La Villa è sotto organico, mancano le risorse per una vera valorizzazione culturale del sito e latitano persino i dispositivi per garantire la sicurezza. Solo una piena valorizzazione culturale della Villa e del Parco può assicurare al nostro territorio un flusso continuativo di turisti e il relativo indotto per tutto l’anno. Ma Maroni vuole i grandi eventi – sportivi e musicali – che si esauriscono in una manciata di giorni, così come l’indotto che portano.

La nostra richiesta di intervento a favore della Villa così come tutte le altre richieste del M5S sono state BOCCIATE senza discussione dalla maggioranza per “far pagare” al Movimento la protesta contro i 500mila euro “regalati” a un torneo di golf.
Ricordatevi anche di questo, quando vi chiederanno di votarli ancora!

Si è tenuta giovedì 11 maggio in Commissione regionale Cultura l’audizione, da me richiesta, di Pietro Addis, neo direttore del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza per fare il punto sulla gestione del bene monumentale monzese.

Molti gli spunti di riflessione offerti da Addis ai membri della Commissione, tra cui la segnalazione della totale mancanza di risorse a disposizione del Consorzio per la valorizzazione del Parco e della Villa. Tra le maggiori difficoltà che si trova ad affrontare il Consorzio, oltre ad un rapporto spesso difficile con il privato che ha in concessione un’ampia fetta della Villa, vi è la carenza di risorse umane. Ancora »

La ristrutturazione dell’edificio ex Borsa del Liceo Artistico nella Villa Reale di Monza è ormai una vicenda che si trascina da diversi anni, con gli studenti, i genitori e i docenti esasperati dalla lunga attesa di risposte concrete che, nonostante gli annunci e le promesse della politica, non sono ancora arrivate.
Purtroppo non ci risultano fondate le ultime notizie circolate poche settimane fa, secondo le quali sarebbero già stati stanziati 4,5 milioni di euro da parte di Regione Lombardia. Dopo una serie di approfondimenti, posso dire che questi soldi ancora non ci sono.
Per questo motivo ho depositato una question time alla giunta regionale che verrà discussa in aula mercoledì 3 maggio.

Ad oggi non sono bastate le interrogazioni, le mozioni, gli ordini del giorno, le audizioni in commissione cultura e gli incontri con l’assessore di competenza da parte dei diretti interessati: quei soldi Maroni non li ha ancora messi. In Regione c’è solo una richiesta da parte del Comune di Monza per un finanziamento di 4,5 milioni. Questa richiesta la Regione l’ha semplicemente girata al Ministero dell’Istruzione, che però, a fronte di fabbisogni per l’edilizia scolastica lombarda di 330 milioni di euro, metterà a disposizione meno di 36 milioni.

Mercoledì in aula indicherò alla giunta regionale una strada concreta per reperire i fondi necessari. Ci sono 55 milioni di euro da investire tramite un Accordo di Programma per la valorizzazione del complesso della Villa Reale e del Parco di Monza. Ben 27 milioni non si è ancora deciso come spenderli. Con la mia question time chiedo a Maroni di usare questo “tesoretto” per il recupero dell’ex Borsa.
Insomma, adesso è finito il tempo di scherzare, qui c’è in ballo la vita scolastica degli studenti monzesi che frequentano il liceo artistico e che non possono più essere considerati cittadini di serie b.

Maroni questa volta deve dare una risposta precisa alle attese di tanti studenti di Monza e della Brianza!

Qualche settimana fa, sulla base di alcune segnalazioni, avevo denunciato la modalità impropria con la quale sembrava fossero impiegati i volontari presso il complesso monumentale del Parco e della Villa Reale di Monza.

A seguito di una mia interrogazione sul tema ho ricevuto la risposta dell’Assessore Regionale Cristina Cappellini, risposta che francamente non trovo convincente: al contrario le argomentazioni addotte sembrano confermare le criticità che avevo già espresso.

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Nell’ottobre scorso il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza ha dato vita ad un progetto sperimentale – della durata di un anno – di “volontariato civico”.

