Lunedì si è tenuta l’Assemblea dei Soci di Pedemontana che ha visto l’approvazione del bilancio e la nomina di Federico Maruzio D’Andrea a nuovo presidente della società. Pedemontana è un morto che cammina solo per la volontà di Maroni e dei suoi compagni di maggioranza. Ma nessun cambio al vertice potrà cambiare il destino di un’opera, conti alla mano, già fallita. Non ci sono né i presupposti economici per andare avanti né quelli di continuità aziendale.

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Prendendo spunto da una comunicazione della Commissione Europea sul tema dell’incenerimento dei rifiuti, un paio di mesi fa avevo presentato un’interrogazione (citata in questo post) con la quale sollecitavo il Presidente Maroni e la Giunta regionale a rilanciare il tema del decomissioning degli inceneritori più vecchi, emanando le linee guida previste dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) del 2014 e attese ormai da ben 3 anni! Ancora »

Nel 2014 la Regione Lombardia aveva approvato una legge per la riduzione del consumo di suolo (legge 31 del 2014). Era una legge molto debole, che noi avevamo contrastato duramente in aula perché per un periodo di ben 30 mesi non solo non limitava, ma addirittura favoriva gli operatori nel realizzare le spropositate previsioni edificatorie contenute nei PGT dei Comuni. Si trattava insomma di un liberi tutti per il consumo di suolo!

Una cosa buona però quella legga ce l’aveva: le previsioni edificatorie che non venivano concretizzate entro i 30 mesi sarebbero state congelate in attesa che la Regione, la Città Metropolitana, le Province e i Comuni non recepissero dei nuovi criteri per limitare il consumo di suolo.

Questi famosi 30 mesi stanno per scadere (1 giugno 2017) e con essi stava per svanire anche l’incubo di vedere cementificate aree verdi in Lombardia pari a due volte e mezza l’estensione del Comune di Milano (a tanto ammontano le previsioni edificatorie non ancora realizzate nei comuni lombardi).

Tutto è bene quel che finisce bene dunque? Ancora »

I lombardi spendono quasi 4 milioni di euro (3.815.159 per l’esattezza) per le spese di comunicazione di Regione Lombardia. Metà della somma, finisce nell’acquisto di spazi pubblicitari.

In realtà ci sarebbe poco o nulla da eccepire: è corretto che un’istituzione che amministra la sanità, i trasporti, il welfare, l’energia e l’ambiente investa per comunicare, informare e sensibilizzare i cittadini. Peccato che la longa manus dei partiti rischia di trasformare le spese di comunicazione istituzionale in spese di propaganda elettorale permanente. E Maroni & C. sulla cartellonistica e nelle trasmissioni tv a pagamento se le cantano e se le suonano per convincere, a centinaia di migliaia di euro a campagna, i cittadini che la “loro” Lombardia è “eccellente”, “innovativa”, “dinamica”…

Il Piano di Comunicazione regionale 2017 è tanto sbilanciato quanto sconsolante. Il documento insiste sul “rush finale” della legislatura. Ma perché? La comunicazione istituzionale non dovrebbe interessarsi dell’imminente fine della legislatura e dell’appuntamento elettorale. Questi sono questioni che riguardano le forze politiche, non l’ente regionale! I partiti che amministrano la regione e le legislature vanno e vengono, l’Istituzione Regione Lombardia resta e il flusso della comunicazione dovrebbe riguardare esclusivamente la programmazione istituzionale.

La vena propagandistica del piano di comunicazione fa capolino anche tra i temi prioritari per le future campagne dove compare l’immigrazione che è il la madre di tutte le battaglie della Lega Nord sulla quale però l’Ente Regione Lombardia, al di là delle chiacchiere della maggioranza, ha ben pochi margini di intervento.

Che dire poi della campagna “La Lombardia dal 2013 ad oggi”, quando il 2013 è esattamente l’anno di insediamento della Giunta Maroni?

