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Sala strapiena ieri sera per l’incontro sulla Terza Rivoluzione industriale!

In Francia l’intera comunità regionale del Nord Pas de Calais si è messa in marcia verso il futuro con un Masterplan che ad oggi prevede 200 progetti (dalle Smart Grid all’apprendimento collaborativo, dall’idrogeno all’economia della condivisione, dalla solarizzazione dell’industria pesante al bike sharing elettrico, dai distretti delle stampanti 3D alle banche del riuso). Obiettivo dichiarata: decarbonizzare l’intera economica entro il 2050, risparmiando 120 miliardi di euro con un saldo attivo di 267 mila posti di lavoro!

Il racconto dell’esperienza che stanno facendo in Francia mi ha fatto provare un profondo senso di rabbia e frustrazione per l’arretratezza culturale (ancora prima che politica) di chi governa Milano, la Lombardia e l’Italia.

Ma noi non ci arrendiamo! La Terza Rivoluzione Industriale è l’unica possibilità che abbiamo per uscire dalla crisi profonda che ci attanaglia!

E non stiamo parlando affatto di ecologia o di ambiente. Qui si tratta di economia, di piani industriali, di posti di lavoro, di conti pubblici, di salute! 

Cosa ci manca per uscire dalla crisi ed entrare nella nuova era industriale? Una cosa sola, l’hanno detto chiaramente tutti i tecnici intervenuti: manca la volontà politica!

Manca cioè una classe politica al governo che sia moderna, aperta all’innovazione, che sappia capire il  nuovo tempo che stiamo vivendo, che sappia guardare al futuro, senza essere prigioniera delle lobby dell’industria fossile.

Insomma, manca il MoVimento 5 Stelle al governo. Ma ci stiamo lavorando… stay tuned!

La Terza Rivoluzione Industriale in Lombardia è alle porte!

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Sono stato invitato a presenziare all’inaugurazione della nuova pista ciclabile Parco di Monza-Arcore questa mattina. Come consigliere regionale ricevo decine di inviti del genere, ma quasi mai accetto, se non per fare il guastafeste.

In questo caso si tratta di una infrastruttura veramente utile, di quelle che mi piacciono davvero, in linea con la filosofia 5 stelle per una mobilità sostenibile. Ma resta la mia allergia alle cerimonie pompose… tanto più che per oggi si annunciava la presenza di personaggi di cui godo ben poca stima (per usare un eufemismo).

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Così ho pensato di inaugurare questa bella opera a modo mio… più che una inaugurazione è stato un collaudo!

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La Terza Rivoluzione Industriale nel nord della Francia è già partita!

Sono stati presentati i primi 200 (duecento!!!) progetti del Master Plan per la Terza Rivoluzione Industriale del Nord Pas de Calais!

Di che si tratta? Di tutto: dalle Smart Grid, all’apprendimento collaborativo, dall’idrogeno all’economia della condivisione, dalla solarizzazione dell’industria pesante al bike sharing elettrico, dai distretti delle stampanti 3D alle banche del riuso.

L’obiettivo è liberarsi completamente dalla fonti fossili di energia entro il 2050!

Per raggiungere questo obiettivo l’Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale (si, avete capito bene… hanno un assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale!!!) prevede di impiegare 200 miliardi di euro al 2050, con risparmi energetici di 320 miliardi e dunque un saldo attivo di 120 miliardi, mentre lo scenario basato sui fossili invece prevede una spesa minima al 2050 di 400 miliardi senza alcun ritorno.

Da dove arrivano i soldi? nella Terza Rivoluzione Industriale non c’è più bisogno di grandi finanziatori e banche d’affari. I progetti li possono finanziare direttamente anche i cittadini tramite i loro risparmi con il crowd funding (azionariato diffuso).

E i posti di lavoro? Anche il saldo occupazionale al 2050 è positivo: nello scenario della Terza Rivoluzione Industriale abbiamo la creazione di 165.000 posti di lavoro mentre nello scenario fossile una perdita di 102.000 posti di lavoro.

Tutto questo nel nord della Francia. E da noi cosa stiamo aspettando?? semplice, che il MoVimento 5 Stelle vada a governare Milano, la Lombardia e l’Italia! Finché Milano, la nostra Regione e il nostro Paese saranno in mano a trivellatori, asfaltatori, inceneritoristi e expofanatici non c’è speranza!

