha autorizzato la Società Silea che gestisce il forno inceneritore di Valmadrera di potenziare lo smaltimento dei rifiuti fino al massimo termico consentito al fine realizzare un progetto di teleriscaldamento.

    Il comitato che si costituito (rifiuti zero), che seguo, punta invece su un impianto Tmb, modello Reggio Emilia.

    Fermo restando che l’impianto di teleriscaldamento è una follia, ho molte perplessità anche circa il trattamento meccanico-biologico.

    A seguito di una mia piccola ricerca ho trovato molti pareri controversi, ad esempio quello negativo dello studio comparativo sullo smaltimento dei rifiuti della Regione Valle d’Aosta.
    Mi scuso per la mail precedente “partita ” per sbaglio, Carla

    http://www.regione.vda.it/gestione/gestione_contenuti/allegato.asp?po'_allegato=5141