Nel 2014 la Regione Lombardia aveva approvato una legge per la riduzione del consumo di suolo (legge 31 del 2014). Era una legge molto debole, che noi avevamo contrastato duramente in aula perché per un periodo di ben 30 mesi non solo non limitava, ma addirittura favoriva gli operatori nel realizzare le spropositate previsioni edificatorie contenute nei PGT dei Comuni. Si trattava insomma di un liberi tutti per il consumo di suolo!

Una cosa buona però quella legga ce l’aveva: le previsioni edificatorie che non venivano concretizzate entro i 30 mesi sarebbero state congelate in attesa che la Regione, la Città Metropolitana, le Province e i Comuni non recepissero dei nuovi criteri per limitare il consumo di suolo.

Questi famosi 30 mesi stanno per scadere (1 giugno 2017) e con essi stava per svanire anche l’incubo di vedere cementificate aree verdi in Lombardia pari a due volte e mezza l’estensione del Comune di Milano (a tanto ammontano le previsioni edificatorie non ancora realizzate nei comuni lombardi).

Tutto è bene quel che finisce bene dunque? Ancora »

schermata-2016-11-10-alle-14-18-45Una società immobiliare ha presentato al Comune una proposta di trasformazione urbanistica (Piano Integrato di Intervento Gilera Grandi) in un quartiere residenziale che prevede di utilizzare una parte di un parco pubblico esistente per la costruzione di tre grossi edifici residenziali: l’ennesima cementificazione senza senso che toglie spazi verdi alla comunità.

Ho presentato un’interrogazione all’assessore al territorio Viviana Beccalossi per chiedere se Regione Lombardia, che potrà aderire all’accordo di programma, è al corrente di queste criticità e se intende sostenere questo progetto fortemente osteggiato dai cittadini di Arcore.

I nostri territori sono già duramente massacrati dal lunghissimo ciclo di consumo e trasformazione irreversibile del suolo che la Lega, e le amministrazioni precedenti, hanno incentivato. Riteniamo assurdo continuare su questa linea. Il rilancio delle nostre città deve passare dalla tutela del verde e non dal sostegno ad aziende con la sindrome da costruzione compulsiva.

Mentre il mondo va in un direzione “green” la Lombardia è ancora attratta dal grigio del cemento. Ma quest’epoca è finita. I cittadini chiedono altro. Loro, e noi del M5S, si aspettano dall’istituzione regionale una maggiore attenzione verso quei parchi che rappresentano gli ultimi polmoni delle nostre martoriate città. Ora attendiamo la risposta dell’assessore per sapere se Regione Lombardia sarà complice di un nuovo scempio.

dddL’azione portata avanti in Regione 3 anni fa (imporre a Pedemontana di fare le analisi dei terreni coinvolti dalle ricadute della diossina di Seveso, prima di cominciare i lavori) ha portato nei mesi scorsi alla realizzazione dei campionamenti dei terreni e a breve si conoscerà lo stato di inquinamento del suolo.

Dalle prime risultanze, sembra confermata la presenta della diossina e la necessità di una bonifica con costi di varie decine di milioni di euro. I nodi stanno venendo al pettine.

Ora una domanda sorge spontanea: chi paga il conto? Pedemontana? le cui casse versano già in condizioni disastrose? Potrebbe essere la mazzata finale… I responsabili dell’inquinamento di 40 anni fa? si ciao, auguri! Qualcuno ha forse il coraggio di far pagare i proprietari dei terreni? per la serie, ti voglio espropriare il terreno per costruirci un’autostrada, però prima ti faccio pagare la bonifica e poi te lo esproprio… semplicemente impensabile!

E allora chi paga? Tramite una nuova interrogazione, ho fatto questa semplice domanda a Maroni… sono ansioso di sapere la risposta!

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Ricapitolando: prima si sparano stime di traffico del tutto irrealistiche, poi si progetta un mostro a 10 corsie promettendo mirabolanti compensazioni ambientali (che ancora oggi non ci sono nemmeno per le tratte già realizzate), infine si spendono (tutti e subito) i soldi pubblici stanziati per l’intera opera solo per fare il primo pezzettino e alla fine ci si trova senza soldi, praticamente in braghe di tela. E a questo punto la Regione Lombardia chiede altri soldi al Governo e viene un ministro da Roma a dire che è disponibile a rivedere il progetto?

Ancora »

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Fin ad oggi la politica locale aveva raccontato favole su Pedemontana. Mi fa piacere che i sindaci e il presidente della Provincia comincino a fare i conti con la realtà, dicendo quello che noi del M5S raccontiamo ai cittadini da anni: mancano miliardi di euro per concludere il progetto e le stime di traffico previste nel progetto originale sono del tutto sballate. E finalmente anche la Regione Lombardia, tramite l’assessore regionale Sorte, sta dando qualche segnale di abbandono della ridicola difesa ad oltranza di Pedemontana.

Ora i sindaci e la provincia propongono un piano B, che prevede alcune modifiche tra cui lo stralcio dell’ultimo tratto (quello bergamasco), l’eliminazione della terza corsia del tratto B2 e il mantenimento dello svincolo esistente a Desio al posto di quello faraonico previsto dal progetto originale. Con questi adeguamenti si risparmierebbero 1 miliardo e 300 milioni.

Peccato che anche questo piano B sia del tutto insostenibile dal punto di vista finanziario, si passerebbe da un buco di 3 miliardi ad uno di 1 miliardo e 700 milioni… non proprio bruscolini!

