Le dichiarazioni del sindaco di Desio Corti riguardo il progetto di Bea dimostrano che non ha capito di cosa si sta parlando: è evidente, e lo ha confermato anche la presidente di Bea, che l’obiettivo è proprio bruciare i fanghi a Desio, tanto che il progetto di cui si parla è di essiccamento e caricamento fanghi: dato che lo fanno nel sito del forno non ci vuole un genio per comprendere che il caricamento dei fanghi altro non è che il conferimento degli stessi nell’impianto.

Come al solito Corti non ha vigilato e ha mancato di trasparenza, evitando accuratamente di informare il consiglio comunale per timore che si aprisse un dibattito pubblico che evidentemente dà fastidio. Ancora »


Era il 2 ottobre 2008 quando scrissi per la prima volta di TARIFFA PUNTUALE sul blog del Comitato per l’Alternativa all’Inceneritore di Desio!

CI SONO VOLUTI 10 ANNI, ma alla fine chi la dura la vince!!

Questa mattina sono andato a ritirare i sacchi blu di Gelsia! Anche nel mio comune è arrivata la tariffa puntuale, che permetterà di ridurre i rifiuti da smaltire e risparmiare sul servizio rifiuti.
Credo di essere stato il primo a parlarne! Oggi finalmente in Brianza sta ormai diventando una prassi diffusa. Battaglia vinta!

A poche settimane dalle elezioni il Comune di Cesano Maderno, guidato dal sindaco Gigi Ponti, ha approvato un contratto ventennale per l’estensione del teleriscaldamento sul territorio comunale: siamo di fronte a una decisione scorretta nel metodo e retrograda nel merito! Ancora »

A seguito della mia interrogazione riguardante i differenti limiti di emissione degli ossidi di azoto imposti agli inceneritori di BEA (Desio) e Accam (Busto Arsizio), è arrivata la risposta dell’Assessore Terzi.

L’Assessore in sostanza dice: ad Accam abbiamo imposto il limite di 80 mg/Nm3 al 2018 perché in questo modo, se l’impianto sarà ancora attivo, saranno costretti a migliorare i sistemi di trattamento fumi; a BEA invece non lo abbiamo imposto perché avevano già deciso di ammodernare il sistema di trattamento dei fumi e quindi siamo sicuri che riusciranno a raggiungere i valori obiettivo anche senza l’imposizione di un limite.

Mah… questo ragionamento non regge! Una cosa è l’imposizione di un limite, altra cosa è l’ammodernamento dell’impianto. L’ammodernamento è un mezzo per ridurre le emissioni e rispettare i limiti, non può diventare uno scudo per evitare limiti più restrittivi: se così fosse sarebbe un controsenso!

Quindi: se la Regione decide che il limite di emissione va ridotto a 80 mg/Nm3, lo imponga non solo ad Accam ma anche a BEA, a prescindere dai programmi di ammodernamento.

Se BEA aveva già deciso di installare un nuovo sistema di abbattimento fumi, ben venga! ma questa non è una valida motivazione per rinunciare ad abbassare il limite. Al contrario: proprio perché BEA si è dotata della piena capacità tecnica di rispettare il limite di 80 mg/Nm3, questo limite deve essere imposto dalla Regione affinché il Gestore sia tenuto a condurre l’impianto nel modo più corretto.

Questo principio dovrebbe valere per qualsiasi gestore d’impianti ma vale a maggior ragione per BEA che negli ultimi 10 anni, stando alle relazioni di Arpa e alle numerose segnalazioni in Procura, ha condotto l’impianto in modo spesso inadeguato e commettendo numerose irregolarità!

Insomma, sulla base della risposta fornita dall’Assessore Terzi, prendiamo atto che la Regione del leghista Maroni riserva a BEA un trattamento diverso e più permissivo rispetto a quello usato per Accam, pur non essendoci alcuna valida motivazione per non abbassare il limite di emissione degli ossidi di azoto anche per l’inceneritore di Desio! Ricordatevelo la prossima volta che sentirete quelli della Lega di Desio parlare dell’inceneritore!

denoxQualche giorno fa ho depositato un’interrogazione indirizzata al Presidente e alla Giunta regionale per fare chiarezza su un paio di questioni riguardanti la gestione ambientale del forno inceneritore di Desio.

1) La prima riguarda i limiti di emissione in atmosfera.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che viene periodicamente rilasciata agli impianti di incenerimento definisce i limiti di emissione per i vari inquinanti. I limiti imposti devono essere coerenti con le norme nazionali, ma non sono uguali per tutti gli impianti. Inoltre variano nel tempo: man mano che si rendono disponibili sul mercato nuove tecniche per ridurre l’inquinamento (le cosiddette BAT, Best Available Technique) lo Stato e le Regioni definiscono limiti più restrittivi. Limiti che, lo ricordo, non sono sinonimi di sicurezza, ma rispecchiano le prestazioni possibili con le migliori tecnologie e compatibili con i costi di esercizio. Ancora »

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AZIONE M5S NEI COMUNI: A CASA I VERTICI BEA, ANNULLAMENTO GARA E ACCERTAMENTO RESPONSABILITA’ CIVILI E PENALI

La gara per la nuova turbina puzzava già dalla primavera del 2015, all’epoca dei primi esposti e delle dimissioni del Presidente Boselli, ma la nuova Presidente Mazzuconi aveva tirato dritto sbandierando pareri legali che si sono poi rivelati del tutto inattendibili.

Dopo la nostra denuncia dello scorso dicembre e le prime osservazioni dell’ANAC, tra scuse inesistenti, giustificazioni strampalate e imbarazzanti silenzi, a marzo del 2016 la sfilza di eclatanti irregolarità presenti nella gara era ormai evidente a tutti, tranne alle “anime belle” del Partito Democratico che ancora attendevano fiduciose la conclusione dell’indagine.

Finalmente, con la Delibera numero 775 del 20 luglio 2016, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione ha concluso il procedimento confermando sostanzialmente le gravi violazioni segnalate dal M5S. Ne ricordiamo alcune:

Violazioni della concorrenza

  • mancanza dei requisiti da parte del concorrente e divieto di subappalto;
  • richiesta di requisiti non in linea con l’oggetto del bando;
  • mancanza dei requisiti in ordine all’affidamento del servizio di progettazione;

Violazioni del principio di economicità

  • offerta difforme rispetto alla prestazione richiesta, avrebbe dovuto determinare l’esclusione del concorrente anziché l’aggiudicazione;
  • informazioni contrastanti nel bando di gara, sarebbe stato necessario chiarire prima dell’aggiudicazione e non dopo;
  • errato procedimento di valutazione dell’offerta pervenuta a danno della stazione appaltante, l’intero procedimento risulta viziato;
  • aggiudicazione dell’acquisizione delle quote di BEA in assenza di un’offerta in aumento;
  • gara per i servizi di ingegneria (364.000 euro) priva di motivazione, in quanto servizi già inclusi nella gara principale;

Violazioni del procedimento di gara

  • violazione delle norme relative alle nomine dei Commissari di gara.

A questo punto non sono più ammesse scuse di alcun genere: continuare ad ignorare la gravità della situazione rappresentata da ANAC significa assumersi una responsabilità enorme.

