Le dichiarazioni del sindaco di Desio Corti riguardo il progetto di Bea dimostrano che non ha capito di cosa si sta parlando: è evidente, e lo ha confermato anche la presidente di Bea, che l’obiettivo è proprio bruciare i fanghi a Desio, tanto che il progetto di cui si parla è di essiccamento e caricamento fanghi: dato che lo fanno nel sito del forno non ci vuole un genio per comprendere che il caricamento dei fanghi altro non è che il conferimento degli stessi nell’impianto.

Come al solito Corti non ha vigilato e ha mancato di trasparenza, evitando accuratamente di informare il consiglio comunale per timore che si aprisse un dibattito pubblico che evidentemente dà fastidio. Ancora »

A giudicare dalla reazione precipitosa e scomposta da parte di Brianzacque, il mio post di venerdì scorso deve aver toccato qualche nervo scoperto: infatti la società ha immediatamente diramato un comunicato stampa nel quale il Presidente Boerci mi accusa dell'”ennesimo e sistematico attacco persecutorio e provocatorio”. Nel goffo tentativo di avvalorare la sua tesi il dott. Boerci si domanda come mai un consigliere regionale se la prenda solo con Brianzacque e non con le altre aziende idriche lombarde che adottano lo stesso modus operandi in materia di trasparenza.

Vorrei tranquillizzare il Presidente Boerci: non è in atto alcun attacco persecutorio nei confronti di Brianzacque. Il MoVimento 5 stelle è impegnato da anni per la legalità e la trasparenza in tutte le realtà pubbliche.

Riguardo il presunto disinteresse che mi rimprovera nei confronti del servizio idrico in Lombardia, se Boerci si fosse informato circa la mia attività di consigliere regionale prima di esprimere giudizi avventati saprebbe che il tema dei controlli idrici e della pubblicazione dei dati è già stato oggetto di una mia specifica interrogazione regionale nel febbraio 2015!

Anche in questa occasione si ripete uno schema già visto: a fronte di rilievi precisi e circostanziati avanzati dal M5S, Brianzacque non solo si guarda bene dall’accogliere gli spunti di miglioramento ma cerca di uscire dall’imbarazzo buttandola in caciara con la solita accusa della persecuzione politica! Ne prendiamo atto e andiamo avanti!

Apprendo con grande stupore, a seguito di un’interrogazione del nostro portavoce di Agrate Brianza Natale Cipolla, che Brianzacque ha denunciato il referente del Comitato Beni Comuni di Monza, Biagio Catena, per diffamazione, sembra a seguito di un Comunicato di contenuto peraltro non troppo distante dai miei post relativi alla selezione del direttore generale.

Nell’esprimere solidarietà a Biagio, mi auguro che la magistratura faccia presto chiarezza e verifichi se le affermazione contenute nel comunicato possano ritenersi o meno diffamanti, così da restituire a Biagio e al Comitato la piena serenità nell’esprimere le proprie idee.

Biagio, vale la pena ricordarlo, era già stato querelato nel 2013 dall’ex presidente di Brianzacque, l’avvocato Filippo Carimati, e nella sentenza di assoluzione il giudice ebbe a dichiarare “le espressioni critiche utilizzate dal Presidente del Comitato sono strettamente correlate alla denuncia di fatti concreti con l’obiettivo di segnalare la scarsa trasparenza della politica”. Sono certo che anche questa volta finirà con un’assoluzione. Intanto però l’azienda ha speso ben 7.580 euro di soldi pubblici per denunciarlo.

Il Comitato aveva perfino previsto che nessuno avrebbe ricoperto il ruolo di DG, cosa che poi è effettivamente successa. Unica cosa che non aveva indovinato è che il Presidente Boerci si sarebbe nominato lui stesso direttore con il relativo emolumento senza averne i requisiti!

Noi abbiamo fiducia nella magistratura e siamo certi che Biagio sarà assolto e che l’occasione sarà utile per fare chiarezza su questa e altre vicende di Brianzacque.

A fine novembre mi ero occupato dellistruttoria aperta dalla Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti su Brianzacque, la società che gestisce il ciclo idrico nella nostra provincia.

Ora sta circolando presso i sindaci e alcuni consiglieri comunali il pronunciamento definitivo della Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti, che dovrà essere pubblicato sul sito della società. La sezione regionale, dopo aver recepito le controdeduzioni della società, ha confermato in sostanza le criticità già rilevate in precedenza. Ancora »

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Il M5S e il Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza si battono da anni per ottenere una gestione pubblica del servizio idrico nel pieno rispetto dei principi di legalità e trasparenza mentre nei fatti le scelte operate dai vertici di Brianzacque e sostenute dai Soci continuano purtroppo ad andare nel senso contrario. Qui di seguito evidenziamo i punti critici.

