Sarebbe bello vedere lo stesso impegno che Maroni mette da anni per salvare Pedemontana per combattere lo smog che uccide migliaia di lombardi ogni anno; oppure per eliminare le liste d’attesa presso gli ospedali pubblici. Invece questa determinazione, al limite dell’accanimento terapeutico, la mette solo per salvare una grande opera davastante per il territorio. Ancora »

La fine di Pedemontana è segnata: o il tribunale decreterà il fallimento il 4 dicembre oppure bisognerà aspettare gennaio 2018, data dopo la quale la società stessa ha ammesso che non sarà in grado di garantire la continuità aziendale. Ormai il destino dell’autostrada è segnato.

Sarebbe utile che Maroni la finisse con l’addolcire la pillola. Dichiarare che Pedemontana ha ‘qualche criticità’ come una richiesta di fallimento è semplicemente assurdo.

Mancano i due miliardi e mezzo di finanziamento delle banche, sono falliti i tentativi di aumento del capitale sociale per 500 milioni di euro, la modifica del piano economico finanziario è ferma da mesi a Roma, il contenzioso da 3,2 miliardi euro con Strabag non è stato risolto, i progetti esecutivi delle tratte mancanti sono stati bocciati, i costi per la bonifica dei terreni inquinati dalla diossina di Seveso sono scoperti e le garanzie richieste dalla banche per il rischio legato agli scarsi flussi di traffico sono passate da quattrocentocinquanta milioni ad un miliardo e duecento. Regione Lombardia deve immediatamente prendere in considerazione una exit strategy.

Nei giorni scorsi è arrivato dall’assessore regionale Sorte il terzo aggiornamento sullo stato di avanzamento delle opere di compensazione di Pedemontana. Anche questa volta non si notano particolari accelerazioni.

E’ vero, come ha sottolineato Pedemontana in una nota, che le convenzioni sottoscritte sono arrivate a quota 18 su un totale di 23 progetti, ma la lettura di questo dato è molto parziale e fuorviante se non si considerano i forti ritardi che riguardano la progettazione esecutiva.

Al momento solo 6 progetti esecutivi hanno ricevuto l’approvazione e di questi solo 1 è già nella fase di gara. Quanti anni si dovranno aspettare ancora per vedere il completamento di opere che avrebbero dovuto procedere di pari passo con la realizzazione dell’autostrada? Dopo quasi due anni dall’inaugurazione delle tratte A e B1 di Pedemontana (novembre 2015) non si è ancora vista l’apertura di un solo cantiere!

A Telereporter ho parlato del futuro di Pedemontana: non sappiamo se sarà il Tribunale o il mercato a decretarne il fallimento, ma la prospettiva è comunque molto cupa. Lo ripetiamo da anni: le grandi opere autostradali potevano avere senso 30 o 40 anni fa, Maroni se ne faccia una ragione! Oggi il futuro della mobilità lombarda passa per lo sviluppo e l’innovazione del trasporto pubblico e il miglioramento della rete stradale esistente, altro che nuove autostrade!

Che il progetto di Pedemontana sia non solo un enorme e inutile scempio ambientale ma anche un disastro economico noi del M5S lo abbiamo denunciato da sempre mentre la vecchia politica continuava imperterrita a spingere la folle corsa verso il baratro.

Per anni i politici di turno ci hanno fatto credere che, a sistemare tutto, sarebbero arrivati gli attesi investimenti privati, ma nella realtà la situazione continuava a peggiorare fino a quando è arrivata nelle scorse settimane la richiesta di fallimento che i pm di Milano, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi hanno ribadito ieri davanti al giudice del Tribunale fallimentare Guido Macripò.

