whatsapp-image-2016-11-30-at-13-04-02Non si smentisce il presidente del Consiglio Matteo Renzi, goliardicamente soprannominato “il Bomba”: dopo i titoli roboanti che abbiamo letto nei giorni scorsi su tutti i giornali e che annunciavano una pioggia di miliardi grazie al Patto per la Lombardia, siamo andati a verificare i numeri reali e abbiamo scoperto che, anche stavolta, la realtà è molto diversa!

Su circa 11 miliardi furbescamente sbandierati dal premier in vista del referendum del 4 dicembre, di fatto 6,7 miliardi sono risorse già assegnate (sulle quali il Governo non aggiunge un solo euro) e circa 3 miliardi sono legati alla legge di bilancio che non è ancora stata definitivamente approvata. Insomma, alla fine della fiera in Lombardia arriveranno, se va bene, 700 milioni, ma anche questo non è certo!

E’ certo invece che Maroni, pur consapevole dell’inconsistenza delle promesse del Bomba, ha prontamente approfittato della messinscena pro referendum per farsi bello a costo zero coi lombardi e ridare smalto alla furia asfaltatrice dichiarando che i soldi ci sono e pertanto “la Pedemontana si fa”.

In realtà – e per fortuna! – denaro fresco per Pedemontana non ce n’è assolutamente! I 2,7 miliardi citati da Maroni sono in parte soldi già stanziati e in parte soldi che ancora non ci sono perché dovrebbero essere investiti dai privati nella logica del project financing.

Al di là dei trionfali annunci di Maroni, è probabile che il governo (contrariamente a quanto ribadito più volte dal Ministro Delrio) voglia dare una mano al governatore lombardo nel disperato tentativo di salvare Pedemontana tramite un fondo pubblico di garanzia per favorire gli investimenti dei privati.

Tale fondo, ancora indefinito per entità e tipologia, è totalmente inaccettabile: nel project financing il rischio è a carico dei privati, se il progetto non sta in piedi non è giusto che a pagare siano i cittadini lombardi e men che meno tutti gli italiani!

Ad aggravare le pessime condizioni di Pedemontana ci sono anche guai giudiziari: secondo quanto riportato oggi da Il Sole 24 Ore sarebbe in corso un’indagine della Procura di Milano (contro ignoti) per falso in bilancio oltre a una procedura Anac per l’aumento dei costi e lo slittamento dei lavori.

I fantastici proclami di Maroni e lo show del Bomba in trasferta non risolveranno gli enormi problemi ambientali ed economici di un’opera inutile e dannosa: col passare del tempo il conto è sempre più salato e quando il sipario calerà sulle sceneggiate a pagare saranno ancora i cittadini!
ilsole24ore
Postilla: riporto di seguito il comunicato stampa di Legambiente Lombardia

PEDEMONTANA: NUOVE TEGOLE, SITUAZIONE PEGGIO CHE DRAMMATICA

Milano, 30 novembre 2016  – “Nuove tegole per Pedemontana anche se si cerca di trasformarle in positivo. Le prime due sono state fatte passare per garanzie ma sono in realtà il tentativo estremo di salvare l’opera. Il Patto per Milano che parla di 2,7 miliardi dei quali sono veri solo i 250 milioni che ancora restano del contributo del Governo Prodi del 2009, non ancora spesi solo perché Pedemontana non ha altri soldi per avviare nemmeno un mini-cantiere. Gli altri soldi sono un miraggio. L’emendamento alla legge di bilancio dello Stato che lascia definitivamente Serravalle e Pedemontana alla Regione, che tanto le ha volute, cancellando il trasferimento alla città metropolitana di Milano previsto a fine 2017. Questo emendamento toglie dall’imbarazzo il centro-sinistra dalla gestione di una patata bollente.
Così che Regione Lombardia è sempre più imballata nel triplo ruolo di proprietario, concedente (Cal) e concessionaria in evidente conflitto di interesse. Prova ne è che non si sblocca niente nonostante l’arrivo di Di Pietro alla presidenza. L’ultima tegola  è la terza inchiesta aperta sulla gestione Pedemontana.
La prima inchiesta era quella sull’appalto Strabag, con tanto di perquisizioni ed avvisi di garanzia, ancora né chiusa né conclusa. La seconda l’ha aperta la Procura di Roma sulla indebita nomina dell’ex Ad Massimo Sarmi. La terza si apprende dai giornali sarebbe partita due mesi fa e riguarda una ipotesi di falso in bilancio. Da tempo diciamo che Pedemontana è praticamente fallita, e se l’anno scorso è stato approvato il bilancio contro il parere del collegio sindacale sulla questione delle riserve (del costruttore Strabag), altrimenti i libri sarebbero finiti in tribunale invece che nelle mani di Di Pietro, è evidente che la situazione della società oggi è peggio che drammatica.”