In sostanza sono stati individuati dei cittadini che, a titolo puramente volontaristico (leggi gratuito), hanno preso l’impegno a svolgere tantissime attività di fondamentale importante per la fruizione turistica della Villa, quali la sorveglianza e il controllo degli spazi museali (Appartamenti Reali, Cappella, Teatrino e Serrone), l’accoglienza e l’informazione all’utenza della Villa e del Parco, il monitoraggio e segnalazione tempestiva di eventuali criticità, l’assistenza a persone disabili durante la visita negli spazi museali, la distribuzione di materiale informativo, la collaborazione ad attività di indagine rivolta ai visitatori o di customer satisfaction, il supporto all’attività di archiviazione documentale e di inserimento dati e perfino il presidio dei social network!

In pratica una parte importante del complesso monumentale della Villa Reale di Monza, tra i beni di primaria importanza del patrimonio storico e culturale del nostro Paese, viene gestita da volontari.

Questi volenterosi cittadini che – sia chiaro – vanno ringraziati per il tempo e l’impegno ci mettono, non possono certo sostituire delle figure professionali con competenze specifiche in ambito turistico e culturale.

Difatti ho ricevuto alcune segnalazioni sui disagi provocati da questa scelta. Eccone una che rende bene l’idea:

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La giunta regionale ha pubblicato ai primi di ottobre una “manifestazione di interesse” per la selezione del nuovo Direttore Generale del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza.

In questa manifestazione di interesse si definisce la procedura di selezione: si costituisce una commissione tecnica di valutazione delle candidature che ha il compito di sottoporre al Governatore Maroni una rosa di candidati e lui sceglierà a chi affidare l’incarico.

Tutto regolare? No, mica tanto…

Nella stessa manifestazione di interesse si cita espressamente lo Statuto del Consorzio, che all’articolo 14 recita:

Il Direttore Generale è nominato dal Presidente del Consorzio, su designazione del Presidente di Regione Lombardia, d’intesa con gli altri Consorziati Promotori, nel rispetto di tutte le norme di legge e contrattuali che disciplinano il pubblico impiego, fra persone di riconosciuta professionalità nei vari settori della gestione dei beni culturali ed ambientali

Ora, dato che lo Statuto dice che il Direttore Generale è nominato nel rispetto di tutte le norme di legge che disciplinano il pubblico impiego è fuori discussione che si debba applicare il Testo Unico sul Pubblico Impiego (cioè il decreto legislativo 165 del 2001) che all’art. 35 prevede che spetti alla commissione tecnica di valutazione la scelta imparziale del candidato! A Maroni spetta solo la “ratifica” formale di tale scelta, in qualità di Presidente dell’autorità che fa il bando. Stop.

Il Consorzio nel suo Statuto ha dichiarato di assoggettarsi alla normativa sul pubblico impiego e quindi si deve rispettare l’iter pubblicistico!

Tutto questo è assolutamente scontato, se si pensa che il Direttore Generale in un ente pubblico è un pubblico dipendente (oltre che una figura di carattere gestionale) e non una figura politica. La scelta deve quindi passare da una selezione pubblica che garantisca trasparenza e oggettività. La commissione deve stilare una graduatoria con i punteggi e il più bravo viene nominato. Non esiste spazio discrezionale da parte di Maroni!

Ho depositato un’interrogazione regionale per sollevare il problema… aspetto Maroni al varco! Basta con le nomine di amici e amici degli amici al posto di chi merita davvero!

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Siamo arrivati al terzo o quarto annuncio trionfale di Maroni, nel giro di un anno, in merito alla permanenza del Gran Premio di F1 a Monza. Quand’anche arrivasse la firma del contratto con Ecclestone, i giochi non sarebbero comunque chiusi.

Ci rivolgeremo all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e alla Direzione Generale della Concorrenza della Commissione Europea per verificare se la novantina di milioni di euro di soldi pubblici che la Regione intende spendere per il GP non rappresentino un aiuto di Stato illegittimo. Il rispetto delle leggi sugli aiuti di stato e la concorrenza non è un optional; non è che uno coi soldi dei cittadini può fare quello che gli pare.

Non siamo pregiudizialmente contro la permanenza dell’autodromo nel Parco di Monza (per noi dovrebbero essere i cittadini monzesi a pronunciarsi con un referendum), ma un investimento di denaro pubblico così ingente non è giustificato in mancanza di dati certi sull’indotto per l’economia monzese e brianzola e senza la certezza che si stia rispettando la legge.

 

Come negli anni precedenti, il ritornello che ci siamo sentiti ripetere dalla giunta è sempre lo stesso.