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Sono trascorse circa due settimane dalla pubblicazione del post con il quale avevo evidenziato l’istruttoria in corso su Brianzacque presso la Corte dei Conti, relativa ad aumento delle spese per consulenze e incarichi esterni, modalità di conferimento di questi incarichi, procedure di selezione dei dirigenti, mancata procedura selettiva per la stipula dei contratti a tempo determinato.

Come M5S avevamo già denunciato a più riprese le irregolarità che sarebbero state compiute nella selezione per il conferimento dell’incarico di direttore generale, in particolare:
1) ammissione alla procedura selettiva di un parente del Presidente della Provincia nonché Sindaco del Comune di Cesano Maderno, nonostante il divieto, posto dal bando, alla partecipazione di soggetti legati da vincoli di parentela con esponenti politici di Enti soci di Brianzacque;
2) mancata attribuzione dei punteggi ai candidati da parte della Commissione, nonostante la previsione del bando, e conseguente conferimento di potere discrezionale nella scelta al Consiglio di Amministrazione, ovvero a un organo politico carente di adeguate competenze a giudicare la professionalità dei candidati stessi.

Nello scorso mese di luglio avevo espresso forti dubbi riguardo le improvvise dimissioni del’ing. Facchinetti, dopo nemmeno due mesi dalla nomina a Direttore Generale.

Ma ancora più “strana” è la mancata nomina del suo successore. Ancora »

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Pochi giorni fa avevo scritto delle dimissioni del neo direttore generale di Brianzacque. Molto probabilmente sono legate ai forti dubbi sulla trasparenza e la regolarità della selezione che avevamo evidenziato fin da subito. Tra i problemi sollevati, il fatto che la società si rifiutasse di dare tutte le carte della selezione a Marco Fumagalli, uno dei candidati che aveva partecipato al bando.

Fumagalli non si è dato per vinto e aveva chiesto aiuto al Difensore Regionale… che puntualmente ha risposto, dandogli ragione!

Ecco il suo messaggio!

Cari amici, è con soddisfazione che comunico che il difensore civico lombardo ha accolto la mia richiesta di riesame in relazione al diniego di accesso agli atti opposto da Brianzacque a seguito della selezione del Direttore Generale.

Come potete leggere dall’allegato , si afferma che Brianzacque è una società pubblica e pertanto hanno il dovere di esibire i documenti. La società aveva infatti negato l’accesso ritenendo che la selezione fosse di tipo privatistico e come tale non soggetta alle norme della L. 241/90 e delle altre a tutela della imparzialità della procedura (tra cui l’art. 35 della L. 165/2001).

Al di là che il Direttore Generale potrebbe essersi dimesso per le violazioni commesse nell’espletamento della selezione e nelle fasi successive, l’accoglimento della richiesta è una grande vittoria perché riafferma il principio della trasparenza e della partecipazione in queste società che sappiamo essere non di proprietà dei cittadini ma della casta e della partitocrazia.

Vi esorto pertanto ad intensificare le azioni di contrasto ai comportamenti illeciti al fine di garantire che l’acqua sia veramente pubblica e fonte di partecipazione democratica. Dobbiamo altresì essere presidio e tutela della legalità nonché dell’immagine di Brianzacque e della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici dell’azienda stessa.

Vi ringrazio fin d’ora per il contributo che potrete dare.

Non possono vincere contro chi non si arrenderà mai.

Marco Fumagalli

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Si addensano le nubi sull’acqua brianzola. A solo un mese e mezzo dall’insediamento, arrivano le dimissioni del neo Direttore Generale di Brianzacque Sergio Facchinetti.

Avevamo già espresso forti dubbi sulla trasparenza e la regolarità della selezione per l’affidamento dell’incarico di Direttore Generale, anche a seguito del rifiuto della società di mostrare le carte della selezione ad uno dei candidati.

Pare che le motivazioni ufficiali delle dimissioni siano dei generici (e poco credibili) motivi familiari e professionali. Poco credibili tanto quanto l’iter della selezione, come avevamo già denunciato pubblicamente come sempre in splendida solitudine.

