Nel 2014 la Regione Lombardia aveva approvato una legge per la riduzione del consumo di suolo (legge 31 del 2014). Era una legge molto debole, che noi avevamo contrastato duramente in aula perché per un periodo di ben 30 mesi non solo non limitava, ma addirittura favoriva gli operatori nel realizzare le spropositate previsioni edificatorie contenute nei PGT dei Comuni. Si trattava insomma di un liberi tutti per il consumo di suolo!

Una cosa buona però quella legga ce l’aveva: le previsioni edificatorie che non venivano concretizzate entro i 30 mesi sarebbero state congelate in attesa che la Regione, la Città Metropolitana, le Province e i Comuni non recepissero dei nuovi criteri per limitare il consumo di suolo.

Questi famosi 30 mesi stanno per scadere (1 giugno 2017) e con essi stava per svanire anche l’incubo di vedere cementificate aree verdi in Lombardia pari a due volte e mezza l’estensione del Comune di Milano (a tanto ammontano le previsioni edificatorie non ancora realizzate nei comuni lombardi).

Tutto è bene quel che finisce bene dunque? Ancora »

schermata-2016-11-10-alle-14-18-45Una società immobiliare ha presentato al Comune una proposta di trasformazione urbanistica (Piano Integrato di Intervento Gilera Grandi) in un quartiere residenziale che prevede di utilizzare una parte di un parco pubblico esistente per la costruzione di tre grossi edifici residenziali: l’ennesima cementificazione senza senso che toglie spazi verdi alla comunità.

Ho presentato un’interrogazione all’assessore al territorio Viviana Beccalossi per chiedere se Regione Lombardia, che potrà aderire all’accordo di programma, è al corrente di queste criticità e se intende sostenere questo progetto fortemente osteggiato dai cittadini di Arcore.

I nostri territori sono già duramente massacrati dal lunghissimo ciclo di consumo e trasformazione irreversibile del suolo che la Lega, e le amministrazioni precedenti, hanno incentivato. Riteniamo assurdo continuare su questa linea. Il rilancio delle nostre città deve passare dalla tutela del verde e non dal sostegno ad aziende con la sindrome da costruzione compulsiva.

Mentre il mondo va in un direzione “green” la Lombardia è ancora attratta dal grigio del cemento. Ma quest’epoca è finita. I cittadini chiedono altro. Loro, e noi del M5S, si aspettano dall’istituzione regionale una maggiore attenzione verso quei parchi che rappresentano gli ultimi polmoni delle nostre martoriate città. Ora attendiamo la risposta dell’assessore per sapere se Regione Lombardia sarà complice di un nuovo scempio.

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Pedemontana. M5S incontra Delrio: opera inutile e su un binario morto, occorre abbandonarla e puntare sulle alternative.

Ieri una delegazione del MoVimento 5 Stelle composta dai portavoce nazionali e regionali Davide Tripiedi, Gianmarco Corbetta,Bruno Marton e dall’attivista Corrado Fossati si è recata in visita a Graziano Delrio. Abbiamo rappresentato al Ministro tutte le drammatiche criticità che Pedemontana sta portando in Brianza, per chiedere l’abbandono del progetto e lo stanziamento di risorse per il potenziamento del trasporto pubblico locale.

La condizioni di mobilità dei cittadini nel Nord Milano e in Brianza sono indubbiamente critiche, ma un collegamento autostradale non serve a risolvere la situazione. Infatti le tipologie di spostamento sono sostanzialmente due: gli spostamenti dei pendolari verso e da Milano, e gli spostamenti di breve e medio raggio di artigiani e piccole medie imprese, che si muovono con i loro furgoni per movimentare merci e semilavorati da e verso clienti e fornitori. E in entrambi i casi non serve un’autostrada Varese-Bergamo, bensì trasporti pubblici efficienti e il potenziamento della rete stradale ordinaria.

Abbiamo chiesto al Ministro di intervenire e fermare il delirio di cementificazione dell’amministrazione lombarda e di destinare risorse per potenziare il trasporto pubblico, rafforzare il sistema ordinario di viabilità che non comporti consumo di suolo, e mettere in sicurezza la Milano-Meda che da anni versa in un vergognoso stato di abbandono e degrado.

Difatti è fondamentale per il nostro territorio sbloccare definitivamente la metrotranvia Milano-Limbiate, prolungare la metrò verde fino a Vimercate e la linea Lilla fino a Monza centro, nonché potenziare le linee ferroviarie esistenti.

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Ora più che mai è urgente fermare l’opera anche per altri motivi. Dalle notizie emerse fino ad oggi, il numero di veicoli che transitano sui tratti aperti è un terzo di quello atteso. Pedemontana va ad allungare le fila delle grandi opere inutili che hanno devastato la Lombardia (Brebemi e Teem).

L’innesto sulla Milano-Meda ha comunque portato ad un aumento del traffico che sta paralizzando un’arteria già di per sé al limite del collasso e, nel caso questa divenisse a pagamento con la trasformazione in tratta b2 della Pedemontana, verrebbe abbandonata dagli automobilisti che paralizzerebbero il traffico sulla viabilità ordinaria della zona.

Inoltre il prezzo pagato dal territorio per il proseguimento dell’opera sarebbe enorme in termini di devastazione e consumo di suolo, basti pensare al faraonico svincolo di Desio e alla movimentazione dei terreni ancora oggi contaminati dalla diossina dell’incidente Icmesa di Seveso del 1976.

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Ma ciò che rende ridicolo il solo pensiero di proseguire con la realizzazione di Pedemontana è l’assoluta mancanza di liquidità nelle casse della stessa! I tre miliardi di euro che servono per andare avanti non ci sono. Dovevano metterli i privati e le banche ma si sono ben guardati dal farlo!

