ARRESTATO IL SINDACO DI SEREGNO: MAFIA E POLITICI CONNUBIO CONSOLIDATO!Svegliarsi la mattina con gli elicotteri dei Carabinieri che ti girano sopra la testa per una retata che porta in galera 21 persone, tra cui il forzista Edoardo Mazza, sindaco di Seregno, la più grande e importante città della provincia di Monza e Brianza, nell'ambito di una maxi inchiesta sulle infiltrazioni della 'Ndrangheta. Non è la prima volta che succede; gli elicotteri si erano già alzati nel 2010, quella volta nella vicina Desio, per un'altra grande operazione contro la 'Ndrangheta.Le accuse sono pesantissime: associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.Nel comunicato stampa dei Carabinieri si evince che nel corso delle investigazioni è emersa la figura di un affermato imprenditore edile di Seregno che intratteneva rapporti con importanti esponenti del mondo politico e coltivava frequentazioni, rapporti e scambi reciproci di favori con esponenti della criminalità organizzata, a cui chiedeva interventi per raggiungere i suoi scopi. E' stato accertato il ruolo determinante avuto dall’uomo d’affari nell’elezione del Sindaco, facendo emergere come il sostegno alla sua candidatura fosse legato al proprio interesse di ottenere la convenzione per realizzare un supermercato nel territorio comunale.Cemento, mafia e politici a braccetto. Questa è la fotografia della Brianza, non a caso la provincia più cementificata d'Italia. Gli arresti di oggi sono l'ennesimo colpo durissimo alla credibilità della classe politica di centro-destra, in Brianza e in tutta la Lombardia, come dimostra la perquisizione degli uffici dell'ex Vicepresidente della Regione Mario Mantovani che secondo il Gip di Monza era il politico di riferimento dell'imprenditore al centro dell'indagine. Cemento e criminalità organizzata sono un connubio ormai consolidato, così come consolidati da tempo sono gli intrecci con la politica. Ormai non si può più parlare di “infiltrazioni” mafiose nel nostro territorio. La criminalità organizzata, in particolare quella di origine calabrese, è una presenza costante e ha piantato le proprie radici in profondità.Le responsabilità dei politici sono enormi e l'arresto odierno del sindaco forzista di Seregno ne è solo l'ultima dimostrazione. Politici, imprenditori e uomini d'onore arrestati a Desio nel 2011, a Monza nel 2013, a Seveso nel 2014, a Nova, Desio e Seregno nel 2015, a Carate Brianza e ancora a Desio all'inizio del 2017. Chissà se Salvini si presenterà col megafono a gridare “vergogna!” contro la giunta comunale sostenuta dai suoi uomini.Nonostante l'enorme lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine, che non finiremo mai di ringraziare, l'Ndrangheta in Brianza continua a portare avanti i suoi sporchi affari grazie ad una classe politica sempre "disponibile". Mettiamo in atto la legittima difesa dei cittadini: non votiamoli più!di Gianmarco Corbetta Portavoce MoVimento 5 Stelle Lombardia

Posted by MoVimento 5 Stelle Lombardia on Tuesday, September 26, 2017

 

 

Svegliarsi la mattina con gli elicotteri dei Carabinieri che ti girano sopra la testa per una retata che porta in galera 21 persone, tra cui il forzista Edoardo Mazza, sindaco di Seregno, la più grande e importante città della provincia di Monza e Brianza, nell’ambito di una maxi inchiesta sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta. Non è la prima volta che succede; gli elicotteri si erano già alzati nel 2010, quella volta nella vicina Desio, per un’altra grande operazione contro la ‘Ndrangheta. Ancora »

whatsapp-image-2016-10-26-at-17-47-51Quattordici arresti per appalti truccati per imprenditori e dirigenti del concorso Cociv e 324 milioni di euro di appalti contestati! Forse c’è chi oggi punta al ponte sullo Stretto perché sapeva di dover cambiare aria?? Il ciclone giudiziario che ha travolto la realizzazione del Terzo Valico è solo l’ennesima conferma di quel che da sempre denunciamo: il losco “mondo di sotto” di subappalti e corruzione che affiora con le infiltrazioni ‘ndranghetiste nelle Grandi Opere.