Ed è anche sbagliato perché, ancora una volta, insiste sulla mobilità stradale e sul consumo di suolo e non sul trasposto pubblico e sull’efficientamento della rete stradale esistente. Lo capirebbe anche un bambino che le previsioni di traffico (-42% rispetto ai piani originari) e la mancanza di fondi impongono l’abbandono totale del progetto e non la proposta miope di una “Pedemontana in tono minore”.

Questo accanimento terapeutico su Pedemontana è miope e senza senso.

Polo-Ospedaletto

Il 20 novembre 2014 il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni e l’assessore regionale al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo Viviana Beccalossi hanno dichiarato Con la nuova Legge sul Consumo di suolo, in Lombardia, le aree agricole e verdi non potranno essere più utilizzate per costruire. Si tratta di una svolta epocale.” Era una delle poche cose buone previste dalla legge: non si fermava la cementificazione delle aree verdi che i piani comunali prevedevano di urbanizzare, ma almeno le aree agricole di fatto e di diritto erano tutelate.

Le ultime parole famose. Non è passato nemmeno un anno dall’approvazione della legge che le aree agricole della nostra regione sono di nuovo in pericolo. Nella fattispecie  il territorio in questione è quello tra i comuni di Ospedaletto Lodigiano e di Livraga, nel Lodigiano, dove il colosso francese Fm Logistic intende costruire un immenso polo logistico che si estenderebbe per circa 200.000 mq su aree agricole!

Ma come  è possibile che si possa pensare di continuare a cementificare le aree agricole se c’è una legge che afferma il principio contrario? La parola magica è “Accordo di Programma”. Basta che gli enti coinvolti si mettano d’accordo tra loro e il gioco è fatto!

La politica in Italia funziona così, si fanno le leggi e si affermano dei bellissimi principi, ma poi dopo si fanno gli “accordi” per non rispettarli.

Molti sindaci del territorio pare stiano facendo a gara per far rientrare il proprio comune nell’imponente progetto, accecati dalla promessa di nuovi posti di lavoro per la comunità, il che significa consenso elettorale. Ma a quale prezzo? Secondo la Coldiretti con questa operazione si brucerebbero 200.000 mq di terra agricola fertile. Quella che viene definita la  “culla” del Grana Padano, con 1.377 aziende agricole, sarebbe così irrimediabilmente coperta da capannoni e attraversata ogni giorno da centinaia di tir.

Il gioco vale la candela? No. Scambiare la terra del nostro territorio in cambio di capannoni significa privare la popolazione, non solo della propria identità, ma anche del proprio futuro. Perché di capannoni abbandonati e aree industriali dismesse il territorio del Lodigiano, come tutta la Lombardia, è già tristemente ricco. E di fronte al fallimento di questo modello di mercato, la Regione, invece di tutelare i piccoli produttori, vuole sedersi a un tavolo per trattare l’eventuale costruzione di un polo logistico di tali dimensioni? Peccato che un altro di quei bei principi contenuti nella legge regionale sul consumo di suolo era proprio quello di favorire il riuso delle aree dismesse, per contrastare nuove colate di cemento. Ha ragione Coldiretti quando dice che si tratterebbe di una “tomba di cemento” per una zona che ha già perso il 16% del proprio suolo fertile negli ultimi anni.

Il M5S Lombardia ha già presentato un’interrogazione per capire quale posizione intende assumere la giunta nei confronti di questo progetto che contraddice la legge sul consumo di suolo con cui solo pochi mesi fa si è orgogliosamente riempita la bocca.

Maroni vuole assumersi questa responsabilità e essere complice dell’ennesimo saccheggio di terreno fertile ai danni dei suoi cittadini? Attendiamo risposte, noi non staremo certo a guardare.

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100 milioni, questa è la cifra che serve per pulire le acque del Seveso e farlo tornare un fiume degno di questo nome; un fiume, cioè, che chi vive come me da 40 anni in un comune rivierasco, non ha mai visto!

Ieri mattina in commissione ambiente abbiamo ascoltato i tecnici della Regione che hanno relazionato circa i problemi e gli interventi che servirebbero per riportare il Seveso in condizioni dignitose. Servirebbero da un lato degli interventi di potenziamento della rete fognaria dei comuni lungo l’asta del fiume e dall’altro occorrerebbe evitare il drenaggio delle acque meteoriche.

Bisognerebbe mettere in atto delle operazioni complesse e costose ma non si ha nemmeno un’idea chiara su cosa serva e cosa si debba fare in alcune zone, a causa della mancanza di un gestore unico del servizio idrico integrato (previsto dalla legge) che possa fare da regia e coordinatore degli interventi.

Qualche opera la regione la sta facendo, ma complessivamente siamo ben lontani dal riportare le acque del fiume in condizioni degne di un paese civile e il Contratto di Fiume stipulato da tutti gli enti interessati stenta a trovare attuazione.

Anche perché il Governo latita. Lo scorso anno, sull’onda emotiva delle esondazioni che avevano mandato sott’acqua una buona fetta di Milano (causando danni per svariate centinaia di milioni di euro), il Governo aveva promesso stanziamenti sia per risolvere il problema degli straripamenti che per pulire le acque del fiume.

Ma ad un anno di distanza, il fondi che dovrebbero arrivare sono davvero modesti e quei 100 milioni (cifra sottostimata secondo gli stessi tecnici della Regione) per pulire il Seveso sono ancora un miraggio e temo lo resteranno per lungo tempo. E intanto l’Italia subisce le condanne dell’Unione Europea e rischia di pagare multe salatissime per l’inquinamento dei nostri corsi d’acqua.

