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Il prolungamento linea metropolitana M2 da Cologno Nord a Vimercate, la Metrotranvia Milano-Limbiate, una nuova stazione ferroviaria a Monza San Rocco e il Prolungamento della linea metropolitana M5 fino a Monza. Sono queste le sollecitazioni contenute in 4 atti che ho depositato e che saranno discussi domani dal consiglio regionale riunito per l’approvazione del Piano regionale della mobilità e dei trasporti.

Abbiamo scelto di chiedere alla Giunta Regionale di fare tutto il possibile per delle opere strategiche attese da anni.
La ristrutturazione della linea tramviaria esistente e l’investimento sul prolungamento delle metropolitane sono sinonimi di più mobilità sostenibile e meno inquinamento per la Brianza.

Purtroppo il Piano regionale della mobilità e dei trasporti che si appresta ad approvare il Consiglio regionale è una farsa: fallisce completamente i suoi obiettivi di sostenibilità, rispetto ambientale e innovazione del sistema dei trasporti e della mobilità. E’ un documento che ripropone scelte vecchie, orientate sostanzialmente verso fallimentari politiche di incremento della domanda di trasporto su gomma con grandi infrastrutture stradali, come il proseguimento di Pedemontana.

La Milano-Limbiate, al di là di tante promesse di rilancio, versa in condizioni drammatiche e rischia lo smantellamento, mentre la metropolitana a Vimercate sembra un’ipotesi ormai remota, nonostante se ne parli da decenni: è giunto il momento di rilanciarla attraverso una nuova progettazione più economica che preveda il tracciato in superficie.

Per quanto riguarda Monza, bisogna accelerare sulla progettazione esecutiva del prolungamento della M5 senza perdere altro tempo così come è necessario prendere in considerazione una nuova stazione ferroviaria al servizio del quartiere San Rocco.

Vedremo se il Consiglio sarà responsabile sul bisogno di mobilità integrata in Brianza, ma non ci facciamo illusioni: Maroni ha in testa una Lombardia di asfalto e trasporto su gomma!.

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Oggi ho portato in Regione il degrado della linea ferroviaria S9 Seregno-Saronno, la tristemente nota “linea dello spaccio”. Ho chiesto all’Assessorato ai trasporti di attivarsi affinché siano garantiti adeguati livelli di sicurezza ai passeggeri e agli operatori Trenord (prevenzione e controllo sui convogli ferroviari, utilizzo di guardie giurate, utilizzo di materiale rotabile con un ridotto numero di vagoni aperti all’utenza nelle ore di morbida) e di impegnarsi per il rilancio della tratta in un’ottica di fruizione turistica del Parco delle Groane (apposite iniziative e campagne informative, maggiore integrazione con i servizi di Trasporto Pubblico Locale, adeguata accessibilità – convogli e stazioni – ai visitatori in bici).

La S9, che su diversi tabelloni di Trenord nemmeno esiste, merita la messa in sicurezza prima e il rilancio poi. Ad agosto le linee sono addirittura state soppresse dalla prefettura per bloccare il traffico di droga: si tratta di una vera e propria resa dello Stato ed è inaccettabile. La situazione è gravissima e la Regione Lombardia deve fare la sua parte per garantire la sicurezza e rilanciare la linea.

L’Assessore regionale ai trasporti Alessandro Sorte ha ammesso l’esistenza del problema, informando che la Regione Lombardia ha chiesto al governo il potenziamento delle forze dell’ordine, senza ricevere risposta. Sorte ha inoltre descritto il progetto della Regione relativo alle guardie armate sui convogli (“3 milioni di euro nello scorso bilancio”) ma ha anche sostenuto che è impensabile che questo tipo di servizio risolva tutte le criticità o copra tutte le linee, in quanto il costo del biglietto crescerebbe enormemente. C’è l’impegno di utilizzare questi uomini anche sulla linea S9.

Verificherò che l’impegno si traduca in realtà. Bene l’arrivo delle guardie armate ma non basta. Spiace che l’Assessore non abbia speso una parola per il rilancio della linea, anche dal punto di vista turistico. Per eliminare il degrado serve, oltre ad un investimento in sicurezza, che la linea S9 sia più vissuta e frequentata. La S9 deve diventare la “porta di ingresso” al Parco delle Groane per le famiglie, gli sportivi e tutti coloro che vogliono passeggiare o pedalare in una delle rare oasi di verde a due passi da Milano. Questo è l’unico modo per salvare davvero la Seregno-Saronno dal degrado!