pedemontana-givaudanFar pagare alla Givaudan la bonifica dei terreni contaminati da diossina sui quali dovrà passare Pedemontana: in un primo momento era sembrata un’ipotesi impraticabile, perché il contenzioso tra Regione Lombardia e Givaudan (proprietaria dello stabilimento Icmesa che causò il disastro di Seveso nel 1976) si era concluso, all’epoca, con un risarcimento e un accordo transattivo che avrebbe messo al riparo la società da ulteriori esborsi. Invece ieri mattina in commissione Ambiente ho appreso che esiste ancora la possibilità di chiedere risarcimento per danni che all’epoca non fossero stati già rilevati e quantificati.

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pedemontana-450mioAltri 450 milioni di denaro pubblico in arrivo da Regione Lombardia a garanzia delle banche per proseguire i lavori e salvare dal fallimento una Pedemontana più morta che viva. La furia asfaltatrice di Roberto Maroni non conosce tregua: sono anni che inutilmente batte cassa a Roma e a Bruxelles eppure non ha ancora capito che fermare l’opera è l’unica soluzione ragionevole.

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Siamo stati i primi in Consiglio Regionale, con un paio d’anni di anticipo rispetto a tutti gli altri, a dire che Pedemontana versava in condizioni finanziarie disastrose e che il proseguimento dell’opera era – fortunatamente – ad alto rischio.

Ora tutti si domandano se Pedemontana sarà in grado di realizzare le tratte mancanti, ma basta un’analisi attenta degli ultimi avvenimenti e delle recenti dichiarazioni del neo presidente di Pedemontana, Antonio Di Pietro (rilasciate il 5 ottobre in audizione presso la Commissione Bilancio del Consiglio Regionale), per rendersi conto che di margini di incertezza ce ne sono ben pochi. Il futuro di Pedemontana è già scritto ed è sotto gli occhi di tutti.

Opera nata vecchia, inadatta a soddisfare le esigenze di mobilità dei cittadini, portatrice di devastazioni del territorio, oggi tutti i nodi sono finalmente arrivati al pettine e Pedemontana si trova con i mesi contati.

In questo post cercherò di riassumere tutti i problemi pendenti sull’opera… non è un impresa facile ma ci provo!

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Grazie a una mia mozione approvata dal Consiglio Regionale nell’aprile del 2015, l’assessorato alle Infrastrutture e Mobilità si era impegnato ad attivare un tavolo tecnico-politico tra Regione e concessionaria Autostrada Pedemontana Lombarda con la partecipazione dei Consiglieri Regionali del territorio, con l’obiettivo di sollecitare e verificare periodicamente l’effettiva realizzazione di tutte le opere di mitigazione e compensazione ambientale previste per le tratte A e B1, la Tangenziale di Varese e il primo lotto della Tangenziale di Como dell’Autostrada Pedemontana Lombarda.

La mozione prevedeva anche l’attivazione di un sistema di monitoraggio che verificasse trimestralmente lo stato di avanzamento lavori con puntuale rendicontazione alle commissioni “Territorio e Infrastrutture” e “Ambiente e Protezione civile”.

Tutto questo in teoria: nella pratica le cose sono andate molto diversamente!

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Roma, trasmissione tv "in Mezz'ora"

Domani il nuovo Presidente di Autostrada Pedemontana Lombarda, Antonio Di Pietro, illustrerà le novità previste dalla Società: l’abbassamento del costo dei pedaggi e una maggior trasparenza sullo sviluppo dell’opera.