Welcome to Banana Republic!

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Ormai la Teem e la Brebemi sono realtà e la ferita al territorio lombardo è stato inferta; si può comunque cercare di limitare i danni.
Sull’onda dell’approvazione della nostra mozione sull’inedificabilità e la protezione delle spazi aperti ai lati dei lotti già realizzati di Pedemontana, ho presentato un’interrogazione all’Assessore regionale ai Trasporti, Alessandro Sorte, affinché anche gli spazi aperti lungo i lati di Teem e Brebemi vengano tutelati e protetti dal rischio di colate di cemento per realizzare centri commerciali e quant’altro.
Evitiamo che queste nuove autostrade diventino il pretesto per cementificare il territorio, come è successo per l’A4 Milano-Venezia!

Sul Sole 24 Ore di oggi è riportata la notizia che Pedemontana ha finalmente approvato il bilancio 2014, ma il Collegio Sindacale, la società di Revisione dei Conti e lo stesso Presidente avvertono che la continuità aziendale è a rischio e che per l’apertura anche delle prime tratte (A e B1) non c’è certezza (mancano all’appello 50 milioni di euro).

Il presidente informa che il nuovo piano finanziario è strutturato sulla base della defiscalizzazione ottenuta dal governo a inizio agosto (350 milioni di euro di esenzioni fiscali), di cui però, ammette candidamente, non sono ancora note le prescrizioni!

Welcome to Banana Republic!

 

Sole24Ore - 25 sett 14

 

a

La mia mozione che chiedeva lo stop della Pedemontana è stata respinta oggi in Consiglio Regionale, con la maggioranza di centrodestra che ha votato compatta contro e il centrosinistra che pilatescamente non ha partecipato al voto (vergogna!).

Il Movimento è l’unico che ha avuto il coraggio di dire NO SENZA SE E SENZA MA A PEDEMONTANA!

A futura memoria! Le chiacchiere stanno a zero: da oggi i cittadini sanno chi vuole Pedemontana e chi no!

b

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Martedì 4 marzo porterò in Consiglio Regionale una mozione per fermare la Pedemontana.

Non c’è più tempo da perdere, Pedemontana va fermata subito al Tratto A, in via di ultimazione, con l’immissione del traffico sulla A8 a Lomazzo. La realizzazione del tratto B1, fino all’imbocco della Milano-Meda a Lentate sul Seveso, sarebbe drammatico per tutta la Brianza. La superstrada è già oggi congestionata, l’arrivo di nuovo traffico da Varese, Como e Saranno getterebbe nel caos viabilistico i comuni sull’asse della Milano-Meda (Lentate, Barlassina, Seveso, Cesano, Bovisio Masciago).

I Comuni e la Provincia hanno già fatto sentire la loro voce, ora tocca al Consiglio Regionale. Le forze politiche che dovessero votare contro la mozione, se ne assumeranno la responsabilità di fronte ai cittadini.

La mozione porta finalmente in Regione un no forte e chiaro ad un’opera immaginata 50 anni fa in condizioni urbanistiche, industriali e ambientali del tutto diverse e che, se realizzata per intero, costerà 5 miliardi di euro.

Sono numerose le criticità dell’opera: tra queste il passaggio su di una zona ancora inquinata dalla diossina di Seveso e l’assenza di una copertura finanziaria per la realizzazione dell’intera infrastruttura.

All’incertezza dei tempi di realizzazione si aggiunge l’insostenibilità ambientale della costruzione, la superficie della Provincia di Monza e della Brianza infatti è tra le più urbanizzate d’Italia. Sono poi stati rilevati diversi profili di illegittimità al progetto della tratta B2, tanto che presso il Tar è depositato un ricorso in attesa di giudizio.

Finalmente nelle istituzioni si da voce ad una posizione condivisa da molti cittadini, comitati e associazioni ma che non ha mai trovato una sponda politica in Regione.

Questo atto costringerà tutti i gruppi politici, con il voto in commissione, a esprimere la loro idea di futuro della Lombardia. Il nostro no a Pedemontana non ha nulla di ideologico ma interpreta perfettamente l’idea della Lombardia nella quale ci piacerebbe vivere: meno traffico non vuol dire più autostrade ma più trasporto pubblico e meno auto. Abbiamo bisogno di un cambio di paradigma culturale: costruire autostrade non è sinonimo di progresso e sviluppo economico. Da questo punto di vista il grande lavoro svolto dai comitati locali è la dimostrazione che come spesso succede i cittadini sono più avanti dei politici.

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Una mozione sulla costruzione del tratto brianzolo dell’autostrada Pedemontana approvata all’unanimità nel settembre 2013 dal Consiglio regionale è rimasta lettera morta.

La mozione impegnava il Presidente Maroni e la Giunta Regionale ad attivarsi per una serie di azioni concrete per tutelare la salute dei cittadini interessati all’opera, a partire dal pretendere che la società Pedemontana adempia ad una importante prescrizione del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) che impone un supplemento d’indagine in merito alla presenza di diossina nell’area colpita dal disastro di Seveso e interessata agli scavi dell’opera, così come il rispetto della legge (d.lgs 152/06) che prescrive la realizzazione di un Piano di Caratterizzazione e l’Analisi di Rischio del Sito.

La comunicazione del Presidente Maroni sullo “Stato d’attuazione degli adempimenti previsti dagli atti di indirizzo politico approvati dal Consiglio Regionale terzo trimestre 2013“, un documento che monitora l’attuazione di mozioni, ordini del giorno e risoluzioni, dice genericamente che verranno prese tutte le precauzioni del caso, ma di azioni concrete per ottemperare alle precise prescrizioni del Cipe e della legge, non vi è traccia.