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Grazie a una mia mozione approvata dal Consiglio Regionale nell’aprile del 2015, l’assessorato alle Infrastrutture e Mobilità si era impegnato ad attivare un tavolo tecnico-politico tra Regione e concessionaria Autostrada Pedemontana Lombarda con la partecipazione dei Consiglieri Regionali del territorio, con l’obiettivo di sollecitare e verificare periodicamente l’effettiva realizzazione di tutte le opere di mitigazione e compensazione ambientale previste per le tratte A e B1, la Tangenziale di Varese e il primo lotto della Tangenziale di Como dell’Autostrada Pedemontana Lombarda.

La mozione prevedeva anche l’attivazione di un sistema di monitoraggio che verificasse trimestralmente lo stato di avanzamento lavori con puntuale rendicontazione alle commissioni “Territorio e Infrastrutture” e “Ambiente e Protezione civile”.

Tutto questo in teoria: nella pratica le cose sono andate molto diversamente!

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Come negli anni precedenti, il ritornello che ci siamo sentiti ripetere dalla giunta è sempre lo stesso.

Ci sono i tagli ai trasferimenti da parte dello stato centrale; abbiamo un residuo fiscale superiore ai 50 miliardi di euro all’anno, che se rimanessero in regione potrebbero risolvere tutti i problemi; abbiamo il vincolo del pareggio di bilancio che non ci permette di fare investimenti come in passato e via discorrendo…

Sono tutte argomentazioni che non intendo certo mettere in discussione: si tratta di dati di fatto con cui noi dobbiamo giocoforza fare i conti, che ci piaccia o no. Il problema per noi è il modo in cui le risorse disponibili vengono spese.

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La Milano-Meda è stata inserita fra le opere prioritarie per interventi di manutenzione e sicurezza grazie all’approvazione all’unanimità del Consiglio regionale di ieri di un ordine del giorno all’assestamento al bilancio regionale presentato dal Movimento 5 Stelle.

La Giunta era intenzionata a riclassificare e trasformare in regionali alcune decine di chilometri di strade provinciali lombarde ma non aveva ancora stabilito su quali intervenire. Ora grazie all’intervento del M5S dovrà mettere mano al portafogli prioritariamente per la riqualificazione della Milano-Meda.

A fine 2015 la superstrada Milano-Meda ha visto aggravarsi le già critiche condizioni di traffico per effetto dell’innesto della tratta B1 della Pedemontana a Lentate sul Seveso. La ex Statale 35 è abbandonata a se stessa a causa dei tagli del Governo Renzi imposti agli enti locali ma necessita da molto tempo di urgenti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, viste le numerose criticità non risolte, come, per esempio, la vegetazione che invade le corsie e ostacola la visibilità, la segnaletica e la pavimentazione in pessimo stato, l’assenza di illuminazione agli svincoli insieme ai rifiuti abbandonati.

Il traffico e la pessima manutenzione rendono critiche le condizioni di sicurezza delle decine di migliaia di cittadini che usano l’arteria tutti i giorni, non era possibile perdere altro tempo!

s6spaccio.jpgHo depositato un’interpellanza regionale all’Assessore ai Trasporti Alessandro Sorte sulla sicurezza e il rilancio della tratta ferroviaria S9 Saronno-Seregno.

Nei mesi scorsi la stazione Ceriano Groane, servita dalla S9, è salita alla ribalta delle cronache come “punto di spaccio frequentato da centinaia di acquirenti provenienti da mezza Lombardia anche grazie i treni della linea”. Un presidio per la sicurezza in quella stazione ha solo ottenuto lo spostamento del problema alle stazioni limitrofe.

Con la S9, invece di famigliole e turisti diretti al Parco delle Groane, sono piovuti nelle stazioni ferroviarie e nelle zone limitrofe spaccio e microcriminalità a livelli intollerabili. E’ esattamente l’opposto di quanto ci si aspettava dalla riapertura della Seregno-Saronno. Ancora »

dddL’azione portata avanti in Regione 3 anni fa (imporre a Pedemontana di fare le analisi dei terreni coinvolti dalle ricadute della diossina di Seveso, prima di cominciare i lavori) ha portato nei mesi scorsi alla realizzazione dei campionamenti dei terreni e a breve si conoscerà lo stato di inquinamento del suolo.