In attesa del M5S al governo, l’appuntamento per tutti è per il 15 aprile! Porteremo a Milano l’esperienza della Terza Rivoluzione Industriale in Francia! Non mancate, sarà una bellissima serata!

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Pedemontana. M5S incontra Delrio: opera inutile e su un binario morto, occorre abbandonarla e puntare sulle alternative.

Ieri una delegazione del MoVimento 5 Stelle composta dai portavoce nazionali e regionali Davide Tripiedi, Gianmarco Corbetta,Bruno Marton e dall’attivista Corrado Fossati si è recata in visita a Graziano Delrio. Abbiamo rappresentato al Ministro tutte le drammatiche criticità che Pedemontana sta portando in Brianza, per chiedere l’abbandono del progetto e lo stanziamento di risorse per il potenziamento del trasporto pubblico locale.

La condizioni di mobilità dei cittadini nel Nord Milano e in Brianza sono indubbiamente critiche, ma un collegamento autostradale non serve a risolvere la situazione. Infatti le tipologie di spostamento sono sostanzialmente due: gli spostamenti dei pendolari verso e da Milano, e gli spostamenti di breve e medio raggio di artigiani e piccole medie imprese, che si muovono con i loro furgoni per movimentare merci e semilavorati da e verso clienti e fornitori. E in entrambi i casi non serve un’autostrada Varese-Bergamo, bensì trasporti pubblici efficienti e il potenziamento della rete stradale ordinaria.

Abbiamo chiesto al Ministro di intervenire e fermare il delirio di cementificazione dell’amministrazione lombarda e di destinare risorse per potenziare il trasporto pubblico, rafforzare il sistema ordinario di viabilità che non comporti consumo di suolo, e mettere in sicurezza la Milano-Meda che da anni versa in un vergognoso stato di abbandono e degrado.

Difatti è fondamentale per il nostro territorio sbloccare definitivamente la metrotranvia Milano-Limbiate, prolungare la metrò verde fino a Vimercate e la linea Lilla fino a Monza centro, nonché potenziare le linee ferroviarie esistenti.

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Ora più che mai è urgente fermare l’opera anche per altri motivi. Dalle notizie emerse fino ad oggi, il numero di veicoli che transitano sui tratti aperti è un terzo di quello atteso. Pedemontana va ad allungare le fila delle grandi opere inutili che hanno devastato la Lombardia (Brebemi e Teem).

L’innesto sulla Milano-Meda ha comunque portato ad un aumento del traffico che sta paralizzando un’arteria già di per sé al limite del collasso e, nel caso questa divenisse a pagamento con la trasformazione in tratta b2 della Pedemontana, verrebbe abbandonata dagli automobilisti che paralizzerebbero il traffico sulla viabilità ordinaria della zona.

Inoltre il prezzo pagato dal territorio per il proseguimento dell’opera sarebbe enorme in termini di devastazione e consumo di suolo, basti pensare al faraonico svincolo di Desio e alla movimentazione dei terreni ancora oggi contaminati dalla diossina dell’incidente Icmesa di Seveso del 1976.

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Ma ciò che rende ridicolo il solo pensiero di proseguire con la realizzazione di Pedemontana è l’assoluta mancanza di liquidità nelle casse della stessa! I tre miliardi di euro che servono per andare avanti non ci sono. Dovevano metterli i privati e le banche ma si sono ben guardati dal farlo!

Non bisogna quindi inserire Pedemontana nel Piano Juncker o coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti o il Fondo Strategico Italiano nel piano di finanziamento dell’opera.

In definitiva, occorre stralciare Pedemontana dall’elenco delle opere ritenute prioritarie dal Governo. Altrimenti si finisce come sempre con soluzioni “all’italiana”, con tutti i costi a carico del pubblico e i profitti ai privati!

Abbiamo trovato il ministro piuttosto sfuggente di fronte alle responsabilità di questo governo rispetto al proseguimento dell’opera, ma è chiaro che il progetto Pedemontana non lo entusiasma e che non intende metterci un euro in più di soldi pubblici rispetto a quanto già previsto e speso.

La crisi finanziaria di Pedemontana resta dunque irrisolta: i privati non credono più nell’opera e il Governo si rifiuta di coprire il buco da 3 miliardi.