Lo stato di attuazione della mozione è a dir poco scoraggiante e risulta un capolavoro di superficialità e inadempienza. La mozione è, di fatto, totalmente ignorata dalla Giunta. Ho scritto al presidente della Commissione regionale Territorio perché si dia un seguito all’impegno preso. Il Comune di Desio, il Comune di Seveso e varie associazioni ambientaliste, hanno recentemente inviato un atto di diffida a Pedemontana-APL, CAL, Regione Lombardia perché non si proceda all’approvazione del progetto esecutivo della tratta B2 e C di Pedemontana senza la preventiva effettuazione delle indagini di cui alla prescrizione CIPE come chiedeva la mozione.

Presidente Maroni, a che gioco giochiamo? Recentemente Lei ha dichiarato alla stampa “Quello che decide il Consiglio, per quanto mi riguarda, è Vangelo. Daremo immediata attuazione alla mozione approvata“. Non si riferiva purtroppo a questa mozione… La invito ad una maggiore osservanza dei Testi Sacri, non solo di quelli che piacciono a Lei!

EX CAVA GERRI CAMBIAGO

Ho depositato un’interrogazione all’Assessore all’Ambiente Claudia Terzi per sollecitare la bonifica del sito ex cava Gerri di Cambiago (MI), nota come “Lago Nero”. Il sito risulta essere uno dei siti più inquinati della Lombardia: nel lago vi sarebbe una miscela indefinibile di nafta, idrocarburi, bitume, copertoni.

Quel sito è impressionante: è una pozza nera e maleodorante nel verde che potrebbe diventare una minaccia per la falda acquifera. Il Comune di Cambiago ritiene che sia urgente la bonifica ma dichiara di non avere le risorse. Chiedo dunque all’Assessore all’Ambiente Terzi che la Regione Lombardia si faccia carico di un contributo per il finanziamento della bonifica. Chiedo inoltre la disponibilità della Regione a fornire un supporto tecnico, anche tramite ARPA, per la rinaturalizzazione procedendo anche con ulteriori analisi presso il sito!

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A seguito della lettera di protesta che ho inviato al Presidente della Commissione V, oggi ho ricevuto conferma che la Risoluzione su Pedemontana verrà discussa nella seduta di giovedì 5 dicembre!
Invito tutti i cittadini interessati al tema a presenziare alla seduta di commissione, facciamo sentire che il problema Pedemontana è sentito e i cittadini chiedono delle risposte!

La Risoluzione è nata da un lungo confronto con tutti i cittadini dei comitati e delle associazioni che da anni si occupano dell’impatto che tale autostrada avrebbe sul territorio brianzolo.

Ecco qui di seguito il testo che andrà in discussione:

Il Consiglio regionale lombardo

VISTA
La mozione n. 72 approvata il 17 settembre 2013 dal Consiglio regionale lombardo;

VISTO
Il PDL n.. “Modifiche alla legge regionale 15/2008 “Infrastrutture di interesse concorrente statale e regionale”;

SENTITE
Le audizioni dei comitati civici e di cittadini in merito alla realizzazione del tratto brianzolo della Pedemontana, che si sono svolte in V Commissione “Territorio e Infrastrutture” il 19 settembre 2013;

PREMESSO CHE
Il 10 luglio 1976 dallo stabilimento Icmesa di Meda (MB), uscì una nube altamente tossica, contenente varie sostanze tra cui la molecola di tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), che contaminò 1810 ettari di territorio nei comuni di Seveso, Cesano Maderno, Meda, Bovisio Masciago, Desio e su una piccola porzione, Barlassina;
L’area colpita dall’incidente venne divisa in tre zone, A, B, R, a contaminazione del suolo decrescente.
Negli anni successivi si susseguirono interventi di bonifica, limitatamente alla zona A, e studi epidemiologici sulla popolazione residente, nonché studi di valutazione dei rischi per la stessa popolazione. Nell’area B furono realizzati trattamenti di tipo agricolo al fine di diluire la diossina e favorirne la fotodegradazione. L’area B restava tuttavia inquinata con livelli di diossina superiori ai limiti previsti per i siti con destinazione d’uso verde pubblico-residenziale, ma anche industriale, e per tale motivo nuovi interventi su quelle aree richiedono l’effettuazione di indagini ed interventi previsti dal d. lgs. 152/06, richiesti anche specificatamente da CIPE;

VERIFICATO CHE
La Pedemontana Lombarda, detta anche Sistema Viabilistico Pedemontano, è un insieme di tratte autostradali che passa attraverso le province di Varese, Como, Monza-Brianza, Milano e Bergamo, un’infrastruttura autostradale di complessivi 86,7 km. I comuni di Seveso, Meda, Barlassina, Cesano Maderno (tratta B2) e Desio e Bovisio Masciago (tratta C) sono interessati dal progetto autostradale e dalle opere di viabilità complementare connesse;
L’opera viabilistica Pedemontana transita all’interno di aree classificate come contaminate a seguito dell’evento ICMESA, spingendosi all’interno dell’area del “Bosco delle Querce”, ambito di memoria che contiene le vasche di raccolta dei terreni altamente contaminati;