Con questa nomina in sostanza non è cambiato nulla: i problemi nel proseguimento dell’opera, fortunatamente, restano tutti. Sarmi era stato scelto per trovare finanziatori privati internazionali e ha fallito. Rispolverando Tonino dalla soffitta, Maroni tenta l’ultima mossa disperata: ingraziarsi il governo centrale per ottenere altri fondi pubblici, ma anche questa strada fallirà miseramente.

Dopo anni di “va tutto bene” finalmente il governatore comincia a fare i conti con la dura realtà dei fatti: parla di “diversi problemi” e di una “maggiore trasparenza” sullo sviluppo di Pedemontana. Ebbene, cominci a spiegare ai cittadini “con maggiore trasparenza” quali sono i “diversi problemi” di Pedemontana, così tutti si renderanno conto che non basta un cambio di presidenza per salvare un’opera devastante e condannata da una profonda crisi finanziaria: non sarà certo Di Pietro a resuscitare un progetto già morto!

dddL’azione portata avanti in Regione 3 anni fa (imporre a Pedemontana di fare le analisi dei terreni coinvolti dalle ricadute della diossina di Seveso, prima di cominciare i lavori) ha portato nei mesi scorsi alla realizzazione dei campionamenti dei terreni e a breve si conoscerà lo stato di inquinamento del suolo.

Dalle prime risultanze, sembra confermata la presenta della diossina e la necessità di una bonifica con costi di varie decine di milioni di euro. I nodi stanno venendo al pettine.

Ora una domanda sorge spontanea: chi paga il conto? Pedemontana? le cui casse versano già in condizioni disastrose? Potrebbe essere la mazzata finale… I responsabili dell’inquinamento di 40 anni fa? si ciao, auguri! Qualcuno ha forse il coraggio di far pagare i proprietari dei terreni? per la serie, ti voglio espropriare il terreno per costruirci un’autostrada, però prima ti faccio pagare la bonifica e poi te lo esproprio… semplicemente impensabile!

E allora chi paga? Tramite una nuova interrogazione, ho fatto questa semplice domanda a Maroni… sono ansioso di sapere la risposta!

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Dopo l’interrogazione del M5S sugli aiuti di Stato all’Autostrada Pedemontana Lombarda, che ha portato la Commissione europea ad avviare gli approfondimenti del caso, con Eleonora Evi, portavoce M5S al Parlamento europeo, abbiamo chiesto, con un’altra interrogazione, un chiarimento sullo stato della procedura di indagine.

Nell’aprile del 2015 la Commissione, rispondendo all’interrogazione E-003356-15, aveva annunciato una verifica sui contributi pubblici a fondo perduto erogati per il riequilibrio economico-finanziario della Pedemontana e sulla defiscalizzazione a favore delle imprese cui era stato affidato il completamento dell’opera.

È necessario che la Commissione faccia chiarezza al più presto. Qualora le indagini dovessero accertare l’esistenza di aiuti di stato in violazione della normativa UE non ci sarebbe più alcuno spazio per le assurde pretese dell’asfaltatore seriale e presidente della Lombardia Maroni. Pedemontana non sta in piedi, non è in grado di favorire una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva, è un progetto datato e che non ha più senso portare a termine.

Siamo di fronte ad una situazione paradossale in cui le forme pubbliche di sostegno alla Pedemontana sono già state bruciate tutte per realizzare i primi lotti ed ora i privati si sono ritirati dal project financing, i pedaggi sulle Tratte A e B1 disincentivano la fruizione dell’opera, aumentando il divario tra flussi di traffico reali e previsti, rendendola difficilmente sostenibile sul piano economico-finanziario. Per noi è evidente che Pedemontana non soddisfa i requisiti richiesti dal Regolamente europeo per accedere al Piano Junker in termini di solidità finanziaria e aspettative di redditività dell’investimento. Destinare soldi europei alla Pedemontana sarebbe l’ennesimo sperpero di fondi pubblici e il solito regalo agli speculatori.