Senza contare il dossier in mano a Cantone relativo agli appalti sulle ultime tratte, che il Ministro Delrio ha dimostrato di tenere ben in considerazione.

Insomma Pedemontana è un mostro d’asfalto senza futuro.

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Dopo la mia prima interrogazione del marzo 2014, torno sull’annoso problema dell’interramento delle Ferrovie Nord a Seveso. La linea ferroviaria taglia esattamente in due il centro del Comune e interrompe le strade che costituiscono gli assi portanti della vita sociale ed economica della città, creando enormi disagi alla popolazione residente, tanto che c’è addirittura chi ha cominciato lo sciopero della fame per protestare contro questa situazione .

In passato tutti i sindaci della Città di Seveso hanno formulato continue, e ad oggi inascoltate, richieste di interramento della linea ferroviaria.

Sono enormi le criticità che l’attuale situazione della ferrovia comporta per cittadini. A Seveso passano 160 treni al giorno e nelle ore di punta è molto difficoltoso attraversare il centro città: le sbarre dei passaggi a livello sono abbassate anche per 40 minuti all’ora, con ingenti disagi per la collettività, certificati anche da una puntuale analisi costi/benefici dell’interramento rispetto alla realizzazione dei sottopassi, svolta dal Comune: nei 30 anni di valutazione, lo “scenario sottopassi” presenta un Valore Attuale Netto (VAN) negativo per 8,4 milioni di euro mentre lo “scenario interramento” presenta un VAN positivo per 47,8 milioni di euro; l’inerzia delle istituzione nel risolvere il problema dei passaggi a livello sottopone la collettività a costi per circa 6 milioni ogni anno per tempi di attesa e carburanti, senza contare i costi ambientali e sanitari conseguenti al maggiore inquinamento.

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Novità, si fa per dire, dal sito di Pedemontana.

E’ stata aggiudicata, dopo vari rinvii a vuoto, la procedura per l’erogazione del famoso “prestito ponte bis” da 200 milioni, necessario per non chiudere subito baracca e burattini. Le stesse banche che la prima volta hanno fatto il prestito, ora lo ri-finanziano, con una procedura sempre più stentata: due rinvii della scadenza e un bando che diventa  procedura negoziale, cioè di fatto trattativa privata. Pare anche con un tasso di interesse particolarmente elevato.

Con la stessa procedura hanno finalmente trovato il famoso “arranger”, cioè la banca o il pool di banche che si occuperà di “strutturare e negoziare” il finanziamento da 1,8 miliardi per realizzare la tratta B2 e la C (ed “eventualmente”, così scrivono, la tratta D per altri 900 milioni).

Il compito dell’arranger è quello di contattare il maggior numero di banche per l’adesione al progetto di finanziamento e coordinare i finanziamenti stessi. Il che, in parole povere, non significa che hanno trovato chi mette i 3 miliardi che mancano per finire l’opera. Significa che hanno trovato a chi dare il compito di cercarli… in questo RTI (raggruppamento temporaneo di impresa) ci sono dentro tutte le principali banche italiane, cioè più o meno le stesse che alla fine della fiera i soldi avrebbero dovuto metterceli fin dall’inizio ma che si sono ben guardate dal farlo.

Non mi sembra un passo avanti decisivo…

E il fatto poi che siano passati alla procedura negoziata, mi pare che si possa interpretare come un ulteriore segno di scarso interesse da parte del sistema finanziario, nel senso che sono stati costretti a negoziare le condizioni per l’assegnazione del mandato di arranger.

Il fiato di Pedemontana è sempre più corto, anche senza contare le incertezze legate alla seconda revisione del Piano Finanziario, che tutti danno per scontata ma che scontata fino a questo momento non è, come ho dichiarato al Giorno settimana scorsa.