Ancora una volta (dati alla mano!) dobbiamo ripeterci. Cambiano le società e le sigle dei consorzi ma i nomi e le aziende che stanno dietro sono sempre le solite. Tutto a causa di quel meccanismo, per ora legale, che permette di spezzettare le commesse in subappalti, per aggirare più facilmente i controlli.

Il MoVimento 5 Stelle non smetterà mai di combattere queste battaglie. Servono maggiori controlli su appalti e subappalti, regolamentazioni chiare, protocolli severi e in grado di tutelare l’economia pulita. Sarebbe bastato ascoltare i comitati e le associazioni che da anni si battono sul territorio per proporre alternative sostenibili al Terzo Valico: una bomba ecologica a orologeria per la presenza di amianto, come riconosciuto anche dal Tar nel silenzio assordante delle istituzioni.

Non è certo con una pessima riforma della Costituzione che possiamo debellare questa piaga italiana ma con una vera legge anticorruzione (possibilmente non scritta da un pregiudicato per corruzione come Verdini…), che comprenda, come richiesto dal MoVimento 5 Stelle in questi anni, l’introduzione della cosiddetta “interdittiva”: come nell’Antimafia, chi si è macchiato di reati di corruzione non deve costruire mai più opere per lo Stato italiano!

Tutto quel che chiediamo è buon senso. Lo ribadisce anche Marco Scibona, portavoce in Senato e segretario della Commissione Lavori Pubblici di Palazzo Madama: “Non è più possibile annoverare il Cociv tra i realizzatori del Terzo Valico dei Giovi!”; l’opera va abbandonata e questo progetto inutile revocato.

Lo ripetiamo da tempo ormai ma, tra un’ondata di arresti e l’altra, si continua come al solito a non prendere provvedimenti. Anzi: viene addirittura proposto un uomo delle Grandi Opere come Paolo Emilio Signorini, ex presidente del Cipe e soprattutto delfino di Ercole Incalza come Presidente dell’Autorità Portuale di Genova. Le Grandi Opere sono solo un danno per l’Italia: economico, d’immagine e ambientale.

Alice Salvatore e Gianmarco Corbetta, portavoce MoVimento 5 Stelle Liguria e Lombardia

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Abbiamo chiesto a Repubblica di poter replicare alle parole false e lesive della dignità del nostro Movimento del segretario regionale del PD Alessandro Alfieri che ieri, in un’intervista pubblicata dal quotidiano, ha dichiarato che i portavoce del Movimento 5 Stelle “amministrano poche decine di comuni e quasi tutti i loro sindaci sono finiti sotto indagine”.
Al momento non risulta nessuna indagine a carico di sindaci del Movimento 5 Stelle a differenza del PD che può vantare, tra le sue file tra sindaci, assessori e nominati, decine di indagati, rinviati a giudizio e spesso condannati. Capiamo il momento difficile di Alfieri, a cui negli ultimi tempi, per restare in Lombardia, hanno indagato una dozzina di eletti e arrestato ben tre sindaci (Pioltello, Valmadrera e Lodi), ma non consentiamo a nessuno di sparare balle in libertà sul buon nome del Movimento 5 Stelle.

Gianmarco Corbetta, capogruppo M5S Lombardia

 

Qui di seguito la mia intervista su Repubblica di oggi.

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Questa mattina come gruppo consiliare M5S abbiamo occupato i banchi della presidenza regionale esponendo un cartello con la scritta “Onestà” per contestare la riammissione in aula del vice presidente della Lombardia Mario Mantovani, arrestato nell’ottobre 2015, e l’arresto del sindaco del PD di Lodi Simone Uggetti.

Consideriamo vergognosa la presenza del signor Mantovani nell’aula del Consiglio Regionale. La sua presenza infanga l’immagine di una istituzione, la Regione Lombardia, che già di suo non gode di buona reputazione tra i cittadini lombardi a causa di tutti gli scandali che si susseguono da anni. Proprio per questo si tratta di uno sfregio ancora più grave.