Ebbene, mi è stato segnalato che uno dei candidati che ha partecipato alla selezione – già nel febbraio scorso – aveva scritto all’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone, per segnalare che, secondo voci insistenti, il vincitore del concorso sarebbe stato – con ogni probabilità – proprio l’ing. Facchinetti. Oggetto dell’esposto anche altri episodi molto strani, puntualmente verificatesi, come la singolare ammissione alla selezione di soggetti privi dei necessari requisiti.

Il Sindaco pentastellato di Vimercate Francesco Sartini ha già chiesto tutte le carte per fare luce su questa “singolare” vicenda.

L’impressione è che con queste dimissioni si cerchi di mettere una pezza a una vicenda che rischia di finire peggio di come è iniziata. Sembra proprio che il rispetto delle regole e il buon senso siano completamente mancati.

Ora ci attendiamo che il Consiglio di Amministrazione revochi il bando di selezione e rassegni immediatamente le proprie dimissioni!

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È necessario un intervento urgente. Bisogna cambiare.

A chiederlo, questa volta, non è solo il Movimento 5 Stelle, bensì il Direttore Generale del Comune di Monza, dottor Spoto.

Con una dura nota del 27 Giugno indirizzata ai vertici di Brianzacque, alla provincia e ai portavoce del M5S in consiglio comunale, anche il Comune chiede un intervento urgente per risolvere definitivamente la questione della presenza dei privati nella società che oggi gestisce il ciclo dell’acqua in Brianza.

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Ricevo dal nostro portavoce di Monza Gianmarco Novi e molto volentieri pubblico!

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L’incessante attività dei consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle nei comuni brianzoli, con la collaborazione degli esponenti del MoVimento a livello regionale e nazionale, ha permesso che la gestione del servizio idrico in Brianza rimanesse realmente pubblica, consentendo ai cittadini di risparmiare ben cinquanta milioni di euro che sarebbero stati sperperati per la riqualificazione del depuratore monzese di San Rocco.

Il solco verso l’adozione del servizio pubblico, che sia veramente pubblico e virtuoso, è stato tracciato: gli interventi sul depuratore, a parità di risultato, saranno realizzati con un investimento pari a un quinto del previsto!

Non lo ammetteranno mai, eppure il merito è del M5S e dell’azione costante di consiglieri comunali, regionali e parlamentari pentastellati.

Forti dei risultati ottenuti e del mandato dei cittadini, la nostra attività di controllo e indirizzo è proseguita con operazioni di accesso agli atti e con un incontro istituzionale il 19 gennaio scorso tra me (con il fattivo supporto di Marco Fumagalli del Comitato Beni Comuni) e il Presidente di Brianzacque Enrico Boerci.

In quella sede ho ricevuto il verbale dell’Assemblea dei Soci del 22 dicembre, nella quale i soci avevano nominato il nuovo Consiglio d’Amministrazione.

Oltre a constatare la mancanza di un vero cambio di guardia mi sono accorto che il voto del nuovo Consiglio era avvenuto con la partecipazione dei soci di società di capitali non pubbliche (AEB, Gelsia, ecc..), pertanto ho fatto notare che la votazione di questi soci appariva in contrasto con lo Statuto della società che recita testualmente: “possono comunque essere soci della società le società interamente controllate, anche in via indiretta, dagli Enti locali, fino al 31 (trentuno) dicembre 2013 (duemilatredici)…”.

Durante l’incontro ho chiesto delucidazioni a riguardo senza ottenere risposta. Ho poi verificato che anche in assemblee precedenti (quelle, ad esempio, sul famigerato Master Plan) i soci “privati” avevano costantemente votato. A questo punto ho richiesto formalmente alla società se fosse intenzionata per le occasioni future ad escludere i soci privati come da norme statutarie.

D’altra parte, il Comune di Monza, coerentemente con questa posizione, nella proposta di delibera 198 presentata in Commissione bilancio del 25/05/2016, ha scritto: “in ogni caso le società che partecipano al capitale societario non esplicano i diritti societari in seno all’assemblea, e non possono esercitare il diritto di voto, al fine di preservare la natura pubblica di società affidataria “in house” di un servizio pubblico locale, e in attesa che si concluda il processo sopra delineato”.

Siamo quindi al paradosso per cui Brianzacque, in contrasto con il proprio socio di maggioranza, in data 17 giugno ha risposto alle nostre istanze sostenendo che il percorso di retrocessione delle quote dei soci privati si concluderà nel corso dell’anno (è dal 2012 che lo sostengono) e con un parere legale in data 17 giugno 2016, ha affermato che “AEB … fanno ancora parte della compagine sociale della Società … potendo esprimere il proprio voto in misura proporzionale alle rispettive partecipazioni”. Tra l’altro, l’avvocato non ha citato giurisprudenza o dottrina e ci lascia pertanto nell’assoluta incertezza circa la posizione dei soci privati.