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Ieri c’è stata l’inaugurazione del tratto B1 della Pedemontana.
Le parole di Maroni e dei suoi assessori sono state talmente futili e superficiali che non meriterebbero commenti, se non fosse che qui c’è in gioco il futuro di un territorio e la salute, il benessere e le risorse dei suoi abitanti.
La vuota e pomposa retorica sulle infrastrutture autostradali, sempre uguale a se stessa in tutte queste inutili cerimonie, cozza ruvidamente con la realtà: devastazione del territorio, rischio diossina Icmesa per le aree di Seveso, ormai conclamata inutilità di questo genere di opere, costi lievitati, ritardi nella realizzazione (oggi, significamente, si apre la cosidetta “variante Expo”),  pedaggi stratosferici, mancanza assoluta di risorse per realizzare le prossime tratte, rischio caos per la viabilità ordinaria, enti locali sul piede di guerra…
Non esiste il “partito del progresso” e quello degli ambientalisti che non lo vogliono. Esistono diverse visioni di progresso e sviluppo economico: c’é la visione arcaica di Maroni fondata sul cemento e su risposte sbagliate alle esigenze di mobilità dei cittadini e c’é la visione di un progresso e di un benessere economico fondata sul rispetto dell’ambiente e del territorio, sulla tutela della salute dei cittadini, sulla mobilità pubblica e sul miglioramento del sistema logistico e della viabilità ordinaria.
Maroni é vecchio nel modo di concepire il progresso, i suoi sogni autostradali sono ormai fuori da qualsiasi idea di modernità.

L’audizione di oggi in Commissione Territorio con il presidente e l’amministratore delegato di Pedemontana, Sarmi e Besozzi, è stata molto deludente. Sono venuti a vendere fumo, ma i nodi irrisolti rimangono tali. Non hanno detto nulla sulle compensazioni ambientali che sono in grandissimo ritardo e non hanno potuto far altro che confermare quanto noi sapevamo e cioè che non esistono certezze sul closing finanziario dell’opera. Io sono convinto che il closing finanziario non ci sarà mai, quindi la Pedemontana morirà definitivamente a Lentate sul Seveso. Ma non si azzardino ad aprire i cantieri della B2 senza aver reperito i due miliardi di euro che mancano: la Brianza non può permettersi di essere attraversata da una Salerno Reggio Calabria per i prossimi trent’anni! 

E’ risultata poi surreale l’audizione con i sindaci della Brianza che sono stati a parlare di fronte a tre consiglieri regionali, tra cui il sottoscritto. L’Assessore Sorte non si è degnato di farsi vedere confermando che di fronte ai problemi reali dei cittadini la regione non sa dare alcuna risposta!

 

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Fin ad oggi la politica locale aveva raccontato favole su Pedemontana. Mi fa piacere che i sindaci e il presidente della Provincia comincino a fare i conti con la realtà, dicendo quello che noi del M5S raccontiamo ai cittadini da anni: mancano miliardi di euro per concludere il progetto e le stime di traffico previste nel progetto originale sono del tutto sballate. E finalmente anche la Regione Lombardia, tramite l’assessore regionale Sorte, sta dando qualche segnale di abbandono della ridicola difesa ad oltranza di Pedemontana.

Ora i sindaci e la provincia propongono un piano B, che prevede alcune modifiche tra cui lo stralcio dell’ultimo tratto (quello bergamasco), l’eliminazione della terza corsia del tratto B2 e il mantenimento dello svincolo esistente a Desio al posto di quello faraonico previsto dal progetto originale. Con questi adeguamenti si risparmierebbero 1 miliardo e 300 milioni.

Peccato che anche questo piano B sia del tutto insostenibile dal punto di vista finanziario, si passerebbe da un buco di 3 miliardi ad uno di 1 miliardo e 700 milioni… non proprio bruscolini!

Ed è anche sbagliato perché, ancora una volta, insiste sulla mobilità stradale e sul consumo di suolo e non sul trasposto pubblico e sull’efficientamento della rete stradale esistente. Lo capirebbe anche un bambino che le previsioni di traffico (-42% rispetto ai piani originari) e la mancanza di fondi impongono l’abbandono totale del progetto e non la proposta miope di una “Pedemontana in tono minore”.

Questo accanimento terapeutico su Pedemontana è miope e senza senso.

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Il 20 novembre 2014 il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni e l’assessore regionale al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo Viviana Beccalossi hanno dichiarato Con la nuova Legge sul Consumo di suolo, in Lombardia, le aree agricole e verdi non potranno essere più utilizzate per costruire. Si tratta di una svolta epocale.” Era una delle poche cose buone previste dalla legge: non si fermava la cementificazione delle aree verdi che i piani comunali prevedevano di urbanizzare, ma almeno le aree agricole di fatto e di diritto erano tutelate.