I temi prioritari scelti per informare i lombardi sono poi del tutto scollegati con la realtà. Regione Lombardia sensibilizza ben poco i cittadini sulle buone pratiche per ridurre le emissioni inquinanti (come prendere i mezzi pubblici) o sulla prevenzione in ambito sanitario, preferendo gli asini da battaglia della Lega come la Macroregione Alpina, il post Expo, l’eccellenza lombarda e così via.

Anche i costi del piano lasciano molti dubbi. Il restyling del nuovo sito è costato 1 milione di euro, la presenza di Maroni su di una TV privata ci costa 1500 euro a puntata, le campagne cartellonistiche due milioni. Sull’andamento di queste ultime non esiste nessuna analisi costi-risultati. I lombardi hanno poi speso oltre 100 mila euro per il Meeting CL di Rimini, tra allestimento, piano media e acquisto plateatico.

I partiti in Lombardia, eccetto il M5S, hanno già preso i rimborsi elettorali, ma non perdono occasione per fare propaganda! Voltiamo pagina!

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La giunta regionale ha pubblicato ai primi di ottobre una “manifestazione di interesse” per la selezione del nuovo Direttore Generale del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza.

In questa manifestazione di interesse si definisce la procedura di selezione: si costituisce una commissione tecnica di valutazione delle candidature che ha il compito di sottoporre al Governatore Maroni una rosa di candidati e lui sceglierà a chi affidare l’incarico.

Tutto regolare? No, mica tanto…

Nella stessa manifestazione di interesse si cita espressamente lo Statuto del Consorzio, che all’articolo 14 recita:

Il Direttore Generale è nominato dal Presidente del Consorzio, su designazione del Presidente di Regione Lombardia, d’intesa con gli altri Consorziati Promotori, nel rispetto di tutte le norme di legge e contrattuali che disciplinano il pubblico impiego, fra persone di riconosciuta professionalità nei vari settori della gestione dei beni culturali ed ambientali

Ora, dato che lo Statuto dice che il Direttore Generale è nominato nel rispetto di tutte le norme di legge che disciplinano il pubblico impiego è fuori discussione che si debba applicare il Testo Unico sul Pubblico Impiego (cioè il decreto legislativo 165 del 2001) che all’art. 35 prevede che spetti alla commissione tecnica di valutazione la scelta imparziale del candidato! A Maroni spetta solo la “ratifica” formale di tale scelta, in qualità di Presidente dell’autorità che fa il bando. Stop.

Il Consorzio nel suo Statuto ha dichiarato di assoggettarsi alla normativa sul pubblico impiego e quindi si deve rispettare l’iter pubblicistico!

Tutto questo è assolutamente scontato, se si pensa che il Direttore Generale in un ente pubblico è un pubblico dipendente (oltre che una figura di carattere gestionale) e non una figura politica. La scelta deve quindi passare da una selezione pubblica che garantisca trasparenza e oggettività. La commissione deve stilare una graduatoria con i punteggi e il più bravo viene nominato. Non esiste spazio discrezionale da parte di Maroni!

Ho depositato un’interrogazione regionale per sollevare il problema… aspetto Maroni al varco! Basta con le nomine di amici e amici degli amici al posto di chi merita davvero!

whatsapp-image-2016-11-30-at-13-04-02Non si smentisce il presidente del Consiglio Matteo Renzi, goliardicamente soprannominato “il Bomba”: dopo i titoli roboanti che abbiamo letto nei giorni scorsi su tutti i giornali e che annunciavano una pioggia di miliardi grazie al Patto per la Lombardia, siamo andati a verificare i numeri reali e abbiamo scoperto che, anche stavolta, la realtà è molto diversa!

Su circa 11 miliardi furbescamente sbandierati dal premier in vista del referendum del 4 dicembre, di fatto 6,7 miliardi sono risorse già assegnate (sulle quali il Governo non aggiunge un solo euro) e circa 3 miliardi sono legati alla legge di bilancio che non è ancora stata definitivamente approvata. Insomma, alla fine della fiera in Lombardia arriveranno, se va bene, 700 milioni, ma anche questo non è certo!

