Prendendo spunto da una comunicazione della Commissione Europea sul tema dell’incenerimento dei rifiuti, un paio di mesi fa avevo presentato un’interrogazione (citata in questo post) con la quale sollecitavo il Presidente Maroni e la Giunta regionale a rilanciare il tema del decomissioning degli inceneritori più vecchi, emanando le linee guida previste dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) del 2014 e attese ormai da ben 3 anni! Ancora »

inceneritori-PD2

Lo denunciamo da un anno e mezzo, siamo stati i primi a muoverci in Regione e in Parlamento, ma ora purtroppo siamo arrivati al dunque! Tra pochi giorni verrà approvato definitivamente il decreto attuativo dello Sblocca Italia, che prevede l’arrivo di oltre 500 mila tonnellate di rifiuti da bruciare negli inceneritori della nostra regione, provenienti dalle altre regioni del nord Italia.

E’ un danno gravissimo all’ambiente e alla salute dei cittadini lombardi e un danno economico altrettanto grave per le comunità da cui verrebbero presi i rifiuti, che pagherebbero per l’incapacità delle loro classi politiche locali di mettere in piedi un sistema di gestione virtuosa dei rifiuti.

Renzi, come sempre prontissimo a fare gli interessi della lobby degli inceneritori, ha adottato una soluzione semplicistica e sbagliata a fronte di un problema complesso che richiederebbe maggiore attenzione e competenza, esautorando le funzioni delle Regioni e violentando i territori con una imposizione barbara e autoritaria.

A farne le spese i cittadini lombardi, che come ricompensa per aver incrementato la raccolta differenziata e il riciclo, si vedono recapitare una fornitura pressoché illimitata di rifiuti da tutto il nord Italia, a garanzia di lunga vita per i cancrovalorizzatori dietro casa. Come se l’inquinamento prodotto dal traffico, dal riscaldamento degli edifici e dalle industrie non bastasse.

Ma anche la Regione ha le sue colpe! Ha detto no al decreto attuativo dello Sblocca Italia ma nei fatti è rimasta inerme, nonostante i mille solleciti da parte del MoVimento 5 Stelle. Anche il ricorso alla Corte Costituzionale intrapreso dalla Regione fino ad oggi a nulla è servito (la Corte non si pronuncerà ancora per molto tempo).

Maroni non ha fatto nulla per attuare il piano di dismissione degli inceneritori lombardi, proposto dal M5S e approvato da tutte le forze politiche nell’autunno del 2013. Ha rinunciato alla programmazione degli impianti di gestione dei rifiuti, che gli spetta per legge, ancor prima che arrivasse Renzi ad imporre i rifiuti da fuori regione.

Nel giro di pochi mesi si è passati dalle dichiarazioni bellicose dell’Assessore al Bilancio Garavaglia (“Noi non accetteremo che arrivino rifiuti da altre regioni. Piuttosto boicottiamo gli impianti.”) ad una rassegnata e passiva accettazione del diktat renziano.

La Lombardia sta per diventare la terra dei fumi grazie alle imposizioni di Renzi e all’inerzia di Maroni.

image

Nel decreto cosiddetto Sblocca Italia del governo renzusconi, tra le varie porcherie quali la cementificazione di aree demaniali, la trivellazione senza freni del territorio e l’aggiramento di norme a tutela dell’ambiente (spacciato per “semplificazione burocratica”) per la realizzazione di grandi opere, trova spazio anche la realizzazione manu militari degli inceneritori.

L’ultimo inchino del governo alla lobby inceneritorista risale al cosidetto collegato ambientale alla legge di stabilità 2014 – ancora oggi in discussione in parlamento – dove si prevede una moratoria alla costruzione di nuovi forni a fronte della creazione della “rete nazionale degli inceneritori”, una sigla elegante sotto la quale si cela una tragica volontà: mettere a disposizione dei forni esistenti (in gran parte lombardi e emiliano romagnoli), spesso (fortunatamente) sottoutilizzati o a rischio di sottoutilizzo, la monnezza proveniente da tutta Italia.

Sarebbe un danno gravissimo all’ambiente e alla salute dei cittadini lombardi e emiliani, e un danno economico altrettanto grave per le comunità da cui verrebbero presi i rifiuti, che pagherebbero per l’incapacità gestionale e organizzativa delle classi politiche locali. La “solidarietà” tra i territori e tra le regioni non c’entra nulla. Sappiamo tutti che, in qualunque contesto insediativo, bastano pochi mesi per portare a regime un sistema di raccolta differenziata porta a porta (magari con tariffazione puntuale) in grado di portare la raccolta differenziata oltre il 75%. E allora che senso ha questo provvedimento? E’ una truffa ai danni di tutti i cittadini!

Il MoVimento 5 Stelle Lombardia si è duramente opposto a questa norma portandosi dietro tutto il consiglio regionale, tanto che l’assessore regionale all’ambiente Claudia Terzi si è espressa più volte contro questa porcata ed è andata in audizione in parlamento a ribadire la contrarietà della Regione.

Ora, dalle bozze che sono circolate in questi giorni si evince che nel decreto Sblocca Italia il governo rilancia la rete nazionale degli inceneritori (definita, questa volta, “sistema integrato”) e gli stessi forni diventano “opere strategiche di interesse nazionale” il cui piano di realizzazione si farà centralmente a Roma, esautorando le regioni e militarizzando i cantieri come in Val di Susa. È quasi inutile sottolineare la gravità di questa svolta autoritaria del governo, che con la scusa di voler risolvere i problemi, con la scusa del “fare”, fa la cosa sbagliata e per farla sposta il centro decisionale lontano dai territori e minaccia l’uso della violenza.

Tirando le somme se ne deduce che non solo si mettono tutti i rifiuti prodotti in Italia a disposizione dei forni esistenti, ma si impone con la forza ai territori la volontà del governo di costruirne di nuovi!

Questo è semplicemente inaccettabile e ci opporremo con tutte le nostre forze!