Il Partito Democratico, che finora ha difeso contro ogni evidenza l’operato della società e del Presidente, deve prendere atto che la gara è totalmente illegittima e deve essere annullata, meglio tardi che mai.

I nostri portavoce nei comuni soci di BEA stanno presentando nei consigli comunali un ordine del giorno per chiedere:

  • le dimissioni del cda e del direttore generale
  • l’annullamento della gara per i servizi di ingegneria
  • l’annullamento della gara per la sostituzione della turbina

Inoltre, a tutela dei cittadini e degli enti pubblici proprietari di BEA vogliamo che sia fatta chiarezza e giustizia fino in fondo, pertanto chiediamo ai sindaci di difendere la legalità e la trasparenza non solo a parole ma anche nei fatti:

  • attivando ogni azione legale volta a verificare la sussistenza di responsabilità civili e penali,
  • revocando tutti i servizi affidati direttamente a BEA Gestioni SpA in considerazione del fatto che BEA Gestioni SpA, come chiarito da ANAC, a causa dei vizi rilevati nel procedimento della gara a doppio oggetto non risulta essere una società legittimata a ricevere affidamenti diretti;
  • costituendo una commissione d’inchiesta per verificare la regolarità di tutti i bandi e gli affidamenti espletati da Brianza Energia Ambiente S.p.a. e da Bea Gestioni S.p.A. negli ultimi 3 anni;
  • relazionando entro 30 giorni al consiglio comunale circa l’adozione delle iniziative richieste.

 

Riguardo le dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla Presidente di BEA, è doveroso fare un paio di precisazioni.

1) Non è vero, come ha dichiarato Mazzuconi, che i termini per l’annullamento sono scaduti, perché i lavori sono stati consegnati a Comef l’8 luglio 2015, pertanto il termine di 18 mesi scadrà a gennaio 2017. Piuttosto, la Presidente di BEA dovrebbe spiegare chi effettuò la consegna lavori visto che all’epoca il direttore lavori non era ancora stato nominato!

2) Quanto ai presunti danni paventati dalla Presidente in caso di annullamento della gara, lei stessa sa benissimo che avrebbe potuto annullare la gara senza danni al suo insediamento, nella primavera 2015, come richiesto dal consigliere Bolis con apposita diffida, ma preferì correre il rischio e andare avanti: ora che il bubbone è scoppiato si faccia un esame di coscienza e ci risparmi la solita solfa dei danni economici a carico di BEA! se ce ne saranno, dovranno essere risarciti da coloro che li hanno causati! Ma l’annullamento della gara è fuori discussione e va fatto immediatamente, senza se e senza ma.

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E’ arrivato puntuale il commento del presidente di Bea, Daniela Mazzuconi, al pronunciamento dell’Anticorruzione in merito al nostro esposto sulla gara per la nuova turbina del forno inceneritore di Desio. Si può riassumere facendo ricorso alla tradizione popolare napoletana: “chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, scurdámmoce ‘o ppassato”.

L’importante per la Mazzuconi è che “tra pochi giorni l’impianto di Desio ricomincerà a funzionare completamente rinnovato” e che questo rinnovamento sia frutto di una gara irregolare da 7 milioni e mezzo di euro che andava annullata sembra essere un dettaglio poco significativo.

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ARRIVATA LA PRONUNCIA DEFINITIVA DELL’ANAC SUL BANDO TURBINA BEA

CONFERMATE LE IRREGOLARITA’ SOLLEVATE DAL M5S – CANTONE CHIEDE ANNULLAMENTO GARA E TRASMETTE GLI ATTI IN PROCURA DELLA REPUBBLICA E CORTE DI CONTI.

CI AVEVAMO VISTO GIUSTO, FATTI GRAVISSIMI, ORA SI ANNULLI LA GARA, A CASA GIGI PONTI E I VERTICI DELLA SOCIETA’

Nella giornata di mercoledì 3 agosto è pervenuta la delibera dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone, in merito all’esposto M5S riguardo alle innumerevoli irregolarità che avevamo riscontrato e reso pubbliche circa la gara a doppio oggetto, dal valore di 7,5 milioni di euro, indetta da Bea per la sostituzione della turbina dell’inceneritore di Desio e aggiudicata a Comef srl.

Il documento riassume tutto l’iter seguito: il nostro esposto del 10 dicembre scorso, la richiesta di chiarimenti a Bea da parte di Anac del 17 dicembre, le controdeduzioni di Bea del 31 dicembre e del 7 gennaio, il primo pronunciamento di Anac del 2 marzo, le ulteriori controdeduzioni di Bea e l’audizione dei vertici societari presso la sede romana di Anac il 6 luglio.

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Come vanno le cose in Bea lo abbiamo visto il 10 maggio con l’approvazione del Bilancio 2015. Se i soci piddini dicono che il Bilancio va approvato così com’è, chissenefrega del parere contrario del Collegio Sindacale: si approva lo stesso e si coglie l’occasione per non rinnovare l’incarico da revisore ad un personaggio “scomodo” come Giovanna Ceribelli.

L’altro giorno sono stato sul sito di BEA, nella sezione dove è stato pubblicato il Bilancio 2015, come previsto dalle norme nazionali in materia di trasparenza delle pubbliche amministrazioni. La trasparenza non è esattamente il punto forte di questa società e anche questa volta hanno interpretato questo semplice concetto… a modo loro… perché, si sa, una certa dose di creatività nella vita ci vuole!

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Super spot del Cittadino di Monza e Brianza di oggi all’inceneritore di Desio.

All’interno dello speciale sui 40 anni dall’incidente dell’Icmesa di Seveso, arriva l’intervistona alla Presidente di Bea, che non perde l’occasione di dire fesserie, come quella che il forno ha un “impatto positivo sull’ambiente” grazie al teleriscaldamento (per la serie, ringraziate che c’avete l’inceneritore che vi pulisce l’aria).

A seguire l’articolo qui allegato in cui si esalta la società anche per “l’impegno ecologico”! Naturalmente nessun cenno al fatto che negli ultimi dieci anni l’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) ha inviato alla Procura della Repubblica di Monza ben sei segnalazioni di ipotesi di reato della società per violazioni di norme ambientali!

Nota a margine: l’articolo (al pari dell’intervista) non riporta la firma del giornalista… forse per pudore o perché non si usa firmare un mero copia&incolla di una velina aziendale.

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Dopo le voci circolate nei giorni scorsi (e puntualmente riportate su questo sito) circa le irregolarità nella redazione del bilancio d’esercizio 2015 di BEA segnalate dai revisori dei conti (tra cui Giovanna Ceribelli, la ben nota commercialista che ha scoperchiato lo “scandalo dentiere” nella sanità lombarda, che ha portato all‘arresto del presidente della commissione regionale sanità Fabio Rizzi), l’Assemblea dei Soci Bea ha approvato il bilancio, nonostante il parere negativo espresso dal Collegio dei Revisori.

Nella stessa seduta l’assemblea ha votato la sostituzione di tutti i componenti del Collegio e il rinnovo del Consiglio di Amministrazione, dando il benservito al Vicepresidente, Giovanni Bolis.

