La Corte dei Conti a gennaio 2017 aveva rilevato come le spese per consulenze in Brianzacque fossero eccessive. Nonostante la società sia dotata di un ufficio legale che costa circa 500.000 euro l’anno, si versano lauti compensi a consulenti legali per patrocini e pareri di dubbia validità. Non solo: la Corte dei Conti aveva evidenziato anche un livello di retribuzioni, specie per quadri e dirigenti, che si colloca ben al di sopra di quanto percepito dal personale regionale preso come valido riferimento. Ancora »

ARRESTATO IL SINDACO DI SEREGNO: MAFIA E POLITICI CONNUBIO CONSOLIDATO!Svegliarsi la mattina con gli elicotteri dei Carabinieri che ti girano sopra la testa per una retata che porta in galera 21 persone, tra cui il forzista Edoardo Mazza, sindaco di Seregno, la più grande e importante città della provincia di Monza e Brianza, nell'ambito di una maxi inchiesta sulle infiltrazioni della 'Ndrangheta. Non è la prima volta che succede; gli elicotteri si erano già alzati nel 2010, quella volta nella vicina Desio, per un'altra grande operazione contro la 'Ndrangheta.Le accuse sono pesantissime: associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.Nel comunicato stampa dei Carabinieri si evince che nel corso delle investigazioni è emersa la figura di un affermato imprenditore edile di Seregno che intratteneva rapporti con importanti esponenti del mondo politico e coltivava frequentazioni, rapporti e scambi reciproci di favori con esponenti della criminalità organizzata, a cui chiedeva interventi per raggiungere i suoi scopi. E' stato accertato il ruolo determinante avuto dall’uomo d’affari nell’elezione del Sindaco, facendo emergere come il sostegno alla sua candidatura fosse legato al proprio interesse di ottenere la convenzione per realizzare un supermercato nel territorio comunale.Cemento, mafia e politici a braccetto. Questa è la fotografia della Brianza, non a caso la provincia più cementificata d'Italia. Gli arresti di oggi sono l'ennesimo colpo durissimo alla credibilità della classe politica di centro-destra, in Brianza e in tutta la Lombardia, come dimostra la perquisizione degli uffici dell'ex Vicepresidente della Regione Mario Mantovani che secondo il Gip di Monza era il politico di riferimento dell'imprenditore al centro dell'indagine. Cemento e criminalità organizzata sono un connubio ormai consolidato, così come consolidati da tempo sono gli intrecci con la politica. Ormai non si può più parlare di “infiltrazioni” mafiose nel nostro territorio. La criminalità organizzata, in particolare quella di origine calabrese, è una presenza costante e ha piantato le proprie radici in profondità.Le responsabilità dei politici sono enormi e l'arresto odierno del sindaco forzista di Seregno ne è solo l'ultima dimostrazione. Politici, imprenditori e uomini d'onore arrestati a Desio nel 2011, a Monza nel 2013, a Seveso nel 2014, a Nova, Desio e Seregno nel 2015, a Carate Brianza e ancora a Desio all'inizio del 2017. Chissà se Salvini si presenterà col megafono a gridare “vergogna!” contro la giunta comunale sostenuta dai suoi uomini.Nonostante l'enorme lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine, che non finiremo mai di ringraziare, l'Ndrangheta in Brianza continua a portare avanti i suoi sporchi affari grazie ad una classe politica sempre "disponibile". Mettiamo in atto la legittima difesa dei cittadini: non votiamoli più!di Gianmarco Corbetta Portavoce MoVimento 5 Stelle Lombardia

Posted by MoVimento 5 Stelle Lombardia on Tuesday, September 26, 2017

 

 

Svegliarsi la mattina con gli elicotteri dei Carabinieri che ti girano sopra la testa per una retata che porta in galera 21 persone, tra cui il forzista Edoardo Mazza, sindaco di Seregno, la più grande e importante città della provincia di Monza e Brianza, nell’ambito di una maxi inchiesta sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta. Non è la prima volta che succede; gli elicotteri si erano già alzati nel 2010, quella volta nella vicina Desio, per un’altra grande operazione contro la ‘Ndrangheta. Ancora »

La nomina del nuovo direttore del Consorzio della Villa Reale di Monza, Pietro Addis, è a mio giudizio irregolare in quanto ritengo che non siano state rispettate le norme di legge che disciplinano il pubblico impiego. Per questo motivo a breve sottoporrò il caso all’attenzione della Corte dei Conti.