La conclusione del parere legale è ancora più tragica giacchè si afferma che “i predetti soci non risultano privi dei requisiti previsti per la partecipazione alla società per come determinati dalla vigente normativa di settore”.

Da notare che, al di là di sottili cavilli giuridici, la presenza o meno di società di diritto privato, rende meno forte il controllo analogo da parte dei Comuni soci (da qui il divieto della previgente normativa come affermato dal legale) ed eventualmente della giurisdizione della Corte dei Conti secondo la riforma Madia.

Rinnoviamo pertanto l’invito a porre all’ordine del giorno della prossima assemblea l’esclusione dei soci privati prima che il danno possa diventare irreparabile!

Gianmarco Novi

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Il nuovo Direttore Generale di Brianzacque è Sergio Facchinetti. Nel comunicato, la Società precisa che “la scelta della figura di vertice del management societario è stata oggetto di una selezione avvenuta in più step: prima, da parte di una società specializzata nell’attività di reclutamento del personale che ha esaminato 22 aspiranti direttori e che, al termine del procedimento, ha elaborato una short list composta da sei nomi. Quindi, da una commissione esterna “ad hoc”, composta da docenti universitari e professionisti, esperti di diverse materie: tecniche, economiche, giuridiche e finanziarie.”

Al di là dei proclami e delle buone intenzioni, nei fatti appare evidente la scarsa trasparenza adottata da Brianzacque nel condurre l’operazione e inevitabilmente tornano alla mente le voci di corridoio che nel già nel 2013 davano per favorito lo stesso Facchinetti: all’epoca un’analoga procedura di selezione fu aperta e poi misteriosamente chiusa.

Veniamo ai fatti di quest’anno: nell’avviso pubblicato sul sito della società il 19 gennaio 2016 viene descritta la procedura e in particolare al punto 5 sono indicati alcuni passaggi molto importanti che poi non hanno trovato riscontro nella realtà.

In relazione alla seconda fase valutativa, i criteri specifici di valutazione dei curricula e del colloquio, nonché i relativi punteggi, saranno stabiliti dalla Commissione giudicatrice e verranno recepiti nell’apposito verbale che verrà redatto nel corso dei lavori delle sedute di selezione.

Da quanto mi risulta, al termine della selezione Brianzacque avrebbe rifiutato l’accesso agli atti a un candidato. Se confermato, sarebbe un fatto molto spiacevole: se tutto è stato davvero improntato alla massima correttezza e trasparenza, come si conviene a una società pubblica, non si capisce perché non si debba mettere a disposizione dei candidati la documentazione che li riguarda.

Ma c’è di peggio. Proseguendo la lettura, si scopre che:

La graduatoria finale e il nominativo del/la candidato/a prescelto saranno pubblicati nel sito web della Società www.brianzacque.it

Nei fatti, l’unica informazione pubblicata sul sito è il nome del candidato prescelto: per quale motivo la graduatoria non è stata pubblicata come previsto dalla procedura? Questa reticenza è assolutamente inopportuna e inaccettabile! A maggior ragione se andiamo a leggere il passo successivo:

La società si riserva la facoltà di costituire una graduatoria dei candidati valutati idonei, con indicazione della durata di validità, cui fare riferimento in caso di mancata copertura della posizione per rinuncia o forza maggiore da parte dei soggetti primi classificati o per assunzioni future aventi ad oggetto analoghi profili professionali.

Dunque la funzione della graduatoria non si esaurisce oggi con la scelta del Direttore Generale ma potrebbe servire in futuro per attingere candidati per altri incarichi! A maggior ragione, insomma, si può sapere chi sono questi candidati – avvolti dal mistero – che, da un momento all’altro, potrebbero ritrovarsi catapultati sulla prima poltrona disponibile?

Brianzacque rispetti la procedura che essa stessa si è data nell’avviso di selezione e pubblichi la lista dei nomi con i relativi punteggi.

Diversamente, qualcuno potrebbe ragionevolmente sospettare che la società abbia qualcosa da nascondere!