Ci sono i tagli ai trasferimenti da parte dello stato centrale; abbiamo un residuo fiscale superiore ai 50 miliardi di euro all’anno, che se rimanessero in regione potrebbero risolvere tutti i problemi; abbiamo il vincolo del pareggio di bilancio che non ci permette di fare investimenti come in passato e via discorrendo…

Sono tutte argomentazioni che non intendo certo mettere in discussione: si tratta di dati di fatto con cui noi dobbiamo giocoforza fare i conti, che ci piaccia o no. Il problema per noi è il modo in cui le risorse disponibili vengono spese.

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Gli organi di stampa hanno riportato settimana scorsa una stima sulle ricadute economiche dell’I-Days Festival al Parco di Monza (8-10 luglio 2016), curata dal Centro Studi della Camera di Commercio di Monza: la tre giorni all’autodromo di Monza varrebbe per Monza e la Brianza oltre 5 milioni di euro di indotto turistico.

 Cito dalle comunicazioni stampa: “shopping 1,1 milioni di euro e spenderanno 2 milioni di euro per i servizi di ristorazione e 1 milione di euro per l’alloggio.”

Come accade ogni anno in occasione del Gran Premio, le cifre pubblicate dal suddetto centro studi mi sembrano molto poco aderenti alla realtà, giusto per usare un eufemismo.

Non ci vuole molto per fare due conti. Si parla di 2 milioni per i ristoranti. Possiamo ipotizzare una cifra media pari a 25 euro per un pasto (pranzo/cena)? Bene, farebbero 80 mila persone che van per ristoranti. Il numero eccede (e di parecchio) il numero complessivo di spettatori, che, secondo il Giorno, sarebbe stato pari a 50 mila in 3 giorni.  Se supponiamo importi inferiori per le consumazioni medie (dalla bibita al panino al bar), il numero di spettatori ovviamente aumenta…

Questa stima si commenta da sé, ma non è finita!

 Per gli alloggi saremmo a 1 milione 78 mila euro (curiosi quei 78 mila… pare una patina di precisione statistica).
Solito calcolo: facciamo 50 euro a persona a notte?
21.560 persone userebbero le strutture ricettive del territorio. Questo significherebbe che oltre 2 persone su 5 si sono fermate a dormire! Possibile? Se fossero 100 euro a testa sarebbero comunque 10.780 pernottamenti, una cifra davvero alta su un totale di 50.000 spettatori. Io sono un appassionato di concerti rock e ho assistito a concerti a Torino, Verona, Bologna, in Svizzera e non mi sono mai fermato a dormire. Possibile che così tanta gente sia arrivata a Monza per i concerti da così lontano da non rientrare a casa la notte?
Esaminiamo infine le compere: 1 milione e 180 mila euro. Ipotizziamo in media 20 euro a persona? 59 mila persone per negozi!!!!! Pari a un monzese su due.
Mah… posso dire che mi sembrano cifre un pochettino campate per aria? Anche alla luce del fatto che chi va ai concerti, generalmente ragazzi giovani, non ha niente da spendere all’infuori del prezzo del biglietto e, se va bene, dell’acquisto di un panino o di una birra.

Ma perché per una volta il Comune e il Consorzio Parco non chiedono alla Camera di Commercio di fare un rendiconto a consuntivo, basato su cifre certe, dell’indotto di queste manifestazioni, magari tenendo anche conto dei costi per il ripristino dell’area interessata, invece di affidarsi a queste “stime” che tutto sembrano tranne che verosimili?

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Il quotidiano “La Repubblica” di ieri 16 giugno 2016 riporta un’intervista a Uberto Selvatico Estense, il presidente di Formula Imola, la società che gestisce il circuito romagnolo, che dichiara di aver “firmato un contratto per avere il Gp d’Italia già dal 2017”. Secondo Estense “Monza ha avuto 4 anni di tempo. E non ha concluso niente”.

Per il Presidente di Formula Imola tutto il denaro pubblico promesso per salvare il GP di Monza (dal Governo 12 milioni prelevati da Pubblico Registro Automobilistico e dalla Regione 70 milioni di euro in 10 anni) rappresenta un aiuto di Stato illegale. Se ci aggiungiamo gli ulteriori 5 milioni di euro che Maroni vuole versare direttamente nelle tasche di Ecclestone, il quadro che ne esce è davvero sconfortante.