Siamo di fronte a fatti che hanno dell’incredibile, se non fosse che i soci di Bea negli ultimi anni ci hanno abituato a tutto.

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Era il 19 dicembre del 2015 quando su questo blog sollevai l’ipotesi che fossero in corso “strane manovre” per bilanciare artificiosamente i valori di BEA e CEM Ambiente in vista della fusione. All’epoca scrissi:

Anche dal punto di vista economico i conti non tornano: vogliono fare una fusione “alla pari” tra una società patrimonialmente ricca come Bea (avendo un impianto) e una con un patrimonio modesto come Cem (essendo solo una stazione appaltante o poco più). Non vorrei che ci fosse in atto qualche “manovra strana” per ridurre le distanze tra i due patrimoni, con l’obiettivo di arrivare a un fusione equilibrata tra le due società.

I fatti sembrano proprio darmi ragione.

L’analisi svolta successivamente sui conti Cem sembra confermare che gli aumenti di capitale riservati ai nuovi comuni soci di fossero molto orientati ad aumentare il valore della società in vista della fusione con BEA SpA. Anche le modalità con cui erano stati rivalutati gli immobili di CEM (mediante aggiornamento del valore secondo l’indice ISTAT e senza tener minimamente conto della pesante svalutazione che il mercato immobiliare ha subito negli ultimi anni) hanno alimentato il sospetto che l’operazione avesse un obiettivo non dichiarato.

Oggi sembrerebbe che qualcosa di strano sia accaduto anche in Bea e parrebbe confermare che la mia ipotesi di allora avesse colto nel segno. Se in CEM l’obiettivo presunto era aumentare il valore per poter meglio affrontare la fusione, ecco che in BEA la tendenza pare esattamente contraria: infatti la situazione patrimoniale descritta dal bilancio consuntivo 2015 in fase di approvazione sembrerebbe funzionale a ridurre, sulla carta, il valore della società.

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NUOVO ESPOSTO ANAC SU BANDO GARA REVAMPING DA 8,5 MILIONI DI EURO
Prosegue la nostra azione di verifica della correttezza e imparzialità dell’azione amministrativa di Bea, dopo lo studio della gara per la turbina, che ci ha portato ad produrre un primo esposto all’Anac, con gli esiti ormai noti a tutti.
La nostra consigliere comunale di Desio, Sara Montrasio, ha terminato l’analisi del bando di gara per i lavori del revamping (manutenzione straordinaria del forno) da oltre 8 milioni e 600 mila euro. Questi lavori erano originariamente compresi nella ormai famigerata gara a doppio oggetto del Piano Industriale del 2012, precisamente il lotto 3. Essendo il lotto andato deserto, nel luglio del 2014 Bea decise di indire una nuova gara a se stante.
Peccato che anche in questo caso, le cose non sono state fatte come si doveva. Da qui la decisione della nostra portavoce Sara Montrasio di mandare un nuovo esposto all’Anticorruzione di Cantone, che verrà formalmente protocollato nei prossimi giorni.
Le irregolarità, anche questa volta, riguardano la composizione della Commissione di Gara. Come nel bando per la turbina, anche in questo caso il dottor Alberto Cambiaghi (Direttore Generale e Responsabile Anticorruzione di Bea Brianza Energia Ambiente SpA e Amministratore Delegato di Bea Gestioni S.p.A.) ha ricoperto la duplice carica di Responsabile Unico del Procedimento e di membro della Commissione di gara così espressamente contravvenendo quanto prevede la legge a presidio dell’imparzialità dell’azione amministrativa nello specifico settore degli affidamenti.
Stesso problema per un altro membro della commissione, il professor Michele Giugliano, che all’epoca ricopriva anche l’incarico di membro effettivo dell’Organismo di Vigilanza di Bea, determinando quindi una situazione di incompatibilità.
Ce ne è abbastanza per interpellare nuovamente il dottor Cantone affinché valuti la legittimità della gara ed eventualmente prenda provvedimenti.
Altro elemento degno di nota: ad uno dei due lotti in cui è stata divisa la nuova gara ha partecipato Comef, la società che si è aggiudicata il famigerato bando della turbina. Ebbene anche qui, come nel caso della turbina, ci troviamo di fronte all’ennesimo cosiddetto “refuso”. Comef riporta nella sua offerta un valore di riferimento per la pressione (26 bar) diverso dal valore previsto nel disciplinare di gara (25 bar). L’azienda si è giustificata parlando di un errore di battitura… è mai possibile che un’azienda che partecipa ad una gara milionaria riesca a fare errori di battitura proprio nei numeri essenziali per la valutazione dell’offerta? Avrebbero potuto dimenticare una virgola, un punto, una maiuscola, sbagliare un congiuntivo o una concordanza di genere o numero… invece no, sbagliano proprio uno dei quattro numeri fondamentali…. davvero sfortunati i signori di Comef! (per la cronaca alla fine poi Comef non ha vinto perché un’altra azienda ha presentato un’offerta più economica).

 

GARA TURBINA: INIZIATIVE IN TUTTI I COMUNI SOCI E IN PROVINCIA e ESPOSTO ALLA CORTE DEI CONTI PER DANNO ERARIALE
La prime dichiarazioni a caldo della Presidente Bea Mazucconi sono gravissime e allucinanti: ha difatti dichiarato che non intende seguire le indicazioni dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e portare avanti la gara perché annullarla “costa troppo”.
In realtà quello che dichiara la Mazucconi ci importa un fico secco. A noi interessa sapere cosa vogliono fare i soci. Davvero i sindaci e il presidente della provincia Ponti intendono calpestare una deliberazione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione? Davvero se ne infischiano del principio di legalità e di tutela dell’interesse pubblico? Davvero intendono disonorare la società facendola finire nella black list di Anac, condannandola, per altro, a pagare una sanzione pecuniaria pur di andare avanti con i lavori?
In una parola, davvero intendono sottoscrivere il loro suicidio politico?
Pretendiamo da loro una risposta ufficiale. Per questo motivo tutti i Sindaci soci saranno chiamati a rispondere formalmente, tramite ordini del giorno nei consigli dove il M5S ha dei portavoce, e tramite richieste formali da parte di semplici cittadini dove il M5S non ha ancora una rappresentanza formale (Meda, Limbiate, Seveso e Lentate sul Seveso). E nel caso del socio principale, il Presidente della Provincia Gigi Ponti, l’istanza formale l’ho fatta io in qualità di cittadino. Ora, da Statuto della Provincia, mi deve una risposta.
Intanto annunciamo che stiamo valutando il danno economico di tutta questa vicenda. E’ in fase di preparazione un esposto alla Corte di Conti per verificare la sussistenza di responsabilità amministrativa e conseguente danno erariale in capo agli organi apicali di Bea. I responsabili di questo disastro devono pagare.