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Ricapitolando: prima si sparano stime di traffico del tutto irrealistiche, poi si progetta un mostro a 10 corsie promettendo mirabolanti compensazioni ambientali (che ancora oggi non ci sono nemmeno per le tratte già realizzate), infine si spendono (tutti e subito) i soldi pubblici stanziati per l’intera opera solo per fare il primo pezzettino e alla fine ci si trova senza soldi, praticamente in braghe di tela. E a questo punto la Regione Lombardia chiede altri soldi al Governo e viene un ministro da Roma a dire che è disponibile a rivedere il progetto?

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Non c’è traccia degli interventi di prolungamento delle linee metropolitane M2 da Cologno Nord a Vimercate e M5 da Monza Bettola a Monza Parco nel Dossier Infrastrutture prioritarie di Regione Lombardia consegnato dal Presidente Maroni al Ministro Del Rio il mese scorso. Per questo ho presentato una un’interpellanza che chiede alla Giunta regionale  di inserire le due opere tra le priorità regionali e di attivarsi a tutti i livelli per la realizzazione dei prolungamenti e il reperimento delle risorse finanziarie necessarie.

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La nostra missione a Roma dal ministro Delrio ha generato reazioni a non finire! Da ultimo ieri è intervenuto il Governatore Maroni, dicendosi sorpreso da quanto dichiarato dal Ministro e convinto che Pedemontana andrà avanti fino in fondo.

Ma, al di là della babele di dichiarazioni di questi giorni, restano i fatti.

  1. La revisione del piano economico finanziario di Pedemontana è bloccata al Ministero da 8 mesi.
  2. L’autostrada ad oggi non fa parte della lista di opere italiane inserite nel Piano Junker.
  3. Il Governo ha snobbato le richieste di Maroni di abbassare i pedaggi e caricare sulle casse pubbliche il mancato introito.
  4. All’Anac di Cantone è aperto un dossier sugli appalti delle ultime tratte di Pedemontana.
  5. Il piano di caratterizzazione dei terreni contaminati dalla diossina dell’Icmesa di Seveso è fermo al palo.
  6. Le stime di traffico sulle tratte aperto sono state disattese.

Ora il Governatore può fare tutte le dichiarazioni che vuole ma i fatti hanno il butto di vizio di parlar chiaro. Capisco che il fallimento di Pedemontana è il fallimento di Maroni e quindi non lo vuole ammettere, ma questa grande opera inutile risponde ad un modello di mobilità vecchio di 50 anni! Oggi Pedemontana è fuori da qualsiasi idea di mobilità moderna e sostenibile sia dal punto di vista ambientale che finanziario.

Stop.

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Pedemontana. M5S incontra Delrio: opera inutile e su un binario morto, occorre abbandonarla e puntare sulle alternative.

Ieri una delegazione del MoVimento 5 Stelle composta dai portavoce nazionali e regionali Davide Tripiedi, Gianmarco Corbetta,Bruno Marton e dall’attivista Corrado Fossati si è recata in visita a Graziano Delrio. Abbiamo rappresentato al Ministro tutte le drammatiche criticità che Pedemontana sta portando in Brianza, per chiedere l’abbandono del progetto e lo stanziamento di risorse per il potenziamento del trasporto pubblico locale.

La condizioni di mobilità dei cittadini nel Nord Milano e in Brianza sono indubbiamente critiche, ma un collegamento autostradale non serve a risolvere la situazione. Infatti le tipologie di spostamento sono sostanzialmente due: gli spostamenti dei pendolari verso e da Milano, e gli spostamenti di breve e medio raggio di artigiani e piccole medie imprese, che si muovono con i loro furgoni per movimentare merci e semilavorati da e verso clienti e fornitori. E in entrambi i casi non serve un’autostrada Varese-Bergamo, bensì trasporti pubblici efficienti e il potenziamento della rete stradale ordinaria.

Abbiamo chiesto al Ministro di intervenire e fermare il delirio di cementificazione dell’amministrazione lombarda e di destinare risorse per potenziare il trasporto pubblico, rafforzare il sistema ordinario di viabilità che non comporti consumo di suolo, e mettere in sicurezza la Milano-Meda che da anni versa in un vergognoso stato di abbandono e degrado.

