10. Aprile 2014 · Commenti disabilitati su Visita alla Montello S.p.A.! · Categorie:Ambiente - Rifiuti · Tag:

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Oggi con la Commissione Ambiente io, Andrea Fiasconaro e Giampietro Maccabiani ci siamo recati in visita allo stabilimento della Montello SpA in provincia di Bergamo. Si tratta di uno dei più grandi impianti di gestione della frazione umida e delle plastiche provenienti dalle raccolte differenziate dei rifiuti urbani.

L’impianto, che occupa 420 dipendenti e lavora 400 mila tonnellate di rifiuti all’anno,  è il frutto di un investimento privato di 150 milioni di euro.

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Sul sito dell’azienda è possibile trovare una descrizione dettagliata delle lavorazioni che si svolgono nell’impianto.

Le considerazione che ci sentiamo di fare in merito a questa visita è innanzitutto una valutazione complessivamente positiva del processo produttivo dell’azienda.

Degno di nota in particolare è la gestione dell’umido, che attraverso un processo che prevede sia fasi anaerobiche che aerobiche porta alla produzione di compost per l’agricoltura e biogas/elettricità/calore.

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Ovviamente il recupero delle frazioni plastiche e organiche è possibile solo in presenza di un sistema di raccolta porta a porta (impensabile con i tradizionali cassonetti). Attualmente a Montello gli scarti della frazione umida arrivano al 10% dei rifiuti in entrata, mentre per le plastiche lo scarto è pari al 23%. Questi materiali di scarto vengono inviati ad impianti con processi industriali ad elevate temperature (cementifici, acciaierie, ecc) per essere bruciati.

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Da qui nasce la necessità lavorare affinché le raccolte porta a porta vengano fatte nel miglior modo possibile tramite l’informazione e la partecipazione dei cittadini, per ridurre al minimo tali scarti e migliorare la qualità della frazione umida conferita. Occorre inoltre puntare sulla ricerca affinché si possano trovare nuovi metodi per valorizzare questi scarti e soprattutto per produrne di meno, anche attraverso un’azione legislativa che miri a ridurre le innumerevoli tipologie di plastiche in commercio (di cui solo alcune completamente riciclabili).

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L’unico dubbio che ci è rimasto è legato alle dimensioni dell’impianto, che riceve ben il 60% dell’umido prodotto in tutta la regione Lombardia. Andrebbero quindi verificati gli impatti ambientali delle emissioni dei grossi macchinari utilizzati per il recupero di energia.

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Forse sarebbe meglio avere impianti con il medesimo processo produttivo ma di dimensioni più contenute e al servizio dei vari territori. Andrebbe infine svolta un’analisi approfondita della qualità del compost conferito in agricoltura, per verificarne l’effettiva compatibilità con le coltivazioni di prodotti alimentari.

Comunque, in conclusione, è stata una visita utile e istruttiva!

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