 

GESTIONE AMBIENTALE DEL FORNO: GRAZIE AL M5S E’ ARRIVATA LA DIFFIDA DA PARTE DELLA REGIONE
Nel dicembre scorso avevo sollevato il caso dei controlli sulla gestione ambientale del forno da pare di Arpa, che negli ultimi dieci anni ha inviato ben sei segnalazioni di ipotesi di reato alla Procura della Repubblica di Monza. Nella sua relazione del 2014, Arpa, in aggiunta alla segnalazione in Procura, chiedeva alla Regione di emettere diffida nei confronti di Bea, ma la Regione fino a dicembre 2015 non aveva mosso un dito. Avevo quindi depositato un’interrogazione regionale per chiedere conto del comportamento della giunta regionale.
Ora è arrivata la risposta all’interrogazione. La Regione ha emesso la diffida! Quasi 5 mila euro di sanzione pecuniaria, una puntuale verifica sulla rete delle acque meteoriche e un richiamo per l’adeguamento alla normativa sul meccanismo di certificazione dei dati sulle emissioni giornaliere. E’ questo il contenuto, in sintesi, della diffida emessa da Regione Lombardia nei confronti di Bea.
Ma l’aspetto curioso, mettiamola così, è la tempistica: dopo solo 4 giorni esatti dalla mia interrogazione, è stata emessa la diffida, nonostante i problemi all’inceneritore sollevati da Arpa fossero gravi, circostanziati e la loro scoperta risalisse all’anno precedente. Insomma, per un anno intero la Regione ha dormito sonni placidi e probabilmente avrebbe continuato a farlo se non fosse arrivato un nostro atto formale.

Il quadro è davvero sconfortante… ma noi non molliamo!

decommissioning

Sono anni che continuiamo a chiedere ai soci di BEA (comuni e provincia di Monza e Brianza) di incaricare un gruppo di esperti indipendenti al fine di delineare lo scenario del decommissioning, ossia la dismissione del forno inceneritore di Desio.
Infatti è assolutamente evidente che la scelta di raddoppiare il forno (abbandonata nel 2012) così come le successive scelte di ammodernarlo e potenziarlo non sono le uniche possibili, come invece si vuole far credere da parte di BEA e del PD brianzolo.
Esiste almeno un’alternativa che si chiama Rifiuti Zero e che non ha bisogno di inceneritori: al contrario è impossibile metterla in pratica se si ha un forno da sfamare, a maggior ragione se su quel forno si investono decine di milioni di euro con tempi di rientro di 15-20 anni.
Se si volesse davvero amministrare seriamente BEA, prima di realizzare qualsiasi revamping milionario bisognerebbe perlomeno prendere in considerazione la fattibilità tecnico ed economica di uno scenario alternativo all’incenerimento.
Nell’ottica dei vertici di BEA e dei soci che li sostengono, fedeli ai diktat del PD brianzolo, tutto questo vale zero. Quello che conta è investire, costi quel che costi, per mantenere in vita il vecchio forno assicurandogli lunga vita e abbondanza di rifiuti grazie allo sciagurato progetto di fusione con CEM Ambiente di cui ho già abbondantemente parlato.

Lascio immaginare la mia sorpresa quando ho appreso, leggendo il verbale dell’assemblea dei soci dell’11 dicembre scorso, che BEA, all’insaputa dei soci, avrebbe intrapreso una valutazione dei costi di decommissioning! Innanzitutto è incredibile che nessuno dei Soci sapesse alcunché. La Presidente dice che tale iniziativa va incontro alle richieste dei comuni. Ma se così fosse, perché i Soci non sono stati informati?

E poi è profondamente sbagliato il metodo! A chi è stato commissionato lo studio? qual è nel dettaglio l’oggetto di studio (dismissione impianto? bonifica terreni? riconversione in impianto di recupero di materia?), quanto è costato? sono stati presi in considerazione i costi e i ritorni economici di scenari alternativi tra loro?

Il fatto che sia stata Bea a scegliere e commissionare il soggetto che farà lo studio non da alcuna garanzia di indipendenza e imparzialità di giudizio.

Se ci fosse stata una reale volontà di valutare seriamente un percorso alternativo, si sarebbero dovute fare le cose diversamente. Così è solo l’ennesima presa per i fondelli. Si sarebbe dovuto fare come hanno fatto i comuni soci dell’inceneritore di Busto Arsizio. A bocce ferme (e non ad investimenti in revamping in corso), si sarebbe dovuto commissionare uno studio serio e completo ad esperti scelti dai soci, privi di alcun conflitto di interessi.

Cara Presidente Mazzuconi, affrontare il tema del decommissioning è urgente, ma va fatto in modo serio e non solo per dire di averlo fatto e giustificare scelte politiche che non hanno nessun senso logico.

C’è un modo giusto di fare le cose e un modo sbagliato, e come sempre Bea ha scelto la strada che le faceva più comodo.

 

Bea-Arpa

Abbiamo analizzato 10 anni di controlli ambientali dell’inceneritore di Desio da parte dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente. Ne esce un quadro a dir poco sconfortante, con decine di contestazioni, ben 6 segnalazioni in Procura Penale della Repubblica per ipotesi di reato, una richiesta di diffida non recepita da parte della Regione, il tutto nel silenzio assordante dei soci (Comuni e Provincia).

Ora più che mai diventa urgente avviare un’indagine epidemiologica sulla popolazione residente nei pressi del forno; se ne parla da anni, costerebbe poche migliaia di euro ma non c’è mai stata la volontà politica per realizzarla.

Il PD brianzolo punta tutto sulla fusione Bea/Cem per tenere in vita per altri 15 anni un inceneritore vecchio, inquinante e del tutto inutile, che andrebbe chiuso subito.

E mentre per un caso simile sull’inceneritore di Cremona si scatena il putiferio e interviene la Regione, qui da noi tutto è passato sotto silenzio.

Depositata un’interrogazione regionale!

 

PREMESSA

Sono più di 7 anni, ormai, che seguo le vicende dell’inceneritore di Desio, dapprima come semplice cittadino “attivo” in un Comitato e poi come portavoce del MoVimento 5 Stelle in Consiglio Regionale. Nella battaglia che abbiamo condotto finora per il superamento dell’incenerimento dei rifiuti e per lo sviluppo di una vera ed efficace strategia rifiuti zero in Brianza abbiamo affrontato tutti gli aspetti legati al tema: dall’inquinamento e i danni sanitari dell’incenerimento alle buone pratiche e strategie di gestione dei rifiuti, dalla sostenibilità ambientale alla convenienza economica e strategica dei piani industriali, fino alle più recenti denunce riguardanti le pesanti irregolarità nella gestione della gara a doppio oggetto per la sostituzione della turbina dell’impianto di Desio che ci hanno portato a depositare un esposto all’ANAC il mese scorso.

Sul fronte delle emissioni inquinanti, ci siamo sempre sentiti dire dal politicante di turno che se l’impianto “rispetta i limiti di legge” allora tutto è a posto e non ci dobbiamo preoccupare per la nostra salute. Ma confrontandoci con medici e chimici ambientali abbiamo capito che si tratta di una balla: i limiti di legge non sono affatto delle garanzie per la sicurezza ambientale né quella sanitaria, ma semplicemente indicano un livello tecnico raggiungibile applicando le tecnologie esistenti. I limiti di legge alle emissioni non c’entrano proprio nulla con la tutela della salute!