La politica si è arrogata il diritto di scegliere il nuovo direttore tra una rosa di candidati selezionata da una commissione tecnica, ma nel settore pubblico la scelta imparziale del candidato spetta alla stessa commissione tecnica! A Maroni spettava solo la “ratifica” formale di tale scelta, in qualità di Presidente dell’autorità che ha fatto il bando.

Tutto questo è assolutamente scontato, se si pensa che il Direttore Generale in un ente pubblico è un pubblico dipendente con responsabilità gestionali e non una figura politica. La scelta deve quindi passare da una selezione che individui il migliore candidato in modo trasparente e oggettivo.

Nei giorni scorsi ho avuto accesso a tutte le carte del processo di selezione. La commissione tecnica di valutazione ha analizzato tutti i curriculum dei sessanta candidati che hanno risposto al bando, attribuendo a ciascuno una valutazione in lettere (A Alta, B Adeguata, C Media, D Medio Bassa e E Non Adeguata) su cinque parametri (quali ad esempio l’esperienza dirigenziale nel settore dei beni culturali e l’esperienza nella gestione delle risorse umane). Di questi sessanta, otto candidati sono stati ritenuti meritevoli di un approfondimento tramite colloquio individuale.

A ciascuno di questi otto candidati, sono stati attribuiti, a fronte del colloquio individuale, ulteriori valutazioni (sempre in lettere: A Alta, B Adeguata e C Media) su altri quattro parametri (quali le competenze relazionali e la motivazione al ruolo).

In sostanza, per gli appartenenti alla rosa dei candidati finalisti, la commissione tecnica ha redatto una griglia dove vengono riportati i valori in lettere per nove parametri.

Non sono quindi stati attribuiti dei punteggi e non è stata fatta un classifica tra gli otto finalisti, lasciando a Maroni la facoltà di scegliere tra gli otto. Così facendo si è adottata una procedura che non ritengo conferme alle norme sul pubblico impiego. La commissione avrebbe dovuto stilare una graduatoria e il primo classificato avrebbe dovuto essere designato dal governatore.

E’ del tutto evidente, anche da un’analisi superficiale della griglia redatta dalla commissione tecnica, che il dottor Addis non risulta essere il migliore tra i candidati.

Ma c’è di più. Ho ricostruito la classifica degli otto candidati, trasformando le lettere in punteggi (A -> 4 punti, B -> 3 punti, C -> 2 punti, D -> 1 punto e E -> 0 punti). Ben quattro candidati hanno un punteggio superiore a quello di Addis, uno ha lo stesso punteggio e solo due hanno un punteggio inferiore!

Io non ho nulla contro il dottor Addis (che peraltro non conosco di persona) ma qui è in gioco il rispetto della legge, la trasparenza e l’oggettività delle scelte che riguardano la cosa pubblica!

E il Movimento 5 Stelle non può stare a guardare.

A fine novembre mi ero occupato dellistruttoria aperta dalla Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti su Brianzacque, la società che gestisce il ciclo idrico nella nostra provincia.

Ora sta circolando presso i sindaci e alcuni consiglieri comunali il pronunciamento definitivo della Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti, che dovrà essere pubblicato sul sito della società. La sezione regionale, dopo aver recepito le controdeduzioni della società, ha confermato in sostanza le criticità già rilevate in precedenza. Ancora »

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Il M5S e il Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza si battono da anni per ottenere una gestione pubblica del servizio idrico nel pieno rispetto dei principi di legalità e trasparenza mentre nei fatti le scelte operate dai vertici di Brianzacque e sostenute dai Soci continuano purtroppo ad andare nel senso contrario. Qui di seguito evidenziamo i punti critici.

Ancora »

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Sono trascorse circa due settimane dalla pubblicazione del post con il quale avevo evidenziato l’istruttoria in corso su Brianzacque presso la Corte dei Conti, relativa ad aumento delle spese per consulenze e incarichi esterni, modalità di conferimento di questi incarichi, procedure di selezione dei dirigenti, mancata procedura selettiva per la stipula dei contratti a tempo determinato.

