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Oggi il Consiglio Regionale ha approvato la mozione che impegna la Giunta a richiedere alla società Pedemontana un piano di caratterizzazione finalizzato alla bonifica delle aree contaminate dalla diossina dell’ICMESA di Seveso e interessate al passaggio dell’autostrada Pedemontana.

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ECCO IL MIO INTERVENTO IN AULA
Eppur si muove… verrebbe da dire. Oggi finalmente il consiglio regionale affronta il tema del rischio derivante dal passaggio di Pedemontana nell’area brianzola colpita negli anni 70 dalle ricadute di diossina dell’incidente ICMESA di Seveso.

Il 10 luglio 1976 è una data scolpita nella memoria degli abitanti di Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago, Desio e Meda: in quel giorno, furono investiti dalla nube tossica prodotta dal surriscaldamento di un reattore per la produzione di triclorofenolo della ditta ICMESA di Meda.

A causa di quel surriscaldamento la reazione chimica sfuggì di controllo e produsse una quantità tutt’ora imprecisata di TCDD, la più tossica delle diossine. Se ancora oggi non sappiamo con esattezza la quantità di sostanza tossica che fu riversata nell’area colpita, quello che invece è certo è che quella diossina non si è spostata da lì: a ribadirlo sono le analisi preliminari dei terreni, effettuate dalla società Pedemontana nel 2008, che – confermando esiti analoghi ottenuti da analisi condotte in anni precedenti – certificano concentrazioni di TCDD superiori alle soglie critiche tollerate nei terreni di quelle che nel 1976 furono chiamate “zona B” e “zona R”.

Ora, in questa grande area inquinata si vorrebbe far partire a breve i cantieri della più gigantesca opera autostradale prevista in Europa.

La speranza che la diossina, dopo un così lungo periodo, fosse scomparsa, decomposta o dissolta, è stata duramente smentita dai risultati delle analisi. Ancora oggi il suolo di quel territorio risulta gravemente contaminato.

Nel momento in cui dovessero partire i cantieri di Pedemontana, che prevedono enormi sbancamenti di terreno per realizzare 8 corsie autostradali, giganteschi svincoli e stazioni di servizio proprio lungo il tracciato del fall-out della nube tossica, quella diossina si solleverebbe per aria insieme alle polveri dei cantieri, tornando a essere un problema sanitario, in primo luogo per le maestranze impiegate nei cantieri e per i residenti dei quartieri vicini.

Il tema è molto sentito sul territorio ed è fonte di grande preoccupazione per i cittadini di Seveso, Meda, Barlassina, Cesano Maderno, Desio e Bovisio Masciago, che hanno già pagato a caro prezzo l’incidente dell’ICMESA.

Abbiamo deciso di lavorare a questa mozione, insieme al PD, su sollecitazione di alcune associazioni del territorio, perché ci sembra importante che della criticità DIOSSINA e sbancamenti di terreno contaminato, si iniziasse finalmente a parlarne anche in Regione Lombardia e che la Regione assumesse un ruolo responsabile che non ignorasse il rischio conseguente all’eventuale passaggio della pedemontana nelle zone contaminate da TCDD.

Insomma, dopo la seppur tardiva presa di coscienza dei sindaci, ora anche Regione Lombardia non può far più finta di niente e deve riconoscere la necessità di condurre un piano di caratterizzazione finalizzato alla bonifica delle aree interessate al progetto autostradale.

Questo però non significa che diamo per scontata la realizzazione delle tratte mancanti di Pedemontana. Fermare la realizzazione dell’opera autostradale alla tratta A (dalla A8 a Cassano Magnago alla A9 a Lomazzo), spostando gli investimenti delle tratte B1, B2, C e D in interventi sul trasporto pubblico e di messa in sicurezza o riqualificazione della rete stradale esistente resta palesemente la soluzione migliore.

Difatti la realizzazione del tratto brianzolo della Pedemontana presenta innumerevoli criticità, di cui la diossina è solo una delle principali: il mancato interramento della tratta, che porta l’autostrada a sfiorare le abitazioni, la mancata redazione della VAS, il costosissimo sistema tariffario, lo svincolo di Desio tra i più grandi d’Europa, il consumo del poco territorio libero rimasto nella provincia più cementifica d’Italia.

Senza contare gli enormi problemi anche sul versante della sostenibilità finanziaria, dal momento che il suo costo, vicino ai 5 miliardi di euro, ben difficilmente verrà coperto dal pubblico e/o dal privato.

Insomma, con questa mozione ci prepariamo al peggio, ma siamo fiduciosi sul fatto che in Brianza questa disastrosa autostrada non arriverà mai. I momenti di crisi economica come quello che stiamo vivendo, a volte hanno anche degli inaspettati risvolti positivi: possono fermare lo spreco di denaro pubblico in grandi opere inutili e inducono tutti ad un cambio di paradigma culturale: costruire autostrade non è un fattore di progresso né di sviluppo, oggi non siamo in una situazione di carenza di autostrade, bensì in una situazione di eccesso di traffico… e continuare a costruire autostrade non potrà che peggiorare la situazione!

1 commento

  1. dino zoppellaro

    Finalmente una buona notizia!