Difatti è fondamentale per il nostro territorio sbloccare definitivamente la metrotranvia Milano-Limbiate, prolungare la metrò verde fino a Vimercate e la linea Lilla fino a Monza centro, nonché potenziare le linee ferroviarie esistenti.

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Ora più che mai è urgente fermare l’opera anche per altri motivi. Dalle notizie emerse fino ad oggi, il numero di veicoli che transitano sui tratti aperti è un terzo di quello atteso. Pedemontana va ad allungare le fila delle grandi opere inutili che hanno devastato la Lombardia (Brebemi e Teem).

L’innesto sulla Milano-Meda ha comunque portato ad un aumento del traffico che sta paralizzando un’arteria già di per sé al limite del collasso e, nel caso questa divenisse a pagamento con la trasformazione in tratta b2 della Pedemontana, verrebbe abbandonata dagli automobilisti che paralizzerebbero il traffico sulla viabilità ordinaria della zona.

Inoltre il prezzo pagato dal territorio per il proseguimento dell’opera sarebbe enorme in termini di devastazione e consumo di suolo, basti pensare al faraonico svincolo di Desio e alla movimentazione dei terreni ancora oggi contaminati dalla diossina dell’incidente Icmesa di Seveso del 1976.

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Ma ciò che rende ridicolo il solo pensiero di proseguire con la realizzazione di Pedemontana è l’assoluta mancanza di liquidità nelle casse della stessa! I tre miliardi di euro che servono per andare avanti non ci sono. Dovevano metterli i privati e le banche ma si sono ben guardati dal farlo!

Non bisogna quindi inserire Pedemontana nel Piano Juncker o coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti o il Fondo Strategico Italiano nel piano di finanziamento dell’opera.

In definitiva, occorre stralciare Pedemontana dall’elenco delle opere ritenute prioritarie dal Governo. Altrimenti si finisce come sempre con soluzioni “all’italiana”, con tutti i costi a carico del pubblico e i profitti ai privati!

Abbiamo trovato il ministro piuttosto sfuggente di fronte alle responsabilità di questo governo rispetto al proseguimento dell’opera, ma è chiaro che il progetto Pedemontana non lo entusiasma e che non intende metterci un euro in più di soldi pubblici rispetto a quanto già previsto e speso.

La crisi finanziaria di Pedemontana resta dunque irrisolta: i privati non credono più nell’opera e il Governo si rifiuta di coprire il buco da 3 miliardi.

Senza contare il dossier in mano a Cantone relativo agli appalti sulle ultime tratte, che il Ministro Delrio ha dimostrato di tenere ben in considerazione.

Insomma Pedemontana è un mostro d’asfalto senza futuro.

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Novità, si fa per dire, dal sito di Pedemontana.

E’ stata aggiudicata, dopo vari rinvii a vuoto, la procedura per l’erogazione del famoso “prestito ponte bis” da 200 milioni, necessario per non chiudere subito baracca e burattini. Le stesse banche che la prima volta hanno fatto il prestito, ora lo ri-finanziano, con una procedura sempre più stentata: due rinvii della scadenza e un bando che diventa  procedura negoziale, cioè di fatto trattativa privata. Pare anche con un tasso di interesse particolarmente elevato.

Con la stessa procedura hanno finalmente trovato il famoso “arranger”, cioè la banca o il pool di banche che si occuperà di “strutturare e negoziare” il finanziamento da 1,8 miliardi per realizzare la tratta B2 e la C (ed “eventualmente”, così scrivono, la tratta D per altri 900 milioni).

Il compito dell’arranger è quello di contattare il maggior numero di banche per l’adesione al progetto di finanziamento e coordinare i finanziamenti stessi. Il che, in parole povere, non significa che hanno trovato chi mette i 3 miliardi che mancano per finire l’opera. Significa che hanno trovato a chi dare il compito di cercarli… in questo RTI (raggruppamento temporaneo di impresa) ci sono dentro tutte le principali banche italiane, cioè più o meno le stesse che alla fine della fiera i soldi avrebbero dovuto metterceli fin dall’inizio ma che si sono ben guardate dal farlo.

