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Meglio tardi che mai, ma non è sufficiente. E’ questo il mio commento alla decisione della Regione Lombardia di limitare la circolazione, da ottobre 2016 ad aprile 2017, per i veicoli diesel Euro 3.
Non dimentichiamo che nel Piano Aria della Regione il divieto di circolazione dei veicoli Euro 3 era previsto da tempo, sarebbe stato meglio applicarlo già da questo inverno.
A questo nuovo provvedimento anti-smog vanno affiancate iniziative di medio e lungo termine e finanziamenti consistenti. Sono un investimento, se pensiamo ai risparmi sulla spesa sanitaria che ne deriverebbero.
Tra le priorità chiediamo un piano speciale e incentivi per sostituire gli impianti di riscaldamento a gasolio. Con un’interrogazione ho sollevato il problema della tassa regionale sulle caldaie che oggi tiene in considerazione solo la potenza dell’impianto.
La tassazione dovrebbe invece considerare anche il rendimento della macchina e il combustibile utilizzato: anche in questo modo si incentiva la sostituzione delle vecchie caldaie inquinanti a gasolio con le nuove a metano, ben più efficienti.
Mi auguro che, anche considerata l’emergenza, la Giunta ci ascolti subito, altrimenti anche per gli anni a venire ci troveremo a fronteggiare delle “emergenze” che in realtà sono ben prevedibili.

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L’altro giorno mi sono occupato del mito per eccellenza di questi giorni in materia di smog (“per abbassare l’inquinamento non serve fermare il traffico“), ma ce ne è almeno un altro che merita di essere sfatato!

Lasciando da parte il fatto che sarà pur vero che quando arriva la pioggia l’aria si pulisce un po’ ma gli inquinanti non spariscono, ma finiscono nei terreni e nelle falde, in molti credono che il rientro nei mitologici “LIMITI DI LEGGE” sia qualcosa di salvifico! Sono limiti per proteggere la salute umana, dicono… ma è proprio così?

La legge dice che non bisogna superare i 50 microgrammi di PM10 per metro cubo di aria per più di 35 giorni all’anno. Quindi se si supera la soglia per 34 giorni all’anno stiamo tutti benone mentre se si supera per 36 giorni qualcuno comincia a star male? Ovviamente non è così.

Anche rispettando i limiti di legge l’inquinamento fa male alla salute e ci sarà gente che si ammala e muore… semplicemente ce ne sarà di meno.

I 50 microgrammi per metro cubo, così come lo sforamento non superiore ai 35 giorni, sono solo dei limiti scelti arbitrariamente dal legislatore, sotto i quali vengono considerati “accettabili” i danni causati dallo smog.

Quindi c’è ben poco da stare allegri se in questi giorni – dopo più di un mese – si torna sotto i limiti di legge! La gente continua a star male, ad ammalarsi e a morire… ma in numero minore e soprattutto… “a norma di legge”.

 

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Finalmente! Oggi volevo giusto scrivere della superficialità con cui viene trattato il problema dello smog e ho trovato questa bella intervista a Bruno Villavecchia, della Agenzia Mobilità Ambiente Territorio del Comune di Milano, che parla del black carbon e spiega esattamente come stanno le cose!

Riassumendo: è una balla che il blocco del traffico non serve a nulla e che non si possa fare niente di utile in attesa di provvedimenti strutturali a livello sovra regionale (ogni riferimento al Governatore Maroni è puramente casuale…).

La parte più pericolosa dello smog, il black carbon, è presente solo nelle vicinanze delle fonti emissive (auto, caldaie, ecc). Quindi l’inquinamento più pericoloso per la salute non è uguale ai lati di una strada trafficata o in un’area pedonale: la quantità di pm10 è la stessa ma il black carbon assolutamente no (lo dimostra il monitoraggio fatto proprio a Milano). Quindi le aree pedonali, le limitazioni e il blocco del traffico servono eccome!

Questo significa una cosa molto importante. Anche il singolo sindaco può fare molto per proteggere la salute dei suoi cittadini (di cui è legalmente responsabile, ricordiamocelo). Non ci sono scusanti, non vale dire che servono solo provvedimenti su ampia scala, i professionisti del “benaltrismo”, da Maroni in giù, sono serviti! In attesa che il governo e la regione facciano qualcosa di risolutivo del problema (campa cavallo…), i sindaci sono chiamati a fare la loro parte!