CONSIDERATO CHE
Pedemontana, con la supervisione di Regione Lombardia, ARPA e in accordo con i Comuni, ha effettuato campionamenti ed analisi a supporto del progetto definitivo (primavera e autunno 2008). La prima ha evidenziato alcuni superamenti del limite verde con superamenti del limite industriale (in 10 casi su 127 campioni) con una distribuzione prevalentemente superficiale degli inquinanti. Intorno ai punti di superamento si è condotto l’approfondimento dell’ottobre 2008 che ha confermato i precedenti risultati, portando ad affermare la necessità di una maggior attenzione nella movimentazione dei terreni in fase di cantiere (http://www.pedemontana.com/comunicati_view.php?id=59);
Nel 2011 è stato pubblicato lo studio: “Dioxin Exposur and Cancer Risk in the Seveso Women’s Health Study”; Warmer M., Mocarelli P. et al; Environ Health Perspect. 2011 Dec. Per la prima volta un’indagine epidemiologica dimostra che l’esposizione a diossina nel passato è significativamente relazionata all’incidenza di ogni tipo di cancro;

CONSIDERATO INOLTRE CHE
Non sembra opportuno intervenire su suoli così inquinati tanto più eseguire lavori così invasivi per il territorio;

VALUTATO CHE
Entro fine 2013 è prevista la conclusione della tratta A ed, entro marzo 2014, dei primi lotti di tangenziali di Como e Varese del Sistema Viabilistico Pedemontano. Per il secondo lotto invece il concessionario pensa di procedere per singole tratte in relazione alle disponibilità economiche. Per la conclusione dell’intera opera è necessario poter disporre della liquidità da parte dei soci (comunicazione dell’assessore Del Tenno alla Giunta regionale del 3/4/2013);

Ad oggi l’opera non è interamente finanziata. Con l’opportunità di defiscalizzare l’opera è stato impostato un piano economico finanziario che permette di ridurre la ricapitalizzazione da 1,2 miliardi a 850 milioni di euro (fonte: Lombardia Notizie 17/9/2013). La copertura finanziaria è garantita per le sole tratte A e B1, ad oggi nessuna certezza per le tratte B2, C e D (fonte: il Giornale di Seregno 24/9/2013 “Giordano: nessuna certezza sulla copertura finanziaria”);

CONSIDERATA
la fortissima preoccupazione dei sindaci dei Comuni sulla tratta B2 per l’insostenibile congestionamento della superstrada Milano-Meda nel caso si dovesse realizzare il collegamento da Lomazzo a Lentate sul Seveso (tratta B1) con conseguente riversamento sulla superstrada del traffico proveniente da Como e Varese (fonte: Il Cittadino di Monza e Brianza 21/09/2013 “La rabbia dei Sindaci: lasciati in un pantano”);

VALUTATO INOLTRE CHE
Il bando per l’affidamento dell’incarico di direzione lavori per il secondo lotto della Pedemontana è stato recentemente annullato: la società concessionaria ha deciso di gestire la direzione dei lavori al suo interno, alla luce delle difficoltà finanziarie riscontrate
(fonte: http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/art/progetti-e-concorsi/2013-09-25/pedemontana-lombarda-ritira-maxibando-104938.php?uuid=AbbXVWbI);

La società Serravalle detiene il 76,42% delle quote di Pedemontana. Le due aste per la cessione delle quote di provincia e comune di Milano di Serravalle sono andate deserte: questo fatto mette a rischio la realizzazione sia di Pedemontana stessa sia di Tangenziale esterna est Milano (fonti: Corriere della Sera Milano 19/9/2013; Sole 24 ore 11/7/2013);

Secondo la comunicazione dell’assessore Del Tenno del 3 aprile 2013 “per pedemontana, sussistono sia problemi di carattere territoriali dovuti all’avanzamento dei cantieri (rumori, polveri, etc.) sia criticità attinenti la certezza della complessiva realizzazione dell’opera”;

PRESO INOLTRE ATTO CHE
I cittadini dei comuni di Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Seveso e Desio hanno rilevato diversi profili di illegittimità del progetto e hanno inoltrato al TAR un proprio ricorso contro la delibera di approvazione del CIPE (delibera del 6.11.2009, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 18.2.2010) contestando:
– che il progetto definitivo è stato modificato in sede di approvazione per la tratta B2, prevedendo la realizzazione del tracciato stradale fuori terra, a differenza di quanto previsto dal progetto preliminare (marzo 2006) che prevedeva, invece, una soluzione in interrato, come altresì indicato da Regione Lombardia con DGR VII/17643. Queste modifiche non sono state assunte con il recepimento di prescrizioni o raccomandazioni impartite dal CIPE nel progetto preliminare, bensì derivano da scelte del Collegio di Vigilanza dell’Accordo di Programma, sottoscritto il 19 febbraio 2007;
– la violazione della normativa, nazionale e comunitaria in materia di tutela ambientale e, in particolare, in relazione alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) dei P/P e a quella di Valutazione d’impatto ambientale (VIA);
– l’approvazione della L.R. 15/2008 denominata “Infrastrutture di interesse concorrente statale e regionale”, che consente “in deroga” alla L.R. 60/1985 “Istituzione di vincoli e destinazioni d’uso nell’area bonificata sull’incidente Icmesa” alla Pedemontana l’attraversamento del Parco Naturale del Bosco delle Querce;

CONSTATATO CHE
I lavori di Pedemontana sono partiti a 30 anni di distanza dal periodo di concepimento dell’opera. Nel frattempo il territorio interessato dal tracciato si è progressivamente deindustrializzato, l’inquinamento atmosferico è aumentato ed il suolo è stato rapidamente urbanizzato;
Gli scenari di mobilità che è oggi possibile prevedere non coincidono con i valori considerati per giustificare la realizzazione di quest’opera infrastrutturale, anche in ragione di un mutamento dei trasporti merci internazionali e interregionali;
Sembra esserci un minore interesse da parte degli istituti di credito a finanziare l’opera, probabilmente in virtù della difficoltà a rientrare dei capitali investiti entro tempi certi;