Dalle prime risultanze, sembra confermata la presenta della diossina e la necessità di una bonifica con costi di varie decine di milioni di euro. I nodi stanno venendo al pettine.

Ora una domanda sorge spontanea: chi paga il conto? Pedemontana? le cui casse versano già in condizioni disastrose? Potrebbe essere la mazzata finale… I responsabili dell’inquinamento di 40 anni fa? si ciao, auguri! Qualcuno ha forse il coraggio di far pagare i proprietari dei terreni? per la serie, ti voglio espropriare il terreno per costruirci un’autostrada, però prima ti faccio pagare la bonifica e poi te lo esproprio… semplicemente impensabile!

E allora chi paga? Tramite una nuova interrogazione, ho fatto questa semplice domanda a Maroni… sono ansioso di sapere la risposta!

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Dopo mesi di tavoli e di incontri istituzionali, il trasporto pubblico in Brianza rimane nel baratro e potrebbe fermarsi a novembre. Da novembre, infatti, studenti e lavoratori rischiano di rimanere a piedi e di non poter raggiungere i luoghi di lavoro e le scuole.

“Siamo esterrefatti: tra promesse tradite (vedi Delrio), milioni di euro da versare direttamente nelle tasche di Ecclestone per i sogni di gloria  del Governatore e continui rimbalzi di responsabilitá, Renzi e Maroni giocano sulla pelle dei cittadini brianzoli.” A dirlo i portavoce 5 stelle in Regione e Parlamento Gianmarco Corbetta, Davide Tripiedi, Giovanna Mangili e Bruno Marton.

I portavoce pentastellati sono pronti ad azioni significative a vari livelli istituzionali. “A partire da una richiesta ufficiale in Parlamento affinché il Governo mantenga fede alla promessa di Delrio, venuto persino in visita a Monza, di ripartire subito sulle Regioni le risorse del Fondo Nazionale Trasporti, di modo che la Lombardia possa rapidamente distribuire alle province la loro quota.” – dichiarano Tripiedi, Mangili e Marton.

“In Regione abbiamo depositato un’interrogazione per chiedere a Maroni di finanziare il trasporto brianzolo anche se non dovessero arrivare i fondi nazionali.” – afferma Gianmarco Corbetta, capogruppo M5S in Regione, che prosegue – “Visto e considerato che Maroni continua a preferire investimenti milionari in progetti autostradali fallimentari come Pedemontana e Brebemi, veda di trovare i soldi anche per un servizio essenziale per studenti e pendolari. La Brianza non merita l’umiliazione di rimanere a piedi a causa degli irresponsabili che governano il Paese e la Regione.”

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Il Piano Juncker per gli investimenti prende a modello la Terza Rivoluzione Industriale del Nord Pas de Calais, che noi del MoVimento 5 Stelle Lombardia abbiamo portato a Milano in un bellissimo incontro il 15 aprile scorso.
L’ha detto il vicepresidente della Commissione Ue per la crescita Jyrki Katainen e l’ha detto in casa del Pd, suggerendo il modello da seguire alle regione del sud guidate dei piddini….
“Combinare l’Efsi con i fondi strutturali, ma anche la creazione di piattaforme regionali sul modello di quanto ha fatto il Nord-Pas de Calais in Francia, sino al coinvolgimento dell’industria e delle imprese locali, con l’aiuto dei rappresentanti della Bei e della Commissione Ue in Italia.”
Fra un po’ finisce che il Pd si propone come paladino della Terza Rivoluzione Industriale, tanto a chiacchiere son bravi tutti.
Invece per Maroni il Piano Juncker serve solo per asfaltare mezza regione con la Pedemontana!
Siamo messi bene…

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Nei giorni scorsi ho depositato in Consiglio regionale un progetto di legge sul car pooling dal titolo ‘Promozione dell’uso condiviso dei veicoli privati’, assegnato alla commissione Territorio.