E non vale dire che il black carbon non è ancora riconosciuto dalla direttive europee, che non ci sono ancora misurazioni costanti e che non esistono limiti imposti per legge. Sappiamo benissimo che la normativa segue – inevitabilmente – con anni di ritardo le conoscenze scientifiche.

Questo non può essere una scusa per non fare nulla!

 

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Mi ero occupato a più riprese del problema degli odori nauseabondi provenienti dalla ciminiera della cava di prestito Teem tra Melzo e Trucazzano. Gli attivisti di Melzo mi comunicano che finalmente l’impianto è chiuso e in via di smantellamento! Ecco il loro messaggio!

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Finalmente !!!

E’ il caso di affermare con soddisfazione e respirando, alla buon’ora a pieni polmoni, la “cava di prestito” TEEM è dismessa.

Una vittoria dei cittadini, una vittoria per l’ambiente delle città di Melzo e Truccazzano.

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Questa mattina ci siamo presentati nell’aula del Consiglio regionale indossando una mascherina antismog per contestare l’assenza di politiche regionali e risorse nel bilancio in discussione oggi e domani, per la riduzione delle emissioni inquinanti.

E’ in atto una strage silenziosa, 10.800 lombardi muoiono ogni anno per il solo PM2,5. E’ un problema gravissimo e che dovrebbe essere prioritario nell’agenda politica di tutte le istituzioni, ma che non viene mai considerato se non nei casi di emergenza  e per pochi giorni.

La nostra protesta vuole sottolineare l’inerzia di regione Lombardia che sta facendo troppo poco e non investe quanto serve per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Serve urgentemente un piano pluriennale di investimenti e politiche strutturali durature regionali e sovra regionali.

Il fallimento delle politiche antismog in Lombardia è il fallimento delle politiche di mobilità efficiente. Manca da trent’anni un piano strategico di mobilità, si insiste solo sulla costruzione di autostrade inutili.

Occorre che il trasporto pubblico diventi la scelta più conveniente e rapida per i cittadini e non sia una soluzione di serie B rispetto alle auto. Serve anche intervenire massicciamente sulla mobilità elettrica e sull’efficientamento energetico degli edifici, anche sostituendo le vecchie caldaie.

Tutti devo capire che d’inquinamento la gente muore e non possiamo occuparcene solo nei momenti di emergenza.

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Il bollettino degli inquinanti nell’aria dell’Arpa è ogni giorno più allarmante. La Lombardia è una camera a gas e le iniziative regionali per migliorare l’aria che respiriamo sono del tutto inadeguate rispetto alla gravità della situazione. La Regione ha un Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria (PRIA) che, oltre a prevedere misure insufficienti, non viene nemmeno finanziato per intero. Per questo motivo, nel bilancio di previsione in discussione martedì prossimo, presenterò un ordine del giorno per reperire almeno i fondi per le misure già previste dal Pria e mai realizzate.

Voglio ricordare a Maroni che a causa dell’inquinamento dell’aria la gente muore. Per questo dovrebbe essere una priorità assoluta della Regione, troppo attenta a costruire inutili autostrade. E’ troppo timida l’azione per il sostegno alla mobilità elettrica, così come è ben poca cosa l’impegno per il potenziamento del trasporto pubblico locale e la mobilità dolce. Anche sul fronte dello stop ai veicoli inquinanti si deve fare di più: il divieto di circolazione dei veicoli euro 3 è una farsa, l’Assessore Terzi l’ha prima annunciato e poi cancellato.

Per evitare i morti, servono impegni precisi a medio e lungo termine e soprattutto finanziamenti consistenti per attuarli concretamente. Non bastano nemmeno le parole e, visto che il Consiglio regionale in occasione della Conferenza sul clima di Parigi ha fatto propri gli obiettivi di riduzione dei gas climalteranti è ora urgente tradurre quegli impegni in realtà!

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Il Consiglio regionale ha approvato la mia mozione sul caso Volkswagen che richiede che la Regione Lombardia si attivi per ripristinare il pieno rispetto delle norme sulle emissioni delle auto, di agire in tutte le sedi per avviare controlli rigorosi sull’omologazione delle auto, norme più stringenti in materia di informazioni agli acquirenti di automobili e maggiori investimenti per ridurre l’inquinamento dai mezzi di trasporto privati.