CONSTATATO INOLTRE CHE
La superficie urbanizzata della Provincia di Monza e della Brianza è tra le più alte in Italia. L’indice medio di consumo di suolo, calcolato come rapporto tra superficie urbanizzata e superficie totale, supera il 53%: la più alta percentuale fra le province lombarde. I comuni più urbanizzati sono Lissone, Vedano al Lambro e Bovisio Masciago, che arrivano anche a superare il 90% di indice di consumo di suolo. E’ in corso in Regione Lombardia un ampio dibattito finalizzato alla revisione della legge regionale 12 del 2005 al fine di contenere in consumo di suolo regionale;

IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE E LA GIUNTA REGIONALE LOMBARDA

1. Intervenire presso gli enti competenti al fine di limitare la realizzazione dell’opera infrastrutturale “Collegamento autostradale tra Dalmine, Como, Varese, Valico del Gaggiolo ed opere connesse” – Pedemontana Lombarda – alla tratta A (tra lo svincolo di Cassano Magnago sulla A8 e lo svincolo di Lomazzo sulla A9) e le tangenziali di Varese e Como così come individuate nel contratto sottoscritto il 26 agosto 2008 tra società Autostrada Pedemontana Lombarda e la società di progetto denominata Pedelombarda Scpa, spostando le risorse economiche destinate alle tratte B1, B2, C e D verso investimenti di messa in sicurezza del territorio, di potenziamento del trasporto pubblico su ferro e di messa in sicurezza/risanamento della rete stradale esistente.

2. A prevedere un tavolo di verifica dell’effettiva realizzazione di tutte le compensazioni ambientali previste per le tratte già in essere;

3. A elaborare un Piano d’Area – per il territorio interessato dal passaggio di Pedemontana – che preveda un buffer di inedificabilità sui due lati dell’infrastruttura, degli svincoli, delle opere di viabilità accessoria;

4. Ad istituire, al fine di realizzare e tutelare la rete ecologica regionale (in particolare il corridoio ecologico n. 28) e di rafforzare il grado di tutela su di un territorio fortemente edificato, nuovi Parchi Regionali, a partire da quello della Brughiera (il cui iter era già in fase avanzata a fine anni ’90) e da quello definito dall’unione dei PLIS della Brianza Centrale e del Grugnotorto –Villoresi, fortemente voluto dai Comuni della zona, in primis il Comune di Desio.

5. Ad adottare provvedimenti precauzionali diretti alla tutela della salute pubblica attraverso il monitoraggio dal punto di vista sanitario e urbanistico delle modalità di trasformazione e trattamento dei suoli, intervenendo con opportuni atti sugli strumenti di pianificazione regionale, provinciale e comunale, sulla base di rinnovate campagne di caratterizzazione del livello di contaminazione da TCDD, Diossine e Furani sui terreni delle ex zone A-B ed R dell’incidente Icmesa che dovranno essere condotte direttamente dagli enti pubblici sovraordinati (Regione – Provincia) in coordinamento con tutti gli enti locali interessati.

6. A prevedere l’ampliamento del Bosco delle Querce ad est, con l’inserimento nei suoi confini delle aree site nel Comune di Seveso prospicienti via della Roggia.

Grande convegno al Pirellone questo giovedì: con “Rinnoviamo l’energia” parleremo della Politica Energetica di Regione Lombardia.
Saranno presenti, tra gli altri, relatori del calibro di Angelo Raffaele Consoli, Direttore Europeo della Foundation on Economic Trends di Jeremy Rifkin, Claudia Terzi, Assessore regionale all’Ambiente, Paolo M. Rocco Viscontini, Amministratore Delegato di Enerpoint (una delle aziende di riferimento a livello nazionale del settore delle energie rinnovabili) e Paola Brambilla, Presidente del WWF Lombardia.

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L’ingresso è libero, gratuito e non è richiesta alcuna iscrizione/registrazione per poter accedere alla sala… che può contenere 400 persone!!

GIOVEDì 24 OTTOBRE, ORE 17
AUDITORIUM GABER
PALAZZO PIRELLI
PIAZZA DUCA D’AOSTA, 3
MILANO

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Il Movimento 5 Stelle Lombardia ha depositato oggi una risoluzione in Commissione Territorio e Infrastrutture che chiede di fermare il progetto di Pedemontana.

L’iniziativa, nata dal confronto tra il Movimento e i comitati e le associazioni locali, porta finalmente in Regione una voce fuori dal coro su di un’opera immaginata 50 anni fa in condizioni urbanistiche, industriali e ambientali del tutto diverse e che, se realizzata per intero, costerà 5 miliardi di euro.

Sono numerose le criticità rilevate dal Movimento 5 Stelle e dai comitati locali della Brianza alla realizzazione della Pedemontana. Tra queste la costruzione di una grande infrastruttura su di una zona ancora inquinata dalla diossina di Seveso e l’assenza di una copertura finanziaria per la realizzazione dell’intera infrastruttura, di cui sono stati avviati i lavori solo per alcuni lotti.