Non mi sembra un passo avanti decisivo…

E il fatto poi che siano passati alla procedura negoziata, mi pare che si possa interpretare come un ulteriore segno di scarso interesse da parte del sistema finanziario, nel senso che sono stati costretti a negoziare le condizioni per l’assegnazione del mandato di arranger.

Il fiato di Pedemontana è sempre più corto, anche senza contare le incertezze legate alla seconda revisione del Piano Finanziario, che tutti danno per scontata ma che scontata fino a questo momento non è, come ho dichiarato al Giorno settimana scorsa.

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Ieri c’è stata l’inaugurazione del tratto B1 della Pedemontana.
Le parole di Maroni e dei suoi assessori sono state talmente futili e superficiali che non meriterebbero commenti, se non fosse che qui c’è in gioco il futuro di un territorio e la salute, il benessere e le risorse dei suoi abitanti.
La vuota e pomposa retorica sulle infrastrutture autostradali, sempre uguale a se stessa in tutte queste inutili cerimonie, cozza ruvidamente con la realtà: devastazione del territorio, rischio diossina Icmesa per le aree di Seveso, ormai conclamata inutilità di questo genere di opere, costi lievitati, ritardi nella realizzazione (oggi, significamente, si apre la cosidetta “variante Expo”),  pedaggi stratosferici, mancanza assoluta di risorse per realizzare le prossime tratte, rischio caos per la viabilità ordinaria, enti locali sul piede di guerra…
Non esiste il “partito del progresso” e quello degli ambientalisti che non lo vogliono. Esistono diverse visioni di progresso e sviluppo economico: c’é la visione arcaica di Maroni fondata sul cemento e su risposte sbagliate alle esigenze di mobilità dei cittadini e c’é la visione di un progresso e di un benessere economico fondata sul rispetto dell’ambiente e del territorio, sulla tutela della salute dei cittadini, sulla mobilità pubblica e sul miglioramento del sistema logistico e della viabilità ordinaria.
Maroni é vecchio nel modo di concepire il progresso, i suoi sogni autostradali sono ormai fuori da qualsiasi idea di modernità.

L’audizione di oggi in Commissione Territorio con il presidente e l’amministratore delegato di Pedemontana, Sarmi e Besozzi, è stata molto deludente. Sono venuti a vendere fumo, ma i nodi irrisolti rimangono tali. Non hanno detto nulla sulle compensazioni ambientali che sono in grandissimo ritardo e non hanno potuto far altro che confermare quanto noi sapevamo e cioè che non esistono certezze sul closing finanziario dell’opera. Io sono convinto che il closing finanziario non ci sarà mai, quindi la Pedemontana morirà definitivamente a Lentate sul Seveso. Ma non si azzardino ad aprire i cantieri della B2 senza aver reperito i due miliardi di euro che mancano: la Brianza non può permettersi di essere attraversata da una Salerno Reggio Calabria per i prossimi trent’anni! 

E’ risultata poi surreale l’audizione con i sindaci della Brianza che sono stati a parlare di fronte a tre consiglieri regionali, tra cui il sottoscritto. L’Assessore Sorte non si è degnato di farsi vedere confermando che di fronte ai problemi reali dei cittadini la regione non sa dare alcuna risposta!

 

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Gli istituti di credito hanno disertato la gara che avrebbe permesso alle casse di Autostrada Pedemontana Lombarda di  racimolare i soldi per i lotti B2 e C, oltre ai 200 milioni di euro per la copertura del prestito ponte che scadrà il 31 gennaio 2016. Il motivo è semplice, come sottolineato anche da Legambiente e come ripetuto da noi più volte nei mesi scorsi: le banche non credono in un progetto che ritengono vecchio, costoso e non profittevole e, memori anche del recente caso della deserta BreBeMi (Link), temono che l’investimento non rientri dai ricavi dei pedaggi.

I dettagli di questa gara sono degni di un film di Totò. Doveva chiudersi il 14 settembre con l’avviso perentorio che non sarebbe stata “praticabile” la valutazione di “richieste di proroga al termine di presentazione delle offerte”. Poi però di offerte non se ne è vista nemmeno una, quindi la gara è stata puntualmente prorogata al 25 settembre. Peccato che anche in questa data nessuna banca si sia fatta viva con un’offerta. Quindi non si è trovato di meglio da fare che prorogarla nuovamente al 16 novembre.