Ancora »

OGGI IN CONSIGLIO REGIONALE E’ ANDATO IN SCENA L’AMORE!
Un amore forte e vero, quello della Lega e del Pd per l’asfalto, grazie a una interrogazione con cui il PD chiede a Maroni di intervenire per “garantire la realizzazione del progetto” Pedemontana.
Su Pedemontana Pd e Lega Nord sono indistinguibili e in aula hanno inscenato una soap opera strappalacrime, tra sospiri e dichiarazioni d’affetto per l’infrastruttura, concentrandosi sulla necessità di finire l’autostrada più inutile della Lombardia. Spiace interrompere il loro “scambio di affettuosi sensi” e riportarli alla realtà: i fatti, al di là delle azioni della Procura di Milano, parlano di un’opera nata vecchia e inadeguata alle esigenze di mobilità dei cittadini lombardi e devastante per il territorio.
Stupisce che il Pd in Regione spinga Maroni a fare di più e meglio per il completamento dell’opera, nonostante vari loro sindaci, che evidentemente contano come il due di picche all’interno del partito, siano su posizioni ben diverse.
Dal canto suo la Giunta Regionale, al di là delle dichiarazioni di rito, nei fatti se ne lava le mani, scaricando le responsabilità sul Governo e non trova nulla di meglio da fare che sperare in decisioni positive da parte del Tribunale di Milano.
Lo diciamo da anni e vale ancora di più oggi: l’unica cosa sensata da fare è studiare il modo di fermare l’opera nel modo più indolore possibile per le casse pubbliche; ma si sa, l’amore rende ciechi e quello di Pd e Lega per l’asfalto è un amore indistruttibile. ???

Non si può certo dire che la notizia della richiesta di fallimento della Procura di Milano giunga come un fulmine a ciel sereno. Sono almeno tre anni e mezzo, dai tempi della nostra prima mozione su Pedemontana in Consiglio Regionale, che parliamo della crisi finanziaria della società, purtroppo totalmente inascoltati da parte della giunta regionale. Ancora »

“Cercheremo di portare il M5S sulle nostre posizioni”. Accogliamo volentieri l’invito di Federico D’Andrea, fresco di nomina a Presidente di Pedemontana, ad un confronto, dalle pagine dell’Eco di Bergamo.

Del completamento dell’opera Maroni ha fatto una bandierina elettorale mentre l’ex presidente Di Pietro, che era partito in modo molto convinto, si è dimesso in pochi mesi senza aver risolto gli enormi problemi che gravano sull’opera. Anche il nuovo Presidente ha dichiarato che l’autostrada andrà fatta nel “modo più completo possibile”. E’ proprio su questo che siamo disponibili a confrontarci, lo stop delle tratte B2, C e D, e le compensazioni ambientali sulle tratte già realizzate garantirebbero una fine dignitosa a un progetto immaginato qualche decennio fa sulla base di previsioni di traffico che non esistono più.

Abbiamo lavorato a lungo sulle carte di Pedemontana ed è noto che per il M5S l’infrastruttura è devastante per il territorio e rappresenta la risposta sbagliata ai problemi di mobilità della nostra Regione. Inoltre non ci sono i presupposti economici per andare avanti, se non per pochi mesi. La defiscalizzazione governativa e le garanzie della Regione sono oggetto delle attenzioni della Commissione Europea che sta valutando se rappresentino un aiuto illegittimo ai privati.

In definitiva, di fronte a un progetto insostenibile economicamente, antistorico e devastante sul piano ambientale, meglio ammettere gli errori e venirne fuori cercando di limitare i danni in tutti i modi piuttosto che continuare a correre verso il baratro.

 

Nel mese di marzo l’europarlamentare M5S Eleonora Evi ha presentato alla Commissione Europea un’interrogazione sul fondo da 450 milioni di euro che Regione Lombardia ha posto a garanzia degli investimenti privati per la realizzazione delle tratte mancanti di Pedemontana.

Nell’interrogazione Evi chiede se “la previsione di questo stanziamento possa costituire un aiuto di stato illegittimo” e se la Commissione europea intende tenerne conto “nell’ambito dell’indagine in corso sulle autostrade italiane” e sui contributi pubblici e la defiscalizzazione di Pedemontana, annunciata il 23 aprile 2015 in risposta a un’altra interrogazione della stessa europarlamentare 5 Stelle. Ancora »

Lunedì si è tenuta l’Assemblea dei Soci di Pedemontana che ha visto l’approvazione del bilancio e la nomina di Federico Maruzio D’Andrea a nuovo presidente della società. Pedemontana è un morto che cammina solo per la volontà di Maroni e dei suoi compagni di maggioranza. Ma nessun cambio al vertice potrà cambiare il destino di un’opera, conti alla mano, già fallita. Non ci sono né i presupposti economici per andare avanti né quelli di continuità aziendale.