 

SIAMO STATI DEGLI INGENUI…

Fatta questa premessa, ad ogni modo mai e poi mai, nemmeno una volta in sette anni ci siamo permessi di insinuare quello che, nella mente del cittadino, è il dubbio più banale: siamo sicuri che i limiti siano rispettati davvero? Siamo certi che, come spesso accade, non esistano possibilità per eludere i controlli, per inquinare oltre il consentito senza farsi scoprire? Come possiamo fidarci dei controlli effettuati quando la legge prevede che siano i gestori stessi dell’impianto ad eseguirli?

Ecco, noi non abbiamo mai fatto ipotesi di questo tipo: abbiamo sempre dato per scontato, e lo abbiamo dichiarato pubblicamente, che i limiti delle emissioni fossero rispettati, che la gestione ambientale del forno inceneritore di Desio avvenisse sempre “a norme di legge”. Sulla massima diligenza di BEA, tra l’altro, per anni si sono susseguite sia le ampie rassicurazioni da parte degli stessi vertici societari, sia le lodi sperticate da parte del sindaco o dell’assessore di turno che accorrevano in difesa del forno e che ripetevano e continuano tutt’ora a ripetere le stesse cose: “La proprietà pubblica del forno di Desio è una garanzia e un valore per il territorio. Solo attraverso una società pubblica possiamo garantire il massimo rispetto dell’ambiente.” Con il senno di poi, lo devo ammettere, siamo stati degli ingenui, davvero troppo ingenui. Abbiamo creduto a quello che ci hanno raccontato in tutti questi anni. Con tutta probabilità menzogne enormi che venivano propinate ai cittadini mentre la realtà dei fatti era un’altra e veniva accuratamente taciuta.

 

CONTROLLI ARPA: DECINE DI INOTTEMPERANZE E 6 SEGNALAZIONI IN PROCURA PER IPOTESI DI REATO!

Per vedere come stanno realmente le cose, mi sono fatto mandare da Arpa, l’Ente Regionale per la Protezione dell’Ambiente, tutta la documentazione relativa ai controlli effettuali sull’inceneritore di Desio negli ultimi 10 anni (2005/2014)… e ne sono venute fuori di tutti i colori!

Ecco un elenco, non esaustivo, di quanto si trova nei documenti di Arpa:

  • inosservanza dei limiti,
  • mancato rispetto delle prescrizioni autorizzative,
  • scarsa attenzione alle procedure di controllo delle emissioni,
  • mancate verifiche periodiche del sistema di monitoraggio,
  • omessa vigilanza sulla gestione dei parametri della combustione con conseguenti picchi di emissioni,
  • insufficiente attenzione agli andamenti emissivi,
  • mancato blocco del carico dei rifiuti,
  • mancate verifiche delle cause del persistente superamento dei limiti,
  • violazione del numero massimo di sforamenti ammessi,
  • monitoraggio non ottimale per alcuni inquinanti,
  • manchevolezze legate al sistema di gestione,
  • errata interpretazione del valore limite per un inquinante con conseguente sforamento,
  • dati invalidati senza spiegazioni,
  • superamenti non comunicati,
  • mancate comunicazioni alle autorità competenti,
  • spegnimento indebito di un sistema di monitoraggio.

La situazione ha indotto ARPA ad inviare all’Autorità Giudiziaria non una, ma ben SEI SEGNALAZIONI DI IPOTESI DI REATO legate al mancato rispetto di norme ambientali! Sei segnalazioni alla Procura per ipotesi di reato in dieci anni, di cui l’ultima nel 2014. E’ un’enormità. Ci rendiamo conto della gravità di questi fatti?

 

IL DETTAGLIO DELLE CONTESTAZIONI

Giusto per chiarire che non si tratta di banali irregolarità formali, ma di problemi gravi e sostanziali legati alla gestione operativa del forno, ecco cosa evidenziava Arpa nella segnalazione inviata alla Procura della Repubblica il 30.06.2005

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Non solo veniva rilevata l’inosservanza dei limiti: il fatto grave è che nel momento in cui il limite veniva superato la società non metteva in atto le procedure previste dalle delibere di autorizzazione, che imponevano di arrestare il carico dei rifiuti ed eventualmente fermare la linea:

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Inoltre, la legge prescriveva che l’impianto fosse dotato di un sistema di monitoraggio delle emissioni in continuo (SME), e che tale impianto fosse verificato annualmente. Il sistema di monitoraggio era presente, ma proviamo a indovinare: le annuali verifiche di legge erano state fatte?

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Insomma è già chiaro che siamo di fronte a una gestione… vogliamo dire “disattenta”? Ma non è tutto: nella relazione del 2005 ARPA dice esplicitamente che l’impianto viene condotto senza vigilare sui parametri di combustione determinando così picchi di emissione che hanno effetti ambientali peggiori di quelli che si hanno durante i periodi transitori. I transitori sono, ad esempio, le fasi di accensione e spegnimento dei forni che, per loro natura, generano alti livelli di inquinamento.

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In sostanza ARPA dice che nel funzionamento normale la gestione è così trascurata da generare picchi di inquinamento più gravi di quelli che si hanno nelle condizioni che notoriamente sono le peggiori in assoluto: un tipo di inquinamento, quindi, che sarebbe stato del tutto evitabile semplicemente con una corretta gestione!

E ancora, ARPA parla esplicitamente di insufficiente attenzione alle procedure:

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A distanza di un anno, nella segnalazione alla Procura del 13.06.2006 ARPA denuncia lo stesso problema: nel momento in cui si verificano sforamenti, anziché bloccare il carico dei rifiuti e cercare la causa, si continua a bruciare allegramente come se niente fosse!

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Proviamo a indovinare: il sistema di monitoraggio in continuo questa volta sarà stato controllato come previsto dalla legge?

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Al momento non è stato possibile avere copia delle segnalazioni inviate in Procura nel 2007 (due) e nel 2008 in quanto coperte da segreto istruttorio, tuttavia nelle relazioni prodotte in quegli anni ARPA rileva diversi problemi che verosimilmente sono state oggetto delle segnalazioni inviate.

  • Violazione del numero massimo annuale di sforamenti ammessi

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  • Mancato rispetto dei limiti delle medie giornaliere e inadeguato carico di rifiuti

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  •  Monitoraggio non ottimale di alcuni inquinanti e necessità di approfondimenti per altri

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  • “Manchevolezze” legate al sistema di gestione, fondi scala inadeguati, mancate verifiche annuali

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C’è poi la segnalazione inviata alla Procura nel 2014:

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Faccio una piccola premessa: i dati che vengono rilevati dai sistemi di monitoraggio delle emissioni devono essere validati, ossia occorre verificare se siano rispettati i criteri di validazione stabiliti dalle norme. Se i dati raccolti in un determinato intervallo di tempo sono validi vengono presi in considerazione per il rispetto dei limiti di emissione, se invece non sono validi vengono scartati. E’ evidente che la valutazione deve essere fatta secondo criteri oggettivi stabiliti dalle norme, altrimenti sarebbe troppo facile per il gestore di un impianto considerare “non validi” i dati relativi agli sforamenti per non dover ammettere di aver superato i limiti.