Le ultime parole famose. Non è passato nemmeno un anno dall’approvazione della legge che le aree agricole della nostra regione sono di nuovo in pericolo. Nella fattispecie  il territorio in questione è quello tra i comuni di Ospedaletto Lodigiano e di Livraga, nel Lodigiano, dove il colosso francese Fm Logistic intende costruire un immenso polo logistico che si estenderebbe per circa 200.000 mq su aree agricole!

Ma come  è possibile che si possa pensare di continuare a cementificare le aree agricole se c’è una legge che afferma il principio contrario? La parola magica è “Accordo di Programma”. Basta che gli enti coinvolti si mettano d’accordo tra loro e il gioco è fatto!

La politica in Italia funziona così, si fanno le leggi e si affermano dei bellissimi principi, ma poi dopo si fanno gli “accordi” per non rispettarli.

Molti sindaci del territorio pare stiano facendo a gara per far rientrare il proprio comune nell’imponente progetto, accecati dalla promessa di nuovi posti di lavoro per la comunità, il che significa consenso elettorale. Ma a quale prezzo? Secondo la Coldiretti con questa operazione si brucerebbero 200.000 mq di terra agricola fertile. Quella che viene definita la  “culla” del Grana Padano, con 1.377 aziende agricole, sarebbe così irrimediabilmente coperta da capannoni e attraversata ogni giorno da centinaia di tir.

Il gioco vale la candela? No. Scambiare la terra del nostro territorio in cambio di capannoni significa privare la popolazione, non solo della propria identità, ma anche del proprio futuro. Perché di capannoni abbandonati e aree industriali dismesse il territorio del Lodigiano, come tutta la Lombardia, è già tristemente ricco. E di fronte al fallimento di questo modello di mercato, la Regione, invece di tutelare i piccoli produttori, vuole sedersi a un tavolo per trattare l’eventuale costruzione di un polo logistico di tali dimensioni? Peccato che un altro di quei bei principi contenuti nella legge regionale sul consumo di suolo era proprio quello di favorire il riuso delle aree dismesse, per contrastare nuove colate di cemento. Ha ragione Coldiretti quando dice che si tratterebbe di una “tomba di cemento” per una zona che ha già perso il 16% del proprio suolo fertile negli ultimi anni.

Il M5S Lombardia ha già presentato un’interrogazione per capire quale posizione intende assumere la giunta nei confronti di questo progetto che contraddice la legge sul consumo di suolo con cui solo pochi mesi fa si è orgogliosamente riempita la bocca.

Maroni vuole assumersi questa responsabilità e essere complice dell’ennesimo saccheggio di terreno fertile ai danni dei suoi cittadini? Attendiamo risposte, noi non staremo certo a guardare.

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Ormai la Teem e la Brebemi sono realtà e la ferita al territorio lombardo è stato inferta; si può comunque cercare di limitare i danni.
Sull’onda dell’approvazione della nostra mozione sull’inedificabilità e la protezione delle spazi aperti ai lati dei lotti già realizzati di Pedemontana, ho presentato un’interrogazione all’Assessore regionale ai Trasporti, Alessandro Sorte, affinché anche gli spazi aperti lungo i lati di Teem e Brebemi vengano tutelati e protetti dal rischio di colate di cemento per realizzare centri commerciali e quant’altro.
Evitiamo che queste nuove autostrade diventino il pretesto per cementificare il territorio, come è successo per l’A4 Milano-Venezia!

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Dopo l’apertura della tratta A e delle tangenziali di Varese e di Como, si concluderanno nei prossimi mesi i lavori della tratta B1 di Pedemontana, da Lomazzo a Lentate sul Seveso. Pare (ma non lo darei troppo per scontato) che anche gli ultimi lavori che restano da fare per questa tratta abbiano la copertura finanziaria, nonostante innumerevoli vicissitudini legate soprattutto alle “opere connesse” e alle compensazioni.

La partita fondamentale che si giocherà nei prossimi mesi riguarda il finanziamento dei lavori non ancora eseguiti, cioè quelli della tratta B2, C e D, da Lentate su Seveso a Orio al Serio. Nonostante il Ministro Delrio abbia confermato nel recente Documento di Economia e Finanza Pedemontana lombarda tra le opere strategiche, ad oggi fortunatamente non c’è alcuna copertura finanziaria per il proseguimento di quest’opera inutile e dannosa.