Ancora »

A metà aprile avevo depositato una richiesta di accesso agli atti per sapere se la Regione avesse effettuato valutazioni o stime sulle conseguenze economiche per la società Pedemontana e per Regione Lombardia nel caso di stop definitivo al proseguimento dell’opera.

Di Pietro ha sempre sostenuto che fermare Pedemontana costerebbe di più che finirla, a causa degli indennizzi che si dovrebbero pagare alla società che ha vinto gli appalti delle nuove tratte.

Ma a fronte di una mia precisa domanda in un recente incontro, ha dovuto ammettere che non è così. Ha parlato di un miliardo di euro, una cifra enorme, ma comunque inferiore al costo di realizzazione dell’opera. Ancora »

In un post del 21 ottobre scorso avevo riassunto i numerosi problemi di Pedemontana che rendono estremamente improbabile il suo completamento.

Da allora sono trascorsi sei mesi: cosa è cambiato? Per saperlo una decina di giorni fa ho partecipato ad un incontro con il presidente di Pedemontana Antonio Di Pietro, i sindaci brianzoli e il presidente della Provincia di Monza e Brianza.

Rimando al post di ottobre per un’analisi dettagliata dei problemi sul tavolo; qui di seguito un rapido (si fa per dire…) aggiornamento su cosa è cambiato in base a quanto affermato da Di Pietro. Ancora »

 

Ieri ho partecipato all’incontro tenutosi in Giunta Regionale per la presentazione del progetto “Pedemontagne” alla presenza dei sindaci interessati, Autostrada Pedemontana, Cal e la Provincia di Monza e Brianza.

Si va verso un ridimensionamento del progetto Pedemontagne, definito dagli stessi tecnici della Regione “una provacazione” del Presidente di Pedemontana Antonio Di Pietro. Le Pedemontagne difatti presentano numerose problematiche di carattere autorizzativo (per alcune di esse bisognerebbe addirittura ritornare al Cipe per una revisione delle autorizzazioni concesse) ed un impatto visivo e paesaggistico davvero enorme, in un contesto di pianura come quello brianzolo. Bene ha fatto il sindaco di Vimercate Francesco Sartini a dire no a questa stravagante proposta.

Ha decisamente più senso l’idea avanzata dai tecnici della Regione: l’utilizzo della terra di scavo per riempire alcune cave ormai esaurite. Si ipotizza di utilizzare circa 9 milioni di metri cubi di terra – sui 14 milioni complessivamente previsti – per il ritombamento cave. Da valutare caso per caso, ma l’idea di andare a recuperare il “livello campagna” di alcune cave (che – la storia ci insegna – spesso vengono trasformate in discariche per rifiuti) è sicuramente più intelligente che piazzare delle montagne di terra lungo il percorso dell’autostrada!

Detto questo, è comunque bene ricordare che stiamo parlando di un progetto da concretizzare durante i lavori di realizzazione delle tratte mancanti dell’autostrada, tratte che non hanno ancora visto l’approvazione dei progetti esecutivi e che mancano completamente dei necessari finanziamenti. Insomma, stiamo parlando di un progetto al momento ancora ben di al di là dall’essere realizzato.

La soluzione più intelligente a tutti i problemi di Pedemontana resta quella di fermare l’opera là dove è arrivata e lavorare sul miglioramento del trasposto pubblico e della rete viaria esistente.

Il fondo da 450 milioni di euro che Regione Lombardia pone a garanzia degli investimenti privati per la realizzazione delle tratte mancanti della Pedemontana è l’oggetto di una interrogazione alla Commissione Europea, a firma della nostra europarlamentare Eleonora Evi.