Siamo di fronte a una vera e propria truffa di una casa automobilistica che ha abusato della fiducia dei consumatori e che ha fatto una operazione di “taroccamento” dei dati delle emissioni. Siamo soddisfatti che la Regione si sia impegnata a intraprendere ogni azione possibile di risarcimento danni sia per i cittadini lombardi truffati che per se stessa, visti i danni causati all’ambiente.

E’ opportuno colpire duro tutte quelle azioni che peggiorano l’ambiente, il superamento dei limiti di inquinamento dell’aria è una costante ogni anno per i lombardi, con extracosti per la salute intollerabili. Chi truffa deve pagare!

 

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Venerdì scorso mi sono recato all’ASL Milano 2 a Cernusco sul Naviglio, insieme a due attivisti del M5S di Melzo per incontrare il Direttore Generale dott. Mobilia e il Direttore del Dipartimento di Prevenzione Medica dott. Montanelli per discutere del caso dei fumi della ciminiera della cava di prestito della Teem tra Melzo e Trucazzano, che tanti disagi sta provocando ai cittadini della zona.

Dopo un paio di sollecitazioni all’Arpa, mi ero rivolto proprio all’ASL, da cui anche le amministrazioni comunali attendevano delle risposte sul caso.

Il dott. Montanelli ci ha consegnato la risposta scritta alla lettera di sollecito che avevo inviato qualche settimana fa.

Durante l’incontro abbiamo discusso delle rilevazioni dei fumi al camino certificate da ARPA e delle verifiche effettuate dagli ispettori ASL.

ASL Milano 2 ha confermato che esiste il problema dei cattivi odori percepiti dagli abitanti del luogo; secondo le rilevazioni ARPA si sono superate di 100 volte le soglie olfattive dei fumi emessi dall’impianto (si tratta di un calcolo scientifico come da letteratura, in base alla presenza di ossidi di zolfo e azoto nei fumi).

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Ho scritto al Direttore di ARPA Dipartimento di Milano Franco Olivieri per segnalare fumi anomali e forti esalazioni provenienti dalla ciminiera che si trova all’interno della cava di prestito adiacente al cantiere TEEM, sul confine tra i comuni di Melzo e Trucazzano.

Nella lettera chiedo, insieme ai gruppi M5S di Melzo e Trucazzano, che ARPA effettui un sopralluogo nell’area del cantiere TEEM, al fine di rilevare i principali parametri determinanti la qualità dell’aria nonché delle emissioni del camino e i codici CER di quanto viene bruciato. Chiedo inoltre di ricevere i dati relativi alle analisi effettuate non appena essi saranno disponibili.

I gruppi del M5S di Melzo e Trucazzano hanno ricevuto numerose segnalazioni da parte di cittadini preoccupati per le emissione di fumi e per i cattivi odori diffusi nella zona. Anche i vigili sono stati allertati. La rinnovata attenzione alle emissioni di camini e ciminiere da parte cittadini è un bene perché riporta l’attenzione sulla salute pubblica e sui controlli, al di là delle autorizzazioni, che si fanno in Lombardia sulla diffusione aerea degli inquinanti.

Proprio per questo è nostra premura conoscere al più presto la qualità dell’aria nella zona e quali materiali e in quale quantità si stanno bruciando nella cava di prestito adiacente al cantiere TEEM. Sollecitiamo i cittadini a inviare le loro segnalazioni al seguente indirizzo in modo da consentirci di monitorare la situazione: info@melzo5stelle.it .

L’augurio è che ARPA dia seguito immediatamente alla nostra richiesta e prenda adeguati provvedimenti in caso di accertamento di emissioni nocive per la salute dei cittadini.

 

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Nei giorni scorsi sono andato a visitare il Centro Polaris dell’Università Bicocca, un centro specializzato nella ricerca sugli effetti ambientali e sanitari dell’inquinamento dell’aria.