Per salvare il progetto faraonico dell’autostrada Pedemontana le hanno provate tutte, ma il buco da 3 miliardi (tanto serve per finire il mostro) resiste alle balle spaziali dei vari assessori alla Fabrizio Sala e Alessandro Sorte che in Regione fingono che l’opera “si farà tutta”. Ora che è conclamato che anche le banche abbandonano la nave, ad affondare insieme ad essa dovrebbero essere anche i politici che l’hanno prima voluta e poi difesa ad ogni costo.

E che dire della cosidetta opposizione del PD? Ieri il Capogruppo in Regione Enrico Brambilla ha dato il meglio di sé dichiarando “Che qualcosa non andasse lo avevamo percepito due settimane fa” (quando Pedemontana non si è presentata in Commissione Territorio)… ma noi è da anni che denunciamo questa situazione! Verrebbe da dire: “buongiorno Brambilla, ben svegliato!”. Il nostro poi prosegue: “Prima di far partire qualsiasi cantiere chiederemo che vi sia l’intera copertura finanziaria. Non vorremmo che si iniziasse a sventrare la Brianza senza conoscere la conclusione dei lavori”. Per la serie, sventriamola pure la Brianza, ma tutta eh! non solo un pezzettino!

Ora, dopo la debacle delle banche, non resta che sperare che i politici di destra e di sinistra, ugualmente amanti del cemento, si tolgano una buona volta le fette di salame sugli occhi e capiscano che non ci sono più le condizioni per gettare inutile asfalto in giro per la Lombardia e che bisogna cominciare a riqualificare la rete stradale esistente e potenziare il trasporto pubblico, senza inutili devastazioni del nostro già martoriato territorio. Basta autostrade pacco!

 

Certo, mi fa un po’ specie ritrovarmi “fianco a fianco” con il presidente della Provincia di Monza Brianza, Giggino Ponti (PD), con cui non prenderei nemmeno un caffè, nemmeno sotto tortura. Fa specie soprattutto su un articolo in cui si parla di Pedemontana…
Ma ricordo che lui la Pedemontana la vuole fare tutta e subito (e se proprio non si può, farla un po’ più piccola); io invece di proseguimento della Pedemontana non ne voglio proprio sentir parlare!

 

Gigi Ponti: «Aprire Pedemontana senza riqualificare la Milano-Meda? Decisione scellerata»

 

 

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Fin ad oggi la politica locale aveva raccontato favole su Pedemontana. Mi fa piacere che i sindaci e il presidente della Provincia comincino a fare i conti con la realtà, dicendo quello che noi del M5S raccontiamo ai cittadini da anni: mancano miliardi di euro per concludere il progetto e le stime di traffico previste nel progetto originale sono del tutto sballate. E finalmente anche la Regione Lombardia, tramite l’assessore regionale Sorte, sta dando qualche segnale di abbandono della ridicola difesa ad oltranza di Pedemontana.

Ora i sindaci e la provincia propongono un piano B, che prevede alcune modifiche tra cui lo stralcio dell’ultimo tratto (quello bergamasco), l’eliminazione della terza corsia del tratto B2 e il mantenimento dello svincolo esistente a Desio al posto di quello faraonico previsto dal progetto originale. Con questi adeguamenti si risparmierebbero 1 miliardo e 300 milioni.

Peccato che anche questo piano B sia del tutto insostenibile dal punto di vista finanziario, si passerebbe da un buco di 3 miliardi ad uno di 1 miliardo e 700 milioni… non proprio bruscolini!

Ed è anche sbagliato perché, ancora una volta, insiste sulla mobilità stradale e sul consumo di suolo e non sul trasposto pubblico e sull’efficientamento della rete stradale esistente. Lo capirebbe anche un bambino che le previsioni di traffico (-42% rispetto ai piani originari) e la mancanza di fondi impongono l’abbandono totale del progetto e non la proposta miope di una “Pedemontana in tono minore”.