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Da Statuto Brianzacque dovrebbe avere come soci solamente enti pubblici territoriali (Comuni e Provincia). Eppure nel recente rinnovo del consiglio di amministrazione pare che l’ennesima vergognosa spartizione delle poltrone di quei comitati d’affari che ci ostiniamo a chiamare partiti sia avvenuta anche a causa della presenza del socio AEB, che proprio un ente territoriale non è. E questo paradosso deriva dalla discutibile governance di Brianzacque – da sempre contestata dal Movimento 5 Stelle – che ancora oggi non può essere considerata una società interamente pubblica come stabilito dai cittadini tramite referendum.

Ma al di là di questa rivendicazione “storica” del MoVimento, ci sono fatti di stretta attualità – nel giorno di inaugurazione dei lavori di rifacimento del depuratore di Monza – che non andrebbero dimenticati.

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Dall’analisi svolta dal nostro portavoce monzese Nicola Fuggetta e dal Comitato Beni Comuni Monza e Brianza, è evidente come Brianzacque non abbia un’organizzazione in linea con l’esito referendario, che ha visto milioni di cittadini italiani esprimersi in favore della piena partecipazione dei cittadini alla gestione dell’acqua pubblica.

Partiamo dall’organigramma societario: salta subito all’occhio una scarsa attenzione verso gli strumenti partecipativi e di controllo. Pare che in diretta dipendenza dal Presidente vi siano solo un ufficio di Internal Auditing e uno per i Rapporti Istituzionali, ma non è nemmeno menzionata la figura del Responsabile Trasparenza e Corruzione, comunque nominato. Per non parlare del Comitato Tecnico di Controllo Analogo, previsto dall’articolo 25 dello Statuto aziendale, di cui mi domando se sia mai stato emanato il relativo Regolamento di funzionamento.

Già solo da questi primi rilievi appare evidente che la società non ha nella sua mission la trasparenza, il controllo e la partecipazione dei cittadini alla sua gestione, anche perché non è dato di sapere quali siano le procedure adottate per garantirle. D’altro canto, gli unici che hanno voluto ficcare il naso nelle vicende della società fino ad oggi, siamo stati noi del MoVimento, tramite una lunga serie di accessi agli atti.

Dall’analisi del numero dei dipendenti, delle retribuzioni e delle qualifiche appare evidente che ci sono tutte le possibilità per garantire una gestione virtuosa fondata sulla partecipazione e la trasparenza, senza che ciò determini un incremento di costi, ma solo una diversa e migliore organizzazione.

La professionalità delle risorse non è in discussione, quindi occorre individuare la modalità di impiego di queste risorse in modo proficuo e in linea con lo spirito referendario.

Purtroppo in Brianza, come in quasi tutto il resto d’Italia, lo spirito del referendum è stato tradito. Anche laddove ci sono società idriche dei comuni, queste sono nei fatti di proprietà dei partiti e non dei cittadini.

La partecipazione non è mai garantita e l’interesse pubblico va a farsi benedire. Basti pensare ad esempio all’incredibile vicenda del Master Plan di Brianzacque, che a seguito dell’istruttoria dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione, ha visto un repentino cambio di progetto con circa 50 milioni di euro risparmiati dai contribuenti brianzoli. E questo sempre grazie all’opera dei consiglieri del Movimento 5 stelle e del Comitato Beni Comuni, che avevano sollevato il caso!

La nostra lunga battaglia per fare di Brianzacque una società a totale partecipazione pubblica non è ancora terminata dato che una quota di circa il 4% è ancora in mano a società e non a enti locali. Ma anche se la società diventasse al 100% di proprietà di enti locali, non saremmo soddisfatti perché rimarrebbe comunque un ente di diritto privato, cioè una Società di Capitale (Srl).

E le scelte prese dagli organi decisionali tipici di una società di capitale non sono idonee a garantire la modalità di gestione che una società veramente pubblica dovrebbe avere.

Per questo vogliamo che Brianzaque, oltre ad intraprendere un percorso di impiego delle risorse umane che abbia come scopo la ricerca della trasparenza e della legalità, cambi il proprio assetto giuridico, trasformandosi in un’Azienda Speciale Consortile, cioè un ente di diritto pubblico.

Oltre quindi al completamento del percorso necessario affinché la società sia al 100% di proprietà di enti locali, è necessaria una riorganizzazione che faccia della trasparenza e della legalità un elemento imprescindibile della propria struttura.

Con il mancato pronunciamento del TAR in relazione al possesso o meno dei requisiti per l’affidamento del servizio in-house, si è fermato il processo di acquisizione delle quote da parte dei Comuni. La quota ancora in mano a AEB (e altri) impedisce la trasformazione in azienda speciale, obiettivo che perseguiamo da tempo e che sarà uno degli elementi fondanti della Proposta di Legge Regionale che depositerò nelle prossime settimane.