E’ certo invece che Maroni, pur consapevole dell’inconsistenza delle promesse del Bomba, ha prontamente approfittato della messinscena pro referendum per farsi bello a costo zero coi lombardi e ridare smalto alla furia asfaltatrice dichiarando che i soldi ci sono e pertanto “la Pedemontana si fa”.

In realtà – e per fortuna! – denaro fresco per Pedemontana non ce n’è assolutamente! I 2,7 miliardi citati da Maroni sono in parte soldi già stanziati e in parte soldi che ancora non ci sono perché dovrebbero essere investiti dai privati nella logica del project financing.

Al di là dei trionfali annunci di Maroni, è probabile che il governo (contrariamente a quanto ribadito più volte dal Ministro Delrio) voglia dare una mano al governatore lombardo nel disperato tentativo di salvare Pedemontana tramite un fondo pubblico di garanzia per favorire gli investimenti dei privati.

Tale fondo, ancora indefinito per entità e tipologia, è totalmente inaccettabile: nel project financing il rischio è a carico dei privati, se il progetto non sta in piedi non è giusto che a pagare siano i cittadini lombardi e men che meno tutti gli italiani!

Ad aggravare le pessime condizioni di Pedemontana ci sono anche guai giudiziari: secondo quanto riportato oggi da Il Sole 24 Ore sarebbe in corso un’indagine della Procura di Milano (contro ignoti) per falso in bilancio oltre a una procedura Anac per l’aumento dei costi e lo slittamento dei lavori.

I fantastici proclami di Maroni e lo show del Bomba in trasferta non risolveranno gli enormi problemi ambientali ed economici di un’opera inutile e dannosa: col passare del tempo il conto è sempre più salato e quando il sipario calerà sulle sceneggiate a pagare saranno ancora i cittadini!
ilsole24ore
Postilla: riporto di seguito il comunicato stampa di Legambiente Lombardia

PEDEMONTANA: NUOVE TEGOLE, SITUAZIONE PEGGIO CHE DRAMMATICA

Milano, 30 novembre 2016  – “Nuove tegole per Pedemontana anche se si cerca di trasformarle in positivo. Le prime due sono state fatte passare per garanzie ma sono in realtà il tentativo estremo di salvare l’opera. Il Patto per Milano che parla di 2,7 miliardi dei quali sono veri solo i 250 milioni che ancora restano del contributo del Governo Prodi del 2009, non ancora spesi solo perché Pedemontana non ha altri soldi per avviare nemmeno un mini-cantiere. Gli altri soldi sono un miraggio. L’emendamento alla legge di bilancio dello Stato che lascia definitivamente Serravalle e Pedemontana alla Regione, che tanto le ha volute, cancellando il trasferimento alla città metropolitana di Milano previsto a fine 2017. Questo emendamento toglie dall’imbarazzo il centro-sinistra dalla gestione di una patata bollente.
Così che Regione Lombardia è sempre più imballata nel triplo ruolo di proprietario, concedente (Cal) e concessionaria in evidente conflitto di interesse. Prova ne è che non si sblocca niente nonostante l’arrivo di Di Pietro alla presidenza. L’ultima tegola  è la terza inchiesta aperta sulla gestione Pedemontana.
La prima inchiesta era quella sull’appalto Strabag, con tanto di perquisizioni ed avvisi di garanzia, ancora né chiusa né conclusa. La seconda l’ha aperta la Procura di Roma sulla indebita nomina dell’ex Ad Massimo Sarmi. La terza si apprende dai giornali sarebbe partita due mesi fa e riguarda una ipotesi di falso in bilancio. Da tempo diciamo che Pedemontana è praticamente fallita, e se l’anno scorso è stato approvato il bilancio contro il parere del collegio sindacale sulla questione delle riserve (del costruttore Strabag), altrimenti i libri sarebbero finiti in tribunale invece che nelle mani di Di Pietro, è evidente che la situazione della società oggi è peggio che drammatica.”

pedemontana-450mioAltri 450 milioni di denaro pubblico in arrivo da Regione Lombardia a garanzia delle banche per proseguire i lavori e salvare dal fallimento una Pedemontana più morta che viva. La furia asfaltatrice di Roberto Maroni non conosce tregua: sono anni che inutilmente batte cassa a Roma e a Bruxelles eppure non ha ancora capito che fermare l’opera è l’unica soluzione ragionevole.