Sappiamo tutti che grandi arterie da e per Milano nelle ore di punta sono piene di auto con un solo conducente: l’obiettivo del progetto di legge è proprio favorire una razionalizzazione mezzi privati con la condivisione dello stesso percorso, al fine di ridurre non solo il traffico e l’inquinamento, ma anche i costi di trasporto. Ancora »

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Dopo l’interrogazione del M5S sugli aiuti di Stato all’Autostrada Pedemontana Lombarda, che ha portato la Commissione europea ad avviare gli approfondimenti del caso, con Eleonora Evi, portavoce M5S al Parlamento europeo, abbiamo chiesto, con un’altra interrogazione, un chiarimento sullo stato della procedura di indagine.

Nell’aprile del 2015 la Commissione, rispondendo all’interrogazione E-003356-15, aveva annunciato una verifica sui contributi pubblici a fondo perduto erogati per il riequilibrio economico-finanziario della Pedemontana e sulla defiscalizzazione a favore delle imprese cui era stato affidato il completamento dell’opera.

È necessario che la Commissione faccia chiarezza al più presto. Qualora le indagini dovessero accertare l’esistenza di aiuti di stato in violazione della normativa UE non ci sarebbe più alcuno spazio per le assurde pretese dell’asfaltatore seriale e presidente della Lombardia Maroni. Pedemontana non sta in piedi, non è in grado di favorire una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva, è un progetto datato e che non ha più senso portare a termine.

Siamo di fronte ad una situazione paradossale in cui le forme pubbliche di sostegno alla Pedemontana sono già state bruciate tutte per realizzare i primi lotti ed ora i privati si sono ritirati dal project financing, i pedaggi sulle Tratte A e B1 disincentivano la fruizione dell’opera, aumentando il divario tra flussi di traffico reali e previsti, rendendola difficilmente sostenibile sul piano economico-finanziario. Per noi è evidente che Pedemontana non soddisfa i requisiti richiesti dal Regolamente europeo per accedere al Piano Junker in termini di solidità finanziaria e aspettative di redditività dell’investimento. Destinare soldi europei alla Pedemontana sarebbe l’ennesimo sperpero di fondi pubblici e il solito regalo agli speculatori.

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L’Assessore regionale ai trasporti e alle infrastrutture Alessandro Sorte ha risposto a un’interpellanza del M5S Lombardia sui motivi del mancato inserimento del prolungamento delle linee metropolitane M2 da Cologno Nord a Vimercate e M5 da Monza Bettola a Monza Parco nel Dossier Opere Prioritarie per la Lombardia consegnato al Ministro Delrio il mese scorso.

Per Sorte il Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti, attualmente in discussione in commissione territorio, è la Bibbia della mobilità e queste opere sono incluse; “ovviamente il prolungamento è una priorità”.

Purtroppo il prolungamento di M2 e M5 è prioritario solo a parole. Il piano mobilità è un il libro dei sogni: contiene di tutto ma alla fine i fondi che realmente sono disponibili vengono concentrari su strade e autostrade.

Se davvero Maroni considera prioritario il prolungamento dell’M2 e dell’M5 perché non l’ha inserito nel Dossier Opere Prioritarie? Se sono davvero opere prioritarie avrebbero dovuto essere inserite nel piano inviato al Governo.

Se la Regione mettesse nel prolungamento delle metropolitane un decimo dell’impegno che mette per una grande opera inutile e devastante come Pedemontana, probabilmente avremmo già i cantieri aperti!

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Ricapitolando: prima si sparano stime di traffico del tutto irrealistiche, poi si progetta un mostro a 10 corsie promettendo mirabolanti compensazioni ambientali (che ancora oggi non ci sono nemmeno per le tratte già realizzate), infine si spendono (tutti e subito) i soldi pubblici stanziati per l’intera opera solo per fare il primo pezzettino e alla fine ci si trova senza soldi, praticamente in braghe di tela. E a questo punto la Regione Lombardia chiede altri soldi al Governo e viene un ministro da Roma a dire che è disponibile a rivedere il progetto?

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Sala strapiena ieri sera per l’incontro sulla Terza Rivoluzione industriale!

In Francia l’intera comunità regionale del Nord Pas de Calais si è messa in marcia verso il futuro con un Masterplan che ad oggi prevede 200 progetti (dalle Smart Grid all’apprendimento collaborativo, dall’idrogeno all’economia della condivisione, dalla solarizzazione dell’industria pesante al bike sharing elettrico, dai distretti delle stampanti 3D alle banche del riuso). Obiettivo dichiarata: decarbonizzare l’intera economica entro il 2050, risparmiando 120 miliardi di euro con un saldo attivo di 267 mila posti di lavoro!