Come M5S avevamo già denunciato a più riprese le irregolarità che sarebbero state compiute nella selezione per il conferimento dell’incarico di direttore generale, in particolare:
1) ammissione alla procedura selettiva di un parente del Presidente della Provincia nonché Sindaco del Comune di Cesano Maderno, nonostante il divieto, posto dal bando, alla partecipazione di soggetti legati da vincoli di parentela con esponenti politici di Enti soci di Brianzacque;
2) mancata attribuzione dei punteggi ai candidati da parte della Commissione, nonostante la previsione del bando, e conseguente conferimento di potere discrezionale nella scelta al Consiglio di Amministrazione, ovvero a un organo politico carente di adeguate competenze a giudicare la professionalità dei candidati stessi.

Nello scorso mese di luglio avevo espresso forti dubbi riguardo le improvvise dimissioni del’ing. Facchinetti, dopo nemmeno due mesi dalla nomina a Direttore Generale.

Ma ancora più “strana” è la mancata nomina del suo successore. Ancora »

incendiNel corso del 2015 e del 2016 si è registrato un notevole aumento degli incendi presso gli impianti che trattano i rifiuti differenziati. La regione più colpita è il Veneto ma il fenomeno è diffuso in tutta la penisola, inclusa la Lombardia. Si tratta di eventi prevalentemente dolosi sui quali la magistratura e le forze dell’ordine stanno indagando. Ancora »

whatsapp-image-2016-10-26-at-17-47-51Quattordici arresti per appalti truccati per imprenditori e dirigenti del concorso Cociv e 324 milioni di euro di appalti contestati! Forse c’è chi oggi punta al ponte sullo Stretto perché sapeva di dover cambiare aria?? Il ciclone giudiziario che ha travolto la realizzazione del Terzo Valico è solo l’ennesima conferma di quel che da sempre denunciamo: il losco “mondo di sotto” di subappalti e corruzione che affiora con le infiltrazioni ‘ndranghetiste nelle Grandi Opere.

Ancora una volta (dati alla mano!) dobbiamo ripeterci. Cambiano le società e le sigle dei consorzi ma i nomi e le aziende che stanno dietro sono sempre le solite. Tutto a causa di quel meccanismo, per ora legale, che permette di spezzettare le commesse in subappalti, per aggirare più facilmente i controlli.

Il MoVimento 5 Stelle non smetterà mai di combattere queste battaglie. Servono maggiori controlli su appalti e subappalti, regolamentazioni chiare, protocolli severi e in grado di tutelare l’economia pulita. Sarebbe bastato ascoltare i comitati e le associazioni che da anni si battono sul territorio per proporre alternative sostenibili al Terzo Valico: una bomba ecologica a orologeria per la presenza di amianto, come riconosciuto anche dal Tar nel silenzio assordante delle istituzioni.

Non è certo con una pessima riforma della Costituzione che possiamo debellare questa piaga italiana ma con una vera legge anticorruzione (possibilmente non scritta da un pregiudicato per corruzione come Verdini…), che comprenda, come richiesto dal MoVimento 5 Stelle in questi anni, l’introduzione della cosiddetta “interdittiva”: come nell’Antimafia, chi si è macchiato di reati di corruzione non deve costruire mai più opere per lo Stato italiano!

Tutto quel che chiediamo è buon senso. Lo ribadisce anche Marco Scibona, portavoce in Senato e segretario della Commissione Lavori Pubblici di Palazzo Madama: “Non è più possibile annoverare il Cociv tra i realizzatori del Terzo Valico dei Giovi!”; l’opera va abbandonata e questo progetto inutile revocato.

Lo ripetiamo da tempo ormai ma, tra un’ondata di arresti e l’altra, si continua come al solito a non prendere provvedimenti. Anzi: viene addirittura proposto un uomo delle Grandi Opere come Paolo Emilio Signorini, ex presidente del Cipe e soprattutto delfino di Ercole Incalza come Presidente dell’Autorità Portuale di Genova. Le Grandi Opere sono solo un danno per l’Italia: economico, d’immagine e ambientale.

Alice Salvatore e Gianmarco Corbetta, portavoce MoVimento 5 Stelle Liguria e Lombardia

Su Expo le luci dei riflettori si sono abbassate, tuttavia ci sono una serie di questioni irrisolte che meriterebbero lunghi articoli di giornale ma che, a manifestazione conclusa, paiono non interessare a chi avrebbe il dovere di fare informazione, eppure in ballo ci sono (tanti) soldi pubblici e il destino di un’area strategica di Milano.