Avevo sollevato Il caso nei mesi scorsi chiedendo verifiche a tutti i livelli Istituzionali. Non sono bastati i 1200 milioni di finanziamento statale a fondo perduto, non sono bastati i 350 milioni di defiscalizzazione (la cui legittimità è ancora in fase di verifica da parte dell’UE), ora la Regione ha messo sul piatto altri 450 milioni sottratti alle reali esigenze dei cittadini lombardi (trasporto pubblico, sanità, sostegno alle imprese e al lavoro). Ancora »

Grazie a una mia mozione approvata dal Consiglio Regionale un piao d’anni fa, la Giunta Regionale deve costantemente aggiornare il Consiglio riguardo l’avanzamento delle opere di mitigazione e compensazione ambientale lungo il tracciato di Pedemontana.

In questi giorni è arrivato l’aggiornamento a gennaio 2017, rispetto a quanto avevo scritto in occasione dell’aggiornamento ricevuto a luglio 2016 non ci sono grosse novità.

Ancora »

Il bello della politica è che a volte arrivano delle notizie di fronte alle quali non sai se ridere o piangere. Succede quando viene perso il senso del ridicolo, come in questo caso, con il presidente di Pedemontana, il buon Tonino Di Pietro, che annuncia le “Pedemontagne”!

Pedemontana ha un problema: trasportare la terra rimossa per costruire l’opera costa troppo per le sue misere tasche. E allora che si fa? Ci si inventa le Pedemontagne! Semplice, no?

Ecco Di Pietro: “Per evitare il trasporto della terra abbiamo pensato di costruire delle montagnette lungo il tracciato della strada. Si potrebbero realizzare parchi giochi per bambini o cose simili”.

Insomma delle montagne in pianura, per i bambini, con vista autostrada…  Tutto ciò è fantastico!

Quando ho letto delle Pedemontagne a me sono tornati alla mente i vecchi film Amici Miei. Qui siamo di fronte ad un “colpo di genio” degno della banda del Conte Mascetti! “Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.”

Già che ci siamo suggerisco di fare una Pedemontagna di diossina a Seveso, così risparmiamo anche sui costi della bonifica delle zone inquinate, no?

E perché oltre al parco giochi non prevedere anche una pista da sci con annesso impianto di risalita? Basta sprecare tempo e soldi per andare a Champoluc o Ortisei!

Caro Tonino, lascia stare le zingarate e torna coi piedi per terra! Non era più serio ammettere, una volta per tutte, che non ci sono le condizioni per proseguire l’opera e che il project financing è totalmente fallito?

Con un emendamento alla legge di bilancio a firma Guido Guidesi (Lega Nord) e Francesco Laforgia (PD), il Partito Democratico ha definitivamente gettato la maschera: al di là delle tante ambiguità dei sindaci, del gruppo regionale e del ministro Delrio, con questo vergognoso inciucio hanno spianato la strada alla realizzazione dell’opera grazie alla garanzia di Regione Lombardia.

Questo conferma che il PD è perfettamente allineato alla Lega nel voler proseguire un’opera devastante e antistorica, con buona pace dei democratici brianzoli e in particolare del presidente della Provincia Gigi Ponti che ha così rimediato l’ennesima figuraccia: infatti proprio lui si era speso per ottenere una sponda dal ministro Delrio affinché si rivedesse il progetto, che invece andrà avanti alla faccia di tutti!

emendamentosalvapedemontana

whatsapp-image-2016-11-30-at-13-04-02Non si smentisce il presidente del Consiglio Matteo Renzi, goliardicamente soprannominato “il Bomba”: dopo i titoli roboanti che abbiamo letto nei giorni scorsi su tutti i giornali e che annunciavano una pioggia di miliardi grazie al Patto per la Lombardia, siamo andati a verificare i numeri reali e abbiamo scoperto che, anche stavolta, la realtà è molto diversa!

Su circa 11 miliardi furbescamente sbandierati dal premier in vista del referendum del 4 dicembre, di fatto 6,7 miliardi sono risorse già assegnate (sulle quali il Governo non aggiunge un solo euro) e circa 3 miliardi sono legati alla legge di bilancio che non è ancora stata definitivamente approvata. Insomma, alla fine della fiera in Lombardia arriveranno, se va bene, 700 milioni, ma anche questo non è certo!