Il racconto dell’esperienza che stanno facendo in Francia mi ha fatto provare un profondo senso di rabbia e frustrazione per l’arretratezza culturale (ancora prima che politica) di chi governa Milano, la Lombardia e l’Italia.

Ma noi non ci arrendiamo! La Terza Rivoluzione Industriale è l’unica possibilità che abbiamo per uscire dalla crisi profonda che ci attanaglia!

E non stiamo parlando affatto di ecologia o di ambiente. Qui si tratta di economia, di piani industriali, di posti di lavoro, di conti pubblici, di salute! 

Cosa ci manca per uscire dalla crisi ed entrare nella nuova era industriale? Una cosa sola, l’hanno detto chiaramente tutti i tecnici intervenuti: manca la volontà politica!

Manca cioè una classe politica al governo che sia moderna, aperta all’innovazione, che sappia capire il  nuovo tempo che stiamo vivendo, che sappia guardare al futuro, senza essere prigioniera delle lobby dell’industria fossile.

Insomma, manca il MoVimento 5 Stelle al governo. Ma ci stiamo lavorando… stay tuned!

La Terza Rivoluzione Industriale in Lombardia è alle porte!

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Non c’è traccia degli interventi di prolungamento delle linee metropolitane M2 da Cologno Nord a Vimercate e M5 da Monza Bettola a Monza Parco nel Dossier Infrastrutture prioritarie di Regione Lombardia consegnato dal Presidente Maroni al Ministro Del Rio il mese scorso. Per questo ho presentato una un’interpellanza che chiede alla Giunta regionale  di inserire le due opere tra le priorità regionali e di attivarsi a tutti i livelli per la realizzazione dei prolungamenti e il reperimento delle risorse finanziarie necessarie.

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Sono stato invitato a presenziare all’inaugurazione della nuova pista ciclabile Parco di Monza-Arcore questa mattina. Come consigliere regionale ricevo decine di inviti del genere, ma quasi mai accetto, se non per fare il guastafeste.

In questo caso si tratta di una infrastruttura veramente utile, di quelle che mi piacciono davvero, in linea con la filosofia 5 stelle per una mobilità sostenibile. Ma resta la mia allergia alle cerimonie pompose… tanto più che per oggi si annunciava la presenza di personaggi di cui godo ben poca stima (per usare un eufemismo).

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Così ho pensato di inaugurare questa bella opera a modo mio… più che una inaugurazione è stato un collaudo!

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La Terza Rivoluzione Industriale nel nord della Francia è già partita!

Sono stati presentati i primi 200 (duecento!!!) progetti del Master Plan per la Terza Rivoluzione Industriale del Nord Pas de Calais!

Di che si tratta? Di tutto: dalle Smart Grid, all’apprendimento collaborativo, dall’idrogeno all’economia della condivisione, dalla solarizzazione dell’industria pesante al bike sharing elettrico, dai distretti delle stampanti 3D alle banche del riuso.

L’obiettivo è liberarsi completamente dalla fonti fossili di energia entro il 2050!

Per raggiungere questo obiettivo l’Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale (si, avete capito bene… hanno un assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale!!!) prevede di impiegare 200 miliardi di euro al 2050, con risparmi energetici di 320 miliardi e dunque un saldo attivo di 120 miliardi, mentre lo scenario basato sui fossili invece prevede una spesa minima al 2050 di 400 miliardi senza alcun ritorno.

Da dove arrivano i soldi? nella Terza Rivoluzione Industriale non c’è più bisogno di grandi finanziatori e banche d’affari. I progetti li possono finanziare direttamente anche i cittadini tramite i loro risparmi con il crowd funding (azionariato diffuso).

E i posti di lavoro? Anche il saldo occupazionale al 2050 è positivo: nello scenario della Terza Rivoluzione Industriale abbiamo la creazione di 165.000 posti di lavoro mentre nello scenario fossile una perdita di 102.000 posti di lavoro.