La Pedemontana lombarda doveva originariamente essere finanziata in parte da soldi dello Stato e in parte dai privati (tramite il mitologico project financing). Ora, i soldi pubblici che dovevano essere utilizzati per tutte le tratte sono stati invece usati per le sole tratte già realizzate o in via di realizzazione, in quanto non si erano trovati finanziatori privati disposti a investire nell’opera.

Ne consegue che gli ipotetici futuri lavori per le tratte non ancora realizzate dovrebbero essere interamente finanziati dai privati. Ma ad oggi nessun privato ha dimostrato interesse ad investire in quest’opera; anzi di recente Intesa SanPaolo ha dichiarato che dismetterà le sue partecipazioni autostradali (inclusa quella in Pedemontana) entro il 2017, non considerandole più strategiche e profittevoli.

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Ieri l’Assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Sorte, ha annunciato che la Tratta B1 della Pedemontana non verrà più aperta a luglio, come strombazzava Maroni fino a pochissimi giorni fa, ma “in autunno” a causa dei ritardi dei lavori.

Il progetto della Tratta B1 era stato modificato tempo fa per consentire che la lingua di asfalto di collegamento tra Lomazzo e Lentate sul Seveso aprisse in tempo per l’inagurazione di Expo, confluendo sulla Milano-Meda. Era la cosiddetta “Variante Expo“, di cui tutti si sono riempiti la bocca per mesi (che poi questo pezzo di autostrada non c’entrasse nulla con Expo, era solo un dettaglio…). La Variante Expo consisteva nel fatto di realizzare prima il collegamento in forma basilare tra Lomazzo e Lentate, rinviando ad una fase successiva tutte opere accessorie e le compensazioni.

L’apertura della Variante Expo era già stata spostata a causa dei ritardi dei lavori da maggio a luglio. Ora si apprende che sarà pronta in autunno, giusto in tempo per vedere Expo chiudere i battenti! Sarà il caso d’ora in avanti di chiamarla “Variante Fine Expo“… un’altra eccellenza lombarda!

L’altra notizia tosta data da Sorte ieri è che il cosidetto “closing finanziario” dell’intera opera – cioè il reperimento dei fondi che servono a finire l’autostrada (parliamo di qualche miliardata di euro… bruscolini) – è stato rimandato a luglio 2016! Anche qui ho l’impressione che siamo nel campo delle balle spaziali che ormai da tempo vengono spacciate ai media e agli amministratori locali quando si parla di Pedemontana.

Sorte fa finta di non sapere che Intesa SanPaolo ha appena annunciato che le sue partecipazioni autostradali verranno dismesse entro il 2017 e soprattuto che la delibera del Cipe che ha autorizzato la defiscalizzazione dell’opera (su cui peraltro sta indagando l’Unione Europea grazie all’azione del M5S) impone che il closing finanziario avvenga entro gennaio 2016, pena la decadenza della defiscalizzazione stessa.

Basta fare due più due per capire che Pedemontana è morta. Sarebbe ora che qualcuno, oltre a noi e a Legambiente, cominciasse a dirlo a cittadini! Così, giusto per la cronaca.

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Il Consiglio Regionale ha respinto una mozione del PD sull’attuazione delle opere complementari della Tratta B2 di Pedemontana.
La mozione del PD presentava numerose ambiguità, per questo il M5S ha votato NO a molte delle richieste della mozione.
Siamo assolutamente contrari alla richiesta di anticipo di risorse economiche previste per la compensazione della tratta B2. Quella tratta non sarà mai realizzata e non intendiamo offrirle una legittimazione politica chiedendo di anticiparne le compensazioni.

La B2 è pura fantascienza: Pedemontana ha recentemente rinunciato, per l’ennesima volta, all’aumento di capitale addirittura fino a luglio 2016, inoltre Intesa SanPaolo ha appena annunciato che le sue partecipazioni autostradali verranno dismesse entro il 2017. Ormai è palese che nessuno crede più in quest’opera e nessuno ci vuole investire un euro! Che senso ha chiederne le compensazioni viabilistiche?

No, poi, all’allargamento a tre corsie della Milano-Meda in alternativa alla B2: è un tema da maneggiare con molta cura: si andrebbe a movimentare terra inquinata dalla diossina di Seveso, con tutti i rischi che ne conseguono, al pari della realizzazione della Tratta B2; e poi il provvedimento va sempre nella logica del potenziamento del trasporto privato. Lo ripetiamo in ogni occasione utile: nei trasporti è necessario cambiare paradigma e investire sul trasporto pubblico.