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Oggi termina la mia esperienza da capogruppo 5 Stelle in Regione Lombardia.
Difficilmente dimenticherò il debutto, un battesimo di fuoco, con il ritorno in aula dell’ex carcerato Mario Mantovani: le azioni di protesta in consiglio, l’occupazione dell’aula, i video e le interviste sulla stampa nazionale, i cartelli strappati dai commessi, le espulsioni di Silvana Carcano e Giampietro Maccabiani, la prima tesissima riunione dei capigruppo, le urla del presidente del Consiglio... insomma un inizio “movimentato”!
Il mio semestre finisce ancora con la ribalta nazionale con la denuncia di un Consiglio Regionale bloccato a causa dell’inerzia della Giunta Maroni e la conseguente risposta tramite articoli diffamatori sui giornali vicini al centrodestra, che presto porterò in tribunale.
Insomma, non mi sono fatto mancare niente! Ora c’è il rush finale per il NO al referendum, poi vedrò di tirare un attimo il fiato che comincio a sentire le pile davvero scariche.
In bocca al lupo alla collega Iolanda Nanni che prenderà il mio posto per il prossimo semestre!

E’ passato un mese e mezzo dagli annunci trionfali e le strette di mano (che “valgono più di qualsiasi firma, come si usava una volta”) tra Roberto Maroni, Bernie Ecclestone e Angelo Sticchi Damiani (ACI Italia). Tutti a dare per fatto, per l’ennesiva volta, il rinnovo del contratto per il Gran Premio a Monza. Come al solito, siamo stati gli unici a dire che i giochi non erano affatto chiusi, e di fatti…

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L’Assessore al bilancio di Regione Lombardia Massimo Garavaglia è stato rinviato a giudizio perché accusato, insieme all’ex Assessore alla Sanità Mantovani, di aver pilotato una gara d’appalto da 11 milioni di euro.

Alla luce della decisione della procura di Milano è urgente che Maroni riferisca in Consiglio regionale. La sua Giunta è ormai impegnata solo a difendersi nei tribunali piuttosto che nell’attività di amministrazione della Lombardia. I cittadini lombardi non meritano una giunta regionale falcidiata dai processi. Il fatto che chi gestisce i soldi dei lombardi sia accusato di un reato contro la pubblica amministrazione lede l’immagine e la credibilità di tutta la regione.

Con un’accusa sulle spalle così pesante ogni politico dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’idea di dimettersi. Del resto lo stesso Garavaglia, in una puntata di Agorà del 22 ottobre del 2015, alla domanda del giornalista “in caso di rinvio a giudizio rassegnerebbe le sue dimissioni?” rispose responsabilmente “penso proprio di si”.

Come abbiamo sempre detto l’opportunità di rimanere nel ruolo di rappresentante delle istituzioni è una cosa, e il percorso giudiziario è un’altra. E’ una questione di rispetto e credibilità verso i lombardi.

Diamo per scontato dunque che alle parole di Garavaglia seguano i fatti. Attendiamo a breve le sue dimissioni.

 

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In estate l’inquinamento atmosferico è molto ridotto rispetto al periodo invernale, sia per le minori emissioni inquinanti, sia per le differenti condizioni meteorologiche.

Esiste però una forma di inquinamento atmosferico, lo smog fotochimico, che si manifesta in modo più intenso proprio nella tarda primavera e in estate: le elevate temperature e la forte irradiazione solare in presenza di inquinanti atmosferici (ossidi di azoto e composti organici volatili) innescano una serie di reazioni fotochimiche che hanno come risultato l’aumento dei livelli di ozono.