Questo accanimento terapeutico su Pedemontana è miope e senza senso.

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Dopo l’apertura della tratta A e delle tangenziali di Varese e di Como, si concluderanno nei prossimi mesi i lavori della tratta B1 di Pedemontana, da Lomazzo a Lentate sul Seveso. Pare (ma non lo darei troppo per scontato) che anche gli ultimi lavori che restano da fare per questa tratta abbiano la copertura finanziaria, nonostante innumerevoli vicissitudini legate soprattutto alle “opere connesse” e alle compensazioni.

La partita fondamentale che si giocherà nei prossimi mesi riguarda il finanziamento dei lavori non ancora eseguiti, cioè quelli della tratta B2, C e D, da Lentate su Seveso a Orio al Serio. Nonostante il Ministro Delrio abbia confermato nel recente Documento di Economia e Finanza Pedemontana lombarda tra le opere strategiche, ad oggi fortunatamente non c’è alcuna copertura finanziaria per il proseguimento di quest’opera inutile e dannosa.

La Pedemontana lombarda doveva originariamente essere finanziata in parte da soldi dello Stato e in parte dai privati (tramite il mitologico project financing). Ora, i soldi pubblici che dovevano essere utilizzati per tutte le tratte sono stati invece usati per le sole tratte già realizzate o in via di realizzazione, in quanto non si erano trovati finanziatori privati disposti a investire nell’opera.

Ne consegue che gli ipotetici futuri lavori per le tratte non ancora realizzate dovrebbero essere interamente finanziati dai privati. Ma ad oggi nessun privato ha dimostrato interesse ad investire in quest’opera; anzi di recente Intesa SanPaolo ha dichiarato che dismetterà le sue partecipazioni autostradali (inclusa quella in Pedemontana) entro il 2017, non considerandole più strategiche e profittevoli.

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Ieri l’Assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Sorte, ha annunciato che la Tratta B1 della Pedemontana non verrà più aperta a luglio, come strombazzava Maroni fino a pochissimi giorni fa, ma “in autunno” a causa dei ritardi dei lavori.

Il progetto della Tratta B1 era stato modificato tempo fa per consentire che la lingua di asfalto di collegamento tra Lomazzo e Lentate sul Seveso aprisse in tempo per l’inagurazione di Expo, confluendo sulla Milano-Meda. Era la cosiddetta “Variante Expo“, di cui tutti si sono riempiti la bocca per mesi (che poi questo pezzo di autostrada non c’entrasse nulla con Expo, era solo un dettaglio…). La Variante Expo consisteva nel fatto di realizzare prima il collegamento in forma basilare tra Lomazzo e Lentate, rinviando ad una fase successiva tutte opere accessorie e le compensazioni.

L’apertura della Variante Expo era già stata spostata a causa dei ritardi dei lavori da maggio a luglio. Ora si apprende che sarà pronta in autunno, giusto in tempo per vedere Expo chiudere i battenti! Sarà il caso d’ora in avanti di chiamarla “Variante Fine Expo“… un’altra eccellenza lombarda!

L’altra notizia tosta data da Sorte ieri è che il cosidetto “closing finanziario” dell’intera opera – cioè il reperimento dei fondi che servono a finire l’autostrada (parliamo di qualche miliardata di euro… bruscolini) – è stato rimandato a luglio 2016! Anche qui ho l’impressione che siamo nel campo delle balle spaziali che ormai da tempo vengono spacciate ai media e agli amministratori locali quando si parla di Pedemontana.

Sorte fa finta di non sapere che Intesa SanPaolo ha appena annunciato che le sue partecipazioni autostradali verranno dismesse entro il 2017 e soprattuto che la delibera del Cipe che ha autorizzato la defiscalizzazione dell’opera (su cui peraltro sta indagando l’Unione Europea grazie all’azione del M5S) impone che il closing finanziario avvenga entro gennaio 2016, pena la decadenza della defiscalizzazione stessa.

Basta fare due più due per capire che Pedemontana è morta. Sarebbe ora che qualcuno, oltre a noi e a Legambiente, cominciasse a dirlo a cittadini! Così, giusto per la cronaca.

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