Riconosciamo che il problema dell’effetto imbuto (e del conseguente congestionamento del traffico) sulla Milano-Meda, quando sarà collegata alla Tratta B1 della Pedemontana, è reale. Noi già un anno fa avevamo proposto l’unica vera soluzione del problema: fermare la Pedemontana al tratto A, ma la destra in Regione e la sinistra al Governo hanno voluto andare avanti con un’opera inutile e dannosa.

Ora si assumano la responsabilità di fronte ai cittadini del disastro viabilistico in arrivo in Brianza.

Avremmo votato a favore della realizzazione di piani intercomunali per la viabilità e di opere viabilistiche utili ad assorbire l’impatto del traffico derivante dal collegamento del Tratto B1 alla Milano-Meda, ma solo a patto di prevedere consumo di suolo zero: il PD non ha accettato questo vincolo, percui ci siamo astenuti.

Unico voto favorevole il rispetto delle prescrizioni CIPE per la tratta B1, anche perché il mancato rispetto di queste prescrizioni da parte di Pedemontana l’avevamo scoperto noi in collaborazione con alcune associazioni ambientaliste; ci fa piacere che il PD riprenda nelle sue mozioni le magagne scoperte dal M5S.

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Ho scritto al Direttore di ARPA Dipartimento di Milano Franco Olivieri per segnalare fumi anomali e forti esalazioni provenienti dalla ciminiera che si trova all’interno della cava di prestito adiacente al cantiere TEEM, sul confine tra i comuni di Melzo e Trucazzano.

Nella lettera chiedo, insieme ai gruppi M5S di Melzo e Trucazzano, che ARPA effettui un sopralluogo nell’area del cantiere TEEM, al fine di rilevare i principali parametri determinanti la qualità dell’aria nonché delle emissioni del camino e i codici CER di quanto viene bruciato. Chiedo inoltre di ricevere i dati relativi alle analisi effettuate non appena essi saranno disponibili.

I gruppi del M5S di Melzo e Trucazzano hanno ricevuto numerose segnalazioni da parte di cittadini preoccupati per le emissione di fumi e per i cattivi odori diffusi nella zona. Anche i vigili sono stati allertati. La rinnovata attenzione alle emissioni di camini e ciminiere da parte cittadini è un bene perché riporta l’attenzione sulla salute pubblica e sui controlli, al di là delle autorizzazioni, che si fanno in Lombardia sulla diffusione aerea degli inquinanti.

Proprio per questo è nostra premura conoscere al più presto la qualità dell’aria nella zona e quali materiali e in quale quantità si stanno bruciando nella cava di prestito adiacente al cantiere TEEM. Sollecitiamo i cittadini a inviare le loro segnalazioni al seguente indirizzo in modo da consentirci di monitorare la situazione: info@melzo5stelle.it .

L’augurio è che ARPA dia seguito immediatamente alla nostra richiesta e prenda adeguati provvedimenti in caso di accertamento di emissioni nocive per la salute dei cittadini.

 

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Nella notte fra il 22 e 23 febbraio del 2010 dalla raffineria Lombarda Petroli a Villasanta (Monza e Brianza), vennero svuotati dai silos circa 2,5 milioni di litri di petrolio di cui, buona parte, si riversarono nel fiume Lambro, che li spinse poi nel Po e in parte anche nel Mare Adriatico. Un incidente di natura dolosa che causò la morte di centinaia di specie animali e vegetali e inquinò i canali di irrigazione dei terreni coltivati, provocando inevitabilmente, oltre al danno ambientale, anche delle forti perdite economiche per gli operatori agricoli e per tutto l’indotto.

Sono passati 5 anni da quella tragica notte, e la bonifica dell’area che interessa la ditta Lombarda Petroli, quella dove si verificò lo sversamento, quella più colpita, appare ancora un’utopia. Ma mentre gli altri partiti sembrano essersi completamente dimenticati della vicenda, noi del MoVimento 5 Stelle vogliamo portare il caso all’attenzione del Consiglio Regionale e del Parlamento!

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Ho depositato una mozione che chiede conto alla Giunta Maroni della scomparsa delle compensazioni ambientali e delle mitigazioni che avrebbero dovuto essere realizzate contestualmente all’apertura delle tratte che sono già in funzione (il tratto A e la tangenziale di Varese) e di quelle che verranno aperte a breve (entro luglio 2015, il tratto B1 e il primo lotto della tangenziale di Como).