L’ozono è un gas naturalmente presente nell’aria che respiriamo ma diventa irritante e pericoloso al crescere della concentrazione. I soggetti più a rischio sono i bambini, le donne incinte, gli anziani, le persone affette da talune patologie e in generale chi svolge attività lavorativa e fisica all’aperto.

Al fine di proteggere la popolazione, la legge prevede:

un valore obiettivo per la protezione della salute da non superare più di 25 giorni all’anno, pari a 120 microgrammi per metro cubo (la concentrazione naturale è pari a 40-80 migrogrammi per metro cubo);

una soglia di informazione pari a 180 microgrammi per metro cubo che fa scattare per le autorità l’obbligo di informare la cittadinanza per prevenire i rischi per la salute adottando opportune precauzioni (evitare esposizioni all’aperto e attività fisiche nelle ore più calde, ossia quando è maggiore la concentrazione di ozono);

 – una soglia di allarme pari a 240 microgrammi per metro cubo che determina un rischio per la salute in caso di esposizione di breve durata e pertanto fa scattare per le autorità l’obbligo di provvedimenti immediati.

In Lombardia, così come nella provincia di Monza e Brianza, nel corso della scorsa estate sono stati registrati elevati livelli di ozono, ben oltre la soglia di allarme, ma nella pratica non ci sono state adeguate comunicazioni da parte di ARPA per garantire una corretta e tempestiva informazione ai cittadini tramite i Comuni, le Agenzie per la Tutela della Salute, le Prefetture e la stampa locale.

A Meda, per esempio, non solo il limite di 120 µg/m³ è stato superato ben oltre i 25 giorni, ma si sono verificati anche numerosi superamenti della soglia di informazione (180 µg/m³) e, in alcuni casi, della soglia di allarme (240 µg/m³) senza che vi fosse alcun intervento significativo né alcuna comunicazione realmente efficace alla cittadinanza.

Bisogna proteggere la salute dei cittadini! Per questo nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione a Maroni per chiedere di fare di più!

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Prima di qualsiasi ipotesi su eventuali Olimpiadi a Milano nel 2028 è necessario fare piazza pulita in Lombardia da ‘ndrangheta, politici corrotti e tangenti.

Il ripristino della legalità deve tornare a essere la condizione necessaria per ipotizzare l’organizzazione di grandi eventi che non prevedano colate di cemento e consumo di suolo, e solo dopo una attenta analisi del rapporto costi-benefici.

Expo ci è costata oltre un miliardo di euro. Capiamo che Maroni, la cui legislatura è all’insegna dello scandalo quotidiano, abbia bisogno di ridare smalto alla sua immagine, ma dovrebbe preoccuparsi di più dei problemi dei lombardi e rimanere sul pezzo dell’attività quotidiana di governo regionale.

Da questo punto di vista non ci risulta che abbia fatto granché per la concreta promozione e il sostegno allo sport.

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Grazie a una mia mozione approvata dal Consiglio Regionale nell’aprile del 2015, l’assessorato alle Infrastrutture e Mobilità si era impegnato ad attivare un tavolo tecnico-politico tra Regione e concessionaria Autostrada Pedemontana Lombarda con la partecipazione dei Consiglieri Regionali del territorio, con l’obiettivo di sollecitare e verificare periodicamente l’effettiva realizzazione di tutte le opere di mitigazione e compensazione ambientale previste per le tratte A e B1, la Tangenziale di Varese e il primo lotto della Tangenziale di Como dell’Autostrada Pedemontana Lombarda.

La mozione prevedeva anche l’attivazione di un sistema di monitoraggio che verificasse trimestralmente lo stato di avanzamento lavori con puntuale rendicontazione alle commissioni “Territorio e Infrastrutture” e “Ambiente e Protezione civile”.