In questo caso Arpa contesta a Bea di aver male interpretato la norma e di aver considerato “non validi” dati che invece secondo le norme sono validi e, nel caso specifico, evidenziano un notevole sforamento.

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Nella tabella che segue, tratta dalla relazione di Arpa del 2014, si vede che la linea grigia che disegna un picco nell’emissione dell’acido cloridrico (HCl) è in parte tratteggiata: quelle parti, secondo Arpa, non sono valide, mentre tutto il resto è valido e determina una media giornaliera (linea tratteggiata orizzontale) che è pari a 13,9 milligrammi per metro cubo, mentre il limite è pari a soli 10 milligrammi per metro cubo.

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Anche Bea ha calcolato il valore medio ma non lo ha ritenuto valido ai fini del rispetto dei limiti giornalieri. Cosa significa questo? Se non ho un valore medio validato, non posso nemmeno dire che quel valore abbia superato il limite giornaliero! Insomma, secondo le norme citate da ARPA lo sforamento c’è stato, invece per Bea “non vale”!

E’ del tutto inutile, infatti, avere uno sistema di misurazione delle emissioni in atmosfera se poi i dati vengono scartati a causa di una “erronea” interpretazione delle norme!

L’inottemperanza appena descritta non è l’unica rilevata da ARPA: nella medesima relazione del 2014 vengono descritte altre tre inottemperanze commesse da BEA relativamente all’inquinamento dell’acqua:

1) BEA effettua il monitoraggio dello scarico delle acque di prima pioggia in assenza di eventi meteorici, mentre la norma prescrive proprio il contrario, ossia che il prelievo debba essere fatto in occasione di un evento meteorico significativo!

2) Nel verbale di campionamento di un altro prelievo non vengono riportate le condizioni meteo, che invece devono essere indicate come prescritto dall’Allegato Tecnico dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)!

3) I pozzi perdenti non sono dotati di idonei pozzetti di campionamento

 

Ma non è finita! Oltre alle inottemperanze Arpa ha rilevato ben 18 criticità, ampiamente illustrate nella relazione ma che qui mi limito ad elencare:

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1) Dati invalidati senza fornire spiegazioni esaustive sull’accaduto e sulle azioni correttive

2) Anomalia dell’attività di mantenimento delle prestazioni strumentali dell’opacimetro (misura polveri)

3) Differenza (10.000 t) tra i quantitativi di rifiuti inceneriti e quelli misurati dal sistema di monitoraggio emissioni in continuo (SME)

4) Il manuale di gestione dello SME risulta carente per almeno una ventina di aspetti.

5) I campi scala per alcuni inquinanti (CO e COT) non garantiscono il monitoraggio in tutte le condizioni, comprese eventuali condizioni anomale o di malfunzionamento.

6) Superamento non comunicato.

7) Mancati adeguamenti alla norma tecnica UNI EN 14181, mancata comunicazione alle Autorità competenti, problema emerso solo in fase di visita ispettiva.

8) Spegnimento indebito del sistema di monitoraggio SME per manutenzioni programmate sulla cabina elettrica: dotarsi di gruppo di continuità!

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9) Il gestore ha fornito informazioni carenti e non complete relativamente allo sviluppo della rete delle acque di raffreddamento

10) Di conseguenza il punto di monitoraggio S1i individuato nell’Allegato Tecnico all’AIA non è idoneo allo scopo previsto

11)Il gestore ha fornito informazioni non complete relativamente alle acque reflue industriali

12) di conseguenza il punto di monitoraggio S2 non è idoneo al monitoraggio né delle acque reflue industriali né delle acque meteoriche

13) Prelievo per campionamento effettuato in condizioni di cielo nuvoloso, quindi non con scarico in corso.

14) Criticità rilevate nel progetto di adeguamento della rete delle acque meteoriche

Matrice suolo

15) Il gestore ha predisposto un registro di manutenzione della fossa rifiuti ma sullo stesso non è mai stato annotato alcun controllo.

16) L’allegato Tecnico non prevede alcuna verifica sulla fossa stoccaggio scorie e sulla vasca 1 e non indica una periodicità dei controlli sulle altre strutture di stoccaggio

Matrice rifiuti

17) Il Protocollo di Gestione dei Rifiuti predisposto dal Gestore non descirve le modalità di verifica analitica dei rifiuti in ingresso e non descrive le modalità di trattamento dei rifiuti in relazione alle attività non IPPC autorizzate ma a oggi non attive

18) Il protocollo di Gestione dei Rifiuti predisposto dal Gestore contiene procedure operative relative ad attività effettuate all’esterno dell’insediamento, svolte da ditte terze e non autorizzate dal decreto AIA oggetto di verifica.

 

I SINDACI SOCI DORMONO SONNI PLACIDI? CONTROLLO PUBBLICO INESISTENTE

Alla fine di questa lunga disamina della gestione ambientale del forno, rimangono ben pochi commenti da fare. Innanzitutto non sta né in cielo né in terra che un’azienda soggetta a controllo pubblico sia amministrata così male da essere oggetto di ben 6 segnalazioni in Procura nell’arco di 10 anni senza che se ne sappia nulla e senza che, come minimo, vengano rimossi i vertici e gli autori di tali addebiti.

In secondo luogo, al Comune di Desio furono mandate via via tutte le relazioni di ARPA: a parte il fatto, gravissimo, che i cittadini furono tenuti all’oscuro di tutto, gli altri comuni Soci vennero informati?

Quali iniziative presero i Sindaci a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini? Quali richiami furono fatti ai dirigenti? Viene il sospetto che, a parte Desio, nessuno dei comuni Soci abbia saputo nulla e nessuno abbia alzato un dito, visto che la vicenda si è trascinata e ripetuta nel tempo! Mi pare del tutto evidente che è mancato completamente quel “controllo pubblico” da parte dei soci, tanto osannato tutte le volte che qualcuno si azzardava a parlare dell’impatto ambientale e sanitario del forno desiano!

Allora a cosa diavolo serve avere un impianto di proprietà pubblica se poi i sindaci soci dormono sonni placidi invece di vigilare e informare i cittadini? Serve solo per dividersi le poltrone del Consiglio di Amministrazione tra amici, ex senatori, politici trombati e sodali di partito?

 

INDAGINE EPIDEMIOLOGICA? MEGLIO NON SAPERE…

E ancora, sarà forse per questa tragica gestione ambientale del forno che da anni non si riesce ad ottenere un’indagine epidemiologica sulla popolazione residente nelle vicinanze dell’impianto? Eppure, secondo le nostre verifiche, basterebbe davvero poco per fare una seria indagine epidemiologica: se si mettessero insieme i comuni più vicini al forno (Desio, Bovisio, Varedo, Nova e Cesano) basterebbero solo 5 mila euro a comune, cifre alla portata di qualsiasi amministrazione, anche in tempi di magra come questi… ma evidentemente è meglio non sapere. Come per il caso delle uova alla diossina, meno si sa, meno se ne parla e meglio è.

 

CHIUDERE UN FORNO VECCHIO E TOTALMENTE INUTILE

Meglio seguire ciecamente il diktat imposto dai vertici del PD brianzolo e continuare a ritmo forzato verso la fusione di Bea con Cem, per garantire vita e immondizia da bruciare per altri 15 anni ad un impianto, tra i più vecchi della Lombardia, che è TOTALMENTE INUTILE per i fabbisogni della nostra regione.