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Non mi piace fare la parte di quello che dice “io l’avevo detto” ma… io l’avevo detto!
Tante volte, nei mesi e negli anni scorsi… Ma come sempre il Movimento 5 Stelle è stata l’unica forza politica in Regione e in Parlamento ad opporsi a questo mostro! E tanti di quei sindaci che ora si lamentano e hanno paura di quello che sta per succedere in Brianza fanno parte di quel Partito Democratico che in Regione non ha mosso un dito su Pedemontana e in Parlamento le ha addirittura fatto un bel regalo da 350 milioni di euro sotto forma di defiscalizzazione dell’opera.

Mi raccomando votateli ancora al prossimo giro.

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Oggi sono stato alla cerimonia di apertura del Tratto A della Pedemontana, insieme alla collega Paola Macchi. Più che ad una inaugurazione abbiamo assistito ad un rito religioso, un atto di fede, una messa pagana celebrata in onore del Dio Asfalto, con tanto di benedizione sacerdotale, taglio del nastro, rinfresco di tartine e spumante e tanti bei discorsi – retorici, ridicoli e privi di qualsiasi contenuto – del politicante di turno.

Abbiamo, dati alla mano, ampiamente chiesto di rinunciare al proseguimento della Pedemontana, un’infrastruttura nata vecchia. Se ne parla dagli anni 50 e nel frattempo il mondo è completamente cambiato a partire dalla deindustrializzazione del territorio. Oggi Pedemontana è la risposta sbagliata ad una reale esigenza di mobilità dei cittadini e delle imprese: un supercollegamento autostradale Varese-Bergamo non serve a nulla.

Serve invece efficientare il sistema logistico di trasporto delle merci (oggi i camion viaggiano con un coefficiente di carico del 50% solamente), potenziare il trasporto pubblico per i pendolari da e verso Milano, favorire i brevi spostamenti a rete sul territorio delle PMI tramite il miglioramento della rete stradale ordinaria.

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In questi minuti si sta concludendo la battaglia più dura che abbiamo fatto da quando siamo in Regione Lombardia. E’ stata un’esperienza fortissima, che mi ha impegnato per mesi nello studio della materia e mi ha coinvolto totalmente negli ultimi giorni.

Credo davvero che abbiamo fatto il massimo, abbiamo giocato bene le nostre carte, abbiamo fatto un’opposizione durissima che verrà ricordata per molto tempo qui dentro; e allo stesso tempo, alla fine, siamo riusciti a portare a casa qualche risultato.

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Infatti dopo due giorni di forte contrapposizione e dopo aver costretto il Consiglio Regionale a fare le ore piccole, non accadeva da mesi, siamo riusciti ad ottenere dei miglioramenti alla legge.

 

Siamo riusciti a smuovere la maggioranza che fin qui ha alzato le barricate per difendere il via libera alla cementificazione della Lombardia e abbiamo ottenuto alcune preziose variazioni alla legge per il contrasto al Consumo di suolo.

Tra i nostri emendamenti che sono entrati nella legge per esempio il disincentivo al consumo di suolo sia dentro che fuori la città con la leva fiscale e cioè chi vorrà costruire su suolo vergine dovrà pagare di più rispetto ad oggi. E’ una misura finalizzata a limitare la speculazione edilizia e l’extragettito per le casse regionali sarà usato per progetti di recupero dell’esistente.

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Ancora, si è reso molto più stringente il principio che prima di consumare suolo si verifichi l’esistenza di un’effettiva esigenza abitativa e non ci sia dell’invenduto o del dismesso da recuperare.

Grazie ai nostri emendamenti la nuova legge impone poi che nei Piani di Governo del Territorio siano identificate aree per la rigenerazione urbana e incentivi per il recupero delle aree dismesse.

Abbiamo infine ottenuto misure per la riqualificazione degli spazi agricoli aperti.

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Quelle ottenuto è un risultato significativo e le preziose modifiche del M5S vanno nella direzione che avevamo indicato con un nostro progetto di legge che proponeva zero consumo di suolo.

Resta il giudizio negativo complessivo su di una legge sbagliata, che nell’impianto generale favorirà comunque il consumo di suolo; da qui il nostro voto negativo complessivo al provvedimento.

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