La nostra battaglia giudiziaria era finalizzata proprio a far avere i requisiti per l’in-house, per poi arrivare alla trasformazione in azienda speciale consortile, ma ciò non significa che nel frattempo la società non possa dotarsi di forme di partecipazione e controllo maggiormente performanti. 

La società deve quindi cambiare rotta e seguire un percorso di riorganizzazione interna finalizzato alla costituzione di un’azienda speciale consortile. E’ questo l’unico elemento che potrebbe garantire all’acqua brianzola di rimanere veramente pubblica e sotto il pieno controllo dei cittadini! L’alternativa porterà inevitabilmente a finire nell’orbita di qualche holding di diritto privato (seppur a partecipazione pubblica), con l’obiettivo finale della quotazione in Borsa.

E a quel punto lo spirito del referendum sarà bello che morto e sepolto!

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La replica di Brianzacque al nostro comunicato “l’Antitrust ci da ragione” – in cui la dirigenza della società sostiene che il parere dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è superato dalla successiva archiviazione del ricorso – è strumentale e finalizzata all’autoassoluzione che la società vorrebbe tanto concedersi.

Difatti l’archiviazione è semplicemente la chiusura standard di qualunque procedimento amministrativo (e quindi anche dell’Agcm) e non ha nulla a che fare con il contenuto e il merito del procedimento stesso. All’epoca del nostro ricorso i requisiti per l’affidamento del servizio idrico a Brianzacque non c’erano e questo l’Agcm lo dice a chiare lettere nei suoi pronunciamenti, dandoci pienamente ragione.

In ogni caso sia il Consiglio di Stato (nell’ambito del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica presentato dal Comitato Beni Comuni) che il TAR dovranno esprimersi esclusivamente sugli atti amministrativi che affidavano il servizio a Brianzacque in un momento in cui i requisiti non sussistevano, senza potersi spingere ad integrare il loro giudizio con valutazioni relative al percorso successivamente intrapreso dalla società.

Se tale percorso va verso la direzione giusta (pieno rispetto del referendum 2011, gestione totalmente pubblica dell’acqua, effettività del controllo analogo degli enti affidanti…) siamo convinti che lo si debba alla nostra azione politica e al nostro intervento giudiziario.

I signori di Brianzacque, una volta acceso il riflettore sul loro operato, non hanno potuto fare a meno di cambiare rotta e orientarsi verso la regolarizzazione del modello del servizio integrato secondo i parametri della giurisprudenza comunitaria e nazionale.

Al di là dei futuri pronunciamenti del Consiglio di Stato e del Tar, noi la nostra battaglia in difesa dell’acqua pubblica l’abbiamo già vinta.

 

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Nel febbraio 2010 uno sversamento di petrolio della Lombarda Petroli nel Lambro generava gravi danni al depuratore di Monza. Per i danni subiti Brianzacque, l’azienda che lo gestisce, ha richiesto e percepito, su iniziativa di Oronzo Raho in qualità di legale rappresentante e di Enrico Mariani quale responsabile degli impianti di depurazione, un consistente contributo regionale dell’importo complessivo di Euro 1.017.408.

E’ stata altresì accertata l’acquisizione da parte della società di 800 mila euro da parte della propria compagnia assicurativa QBE Insurance Europe LTD, sulla base delle medesime fatture presentate a Regione Lombardia e correlate al medesimo evento per il quale aveva ottenuto i contributi pubblici. Sia Raho che Mariani risultano indagati per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

La vicenda è diventata oggetto di una mia interrogazione con la quale chiedo alla Giunta Maroni di costituirsi parte civile nel processo a carico di Brianzacque e in subordine, di sottoporre la questione all’avvocatura regionale.

Mi stupisco che Regione Lombardia non abbia ancora manifestato la volontà di costituirsi parte civile. A questo punto sollecitiamo noi il governatore Maroni a farlo! Se provati i capi di imputazione, i danni patrimoniali per la Regione risulterebbero gravissimi.  La costituzione di parte civile, oltre che per la richiesta di danni, è indispensabile per la salvaguardia e la credibilità politica ed amministrativa dell’Istituzione che rappresentiamo. Sarebbe inoltre un segnale dovuto ai cittadini per manifestare la più completa estraneità e la buona fede della Regione rispetto agli eventi occorsi.

Insomma… Regione Lombardia batta un colpo!