Abbiamo chiesto più volte dati certi sull’indotto che il Gran Premio genera per l’economia del territorio di Monza e Brianza, senza mai ottenerli. In questo quadro, un esborso di tutto questo denaro dei cittadini è ingiustificato. Monza e la Brianza sono alla canna del gas: non si riescono a trovare i soldi per garantire il servizio autobus fino alla fine dell’anno e la ristrutturazione degli edifici ex-Borsa per il Liceo Artistico di Monza è ancora un miraggio, tanto per fare due esempi.

E’ necessario rivedere le priorità della spesa pubblica: Maroni e Renzi non possono permettersi di preferire le supercar e lasciare a piedi gli studenti. Al circenses preferiamo il panem.

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Ieri ho depositato un’interrogazione sui gravi problemi di gestione della Villa Reale di Monza. Il complesso è affidato a diverse società (tra concessioni e subconcessioni) e, dalle recenti notizie apparse sui media locali, emerge la percezione di un governo del bene storico-culturale molto frammentario, conflittuale ed eccessivamente orientato a logiche di profitto.

Il complesso è stato affidato in gestione per 20 anni a un privato, Nuova Villa Reale di Monza S.p.A., che ha dato vita alla società Cultura Domani S.r.l. per la gestione del secondo piano nobile, dedicato alle mostre. Il primo piano nobile (con il monumentale Salone delle Feste e le sale di rappresentanza) fino a qualche giorno fa era occupato dal sub-concessionario Vision Plus, mentre il sottotetto ospita in affitto, la Triennale di Milano con il Museo del Design. Infine, il piano terra è occupato  dal ristorante della società sub concessionaria Le cucine di Villa Reale.

E’ notizia recente che la Vision Plus ha ricevuto lo sfratto per problemi legati al pagamento del canone di concessione a Nuova Villa Reale di Monza S.p.A., la quale, a sua volta, per contenziosi legati ad alcune sponsorizzazioni, ha portato in tribunale  il Consorzio della Villa Reale e Parco di Monza, l’ente che rappresenta i proprietari pubblici del bene storico (Ministero della Cultura, Regione Lombardia, Comune di Monza e Comune di Milano).

Siamo di fronte a un assetto organizzativo che non è certo adeguato a valorizzare al meglio il preziosissimo complesso monumentale e ambientale della Villa Reale di Monza; sembra più la gestione di un condominio, dove per altro gli inquilini litigano tra loro e fanno causa al proprietario del bene!

Con l’interrogazione chiediamo che la Regione, maggior finanziatrice del recupero e restauro della Villa, intervenga presso il Consorzio perché sia garantita una programmazione coordinata che valorizzi il patrimonio pubblico. Devono essere messe in campo attività di controllo nei confronti delle attività svolte dal concessionario e dai sub concessionari e definite direttive d’indirizzo per evitare il caos gestionale di questi ultimi tempi. Abbiamo ipotizzato l’istituzione di un curatore di comprovate capacità tecnico-scientifico per la salvaguardia e la fruizione pubblica dell’intero patrimonio culturale.

La Regione, tramite il Consorzio, deve prendere in mano la situazione ed essere più incisiva: Villa Reale è un bene pubblico, una gestione caotica e eccessivamente orientata al mero profitto non depone per il futuro di una risorsa strategica, dal punto di vista culturale e turistico, per Monza!

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Sono stato invitato a presenziare all’inaugurazione della nuova pista ciclabile Parco di Monza-Arcore questa mattina. Come consigliere regionale ricevo decine di inviti del genere, ma quasi mai accetto, se non per fare il guastafeste.

In questo caso si tratta di una infrastruttura veramente utile, di quelle che mi piacciono davvero, in linea con la filosofia 5 stelle per una mobilità sostenibile. Ma resta la mia allergia alle cerimonie pompose… tanto più che per oggi si annunciava la presenza di personaggi di cui godo ben poca stima (per usare un eufemismo).

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Così ho pensato di inaugurare questa bella opera a modo mio… più che una inaugurazione è stato un collaudo!

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Bel pezzo del Fatto Quotidiano che svela i retroscena del salvataggio del Gran Premio di Formula 1 di Monza da parte di Renzi.

Si evita di chiudere un carrozzone come il PRA (pubblico registro automobilistico), come era annunciato da tempo, con conseguente mancato risparmio per le casse pubbliche…. e poi… indovinate un po’ chi pagherà il conto salatissimo a Bernie Ecclestone?