La professoressa Marina Camatini, responsabile del centro, mi ha spiegato le attività che si svolgono nella struttura. E’ stata l’occasione per fare il punto sulla ricerca e sulle politiche contro l’inquinamento dell’aria. La professoressa ha evidenziato come i limiti di legge attualmente in vigore siamo ormai superati in quanto si basano ancora sulla concentrazione di polveri per metro cubo di aria, mentre invece non è tanto la quantità di polveri quello che conta, quanto la composizione chimica delle stesse (difatti non tutte le polveri sono pericolose per la salute umana alla stessa maniera).

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SUBITO ANALISI APPROFONDITE E STOP POTENZIAMENTO FORNO E FUSIONE BEA-CEM!

Innanzitutto evidenziamo che il comunicato che l’ASL ha diramato ieri non smentisce una singola parola di quanto abbiamo riportato nella nostra denuncia; e non poteva essere altrimenti. Le diossine contenute nelle uova di Desio sono 21 volte superiori al limite di legge e per il 61% di queste diossine l’origine è ignota.

A Desio il valore delle diossine è incredibilmente alto! E’ vero che un singolo campionamento non ha valore statistico, ma ha valore in sé, essendo un caso su uno, pertanto avrebbe dovuto essere considerato quanto mento un campanello d’allarme. Si sarebbero dovuti effettuare immediatamente studi più approfonditi ed estesi ad altri allevamenti di Desio (e negli altri comuni dove si sono rilevati sforamenti) e invece pare non si sia fatto nulla. Prendiamo atto che l’ASL ha emanato note informative, trasmesso i dati ad Arpa, Provincia e Comuni, organizzato una campagna informativa con locandine, opuscoli e comunicati stampa, informato gli allevatori interessati e vietato loro di consumare le uova per 120 giorni, ma ci viene da dire: tutto qui??

Si sperava forse che la diossina dopo 120 giorni sarebbe magicamente sparita? L’ASL è tornata a fare controlli in quegli stessi allevamenti dopo tale periodo? Non risulta. Troppo facile per gli enti preposti (ASL e/o ARPA) avvisare che c’è la diossina ma 1) non fare nulla per capire da dove arriva e 2) non fare nulla per porre rimedio all’inquinamento!

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IL 60% DELLA DIOSSINA TROVATA NON E’ QUELLA DI SEVESO, DA DOVE ARRIVA?
AZIONI IN REGIONE E PARLAMENTO E VIA ALLA RACCOLTA FIRME PER FERMARE L’INCENERITORE!

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Tramite una richiesta di accesso agli atti dell’Asl di Monza e Brianza, sono venuto in possesso dei dati riguardanti le analisi delle uova effettuate nel 2012 presso 11 allevamenti rurali di galline situati in altrettanti Comuni brianzoli per verificare la presenza di sostanze inquinanti tra cui diossine, metalli pesanti e policlorbifenili (PCB). Si tratta di uova di galline (lasciate libere di razzolare nei terreni all’aperto) destinate all’autoconsumo da parte dei proprietari degli allevamenti che quindi non rientrano nei normali circuiti distributivi.
La notizia di queste analisi era già stata divulgata dai media tempo fa, ma nessuno aveva fatto una verifica approfondita dei valori riscontrati. Lo abbiamo fatto noi, con Paolo Di Carlo, nostro portavoce a Desio, e il gruppo degli attivisti locali. A fronte di un quadro generale preoccupante (ad esempio risultano esiti non conformi per diossine in ben 10 allevamenti su 11), appare del tutto anomalo il dato riguardante l’allevamento di Desio, dove si è registrato il picco massimo di diossine pari a 52,43 pg TEQ/g (picogrammi di tossicità equivalente per grammo), pari a quasi 21 volte il limite consentito dalla legge (2,5 pg TEQ/g)! Questo valore è ancora più preoccupante se confrontato con gli altri comuni che non arrivano a 6-7 pg TEQ/g.
Per capire la gravità della situazione, facciamo due calcoli: le uova esaminate contenevano 14 grammi di grasso per 100 grammi di peso. Ossia 734 pg TEQ per 100 grammi di uovo. Ipotizzando un uovo di peso medio (60 g), abbiamo circa 440 pg TEQ di diossine per ogni uovo.

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A seguito di numerose segnalazioni da parte dei cittadini della zona, ho inviato una lettera al direttore dell’ARPA di Como Fabio Carella  per sottoporre all’attenzione dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale  il disagio della cittadinanza legato all’Area Carburante Enercoop sita in viale Lombardia a Mirabello di Cantù, che ha incrementato significativamente il traffico nell’area, il rumore e generato un impatto negativo sulla qualità dell’aria, soprattutto nelle giornate di maggiore affluenza della clientela.

