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Era il 19 dicembre del 2015 quando su questo blog sollevai l’ipotesi che fossero in corso “strane manovre” per bilanciare artificiosamente i valori di BEA e CEM Ambiente in vista della fusione. All’epoca scrissi:

Anche dal punto di vista economico i conti non tornano: vogliono fare una fusione “alla pari” tra una società patrimonialmente ricca come Bea (avendo un impianto) e una con un patrimonio modesto come Cem (essendo solo una stazione appaltante o poco più). Non vorrei che ci fosse in atto qualche “manovra strana” per ridurre le distanze tra i due patrimoni, con l’obiettivo di arrivare a un fusione equilibrata tra le due società.

I fatti sembrano proprio darmi ragione.

L’analisi svolta successivamente sui conti Cem sembra confermare che gli aumenti di capitale riservati ai nuovi comuni soci di fossero molto orientati ad aumentare il valore della società in vista della fusione con BEA SpA. Anche le modalità con cui erano stati rivalutati gli immobili di CEM (mediante aggiornamento del valore secondo l’indice ISTAT e senza tener minimamente conto della pesante svalutazione che il mercato immobiliare ha subito negli ultimi anni) hanno alimentato il sospetto che l’operazione avesse un obiettivo non dichiarato.

Oggi sembrerebbe che qualcosa di strano sia accaduto anche in Bea e parrebbe confermare che la mia ipotesi di allora avesse colto nel segno. Se in CEM l’obiettivo presunto era aumentare il valore per poter meglio affrontare la fusione, ecco che in BEA la tendenza pare esattamente contraria: infatti la situazione patrimoniale descritta dal bilancio consuntivo 2015 in fase di approvazione sembrerebbe funzionale a ridurre, sulla carta, il valore della società.

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Cem Ambiente mi stava simpatica fino a qualche tempo fa. La sua attività di raccolta differenziata dei rifiuti nella Brianza est e nel milanese tutto sommato non è malvagia. Non ha raggiunto gli standard di eccellenza che pretende il M5S, ma, nel panorama del settore, il suo lavoro lo fa in modo sufficientemente positivo.

Ma da quando Cem si è prestata al gioco sporco del Pd brianzolo di fondersi con una società che gestisce un inceneritore a fine vita, con l’unico obiettivo di tenerlo in piedi per altri 15 anni, per me la musica è cambiata. Non mi stanno più molto simpatici, mettiamola così…

Prima o poi qualche sindaco dei comuni soci Cem una risposta seria a questa semplicissima domanda la dovrà pur dare:

Che cosa ci guadagna un Comune socio Cem a fondersi con una società che ha in pancia un vecchio ed inutile forno inceneritore con gravi problemi di gestione ambientale (anche nel recente passato), che presto o tardi andrà chiuso con tutto ciò che ne consegue in termini di costi di dismissione e bonifica dei terreni e con in essere delle gare milionarie sotto la lente di ingrandimento dell’Anticorruzione di Cantone?

Vorremmo una risposta seria, di grazia, se non è chiedere troppo; quindi non valgono le solite supercazzole sul sacro ciclo integrato dei rifiuti o le operazioni di puro marketing come il nome Differentia (operazione, per altro, davvero geniale… quel “tutto cambia” rimanda d’istinto al motto gattopardesco che si adatta perfettamente alla reale finalità dell’operazione).

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Fatte queste premesse, abbiamo deciso di effettuare un controllo rigoroso della correttezza di tutti gli atti più importanti adottati nell’ultimo periodo, passando ai raggi X tutta la documentazione relativa alle operazioni precedenti la fusione. E come nel caso di Bea, ne sono venute fuori delle belle! Mettetevi comodi che la storia è lunga…

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Continua la corrispondenza con i soci di Cem Ambiente e Bea riguardo la sentenza del Tar in merito agli affidamenti diretti del servizio di smaltimento rifiuti a Bea Gestioni. Bea qualche settimana fa aveva mandato una lettera (che tradiva un certo nervosismo…) ai sindaci per smentire i contenuti della mia prima lettera in merito e ribadire che non ci sono problemi per la fusione tra Bea e Cem. Peccato si tratti di una smentita che lascia molto, ma molto a desiderare… e occorreva dirlo!

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IL PD BRIANZOLO ORCHESTRA UN’OPERAZIONE DI SALVATAGGIO DEL FORNO INCENERITORE DI DESIO A SPESE DEI COMUNI SOCI DI CEM CHE PAGHEREBBERO IL CONTO DEL REVAMPING.

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Si sa che gli adoratori del fuoco in Brianza ne sanno una più del diavolo, imbastiscono guerre e non si arrendono nemmeno di fronte alle evidenze. E in questi anni le evidenze sono tutte a favore della chiusura del  vetusto inceneritore desiano: a partire dall’abbandono del progetto di raddoppio negli anni 2000, all’accantonamento del piano industriale del 2012, ai progetti di progressiva dismissione dei vecchi forni da parte della Regione, fino all’ultimo progetto di revamping, la cui gara è andata deserta!

Sullo sfondo un mondo, quello dei rifiuti, che cambia velocemente: aumentano le raccolte differenziate, diminuiscono i rifiuti un po’ ovunque, si affermano le strategie verso Rifiuti Zero, decrescono gli incentivi statali all’incenerimento mentre aumenta, a suon di ribassi tariffari, la competizione tra impianti: una vera e propria condanna a morte per gli impianti più vecchi, come ha sottolineato recentemente Pietro Colucci, presidente e amministratore delegato di Kinexia ed esperto di waste management: “dei poco più di 50 inceneritori presenti in Italia, ne resteranno una decina seri e di grandi dimensioni, i più piccoli sono destinati a chiudere”.

Ma i signori che gestiscono BEA non sono gente da adeguarsi ad un mondo che cambia… casomai è il mondo che deve adeguarsi a loro. I comuni soci non producono più un quantitativo di rifiuti da bruciare sufficiente per tenere in piedi l’impianto? Nessun problema, si allarga il bacino territoriale da cui reperire i rifiuti, come è stato fatto negli ultimi anni. Il problema è che oggi l’operazione è diventata molto difficile: i rifiuti sono sempre meno e la concorrenza con gli altri impianti, alcuni dei quali ben più grandi e moderni, è un’impresa proibitiva. In questo contesto il forno di BEA è il classico vaso di coccio tra vasi di ferro, tanto più che allo stato attuale necessita di un rifacimento  (con aumento della capacità di incenerimento fino a circa 90 mila tonnellate) per la cifra esorbitante di 20 milioni di euro!

La chiusura o la riconversione ad un impianto di recupero di materia sarebbero ragionevolmente inevitabili se non ci fosse di mezzo, come sempre accade, lo zampino della politica.  Ed è così che in Brianza il PD s’inventa il “delitto perfetto” per salvare il forno di Desio.
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