E’ certo invece che Maroni, pur consapevole dell’inconsistenza delle promesse del Bomba, ha prontamente approfittato della messinscena pro referendum per farsi bello a costo zero coi lombardi e ridare smalto alla furia asfaltatrice dichiarando che i soldi ci sono e pertanto “la Pedemontana si fa”.

In realtà – e per fortuna! – denaro fresco per Pedemontana non ce n’è assolutamente! I 2,7 miliardi citati da Maroni sono in parte soldi già stanziati e in parte soldi che ancora non ci sono perché dovrebbero essere investiti dai privati nella logica del project financing.

Al di là dei trionfali annunci di Maroni, è probabile che il governo (contrariamente a quanto ribadito più volte dal Ministro Delrio) voglia dare una mano al governatore lombardo nel disperato tentativo di salvare Pedemontana tramite un fondo pubblico di garanzia per favorire gli investimenti dei privati.

Tale fondo, ancora indefinito per entità e tipologia, è totalmente inaccettabile: nel project financing il rischio è a carico dei privati, se il progetto non sta in piedi non è giusto che a pagare siano i cittadini lombardi e men che meno tutti gli italiani!

Ad aggravare le pessime condizioni di Pedemontana ci sono anche guai giudiziari: secondo quanto riportato oggi da Il Sole 24 Ore sarebbe in corso un’indagine della Procura di Milano (contro ignoti) per falso in bilancio oltre a una procedura Anac per l’aumento dei costi e lo slittamento dei lavori.

I fantastici proclami di Maroni e lo show del Bomba in trasferta non risolveranno gli enormi problemi ambientali ed economici di un’opera inutile e dannosa: col passare del tempo il conto è sempre più salato e quando il sipario calerà sulle sceneggiate a pagare saranno ancora i cittadini!
ilsole24ore
Postilla: riporto di seguito il comunicato stampa di Legambiente Lombardia

PEDEMONTANA: NUOVE TEGOLE, SITUAZIONE PEGGIO CHE DRAMMATICA

Milano, 30 novembre 2016  – “Nuove tegole per Pedemontana anche se si cerca di trasformarle in positivo. Le prime due sono state fatte passare per garanzie ma sono in realtà il tentativo estremo di salvare l’opera. Il Patto per Milano che parla di 2,7 miliardi dei quali sono veri solo i 250 milioni che ancora restano del contributo del Governo Prodi del 2009, non ancora spesi solo perché Pedemontana non ha altri soldi per avviare nemmeno un mini-cantiere. Gli altri soldi sono un miraggio. L’emendamento alla legge di bilancio dello Stato che lascia definitivamente Serravalle e Pedemontana alla Regione, che tanto le ha volute, cancellando il trasferimento alla città metropolitana di Milano previsto a fine 2017. Questo emendamento toglie dall’imbarazzo il centro-sinistra dalla gestione di una patata bollente.
Così che Regione Lombardia è sempre più imballata nel triplo ruolo di proprietario, concedente (Cal) e concessionaria in evidente conflitto di interesse. Prova ne è che non si sblocca niente nonostante l’arrivo di Di Pietro alla presidenza. L’ultima tegola  è la terza inchiesta aperta sulla gestione Pedemontana.
La prima inchiesta era quella sull’appalto Strabag, con tanto di perquisizioni ed avvisi di garanzia, ancora né chiusa né conclusa. La seconda l’ha aperta la Procura di Roma sulla indebita nomina dell’ex Ad Massimo Sarmi. La terza si apprende dai giornali sarebbe partita due mesi fa e riguarda una ipotesi di falso in bilancio. Da tempo diciamo che Pedemontana è praticamente fallita, e se l’anno scorso è stato approvato il bilancio contro il parere del collegio sindacale sulla questione delle riserve (del costruttore Strabag), altrimenti i libri sarebbero finiti in tribunale invece che nelle mani di Di Pietro, è evidente che la situazione della società oggi è peggio che drammatica.”