Tutto questo nel nord della Francia. E da noi cosa stiamo aspettando?? semplice, che il MoVimento 5 Stelle vada a governare Milano, la Lombardia e l’Italia! Finché Milano, la nostra Regione e il nostro Paese saranno in mano a trivellatori, asfaltatori, inceneritoristi e expofanatici non c’è speranza!

In attesa del M5S al governo, l’appuntamento per tutti è per il 15 aprile! Porteremo a Milano l’esperienza della Terza Rivoluzione Industriale in Francia! Non mancate, sarà una bellissima serata!

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I nuovi elementi sull’interramento della ferrovia di Seveso, emersi nelle settimane scorse nel dibattito locale, sono stati portati dal M5S Lombardia all’attenzione dell’Assessore regionale ai Trasporti, Alessandro Sorte, che si è dichiarato disponibile a valutare un possibile cambio di strategia. La giunta regionale nel novembre scorso aveva stanziato 62 milioni di euro per una soluzione parziale delle interferenze nel tratto ferroviario Seveso-Meda/Cambiago con la realizzazione di due sottopassi (rimarrebbero gli altri 5 passaggi a livello a tagliare in due la città).

Ho depositato un’interrogazione sostenendo le ragioni dell’interramento della linea ferroviaria con l’obiettivo di dare efficienza all’infrastruttura di trasporto pubblico e risolvere definitivamente le criticità. Oggi, in occasione della discussione dell’interrogazione in Commissione Trasporti, ho portato a conoscenza dell’Assessore Sorte dell’esistenza di nuove tecniche costruttive in grado di abbattere i tempi e i costi di realizzazione dell’opera, riducendo al minimo il disagio per gli utenti della ferrovia.

Siamo giunti ad un passaggio fondamentale dell’annosa vicenda dell’interramento della linea ferroviaria. La Regione, con l’avvallo del Comune, aveva stanziato 62 milioni di euro che non risolvono il problema in modo ottimale e definitivo. Grazie al contributo del gruppo M5S locale e della Lista Sevesoviva, che ha sollevato il caso in consiglio comunale, abbiamo convinto l’assessore regionale a valutare una nuova tecnica costruttiva per l’interramento che richiede 70 milioni di euro, 2 anni e mezzo di lavori e solo tre settimane di interruzione del servizio ferroviario.

Sembrava una partita ormai chiusa, ma siamo riusciti a riaprire uno spiraglio. Ora però è fondamentale che l’amministrazione comunale si dia una mossa e si faccia viva presso la Regione, come aveva promesso di fare, chiedendo anch’essa di valutare con attenzione questa nuova tecnologia, prima che vengano spesi decine di milioni di euro di denaro pubblico in modo davvero poco lungimirante.

Ogni soluzione temporanea o parziale non va nella direzione di dare ai cittadini di Seveso una vivibilità della città veramente degna di questo nome!

 

La nostra missione a Roma dal ministro Delrio ha generato reazioni a non finire! Da ultimo ieri è intervenuto il Governatore Maroni, dicendosi sorpreso da quanto dichiarato dal Ministro e convinto che Pedemontana andrà avanti fino in fondo.

Ma, al di là della babele di dichiarazioni di questi giorni, restano i fatti.

  1. La revisione del piano economico finanziario di Pedemontana è bloccata al Ministero da 8 mesi.
  2. L’autostrada ad oggi non fa parte della lista di opere italiane inserite nel Piano Junker.
  3. Il Governo ha snobbato le richieste di Maroni di abbassare i pedaggi e caricare sulle casse pubbliche il mancato introito.
  4. All’Anac di Cantone è aperto un dossier sugli appalti delle ultime tratte di Pedemontana.
  5. Il piano di caratterizzazione dei terreni contaminati dalla diossina dell’Icmesa di Seveso è fermo al palo.
  6. Le stime di traffico sulle tratte aperto sono state disattese.

Ora il Governatore può fare tutte le dichiarazioni che vuole ma i fatti hanno il butto di vizio di parlar chiaro. Capisco che il fallimento di Pedemontana è il fallimento di Maroni e quindi non lo vuole ammettere, ma questa grande opera inutile risponde ad un modello di mobilità vecchio di 50 anni! Oggi Pedemontana è fuori da qualsiasi idea di mobilità moderna e sostenibile sia dal punto di vista ambientale che finanziario.