Tutto questo in teoria: nella pratica le cose sono andate molto diversamente!

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Come negli anni precedenti, il ritornello che ci siamo sentiti ripetere dalla giunta è sempre lo stesso.

Ci sono i tagli ai trasferimenti da parte dello stato centrale; abbiamo un residuo fiscale superiore ai 50 miliardi di euro all’anno, che se rimanessero in regione potrebbero risolvere tutti i problemi; abbiamo il vincolo del pareggio di bilancio che non ci permette di fare investimenti come in passato e via discorrendo…

Sono tutte argomentazioni che non intendo certo mettere in discussione: si tratta di dati di fatto con cui noi dobbiamo giocoforza fare i conti, che ci piaccia o no. Il problema per noi è il modo in cui le risorse disponibili vengono spese.

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Roma, trasmissione tv "in Mezz'ora"

Domani il nuovo Presidente di Autostrada Pedemontana Lombarda, Antonio Di Pietro, illustrerà le novità previste dalla Società: l’abbassamento del costo dei pedaggi e una maggior trasparenza sullo sviluppo dell’opera.

Con questa nomina in sostanza non è cambiato nulla: i problemi nel proseguimento dell’opera, fortunatamente, restano tutti. Sarmi era stato scelto per trovare finanziatori privati internazionali e ha fallito. Rispolverando Tonino dalla soffitta, Maroni tenta l’ultima mossa disperata: ingraziarsi il governo centrale per ottenere altri fondi pubblici, ma anche questa strada fallirà miseramente.

Dopo anni di “va tutto bene” finalmente il governatore comincia a fare i conti con la dura realtà dei fatti: parla di “diversi problemi” e di una “maggiore trasparenza” sullo sviluppo di Pedemontana. Ebbene, cominci a spiegare ai cittadini “con maggiore trasparenza” quali sono i “diversi problemi” di Pedemontana, così tutti si renderanno conto che non basta un cambio di presidenza per salvare un’opera devastante e condannata da una profonda crisi finanziaria: non sarà certo Di Pietro a resuscitare un progetto già morto!

sbilanciomaroniE’ un assestamento in piena continuità con le scelte sbagliate fatte fino ad oggi. Le poche risorse che il Governo Renzi dà alla Lombardia sono dilapidate da Maroni. 60 milioni a Brebemi in tre anni mentre non si trovano i fondi per togliere l’amianto da 800 scuole, 90 milioni al Gran Premio di Monza in dieci anni mentre il trasporto pubblico locale è al collasso e i bus rischiano di restare fermi, 50 milioni ad Arexpo per il Fast Post Expo e si tagliano le risorse per i disabili. E potremmo andare avanti a lungo.

La Lombardia leghista e azzurra ignora del tutto i veri bisogni del territorio e dei cittadini. Per di più il milione di euro che il M5S ha restituito alla regione per il credito alle piccole e medie imprese con il taglio del nostro stipendio è vergognosamente fermo. Ecco perché da domani faremo ostruzionismo e terremo inchiodata la maggioranza in Aula per tutto il tempo che servirà a denunciare gli obbrobri della gestione delle risorse pubbliche del Governo Maroni,

Il M5S Lombardia ha depositato 4227 emendamenti e 44 ordini del giorno (consultabili qui).

Siamo pronti a tenerli in aula per giorni, chiediamo che sia immediatamente sbloccato il milione di euro che abbiamo tagliato dai nostri stipendi e messo subito a disposizione delle piccole medie imprese. Ma vi sembra normale? dobbiamo lottare affinché i nostri soldi vengano restituiti ai cittadini!

Cerchiamo inoltre di migliorare questo provvedimento con interventi puntuali: ad esempio con un emendamento chiediamo di togliere risorse dall’inutile sportello regionale antigender mentre con gli ordini del giorno chiediamo fondi per la superstrada Milano-Meda che è un pericoloso colabrodo, risorse per lo sviluppo del reddito di cittadinanza, l’incremento dei fondi per il finanziamento del diritto allo studio, risorse per la riqualifica dei beni confiscati alle mafie, investimenti nell’energia fotovoltaica e fondi per i sistemi bibliotecari e così via.