Ho chiesto ad Arpa se non ritenga opportuno effettuare un sopralluogo nelle aree limitrofe l’impianto di distribuzione di carburante, nei momenti di maggiore affluenza dei veicoli, al fine di rilevare i principali parametri determinanti la qualità dell’aria nonché il livello di rumore. Ho inoltre richiesto di ricevere i dati relativi alle analisi effettuate non appena essi saranno disponibili.

Mi auguro che la missiva abbia un seguito positivo; l’Agenzia regionale per la protezione ambientale è a servizio dei cittadini e di fronte al disagio che esprimono è necessario un intervento immediato. Non vorrei che l’impatto dell’insediamento sia stato sottovalutato in fase di autorizzativa da parte delle autorità competenti. La verifica della qualità dell’aria e la salute dei cittadini dovono essere prioritarie per le istituzioni. Rivolgo inoltre un appello a Coop Lombardia, proprietaria dell’impianto, affinché accolga le proposte di mitigazione avanzate dai cittadini, rimasti fino ad ora inascoltati.

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Ho depositato un’interpellanza per chiedere all’Assessore regionale all’Economia Massimo Garavaglia delucidazioni in merito all’esenzione dal pagamento della tassa di circolazione dei ciclomotori fino a 50 cm3.

Visti i livelli d’inquinamento atmosferico raggiunti in Lombardia e le conseguenti ripercussioni sulla salute dei cittadini, mi sembra quantomeno inopportuno esentare ciclomotori dalla tassa di circolazione. A maggior ragione perché è dimostrato il forte impatto ambientale che questi mezzi hanno sulla qualità dell’aria.

Il Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria (PRIA) sottolinea infatti che le emissioni di particolato dei ciclomotori a due tempi sono simili a quelle dei motori diesel senza filtro.

La circolazione dei motocicli Euro 0 è vietata dal 2011 ed entro il 2020 anche gli Euro 1 dovranno essere sostituiti: sarebbe pertanto un paradosso esentarli dal pagamento del bollo anziché disincentivarne l’utilizzo.

Mi unisco quindi all’Associazione Genitori Antismog e chiedo all’Assessore di ritirare il provvedimento perché, per risolvere alla radice il problema della qualità dell’aria in Regione, occorre ridurre progressivamente il traffico, disincentivando l’utilizzo dei mezzi privati a favore di quelli pubblici.

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COMUNICATO STAMPA
Il Movimento 5 Stelle Lombardia ha presentato una interrogazione alla Giunta regionale per chiedere un quadro sui controlli effettuati nell’ambito della campagna di ispezione degli impianti termici sul territorio della Lombardia. Stando infatti alle segnalazioni ricevute da parte di alcune associazioni di categoria, non sarebbero in linea con la legislazione regionale i controlli relativi ai quantitativi di energia e combustibile erogato per ogni edificio e la maggior parte degli amministratori di condominio non risulterebbe iscritta al Catasto unico regionale degli impianti termici. Non tutti i Comuni e le Province poi verificherebbero correttamente la regolarità della manutenzione degli impianti e il rispetto dei limiti di rendimento delle caldaie.

“La Regione Lombardia grazie ad una attenta regia e un puntuale controllo del rispetto della normativa vigente da parte degli enti locali potrebbe fare la differenza nella limitazione dei consumi, nella riduzione dell’inquinamento e nella promozione di impianti che consentano di ridurre l’impatto ambientale degli edifici”, spiega Gianmarco Corbetta, consigliere M5S e primo firmatario dell’interrogazione.

“Temiamo che tutto ciò non accada, anche perché non risulterebbero effettuati controlli puntuali e verifiche sul Catasto unico regionale degli impianti termici. L’interrogazione vuole riportare attenzione sulle responsabilità regionali nel controllo delle emissioni inquinanti. Da questo punto di vista il rispetto delle regole che già ci sono, e più controlli, garantirebbero oltre a più sicurezza per gli impianti un miglioramento certo della qualità dell’aria e un risparmio per le tasche dei cittadini”, conclude Corbetta.