Lo ricordo per l’ennesima volta: oltre al Piano Regionale di Gestione Rifiuti, anche il Governo ha recentemente certificato la sovracapacità degli impianti di incenerimento in Lombardia, quantificandola in più di 500 mila tonnellate all’anno.

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Questo significa che un impianto vecchio e inquinante come quello di Desio dovrebbe essere chiuso, punto e basta. E se lo si chiudesse domani mattina, non avremmo certamente i rifiuti per strada perché i forni lombardi hanno capacità eccessive rispetto ai nostri fabbisogni! Ma non c’è niente da fare: il sonno della ragione nel PD brianzolo genera sindaci incapaci di comprendere questo elementare concetto.

 

ARPA CHIEDE A REGIONE LOMBARDIA DI DIFFIDARE BEA, MA LA REGIONE NON SI MUOVE… PRONTA INTERROGAZIONE ALL’ASSESSORE ALL’AMBIENTE

Ma altrettanto vergognoso è il silenzio di Regione Lombardia!

Perché Regione Lombardia non ha diffidato BEA per le inottemperanze commesse, nonostante ARPA glielo avesse chiesto esplicitamente nella sua relazione del 2014?!?!

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E’ sconcertante l’assenza della Regione! Per questo ho già depositato un’interrogazione regionale all’Assessore all’Ambiente per chiedere conto della mancata diffida a Bea.

 

CREMONA E DESIO: LA’ SCOPPIA LO SCANDALO E LA REGIONE MANDA DIFFIDA, QUI NON SUCCEDE NULLA… COME SEMPRE

E’ ancora più sconcertante il lassismo della Regione nei confronti delle inottemperanze di BEA, se confrontato con la pronta azione messa in atto dall’Assessore all’Ambiente Claudia Terzi nel recente caso che ha coinvolto l’inceneritore di Cremona!

Infatti un mese fa l’Arpa ha rilevato delle anomalie nel sistema di monitoraggio delle emissioni del forno cremonese che hanno determinato una sottostima delle concentrazioni delle polveri, segnalando il caso in Procura e proponendo alla Regione di diffidare il gestore. E l‘assessore all’ambiente ha prontamente inviato la diffida!

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“La diffida regionale dimostra che il sistema regionale dei controlli funziona – spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Claudia Maria Terzi – e che nessuna condotta non a norma resta impunita”.

Si, certo, come no… nessuna condotta non a norma resta impunita tranne quelle dell’inceneritore di Desio…

Perché su Cremona si è data la massima attenzione politica (e mediatica, con tanto di titoloni sui giornali locali) mentre a Desio, tanto per cambiare, tutto è passato placidamente sotto silenzio? Eppure la sfilza di criticità e inottemperanze rilevate a Desio sono ben più corpose rispetto a quelle rilevate a Cremona. Perché due pesi e due misure? Perché nessuno si occupa del caso Desio? Perché i brianzoli sono trattati come cittadini di serie B?

Tra sindaci soci impegnati solo a tenere in vita per altri 15 anni il vecchio forno – che andrebbe chiuso subito – con la fusione tra Bea e Cem e l’assessorato regionale non pervenuto, il quadro è davvero deprimente.

Ma io non mollo. Dai sindaci soci ormai non mi aspetto più nulla, è inutile pensare di chiedere conto del loro silenzio…. ma almeno l‘assessore regionale una risposta me la deve dare!

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Nella giornata di ieri mi sono recato a Roma presso la sede dell’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, per presentare un esposto sulle vicende della gara a doppio oggetto, dal valore di 7 milioni e mezzo di denaro pubblico, per la fornitura della turbina dell’inceneritore di Desio, gestito dalla società pubblica Bea Brianza Energia Ambiente.

Lo #scandalobea è emerso in tutta la sua gravità grazie al meticoloso studio di tutte le carte del bando svolto dal MoVimento 5 Stelle. Solo grazie alla nostra operazione trasparenza l’opinione pubblica ha potuto comprendere la gravità della situazione.

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Nella nostra recente “operazione trasparenza” sulla gara da 7,5 milioni di euro per una nuova turbina avevamo reso pubbliche varie stranezze, tra cui il fatto che la Presidente della società, Daniela Mazzuconi, non voleva darci il contratto/convenzione stipulato tra Bea e Comef, la società che si era aggiudicata la gara. Avevamo in mano tutti i documenti della gara, mancava solo quello.

Per sbloccare la situazione ci siamo rivolti al Difensore Regionale della Lombardia, l’Autorità Pubblica indipendente incaricata di tutelare i diritti dei cittadini nei confronti delle amministrazioni pubbliche. Ebbene, il Difensore Regionale ci ha dato ragione definendo “illegittimo” il comportamento della Presidente, invitandola a consegnare all’istante il documento richiesto!

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E solo dopo aver rimediato questa figuraccia, la Mazzuconi si è decisa a consegnare alla nostra consigliera comunale desiana Sara Montrasio la copia della Convenzione!

E’ bastata una lettura per capire perché Bea volesse tenere a tutti i costi riservato il documento.

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Voglio prima capire i fatti“. Così si esprimeva pubblicamente il sindaco di Desio Roberto Corti il 10 maggio scorso, in merito alle irregolarità riguardo il bando per la fornitura della nuova turbina dell’inceneritore. Sono passati inutilmente 6 mesi e oggi il sindaco candidamente ripete “Vorrei sapere, nello specifico, come stanno realmente le cose“. Campa cavallo, verrebbe da dire. A differenza sua, il Movimento 5 Stelle non è stato con le mani in mano e, tra mille difficoltà, è riuscito a reperire tutta la documentazione e a studiarla approfonditamente.

Ed è solo grazie alla nostra denuncia mediatica che lo scandalo Bea è emerso in tutta la sua gravità. Ora il sindaco ci da dei “manipolatori di questioni importanti” e ci accusa di sollevare “polveroni strumentali“, intanto però senza il nostro impegno i cittadini sarebbero ancora all’oscuro di tutto e lui non si sarebbe finalmente dato una mossa, convocando in tutta fretta i vertici di Bea per un incontro in Consiglio Comunale il 3 dicembre (chissà se si presenteranno…).

Noi abbiamo già capito “come stanno realmente le cose“, per usare un’espressione del sindaco. E’ bastato studiare tutte le carte. Attendiamo con pazienza che lo faccia anche lui. E siamo convinti che i vertici di Bea debbano andare a casa immediatamente.

Compresa la nuova Presidente di Bea, la piddina Daniela Mazzuconi, raggiunta nei giorni scorsi da una comunicazione ufficiale da parte del Difensore Regionale, che ha valutato illegittimo il diniego della stessa di consegnare alla nostra consigliera comunale desiana Sara Montrasio l’ultimo documento della vicenda che ancora ci manca (il contratto siglato da Bea con Comef). Anche in questo caso, il sindaco paladino della trasparenza non ha mosso un dito – fino all’intervento del Difensore Regionale – per far rispettare a Bea la legge che regola il diritto di accesso agli atti.