Un’altra Lombardia è possibile, ma senza un presidente dedito allo spreco seriale dei soldi dei lombardi!

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Martedì ho portato all’attenzione del Consiglio regionale una interrogazione con risposta immediata a Maroni, in merito alla politica di trasferimenti di malati dal Corberi di Limbiate verso altre strutture.

Per il Movimento 5 Stelle il trasferimento di 20 pazienti con disturbi psichici alla struttura San Francesco di Nova Milanese, adottato dall’ASL di Monza e Brianza (guidata dal dottor Matteo Stocco), lo scorso anno presenta profili di dubbia legittimità.

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L’Assessore regionale ai trasporti e alle infrastrutture Alessandro Sorte ha risposto a un’interpellanza del M5S Lombardia sui motivi del mancato inserimento del prolungamento delle linee metropolitane M2 da Cologno Nord a Vimercate e M5 da Monza Bettola a Monza Parco nel Dossier Opere Prioritarie per la Lombardia consegnato al Ministro Delrio il mese scorso.

Per Sorte il Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti, attualmente in discussione in commissione territorio, è la Bibbia della mobilità e queste opere sono incluse; “ovviamente il prolungamento è una priorità”.

Purtroppo il prolungamento di M2 e M5 è prioritario solo a parole. Il piano mobilità è un il libro dei sogni: contiene di tutto ma alla fine i fondi che realmente sono disponibili vengono concentrari su strade e autostrade.

Se davvero Maroni considera prioritario il prolungamento dell’M2 e dell’M5 perché non l’ha inserito nel Dossier Opere Prioritarie? Se sono davvero opere prioritarie avrebbero dovuto essere inserite nel piano inviato al Governo.

Se la Regione mettesse nel prolungamento delle metropolitane un decimo dell’impegno che mette per una grande opera inutile e devastante come Pedemontana, probabilmente avremmo già i cantieri aperti!

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Dopo la manifestazione di domenica sotto il Pirellone, oggi in Consiglio Regionale abbiamo indossando felpe bianche con la scritta “Fuori dai Maroni” per protestare contro l’indecente fiducia che la maggioranza ha votato al Presidente della Regione delle tangenti nella sanità.

Una protesta che ha portato alla nostra espulsione dall’aula, ma di questo siamo orgogliosi, perché non si può restare in silenzio di fronte a chi ha promesso discontinuità col passato, legalità e trasparenza e poi ha fallito miseramente.

Maroni si è presentato con le scope, ora è attaccato alla poltrona con le dentiere. Se alle parole non fanno seguito i fatti la credibilità è pari a zero, e dato che i cittadini lombardi lo hanno ampiamente capito, Maroni ha paura di tornare al voto. I consiglieri regionali di Lega, Ncd e Forza Italia sono corresponsabili del Presidente e del  fango che annega la Lombardia.

L’assicurazione sulla vita di Maroni si chiama NCD che ha più eletti che elettori: se si andasse a elezioni sparirebbero nel nulla. Noi siamo oggettivamente diversi e siamo pronti a cambiare la Lombardia: la sanità deve tornare a mettere al centro il servizio al cittadino e non il business!

Per noi chi prende tangenti sui malati deve vergognarsi ed andare a casa!

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Noi siamo stanchi di vedere la nostra Regione infangata dagli scandali, di politici che si arricchiscono e arricchiscono i loro amici con i soldi dei cittadini. Siamo stanchi di un governo regionale che genera più inchieste che leggi. Maroni aveva promesso le grandi pulizie con le sue scope, e invece hanno beccato il suo braccio destro e padre della SUA riforma della sanità con le tangenti nel congelatore. Il tempo è scaduto. E’ arrivato il momento di andare a casa e lasciare spazio a chi ha le mani libere!