All’incertezza dei tempi di realizzazione si aggiunge l’insostenibilità ambientale della costruzione, la superficie della Provincia di Monza e della Brianza infatti è tra le più urbanizzate d’Italia. Sono poi stati rilevati diversi profili di illegittimità al progetto, tanto che presso il Tar è depositato un ricorso in attesa di giudizio. Pedemontana si spingerebbe poi persino, grazie ad una deroga, all’interno dell’area del “Bosco delle Querce”, un sito della memoria per l’incidente di Seveso che accoglie nel sottosuolo vasche di materiale inquinato.

Il Movimento 5 Stelle chiede alla Regione Lombardia un passo indietro e, come si legge nell’atto, di “limitare la realizzazione dell’opera infrastrutturale alla tratta A (tra lo svincolo di Cassano Magnago sulla A8 e lo svincolo di Lomazzo sulla A9) e le tangenziali di Varese e Como”.

Gianmarco Corbetta, portavoce di Movimento 5 Stelle e primo firmatario della risoluzione, dichiara: “Finalmente nelle istituzioni si da voce ad una posizione condivisa a molti cittadini, comitati e associazioni ma che non ha mai trovato una sponda politica in Regione”.

“Questo atto costringerà tutti i gruppi politici, con il voto in commissione, a esprimere la loro idea di futuro della Lombardia. Il nostro no a Pedemontana non ha nulla di ideologico ma interpreta perfettamente l’idea della Lombardia nella quale ci piacerebbe vivere: meno traffico non vuol dire più autostrade ma più trasporto pubblico e meno auto. Abbiamo bisogno di un cambio di paradigma culturale: costruire autostrade non è sinonimo di progresso e sviluppo economico. Da questo punto di vista il grande lavoro svolto dai comitati locali è la dimostrazione che come spesso succede i cittadini sono più avanti dei politici” , argomenta Corbetta.

La risoluzione del Movimento 5 Stelle chiede anche “un tavolo di verifica dell’effettiva realizzazione di tutte le compensazioni ambientali e “l’ampliamento del Bosco delle Querce”.

“Fermare l’opera ai lavori già in essere non basta. Con la risoluzione vorremmo che in regione ci si assumesse la responsabilità di prevedere l’inedificabilità ai lati dei tratti della autostrada già in costruzione, a istituire nuovi parchi regionali e a prendere ulteriori precauzioni, fino alla bonifica, delle aree ancora oggetto di contaminazione da diossina, indipendentemente dal passaggio del mostro di cemento”, conclude Corbetta.

Dato che in Commissione Territorio ci stiamo occupando molto di Aler, venerdì scorso ho fatto un sopralluogo in uno dei quartieri più degradati di Milano, per toccare con mano la situazione. Lo spunto è arrivato dal nostro valoroso consigliere di zona Massimiliano Toscano, che da anni si batte per la riqualificazione di questa zona della città, partendo dall’abc… i giardinetti di quartiere, frequentati da tanti bambini.
Accompagnati da una dirigente dell’Aler e da alcuni funzionari, ci siamo resi conto della complessità dei problemi di Gratosoglio, un mix di mancanza di investimenti nella manutenzione delle zone comuni, scarsa chiarezza nell’attribuzione delle competenze (tra Aler e Comune di Milano), criticità legate al controllo del territorio e all’ordine pubblico e, non ultimo, una mancanza di senso civico di parte degli abitanti del quartiere.
Al di là della buona volontà e dell’impegno dei dipendenti Aler, occorre individuare una strategia di lungo termine che comporti investimenti per contrastare il degrado urbano, mantenere il rispetto della legge e sensibilizzare i cittadini aumentandone il senso civico.

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Oggi in Commissione Territorio e Infrastrutture c’è stata un’audizione molto partecipata da parte dei cittadini brianzoli sul tema Pedemontana. Sono contento di aver contribuito a creare questa opportunità. Ora però la Commissione e il Consiglio Regionale non potrà far finta di nulla, faremo nostre le richieste dei comitati e delle associazioni, con una proposta di risoluzione: tutti i partiti dovranno assumersi le proprie responsabilità di fronte ai cittadini, votando a favore o contro la risoluzione!

Comunicato stampa. M5S Lombardia. Pedemontana. Corbetta: opera inutile, una risoluzione porterà in regione le richieste dei cittadini

E’ in corso, nella Commissione regionale lombarda Territorio e Infrastrutture, una audizione, richiesta dal Movimento 5 Stelle per conto di tutte le associazioni e i comitati brianzoli che si oppongono alla realizzazione di Pedemontana.

All’audizione, tra le iniziative del Movimento per ricominciare a portare nelle Istituzioni la voce dei cittadini, dei comitati e delle associazioni che operano direttamente sul territorio, partecipano, tra gli altri: Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile, i comitati Cives, Cesano per noi, Legambiente Desio, il Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza.

Finalmente le istanze dei cittadini trovano ascolto in Regione. L’audizione è il punto di arrivo di un lungo lavoro preparatorio di incontro e confronto tra il Movimento e l’associazionismo che opera sul territorio che sta incominciando a dare i suoi frutti. “Ascoltare le persone coinvolte dall’opera, a due giorni da un Consiglio regionale che ha portato in evidenza il rischio diossina per i cantieri della Pedemontana nella zona di Seveso è un atto dovuto”, spiega Giammarco Corbetta, consigliere del Movimento 5 Stelle Lombardia.

“Fino ad oggi la Regione non si è curata di ascoltare i cittadini – continua Corbetta – mentre le audizioni rischiano generalmente di concludersi con qualche pacca sulle spalle e vaghe promesse”.