Noi però non ci arrendiamo, e continueremo a raccontare ai cittadini la mancanza di trasparenza e di rispetto degli accordi presi che i dirigenti di Arexpo stanno mettendo in campo, in una partita in cui, ad oggi, a perdere sono stati solo i cittadini.

Arexpo è la società pubblica che si è occupata, e si occupa tutt’ora, di gestire tutto il post-manifestazione, una società che da mesi si è trasformata in un muro di gomma.

Per questo martedì siamo andati direttamente presso l’ufficio del presidente Azzone per provare a chiedergli di persona perché non redige quel Protocollo di legalità che da oltre un anno sollecitiamo (anche con una nostra risoluzione approvata in consiglio regionale un anno fa). Una forma aggiuntiva di prevenzione contro la corruzione e l’infiltrazione delle mafie che nel sistema delle opere pubbliche proliferano.

Come si può continuare a emanare bandi senza questa tutela aggiuntiva? Poi ci sorprendiamo se commissariano Fiera Milano (non dimentichiamoci che Fiera Milano ha come socio di maggioranza Fondazione Fiera, che è tra i principali soci di Arexpo).

Ma non finisce qui. Perché da Azzone aspettiamo ancora il verbale del CdA di Arexpo, come imposto anche dal Difensore regionale al quale il M5S ha fatto appello.

E infine, perché non ci dà aggiornamenti sui soldi spesi per le bonifiche? Quei soldi devono ricadere sui proprietari terrieri iniziali, tra cui, e qui arriva il conflitto di interessi, Fondazione Fiera, socia di Arexpo. Chi sta frenando il recupero di questi milioni di euro di soldi pubblici che vanno chiesti ai privati?

Sapete qual è stata la risposta alle nostre domande? Nessuna! Azzone ha chiuso la porta in faccia a noi portavoce e contemporaneamente a tutti quei cittadini che chiedono verità e trasparenza. Ma il M5S insisterà finché non arriveranno queste risposte: basta prendere in giro i cittadini!

Questi personaggi devono capire che non possono non rendere conto a nessuno, per questo non molleremo. A cominciare dall’azione penale e civile che stiamo valutando con i nostri legali sul caso dei verbali del Cda negati di fronte al chiaro parere del Difensore Regionale. Vi teniamo aggiornati.

 

I portavoce del M5S Lombardia Silvana Carcano, Gianmarco Corbetta e Giampietro Maccabiani

L’Assessore al bilancio di Regione Lombardia Massimo Garavaglia è stato rinviato a giudizio perché accusato, insieme all’ex Assessore alla Sanità Mantovani, di aver pilotato una gara d’appalto da 11 milioni di euro.

Alla luce della decisione della procura di Milano è urgente che Maroni riferisca in Consiglio regionale. La sua Giunta è ormai impegnata solo a difendersi nei tribunali piuttosto che nell’attività di amministrazione della Lombardia. I cittadini lombardi non meritano una giunta regionale falcidiata dai processi. Il fatto che chi gestisce i soldi dei lombardi sia accusato di un reato contro la pubblica amministrazione lede l’immagine e la credibilità di tutta la regione.

Con un’accusa sulle spalle così pesante ogni politico dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’idea di dimettersi. Del resto lo stesso Garavaglia, in una puntata di Agorà del 22 ottobre del 2015, alla domanda del giornalista “in caso di rinvio a giudizio rassegnerebbe le sue dimissioni?” rispose responsabilmente “penso proprio di si”.

Come abbiamo sempre detto l’opportunità di rimanere nel ruolo di rappresentante delle istituzioni è una cosa, e il percorso giudiziario è un’altra. E’ una questione di rispetto e credibilità verso i lombardi.

Diamo per scontato dunque che alle parole di Garavaglia seguano i fatti. Attendiamo a breve le sue dimissioni.

