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Due dei miei ordini del giorno al bilancio regionale sono stati approvati dall’aula.

Il primo chiede di investire nelle competenze digitali dei giovani lombardi.

Il mondo dell’Ict e dei servizi digitali è uno dei più frizzanti dal punto di vista occupazionale. Le stime del Cedefop (Agenzia di ricerca sull’istruzione e la formazione tecnica e professionale nell’Unione Europea) prevedono per l’Italia, tra 2015 e 2025, la creazione di nuove opportunità occupazionali (dipendenti e autonomi) per oltre 2 milioni di profili tecnici intermedi. I numeri lasciano quindi pensare che il digitale – in tutte le sue sfumature – sia un ambiente fertile per chi si deve formare e lanciare sul mercato del lavoro.

L’offerta formativa di Regione Lombardia è però carente di percorsi in competenze digitali, difatti gli indirizzi maggiormente frequentati sono benessere/cura della persona e ristorazione (rispettivamente 13.000 e 10.500 allievi), seguiti dall’indirizzo elettrico e meccanico.

Per offrire ai ragazzi le competenze necessarie per andare incontro alle nuove opportunità occupazionali del mercato del lavoro ho chiesto e ottenuto uno stanziamento di risorse per l’anno scolastico 2017/2018 per incrementare l’offerta formativa con dei percorsi mirati all’acquisizione di competenze digitali.

Con l’altro ordine del giorno ho affrontato uno dei temi più caldi riguardo l’energia rinnovabile: la diffusione dei sistemi di accumulo. In primavera la Regione aveva messo a disposizione due milioni di euro in contributi per l’acquisto di sistemi di accumulo di energia elettrica da impianti fotovoltaici. Il bando aveva avuto un enorme successo tanto che i contributi erano andati esauriti in pochissimo tempo.

I sistemi di accumulo aumentano l’autoconsumo di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e diminuiscono le emissioni di gas serra derivanti dalla produzione di energia da combustibili fossili. Per questo motivo ho chiesto il rifinanziamento del bando!

Ora, come sempre in questi casi, aspettiamo che alle votazioni in consiglio regionale seguano i fatti concreti!

Nella seduta di martedì 22 settembre è stata approvata la nuova legge sulla formazione e lavoro in Lombardia con l’astensione del M5S. Dopo la legge sul turismo anche in questo provvedimento i consiglieri leghisti hanno provano a inserire un emendamento contro gli stranieri, che non aveva né capo né coda, utile solo per raccogliere titoli sui giornali a fini propagandistici. Ma questa volta gli è andata male.

Un emendamento discriminatorio che avrebbe ostacolato l’accesso ai corsi professionali agli stranieri si è trasformato, dopo una riscrittura imposta dall’assessorato, in una misura che aiuta l’integrazione con un aumento degli investimenti per la Regione. Da un ostacolo all’integrazione ad un investimento per l’integrazione: noi siamo favorevoli, ma si tratta di un autogol della Lega Nord che voleva solo alzare il polverone per raggranellare due voti. Anche l’emendamento sulle quote calmierate degli alunni stranieri nelle classi è stato accantonato (a favore di una mera raccomandazione al governo) perché palesemente inutile, essendo una competenza statale.

Più in generale la legge approvata non porta nulla di nuovo rispetto a quanto si fa già oggi. Anzi, erigendo a principio di legge alcune pratiche utilizzate fino ad oggi, si rischia di irrigidire il sistema che invece dovrebbe essere molto reattivo ai mutamenti della società. La legge inoltre porta con sé il rischio di ridurre l’offerta di formazione da parte di enti pubblici. Bene il “sistema duale” con l’alternanza tra scuola-lavoro, la promozione delle tecnologie digitali per la didattica, il sistema di rating per gli enti formativi, il supporto alla vocazione imprenditoriale, la promozione dello “smartworking” ma fino ad oggi sono mancati totalmente i monitoraggi e i controlli sul sistema di erogazione dei fondi di formazione professionale della nostra regione e in particolare sulla dote. Siamo quindi contrari che la dote diventi un rigido principio di legge.

 

Formazione-Lavoro

In questo periodo sto studiando le leggi regionali che regolano il servizi per l’impiego e il sistema di istruzione e formazione professionale in Lombardia. Come è noto la nostra regione già da qualche anno ha scelto di abbandonare l’idea che i servizi per l’impiego e per la formazione professionale debbano essere gestiti da enti pubblici a favore di un modello in cui i destinatari di tali servizi possano disporre di una “dote” da spendere a loro scelta in strutture pubbliche (centri per l’impiego, enti di formazione) piuttosto che aziende private (agenzie per il lavoro, ecc).

Il presupposto di tale modello consiste nel fatto che i cittadini possano scegliere in base alla qualità dei servizi offerti e ai riscontri positivi ottenuti sul mercato del lavoro.

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