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Dopo la manifestazione di domenica sotto il Pirellone, oggi in Consiglio Regionale abbiamo indossando felpe bianche con la scritta “Fuori dai Maroni” per protestare contro l’indecente fiducia che la maggioranza ha votato al Presidente della Regione delle tangenti nella sanità.

Una protesta che ha portato alla nostra espulsione dall’aula, ma di questo siamo orgogliosi, perché non si può restare in silenzio di fronte a chi ha promesso discontinuità col passato, legalità e trasparenza e poi ha fallito miseramente.

Maroni si è presentato con le scope, ora è attaccato alla poltrona con le dentiere. Se alle parole non fanno seguito i fatti la credibilità è pari a zero, e dato che i cittadini lombardi lo hanno ampiamente capito, Maroni ha paura di tornare al voto. I consiglieri regionali di Lega, Ncd e Forza Italia sono corresponsabili del Presidente e del  fango che annega la Lombardia.

L’assicurazione sulla vita di Maroni si chiama NCD che ha più eletti che elettori: se si andasse a elezioni sparirebbero nel nulla. Noi siamo oggettivamente diversi e siamo pronti a cambiare la Lombardia: la sanità deve tornare a mettere al centro il servizio al cittadino e non il business!

Per noi chi prende tangenti sui malati deve vergognarsi ed andare a casa!

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Noi siamo stanchi di vedere la nostra Regione infangata dagli scandali, di politici che si arricchiscono e arricchiscono i loro amici con i soldi dei cittadini. Siamo stanchi di un governo regionale che genera più inchieste che leggi. Maroni aveva promesso le grandi pulizie con le sue scope, e invece hanno beccato il suo braccio destro e padre della SUA riforma della sanità con le tangenti nel congelatore. Il tempo è scaduto. E’ arrivato il momento di andare a casa e lasciare spazio a chi ha le mani libere!

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Avevo portato il caso Besozzi in aula settimana scorsa con una question time, a cui la giunta aveva risposto in modo del tutto insoddisfacente. Le dimissioni da Presidente di Infrastrutture Lombarde confermano che la semplice remissione delle deleghe operative non poteva bastare per risolvere il conflitto di interessi venutosi a creare, come avevamo sottolineato in aula. Bene così. Anche grazie al nostro rapido intervento, è stato ripristinato il principio di legalità!

INFRASTRUTTURE LOMBARDE: SI DIMETTE PAOLO BESOZZI

MILANO (ITALPRESS) – Infrastrutture Lombarde S.p.A. rende noto che Paolo Besozzi ha rassegnato le proprie dimissioni dalle cariche di componente del Consiglio di Gestione e di Presidente della Societa’. Gia’ lo scorso 23 dicembre, Besozzi aveva rimesso al Consiglio di Gestione le deleghe gestionali eliminando la eventuale incompatibilita’ rilevata da ANAC e conservando le sole deleghe che competono al Presidente ai sensi dello Statuto Societario. “La permanenza di un Presidente con sola funzione di rappresentanza – si legge nella nota – non consentirebbe però alla Societa’ di operare tempestivamente in coerenza con il nuovo quadro organizzativo definito dallo stesso Presidente Besozzi, gia’ approvato dal Consiglio di Gestione e sottoposto, nella giornata odierna, al Consiglio di Sorveglianza. La Societa’, infatti, conclusa la fase critica ha avviato un processo di riorganizzazione che ha portato alla ridefinizione dell’assetto di governance. Assetto che prevede la presenza di un Presidente con deleghe gestionali e di un Direttore Generale con funzioni operative al fine di mantenere separazione tra le decisioni di controllo strategico e le attivita’ esecutive gestionali, fondamentale, quindi, per l’implementazione del processo medesimo. Besozzi ha formulato un sentito e doveroso ringraziamento al Governatore della Regione Lombardia e al Presidente del Consiglio di Sorveglianza della Societa’ – l’Assessore alle Infrastrutture e Mobilita’ Alessandro Sorte – per il sostegno ricevuto durante lo svolgimento dell’incarico. Il Presidente uscente, infine, ha espresso grande apprezzamento per l’elevata professionalita’ e la dedizione di tutto il personale presente in Infrastrutture Lombarde”. (ITALPRESS).