La risposta è sempre la stessa… e la conoscete già!

 

***

Il Gran premio di Formula 1 di Monza è salvo. Gli automobilisti un po’ meno. Nessuno li ha interpellati, ma dovranno pagare lo stesso, coinvolti forzosamente nel dovere patrio di tenere alto il buon nome della tradizione motoristica italiana. Dovranno sborsare 19 milioni di dollari per ammansire sir Bernie Ecclestone, il padrone del grande circo mondiale dei bolidi. Il quale era stato perentorio: “O mi date quel che chiedo, o potete scordarvi il Gran Premio”. Messa di fronte allo stesso aut aut la Germania ha detto di no. In Italia siamo evidentemente più nazionalisti e comprensivi. Tanto qualcuno che paga si trova sempre.

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Anche quest’anno la Camera di Commercio di Monza ha diffuso delle stime previsionali sull’indotto del prossimo GP di Monza.

Seppur ridimensionate rispetto all’anno scorso, restano cifre molto elevate ma senza un riscontro reale, a consuntivo. Non capisco perché, almeno per una volta, la Camera di Commercio, invece di fare stime sul prossimo GP, non faccia una verifica a consuntivo sulle stime pubblicate l’anno precedente, giusto per dirci finalmente se il Gran Premio porti o meno davvero benessere a Monza e alla Brianza.

Maroni nella sua costante azione di marketing pro autodromo, tira in ballo una vecchia storia, quella della candidatura della Villa Reale e del Parco di Monza a sito UNESCO. Maroni mente sapendo di mentire e illude i monzesi: nel 2009 Françoise Rivière, vice presidente dell’Unesco, aveva già detto no alla candidatura con queste parole: “l’autodromo nazionale di Monza abbruttisce e deturpa la Villa Reale e l’annesso Parco. Finché ci sarà l’autodromo non ci sarà un sito UNESCO a Monza“. Maroni vuole la botte piena e la moglie ubriaca e, come si sa, questo non è possibile!

Ma ancora di più contano i cifre, che non tornano. Ecclestone chiede 100 milioni di dollari per un Gran Premio a Monza nel quadriennio 2017-2020. Ma l’ente che gestisce l’autodromo, la SIAS, non ha i soldi per il contratto anzi, secondo una recente analisi, deve pagare entro fine anno 13 milioni di euro di debiti; deve versare al Comune di Monza circa un milione di euro di arretrati di Imu e Ici e per i ritardi nei lavori della parabolica; deve versare altri 2,5 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate per lo scandalo del giro di biglietti stampati a go-go oltre il limite consentito degli omaggi dal 2007 al 2009.

Il quadro peggiora se pensiamo che la vendita dei biglietti dell’autodromo è in calo e i costi fissi stanno aumentando: l’utile della SIAS è passato da 6,9 milioni del 2013 a 4,3 del 2014. E il nuovo management, in carica da 7 mesi, chiamato a rilanciare le sorti della società, ha ottenuto ben pochi risultati.

In questo quadro, piaccia o no, non è credibile un futuro per il GP a Monza. Maroni e i suoi la smettano di illudere gli appassionati.

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La battaglia dell’Assessore Sala e della Regione Lombardia per mantenere il Gran Premio a Monza assomiglia sempre di più ad una lotta contro i mulini a vento. E non tanto per l’inerzia del Governo, ma per il semplice fatto, ormai chiaro a tutti, che il circo della F1 è orientato verso Paesi dove l’economia è in forte crescita tanto da garantire ingenti guadagni a Ecclestone e dove le case automobilistiche hanno interessi ad acquisire nuove quote di mercato. E la dimostrazione sta nel fatto che l’ultimo GP del Belgio ha fatto registrare un deficit di 7 milioni di euro, mentre perfino la Germania e la Corea hanno rinunciato ai loro GP a causa delle eccessive pretese di Ecclestone.

Piaccia o no, questa è la realtà dei fatti. Prima ci si rassegna a questa tendenza storica e meglio sarà per tutti. Oggi invece il Gran Premio e l’autodromo sono un totem che non può essere messo in discussione. Per sostenerlo qualsiasi costo è ammissibile, ovviamente a carico della collettività.