 

Economia, lavoro, infrastrutture, corruzione, sanità, referendum costituzionale: questi e molti altri i temi su cui abbiamo dibattuto venerdì scorso nel corso dell’incontro organizzato dai giornalisti del gruppo editoriale Dmedia Group presso la loro sede di Merate. La delegazione del M5S ha visto la partecipazione tra gli altri dei colleghi brianzoli Bruno Marton (Senato), Davide Tripiedi (Camera dei deputati) e Francesco Sartini (sindaco di Vimercate).

Al termine dell’incontro un pranzo di lavoro con alcuni rappresentanti del mondo imprenditoriale con i quali abbiamo proseguito il confronto sui temi economici legati al mondo del lavoro e delle imprese.

A differenza di quanto scrive certa propaganda, il M5S, con i suoi cittadini prestati alla politica, rivolge grande attenzione al tessuto imprenditoriale che costituisce la grande forza dell’economia nazionale: come abbiamo potuto spiegare, lottiamo ogni giorno contro sprechi, affarismo e corruzione della vecchia politica per riportare l’attenzione e le risorse a chi ne ha diritto: i cittadini e le imprese sane.

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AZIONE M5S NEI COMUNI: A CASA I VERTICI BEA, ANNULLAMENTO GARA E ACCERTAMENTO RESPONSABILITA’ CIVILI E PENALI

La gara per la nuova turbina puzzava già dalla primavera del 2015, all’epoca dei primi esposti e delle dimissioni del Presidente Boselli, ma la nuova Presidente Mazzuconi aveva tirato dritto sbandierando pareri legali che si sono poi rivelati del tutto inattendibili.

Dopo la nostra denuncia dello scorso dicembre e le prime osservazioni dell’ANAC, tra scuse inesistenti, giustificazioni strampalate e imbarazzanti silenzi, a marzo del 2016 la sfilza di eclatanti irregolarità presenti nella gara era ormai evidente a tutti, tranne alle “anime belle” del Partito Democratico che ancora attendevano fiduciose la conclusione dell’indagine.

Finalmente, con la Delibera numero 775 del 20 luglio 2016, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione ha concluso il procedimento confermando sostanzialmente le gravi violazioni segnalate dal M5S. Ne ricordiamo alcune:

Violazioni della concorrenza

  • mancanza dei requisiti da parte del concorrente e divieto di subappalto;
  • richiesta di requisiti non in linea con l’oggetto del bando;
  • mancanza dei requisiti in ordine all’affidamento del servizio di progettazione;

Violazioni del principio di economicità

  • offerta difforme rispetto alla prestazione richiesta, avrebbe dovuto determinare l’esclusione del concorrente anziché l’aggiudicazione;
  • informazioni contrastanti nel bando di gara, sarebbe stato necessario chiarire prima dell’aggiudicazione e non dopo;
  • errato procedimento di valutazione dell’offerta pervenuta a danno della stazione appaltante, l’intero procedimento risulta viziato;
  • aggiudicazione dell’acquisizione delle quote di BEA in assenza di un’offerta in aumento;
  • gara per i servizi di ingegneria (364.000 euro) priva di motivazione, in quanto servizi già inclusi nella gara principale;

Violazioni del procedimento di gara

  • violazione delle norme relative alle nomine dei Commissari di gara.

A questo punto non sono più ammesse scuse di alcun genere: continuare ad ignorare la gravità della situazione rappresentata da ANAC significa assumersi una responsabilità enorme.

Il Partito Democratico, che finora ha difeso contro ogni evidenza l’operato della società e del Presidente, deve prendere atto che la gara è totalmente illegittima e deve essere annullata, meglio tardi che mai.

I nostri portavoce nei comuni soci di BEA stanno presentando nei consigli comunali un ordine del giorno per chiedere:

  • le dimissioni del cda e del direttore generale
  • l’annullamento della gara per i servizi di ingegneria
  • l’annullamento della gara per la sostituzione della turbina

Inoltre, a tutela dei cittadini e degli enti pubblici proprietari di BEA vogliamo che sia fatta chiarezza e giustizia fino in fondo, pertanto chiediamo ai sindaci di difendere la legalità e la trasparenza non solo a parole ma anche nei fatti:

  • attivando ogni azione legale volta a verificare la sussistenza di responsabilità civili e penali,
  • revocando tutti i servizi affidati direttamente a BEA Gestioni SpA in considerazione del fatto che BEA Gestioni SpA, come chiarito da ANAC, a causa dei vizi rilevati nel procedimento della gara a doppio oggetto non risulta essere una società legittimata a ricevere affidamenti diretti;
  • costituendo una commissione d’inchiesta per verificare la regolarità di tutti i bandi e gli affidamenti espletati da Brianza Energia Ambiente S.p.a. e da Bea Gestioni S.p.A. negli ultimi 3 anni;
  • relazionando entro 30 giorni al consiglio comunale circa l’adozione delle iniziative richieste.