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Il sottosegretario ai rapporti con il Consiglio regionale Ugo Parolo ha risposto alla mia interrogazione sul conflitto di interesse e incompatibilità di incarichi di Paolo Besozzi, che riveste contemporaneamente la carica di Presidente di Ilspa (Infrastrutture Lombarde) e Amministratore Delegato di Cal (Concessioni Autostradali Lombarde). Il M5S, anche alla luce del recente intervento del Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha chiesto tempi certi per sanare la violazione.

Parolo ha risposto che la Giunta ha chiesto a Besozzi di “chiarire la sua posizione” e che lo stesso Besozzi avrebbe rimesso le deleghe operative in Infrastrutture Lombarde per eliminare lo stato di incompatibilità.

Maroni si arrampica sugli specchi. L’incompatibilità è palese. Che senso ha chiedere a Besozzi di chiarire la propria posizione sugli incarichi che la Regione stessa gli ha conferito? E anche la remissione delle deleghe operative in Ilspa non cambia di una virgola la situazione, l’incompatibilità sta negli incarichi, non nelle deleghe, la legge parla chiaro.

Prendo atto che chi guida la Regione non vuole sanare la palese violazione di una legge nazionale, la Severino. Non si tiene conto del principio basilare della prevenzione della corruzione per cui la stessa figura è controllore e controllato allo stesso tempo. Che una Regione come la Lombardia non intervenga con forza per sanare un’illegalità è un insulto bello e buono per tutti i cittadini onesti.

Da pochi giorni il Consigliere Regionale nonché Sottosegretario con delega all’Expo, Fabrizio Sala, è stato nominato Coordinatore provinciale Monza Brianza per Forza Italia. E’ stato evidentemente nominato per meriti acquisiti sul campo.

Stando a quanto riportato dal Messaggero di ieri, per i pm che indagano sulla cupola degli appalti Expo, Fabrizio Sala è l’uomo di Gianstefano Frigerio in Regione. Frigerio, annotano i magistrati “mantiene da lungo tempo contatti con Sala, che ha tra l’altro anche attivamente sostenuto nella corsa post elettorale al ruolo di Sottosegretario con delega all’Expo“. In una intecettazione Frigerio suggerisce a Paris, in cerca di appoggi politici: “fai riferimento a Fabrizio, che un uomo serio!”.

Ecco, appunto…

 

Sala

 

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Comunicato stampa congiunto M5S Monza e M5S Lombardia

Il Movimento 5 Stelle di Monza e della Lombardia chiede che sia rapidamente ripristinata la legalità e fatta chiarezza sul sistema tangentistico emerso dalle indagini che hanno portato a 26 arresti, tra politici, funzionari e imprenditori, per corruzione, turbative d’asta, truffe e fatture false. Ancora una volta Monza, dopo l’Operazione Infinito, è al centro di uno scandalo che i cittadini non meritano. Il Movimento 5 Stelle esprime pieno sostegno alle forze dell’ordine e chiede una inchiesta rapida e puntuale. Il lavoro del Movimento in Consiglio comunale aveva riservato attenzione alla gestione del verde e allo smaltimento dei rifiuti che impegna almeno il 25% delle risorse del bilancio. E’ risultata molto distante la sensibilità alla legalità del M5S rispetto a quella dei partiti tradizionali tanto che abbiamo insistito, inascoltati, perché anche aziende sfiorate da dubbi per comportamenti non cristallini fossero escluse da appalti pubblici. Cosa che non è accaduta. Restano a Monza le macerie di una illegalità sistemica che ha defraudato i cittadini dalle politiche di amministrazione pulite e distanti dagli interessi di pochi.

Gianmarco Corbetta, Consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Lombardia
Gianmarco Novi, Consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Monza
Nicola Fuggetta, Consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Monza