Ora, ci rendiamo conto che il sindaco è in evidente difficoltà, ma gli suggeriamo di non impegnare il suo tempo ad attaccare chi lo scandalo Bea lo ha reso pubblico e di concentrarsi maggiormente sulle responsabilità di chi quello scandalo lo ha creato!

Dimissioni

#scandalobea: i nostri portavoce nei Comuni soci di Bea stanno chiedendo le dimissioni dei vertici di Bea e Bea Gestioni! Ecco il loro comunicato stampa!

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A seguito delle irregolarità emerse in relazione al bando di gara da 7,5 milioni di euro per la sostituzione della turbina dell’inceneritore di Desio, i portavoce del MoVimento 5 Stelle di Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Desio, Muggiò, Nova Milanese e Varedo stanno portando avanti con forza un’azione comune per chiedere le immediate dimissioni dei vertici di BEA SpA e BEA Gestioni, le società pubbliche a cui fa capo l’inceneritore di Desio.

Sono infatti numerose le “stranezze” che gli enti soci di Bea (Comuni e Provincia di Monza e Brianza), nonostante i due esposti alla Procura e le dimissioni di massa del Cda di BEA della primavera scorsa, si sono ben guardati dal rendere pubbliche e che sono emerse solo grazie all’operazione verità realizzata dal MoVimento 5 Stelle.

In sintesi il famoso lotto 2 della gara a doppio oggetto di Bea presenta queste caratteristiche:

1) Un piano di rientro dall’investimento della fornitura della turbina da parte di Comef (la società che ha vinto il bando) del tutto strampalato, con l’esborso ingiustificato da parte di Bea di oltre 1 milione e 700 mila euro.

2) Una correzione sospetta del valore della potenza elettrica della turbina richiesta nei documenti di gara.

3) Numeri che ballano anche sulla produzione dell’energia termica tra il bando di gara e l’offerta della ditta che si è aggiudicata l’appalto. Comef fa un’offerta peggiorativa rispetto a quanto richiesto. Il bando per legge andava ripubblicato, invece è stato aggiudicato.

4) L’unica offerta pervenuta è incompleta sul piano delle caratteristiche tecniche.

5) La commissione Bea che ha giudicato l’offerta ha ritenuto superfluo l’attribuzione del punteggio, necessaria per la verifica della congruità dell’offerta stessa.

6) Nel bando vengono richieste esperienze pregresse non in linea con l’oggetto del bando stesso.

7) Comef non è in possesso di tutte le attestazioni richieste dal bando per comprovare i requisiti tecnici necessari per svolgere i lavori. Nella sua offerta Comef non indica nemmeno eventuali suoi fornitori dotati di certificazione e questo, per legge, è motivo sufficiente per escluderla dalla gara.

8) Contratto Bea-Comef top secret: divieto ai consiglieri degli enti soci di visionare l’atto, Bea viola il diritto di accesso agli atti sancito dalla legge.

9) Nonostante il bando di gara richiedesse un servizio “chiavi in mano” (fornitura, installazione e gestione della turbina per 15 anni), Bea nei mesi successivi pubblica un nuovo bando di gara per la fornitura di servizi di ingegneria per la turbina stessa. Perché pagare due volte gli stessi servizi?

10) Alberto Cambiaghi è contemporaneamente Direttore Generale di Bea, Membro del Consiglio di Amministrazione di Bea Gestioni, Amministratore Delegato di Bea Gestioni, Responsabile Anticorruzione di Bea. Nel Disciplinare di Gara Cambiaghi viene nominato Responsabile Unico del Procedimento (Rup) ma non risulta in possesso dei requisiti previsti dalla legge (laurea in ingegneria e abilitazione tecnica). Cambiaghi viene poi nominato membro della Commissione di Gara, l’organismo che doveva valutare le offerte. Il Codice degli Appalti prevede l’incompatibilità tra la figura del Commissario di Gara e figure come quella del Rup.*

 

Pertanto i portavoce M5S stanno presentando nei rispettivi consigli comunali un ordine del giorno con il quale chiedono:

– le dimissioni del presidente di BEA Daniela Mazzuconi, del presidente di BEA Gestioni Alcide Copreni e del direttore Generale di BEA e amministratore delegato di BEA Gestioni Alberto Cambiaghi;

– una commissione d’inchiesta per verificare la regolarità di tutti i bandi e gli affidamenti di BEA e BEA Gestioni negli ultimi 3 anni;

– annullamento in autotutela, da parte di BEA SpA, dell’aggiudicazione del lotto 2 della gara in questione.

 

E’ intollerabile la modalità approssimativa, confusa, scorretta, illegittima e a dir poco sospetta con cui è stato gestito il bando da parte di una società pubblica, ed è oltretutto inaccettabile che in tutti questi mesi nessuna tra le amministrazioni pubbliche azioniste di BEA abbia fatto luce sulla vicenda!

Qualsiasi socio di BEA, comuni e provincia, avrebbe potuto fare le stesse verifiche del M5S: perché nessuno le ha fatte?

E i sindaci soci non erano al corrente di nulla? Ora che grazie al M5S tutta la vicenda è di pubblico dominio non hanno nulla da eccepire?

La gravità dei rilievi mossi all’operato dei vertici di Bea e Bea Gestioni imporrebbe di ristabilire immediatamente una corretta e trasparente gestione delle società attraverso la sostituzione dei vertici, direttore generale e presidente innanzitutto!

 

Stefano Pedata – Bovisio Masciago

Walter Mio e Sergio Mazzini – Cesano Maderno

Sara Montrasio – Desio

Angelo Saragozza – Muggiò

William Santoro – Nova Milanese

Daniela Gobbo – Varedo

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Questa è la storia di come una società pubblica NON dovrebbe gestire un bando di gara.

Questa è la storia del famigerato lotto 2 della gara a doppio oggetto della società pubblica Bea (inceneritore Desio) relativa alla fornitura e gestione di una nuova turbina dell’impianto, che nei mesi scorsi ha prodotto le dimissioni a catena di tutti i membri del vecchio Consiglio di Amministrazione (tranne uno).

Mettetevi comodi: il racconto è lungo e un po’ complesso, ma vale la pena seguirlo fino in fondo, non ve ne pentirete!

Fino ad oggi erano trapelate ben poche notizie in merito a questa benedetta gara, tra cui il fatto che fossero emerse irregolarità nell’aggiudicazione del bando, tanto da indurre sia il Collegio Sindacale che un membro del Consiglio di Amministrazione a presentare degli esposti in Procura. Ma i cittadini fino ad ora sono stati accuratamente tenuti all’oscuro di tutto. Di quali irregolarità si trattasse, non era dato sapere. Ma noi oggi finalmente siamo in grado di fare chiarezza.

Questo post è frutto di un lungo lavoro di ricerca di atti e analisi di documenti; è nato dal confronto con dei tecnici, che mi hanno supportato nel tortuoso percorso di studio e ricostruzione di tutta la vicenda. C’è voluto qualche mese, ma alla fine siamo riusciti a trovare il bandolo della matassa di una vicenda che Bea e i suoi soci (sindaci e presidente di provincia) si sono ben guardati dallo spiegare all’opinione pubblica!

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