Si cominci ad entrare nell’ottica che la vera risorsa per Monza e la Brianza è il complesso della Villa Reale e il Parco, di enorme valore dal punto di vista culturale e ambientale. Si apra finalmente un dibattito pubblico, il più ampio possibile, sul futuro dell’autodromo e si valuti tutti i possibili scenari, senza tabù, totem e preconcetti e soprattutto senza combattere i mulini a vento di Ecclestone.

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Nella notte fra il 22 e 23 febbraio del 2010 dalla raffineria Lombarda Petroli a Villasanta (Monza e Brianza), vennero svuotati dai silos circa 2,5 milioni di litri di petrolio di cui, buona parte, si riversarono nel fiume Lambro, che li spinse poi nel Po e in parte anche nel Mare Adriatico. Un incidente di natura dolosa che causò la morte di centinaia di specie animali e vegetali e inquinò i canali di irrigazione dei terreni coltivati, provocando inevitabilmente, oltre al danno ambientale, anche delle forti perdite economiche per gli operatori agricoli e per tutto l’indotto.

Sono passati 5 anni da quella tragica notte, e la bonifica dell’area che interessa la ditta Lombarda Petroli, quella dove si verificò lo sversamento, quella più colpita, appare ancora un’utopia. Ma mentre gli altri partiti sembrano essersi completamente dimenticati della vicenda, noi del MoVimento 5 Stelle vogliamo portare il caso all’attenzione del Consiglio Regionale e del Parlamento!

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Oggi ho portato in Consiglio Regionale un’interpellanza per cercare di capire quali siano le intenzioni della Giunta Maroni in merito ai contributi economici che vuole dare per mantenere il Gran Premio di Formula 1 nell’autodromo di Monza.

Le notizie di stampa si susseguono ormai da mesi e oggi il tema è diventato di strettissima attualità.

In estrema sintesi, il nodo della questione riguarda due aspetti. ll primo è il rinnovo del contratto per la permanenza dalla Formula 1, dal 2017 in avanti; Bernie Ecclestone ha chiesto il raddoppio del canone attuale (da 10 a 20 milioni di dollari all’anno), altrimenti è pronto a sloggiare da Monza.

Il secondo aspetto, strettamente collegato al primo, riguarda il fatto che l’autodromo, per continuare ad accogliere la F1, necessita di un rinnovamento strutturale per svariati milioni di euro; nel recente passato si è parlato di un piano di lavori triennale per 70 milioni di euro:

  • 34 milioni il primo anno per le opere più urgenti di ammodernamento della struttura (rifacimento completo dell’asfalto, sostituzione protezioni della pista, posa nuovi cordoli, asfaltatura vie di fuga, ristrutturazione sottopassi…);

  • 23 milioni il secondo anno per la riqualificazione delle tribune, creazione aree museali e spazi di ricettività…;

  • 12 milioni il terzo anno per la riqualificazione camping e piscina e altre attrezzature per il divertimento e il tempo libero.

Naturalmente la Sias, la società che gestisce l’autodromo, questi soldi non ce li ha e di investitori privati non se ne vede nemmeno l’ombra; percui il Governatore Maroni ha promesso di stanziare 20 milioni di euro per la causa, subordinando tale stanziamento a) al fatto di entrare nella proprietà del Parco e b) al fatto che tale ingresso avvenga senza esborso di tasse, che di fatto assorbirebbero circa la metà della somma a disposizione. Proprio in questi giorni è in corso in Parlamento il tentativo di ottenere la “defiscalizzazione” dell’operazione di ingresso della Regione nella proprietà del Parco di Monza.

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Qualche giorno fa ho richiesto alla Camera di Commercio di Monza e Brianza documenti da cui aveva tratto le stime, riprese da tutti i media, sull’indotto del Gran Premio d’Italia a Monza.

Il tema dell’indotto per il nostro territorio è fondamentale per comprendere seriamente i benefici che la corsa porta ai brianzoli e va affrontato seriamente con dati certi. Altrettanto andrebbe fatto con i costi (non solo economici, ma anche, ad esempio, ambientali).

Ringrazio quindi la Camera di Commercio che mi ha risposto fornendo il dossier che hanno elaborato.

Sarebbe bello che partendo da questi dati si aprisse un serio dibattito pubblico – senza preconcetti ed emotività – sull’opportunità per il territorio brianzolo riguardo la permanenza del Gran Premio a Monza e conseguentemente dell’Autodromo nel Parco.

E’ chiedere troppo?