“Non andrà così. Il Movimento 5 Stelle farà sue le richieste espresse dai comitati e, sulla Pedemontana, presenterà una risoluzione che obbligherà i gruppi consiliari a prendere pubblicamente, con il voto in commissione, un’assunzione di responsabilità. La Pedemontana è, e resta, una delle tante grandi opere inutili di questo Paese. E’ uno spreco di risorse in un periodo di forte crisi che arricchisce solo le tasche delle solite grandi imprese costruttrici e fa male al suolo e alla salute”, conclude il portavoce del Movimento 5 Stelle.

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Oggi il Consiglio Regionale ha approvato la mozione che impegna la Giunta a richiedere alla società Pedemontana un piano di caratterizzazione finalizzato alla bonifica delle aree contaminate dalla diossina dell’ICMESA di Seveso e interessate al passaggio dell’autostrada Pedemontana.

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ECCO IL MIO INTERVENTO IN AULA
Eppur si muove… verrebbe da dire. Oggi finalmente il consiglio regionale affronta il tema del rischio derivante dal passaggio di Pedemontana nell’area brianzola colpita negli anni 70 dalle ricadute di diossina dell’incidente ICMESA di Seveso.

Il 10 luglio 1976 è una data scolpita nella memoria degli abitanti di Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago, Desio e Meda: in quel giorno, furono investiti dalla nube tossica prodotta dal surriscaldamento di un reattore per la produzione di triclorofenolo della ditta ICMESA di Meda.

A causa di quel surriscaldamento la reazione chimica sfuggì di controllo e produsse una quantità tutt’ora imprecisata di TCDD, la più tossica delle diossine. Se ancora oggi non sappiamo con esattezza la quantità di sostanza tossica che fu riversata nell’area colpita, quello che invece è certo è che quella diossina non si è spostata da lì: a ribadirlo sono le analisi preliminari dei terreni, effettuate dalla società Pedemontana nel 2008, che – confermando esiti analoghi ottenuti da analisi condotte in anni precedenti – certificano concentrazioni di TCDD superiori alle soglie critiche tollerate nei terreni di quelle che nel 1976 furono chiamate “zona B” e “zona R”.

Ora, in questa grande area inquinata si vorrebbe far partire a breve i cantieri della più gigantesca opera autostradale prevista in Europa.

La speranza che la diossina, dopo un così lungo periodo, fosse scomparsa, decomposta o dissolta, è stata duramente smentita dai risultati delle analisi. Ancora oggi il suolo di quel territorio risulta gravemente contaminato.

Nel momento in cui dovessero partire i cantieri di Pedemontana, che prevedono enormi sbancamenti di terreno per realizzare 8 corsie autostradali, giganteschi svincoli e stazioni di servizio proprio lungo il tracciato del fall-out della nube tossica, quella diossina si solleverebbe per aria insieme alle polveri dei cantieri, tornando a essere un problema sanitario, in primo luogo per le maestranze impiegate nei cantieri e per i residenti dei quartieri vicini.

Il tema è molto sentito sul territorio ed è fonte di grande preoccupazione per i cittadini di Seveso, Meda, Barlassina, Cesano Maderno, Desio e Bovisio Masciago, che hanno già pagato a caro prezzo l’incidente dell’ICMESA.

Abbiamo deciso di lavorare a questa mozione, insieme al PD, su sollecitazione di alcune associazioni del territorio, perché ci sembra importante che della criticità DIOSSINA e sbancamenti di terreno contaminato, si iniziasse finalmente a parlarne anche in Regione Lombardia e che la Regione assumesse un ruolo responsabile che non ignorasse il rischio conseguente all’eventuale passaggio della pedemontana nelle zone contaminate da TCDD.

Insomma, dopo la seppur tardiva presa di coscienza dei sindaci, ora anche Regione Lombardia non può far più finta di niente e deve riconoscere la necessità di condurre un piano di caratterizzazione finalizzato alla bonifica delle aree interessate al progetto autostradale.

Questo però non significa che diamo per scontata la realizzazione delle tratte mancanti di Pedemontana. Fermare la realizzazione dell’opera autostradale alla tratta A (dalla A8 a Cassano Magnago alla A9 a Lomazzo), spostando gli investimenti delle tratte B1, B2, C e D in interventi sul trasporto pubblico e di messa in sicurezza o riqualificazione della rete stradale esistente resta palesemente la soluzione migliore.

Difatti la realizzazione del tratto brianzolo della Pedemontana presenta innumerevoli criticità, di cui la diossina è solo una delle principali: il mancato interramento della tratta, che porta l’autostrada a sfiorare le abitazioni, la mancata redazione della VAS, il costosissimo sistema tariffario, lo svincolo di Desio tra i più grandi d’Europa, il consumo del poco territorio libero rimasto nella provincia più cementifica d’Italia.

Senza contare gli enormi problemi anche sul versante della sostenibilità finanziaria, dal momento che il suo costo, vicino ai 5 miliardi di euro, ben difficilmente verrà coperto dal pubblico e/o dal privato.

Insomma, con questa mozione ci prepariamo al peggio, ma siamo fiduciosi sul fatto che in Brianza questa disastrosa autostrada non arriverà mai. I momenti di crisi economica come quello che stiamo vivendo, a volte hanno anche degli inaspettati risvolti positivi: possono fermare lo spreco di denaro pubblico in grandi opere inutili e inducono tutti ad un cambio di paradigma culturale: costruire autostrade non è un fattore di progresso né di sviluppo, oggi non siamo in una situazione di carenza di autostrade, bensì in una situazione di eccesso di traffico… e continuare a costruire autostrade non potrà che peggiorare la situazione!