 

Riguardo le dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla Presidente di BEA, è doveroso fare un paio di precisazioni.

1) Non è vero, come ha dichiarato Mazzuconi, che i termini per l’annullamento sono scaduti, perché i lavori sono stati consegnati a Comef l’8 luglio 2015, pertanto il termine di 18 mesi scadrà a gennaio 2017. Piuttosto, la Presidente di BEA dovrebbe spiegare chi effettuò la consegna lavori visto che all’epoca il direttore lavori non era ancora stato nominato!

2) Quanto ai presunti danni paventati dalla Presidente in caso di annullamento della gara, lei stessa sa benissimo che avrebbe potuto annullare la gara senza danni al suo insediamento, nella primavera 2015, come richiesto dal consigliere Bolis con apposita diffida, ma preferì correre il rischio e andare avanti: ora che il bubbone è scoppiato si faccia un esame di coscienza e ci risparmi la solita solfa dei danni economici a carico di BEA! se ce ne saranno, dovranno essere risarciti da coloro che li hanno causati! Ma l’annullamento della gara è fuori discussione e va fatto immediatamente, senza se e senza ma.

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ARRIVATA LA PRONUNCIA DEFINITIVA DELL’ANAC SUL BANDO TURBINA BEA

CONFERMATE LE IRREGOLARITA’ SOLLEVATE DAL M5S – CANTONE CHIEDE ANNULLAMENTO GARA E TRASMETTE GLI ATTI IN PROCURA DELLA REPUBBLICA E CORTE DI CONTI.

CI AVEVAMO VISTO GIUSTO, FATTI GRAVISSIMI, ORA SI ANNULLI LA GARA, A CASA GIGI PONTI E I VERTICI DELLA SOCIETA’

Nella giornata di mercoledì 3 agosto è pervenuta la delibera dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone, in merito all’esposto M5S riguardo alle innumerevoli irregolarità che avevamo riscontrato e reso pubbliche circa la gara a doppio oggetto, dal valore di 7,5 milioni di euro, indetta da Bea per la sostituzione della turbina dell’inceneritore di Desio e aggiudicata a Comef srl.

Il documento riassume tutto l’iter seguito: il nostro esposto del 10 dicembre scorso, la richiesta di chiarimenti a Bea da parte di Anac del 17 dicembre, le controdeduzioni di Bea del 31 dicembre e del 7 gennaio, il primo pronunciamento di Anac del 2 marzo, le ulteriori controdeduzioni di Bea e l’audizione dei vertici societari presso la sede romana di Anac il 6 luglio.

Ancora »

s6spaccio.jpgHo depositato un’interpellanza regionale all’Assessore ai Trasporti Alessandro Sorte sulla sicurezza e il rilancio della tratta ferroviaria S9 Saronno-Seregno.

Nei mesi scorsi la stazione Ceriano Groane, servita dalla S9, è salita alla ribalta delle cronache come “punto di spaccio frequentato da centinaia di acquirenti provenienti da mezza Lombardia anche grazie i treni della linea”. Un presidio per la sicurezza in quella stazione ha solo ottenuto lo spostamento del problema alle stazioni limitrofe.

Con la S9, invece di famigliole e turisti diretti al Parco delle Groane, sono piovuti nelle stazioni ferroviarie e nelle zone limitrofe spaccio e microcriminalità a livelli intollerabili. E’ esattamente l’opposto di quanto ci si aspettava dalla riapertura della Seregno-Saronno. Ancora »

Schermata-2016-07-07-alle-15.49.27Il M5S Lombardia ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo nella quale chiede la convocazione del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni per il prossimo consiglio regionale del 12 luglio “per riferire sui gravi fatti riportati dalla stampa e chiarire al Consiglio la sua posizione, al fine di garantire la massima trasparenza di Regione Lombardia nei confronti dei cittadini”.