Stop.

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Pedemontana. M5S incontra Delrio: opera inutile e su un binario morto, occorre abbandonarla e puntare sulle alternative.

Ieri una delegazione del MoVimento 5 Stelle composta dai portavoce nazionali e regionali Davide Tripiedi, Gianmarco Corbetta,Bruno Marton e dall’attivista Corrado Fossati si è recata in visita a Graziano Delrio. Abbiamo rappresentato al Ministro tutte le drammatiche criticità che Pedemontana sta portando in Brianza, per chiedere l’abbandono del progetto e lo stanziamento di risorse per il potenziamento del trasporto pubblico locale.

La condizioni di mobilità dei cittadini nel Nord Milano e in Brianza sono indubbiamente critiche, ma un collegamento autostradale non serve a risolvere la situazione. Infatti le tipologie di spostamento sono sostanzialmente due: gli spostamenti dei pendolari verso e da Milano, e gli spostamenti di breve e medio raggio di artigiani e piccole medie imprese, che si muovono con i loro furgoni per movimentare merci e semilavorati da e verso clienti e fornitori. E in entrambi i casi non serve un’autostrada Varese-Bergamo, bensì trasporti pubblici efficienti e il potenziamento della rete stradale ordinaria.

Abbiamo chiesto al Ministro di intervenire e fermare il delirio di cementificazione dell’amministrazione lombarda e di destinare risorse per potenziare il trasporto pubblico, rafforzare il sistema ordinario di viabilità che non comporti consumo di suolo, e mettere in sicurezza la Milano-Meda che da anni versa in un vergognoso stato di abbandono e degrado.

Difatti è fondamentale per il nostro territorio sbloccare definitivamente la metrotranvia Milano-Limbiate, prolungare la metrò verde fino a Vimercate e la linea Lilla fino a Monza centro, nonché potenziare le linee ferroviarie esistenti.

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Ora più che mai è urgente fermare l’opera anche per altri motivi. Dalle notizie emerse fino ad oggi, il numero di veicoli che transitano sui tratti aperti è un terzo di quello atteso. Pedemontana va ad allungare le fila delle grandi opere inutili che hanno devastato la Lombardia (Brebemi e Teem).

L’innesto sulla Milano-Meda ha comunque portato ad un aumento del traffico che sta paralizzando un’arteria già di per sé al limite del collasso e, nel caso questa divenisse a pagamento con la trasformazione in tratta b2 della Pedemontana, verrebbe abbandonata dagli automobilisti che paralizzerebbero il traffico sulla viabilità ordinaria della zona.

Inoltre il prezzo pagato dal territorio per il proseguimento dell’opera sarebbe enorme in termini di devastazione e consumo di suolo, basti pensare al faraonico svincolo di Desio e alla movimentazione dei terreni ancora oggi contaminati dalla diossina dell’incidente Icmesa di Seveso del 1976.

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Ma ciò che rende ridicolo il solo pensiero di proseguire con la realizzazione di Pedemontana è l’assoluta mancanza di liquidità nelle casse della stessa! I tre miliardi di euro che servono per andare avanti non ci sono. Dovevano metterli i privati e le banche ma si sono ben guardati dal farlo!

Non bisogna quindi inserire Pedemontana nel Piano Juncker o coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti o il Fondo Strategico Italiano nel piano di finanziamento dell’opera.

In definitiva, occorre stralciare Pedemontana dall’elenco delle opere ritenute prioritarie dal Governo. Altrimenti si finisce come sempre con soluzioni “all’italiana”, con tutti i costi a carico del pubblico e i profitti ai privati!

Abbiamo trovato il ministro piuttosto sfuggente di fronte alle responsabilità di questo governo rispetto al proseguimento dell’opera, ma è chiaro che il progetto Pedemontana non lo entusiasma e che non intende metterci un euro in più di soldi pubblici rispetto a quanto già previsto e speso.

La crisi finanziaria di Pedemontana resta dunque irrisolta: i privati non credono più nell’opera e il Governo si rifiuta di coprire il buco da 3 miliardi.

Senza contare il dossier in mano a Cantone relativo agli appalti sulle ultime tratte, che il Ministro Delrio ha dimostrato di tenere ben in considerazione.

Insomma Pedemontana è un mostro d’asfalto senza futuro.

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