Lo scandalo della mafia in Expo e Fondazione Fiera rivela un quadro inquietante. Abbiamo richiesto formalmente la convocazione di Maroni perché chiarisca una volta per tutte cosa non ha funzionato, ammesso che l’abbia capito.

Per noi è evidente che i controlli burocratico-amministrativi da soli non bastano.

Finché ai vertici delle società pubbliche non si mettono manager, oltre che competenti, anche con una solida cultura antimafiosa, in grado di leggere quei segnali, quelle spie che nessun controllo su carta può rilevare, non risolveremo mai il problema.

Finché non ci saranno anche consistenti controlli sul campo, nei cantieri, magari anche di notte, non riusciremo mai a contrastare il fenomeno.

Quanto emerso rischia di essere solo la punta di un iceberg dal momento che il fenomeno dell’infiltrazione mafiosa in Lombardia è pervasivo e sottrae risorse alle aziende sane.

Governatore Maroni, vogliamo fare sul serio una volta per tutte o no?

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Ricevo dal nostro portavoce di Monza Gianmarco Novi e molto volentieri pubblico!

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L’incessante attività dei consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle nei comuni brianzoli, con la collaborazione degli esponenti del MoVimento a livello regionale e nazionale, ha permesso che la gestione del servizio idrico in Brianza rimanesse realmente pubblica, consentendo ai cittadini di risparmiare ben cinquanta milioni di euro che sarebbero stati sperperati per la riqualificazione del depuratore monzese di San Rocco.

Il solco verso l’adozione del servizio pubblico, che sia veramente pubblico e virtuoso, è stato tracciato: gli interventi sul depuratore, a parità di risultato, saranno realizzati con un investimento pari a un quinto del previsto!

Non lo ammetteranno mai, eppure il merito è del M5S e dell’azione costante di consiglieri comunali, regionali e parlamentari pentastellati.

Forti dei risultati ottenuti e del mandato dei cittadini, la nostra attività di controllo e indirizzo è proseguita con operazioni di accesso agli atti e con un incontro istituzionale il 19 gennaio scorso tra me (con il fattivo supporto di Marco Fumagalli del Comitato Beni Comuni) e il Presidente di Brianzacque Enrico Boerci.

In quella sede ho ricevuto il verbale dell’Assemblea dei Soci del 22 dicembre, nella quale i soci avevano nominato il nuovo Consiglio d’Amministrazione.

Oltre a constatare la mancanza di un vero cambio di guardia mi sono accorto che il voto del nuovo Consiglio era avvenuto con la partecipazione dei soci di società di capitali non pubbliche (AEB, Gelsia, ecc..), pertanto ho fatto notare che la votazione di questi soci appariva in contrasto con lo Statuto della società che recita testualmente: “possono comunque essere soci della società le società interamente controllate, anche in via indiretta, dagli Enti locali, fino al 31 (trentuno) dicembre 2013 (duemilatredici)…”.

Durante l’incontro ho chiesto delucidazioni a riguardo senza ottenere risposta. Ho poi verificato che anche in assemblee precedenti (quelle, ad esempio, sul famigerato Master Plan) i soci “privati” avevano costantemente votato. A questo punto ho richiesto formalmente alla società se fosse intenzionata per le occasioni future ad escludere i soci privati come da norme statutarie.

D’altra parte, il Comune di Monza, coerentemente con questa posizione, nella proposta di delibera 198 presentata in Commissione bilancio del 25/05/2016, ha scritto: “in ogni caso le società che partecipano al capitale societario non esplicano i diritti societari in seno all’assemblea, e non possono esercitare il diritto di voto, al fine di preservare la natura pubblica di società affidataria “in house” di un servizio pubblico locale, e in attesa che si concluda il processo sopra delineato”.

Siamo quindi al paradosso per cui Brianzacque, in contrasto con il proprio socio di maggioranza, in data 17 giugno ha risposto alle nostre istanze sostenendo che il percorso di retrocessione delle quote dei soci privati si concluderà nel corso dell’anno (è dal 2012 che lo sostengono) e con un parere legale in data 17 giugno 2016, ha affermato che “AEB … fanno ancora parte della compagine sociale della Società … potendo esprimere il proprio voto in misura proporzionale alle rispettive partecipazioni”. Tra l’altro, l’avvocato non ha citato giurisprudenza o dottrina e ci lascia pertanto nell’assoluta incertezza circa la posizione dei soci privati.

La conclusione del parere legale è ancora più tragica giacchè si afferma che “i predetti soci non risultano privi dei requisiti previsti per la partecipazione alla società per come determinati dalla vigente normativa di settore”.

Da notare che, al di là di sottili cavilli giuridici, la presenza o meno di società di diritto privato, rende meno forte il controllo analogo da parte dei Comuni soci (da qui il divieto della previgente normativa come affermato dal legale) ed eventualmente della giurisdizione della Corte dei Conti secondo la riforma Madia.

Rinnoviamo pertanto l’invito a porre all’ordine del giorno della prossima assemblea l’esclusione dei soci privati prima che il danno possa diventare irreparabile!

Gianmarco Novi

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Come vanno le cose in Bea lo abbiamo visto il 10 maggio con l’approvazione del Bilancio 2015. Se i soci piddini dicono che il Bilancio va approvato così com’è, chissenefrega del parere contrario del Collegio Sindacale: si approva lo stesso e si coglie l’occasione per non rinnovare l’incarico da revisore ad un personaggio “scomodo” come Giovanna Ceribelli.

L’altro giorno sono stato sul sito di BEA, nella sezione dove è stato pubblicato il Bilancio 2015, come previsto dalle norme nazionali in materia di trasparenza delle pubbliche amministrazioni. La trasparenza non è esattamente il punto forte di questa società e anche questa volta hanno interpretato questo semplice concetto… a modo loro… perché, si sa, una certa dose di creatività nella vita ci vuole!

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Dopo le voci circolate nei giorni scorsi (e puntualmente riportate su questo sito) circa le irregolarità nella redazione del bilancio d’esercizio 2015 di BEA segnalate dai revisori dei conti (tra cui Giovanna Ceribelli, la ben nota commercialista che ha scoperchiato lo “scandalo dentiere” nella sanità lombarda, che ha portato all‘arresto del presidente della commissione regionale sanità Fabio Rizzi), l’Assemblea dei Soci Bea ha approvato il bilancio, nonostante il parere negativo espresso dal Collegio dei Revisori.

Nella stessa seduta l’assemblea ha votato la sostituzione di tutti i componenti del Collegio e il rinnovo del Consiglio di Amministrazione, dando il benservito al Vicepresidente, Giovanni Bolis.

Siamo di fronte a fatti che hanno dell’incredibile, se non fosse che i soci di Bea negli ultimi anni ci hanno abituato a tutto.

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Era il 19 dicembre del 2015 quando su questo blog sollevai l’ipotesi che fossero in corso “strane manovre” per bilanciare artificiosamente i valori di BEA e CEM Ambiente in vista della fusione. All’epoca scrissi:

Anche dal punto di vista economico i conti non tornano: vogliono fare una fusione “alla pari” tra una società patrimonialmente ricca come Bea (avendo un impianto) e una con un patrimonio modesto come Cem (essendo solo una stazione appaltante o poco più). Non vorrei che ci fosse in atto qualche “manovra strana” per ridurre le distanze tra i due patrimoni, con l’obiettivo di arrivare a un fusione equilibrata tra le due società.

I fatti sembrano proprio darmi ragione.

L’analisi svolta successivamente sui conti Cem sembra confermare che gli aumenti di capitale riservati ai nuovi comuni soci di fossero molto orientati ad aumentare il valore della società in vista della fusione con BEA SpA. Anche le modalità con cui erano stati rivalutati gli immobili di CEM (mediante aggiornamento del valore secondo l’indice ISTAT e senza tener minimamente conto della pesante svalutazione che il mercato immobiliare ha subito negli ultimi anni) hanno alimentato il sospetto che l’operazione avesse un obiettivo non dichiarato.

Oggi sembrerebbe che qualcosa di strano sia accaduto anche in Bea e parrebbe confermare che la mia ipotesi di allora avesse colto nel segno. Se in CEM l’obiettivo presunto era aumentare il valore per poter meglio affrontare la fusione, ecco che in BEA la tendenza pare esattamente contraria: infatti la situazione patrimoniale descritta dal bilancio consuntivo 2015 in fase di approvazione sembrerebbe funzionale a ridurre, sulla carta, il valore della società.

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