Non bisogna quindi inserire Pedemontana nel Piano Juncker o coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti o il Fondo Strategico Italiano nel piano di finanziamento dell’opera.

In definitiva, occorre stralciare Pedemontana dall’elenco delle opere ritenute prioritarie dal Governo. Altrimenti si finisce come sempre con soluzioni “all’italiana”, con tutti i costi a carico del pubblico e i profitti ai privati!

Abbiamo trovato il ministro piuttosto sfuggente di fronte alle responsabilità di questo governo rispetto al proseguimento dell’opera, ma è chiaro che il progetto Pedemontana non lo entusiasma e che non intende metterci un euro in più di soldi pubblici rispetto a quanto già previsto e speso.

La crisi finanziaria di Pedemontana resta dunque irrisolta: i privati non credono più nell’opera e il Governo si rifiuta di coprire il buco da 3 miliardi.

Senza contare il dossier in mano a Cantone relativo agli appalti sulle ultime tratte, che il Ministro Delrio ha dimostrato di tenere ben in considerazione.

Insomma Pedemontana è un mostro d’asfalto senza futuro.

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Questa mattina ho partecipato alla riunione, con il sottosegretario Ugo Parolo, il consigliere Pietro Foroni e alcuni rappresentanti locali e delle associazioni del territorio lodigiano, nel corso della quale si è chiarita la posizione di Regione Lombardia sul tema  del Polo Logistico nei Comuni di Ospedaletto Lodigiano e Livraga che dovrebbe sorgere su 200 mila metri quadri di terreno agricolo.

La Regione si è detta disponibile ad avviare le trattative per la sottoscrizione di un Accordo di Programma a valenza regionale per dare il via al polo logistico. Le condizioni poste sono: la qualità dell’occupazione prevista, un ritorno economico per le amministrazioni coinvolte e la compensazione del consumo di suolo delle superfici occupate tramite il cambio di destinazione di aree equivalenti di terreni già destinati a edificazione dai Comuni.

Per noi non sono condizioni accettabili. Occorre prima di tutto insistere affinché vengano utilizzate le aree industriali dismesse. In quella zona ce ne sono tante e bisogna offrire condizioni favorevoli alla FM Logistic affinché si orienti su una di queste.

Se invece la multinazionale francese dovesse insistere sull’idea di realizzare la sua struttura nell’area agricola individuata tra Ospedaletto e Livraga, allora le condizioni da porre nell’Accordo di Programma devono prevedere, oltre alle garanzie sulla qualità occupazionale (lavoro qualificato alle dipendenze dirette della società) e i ritorni economici per il territorio, anche una compensazione reale del consumo di suolo agricolo previsto.

Non ha senso chiedere come compensazione il cambio di destinazione di terreni da edificabili ad agricoli nei PGT. Si tratta di aree verdi allo stato di fatto che con ogni probabilità verdi rimarranno comunque: sappiamo tutti che le previsioni espansionistiche contenute nei PGT comunali sono sovrastimate e nei fatti irrealizzabili. Avremmo una compensazione che non compensa nulla. L’accordo regionale deve prevedere tassativamente la bonifica di siti industriali dimessi e la loro restituzione a suolo agricolo, altrimenti è una presa in giro: non si consumano 200 mila metri quadri di suolo agricolo senza restituire ai Comuni interessati altrettanto suolo agricolo.

Solo a queste condizioni per noi l’accordo si può fare.

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Fin ad oggi la politica locale aveva raccontato favole su Pedemontana. Mi fa piacere che i sindaci e il presidente della Provincia comincino a fare i conti con la realtà, dicendo quello che noi del M5S raccontiamo ai cittadini da anni: mancano miliardi di euro per concludere il progetto e le stime di traffico previste nel progetto originale sono del tutto sballate. E finalmente anche la Regione Lombardia, tramite l’assessore regionale Sorte, sta dando qualche segnale di abbandono della ridicola difesa ad oltranza di Pedemontana.

Ora i sindaci e la provincia propongono un piano B, che prevede alcune modifiche tra cui lo stralcio dell’ultimo tratto (quello bergamasco), l’eliminazione della terza corsia del tratto B2 e il mantenimento dello svincolo esistente a Desio al posto di quello faraonico previsto dal progetto originale. Con questi adeguamenti si risparmierebbero 1 miliardo e 300 milioni.

Peccato che anche questo piano B sia del tutto insostenibile dal punto di vista finanziario, si passerebbe da un buco di 3 miliardi ad uno di 1 miliardo e 700 milioni… non proprio bruscolini!

Ed è anche sbagliato perché, ancora una volta, insiste sulla mobilità stradale e sul consumo di suolo e non sul trasposto pubblico e sull’efficientamento della rete stradale esistente. Lo capirebbe anche un bambino che le previsioni di traffico (-42% rispetto ai piani originari) e la mancanza di fondi impongono l’abbandono totale del progetto e non la proposta miope di una “Pedemontana in tono minore”.

Questo accanimento terapeutico su Pedemontana è miope e senza senso.

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Il 20 novembre 2014 il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni e l’assessore regionale al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo Viviana Beccalossi hanno dichiarato Con la nuova Legge sul Consumo di suolo, in Lombardia, le aree agricole e verdi non potranno essere più utilizzate per costruire. Si tratta di una svolta epocale.” Era una delle poche cose buone previste dalla legge: non si fermava la cementificazione delle aree verdi che i piani comunali prevedevano di urbanizzare, ma almeno le aree agricole di fatto e di diritto erano tutelate.

Le ultime parole famose. Non è passato nemmeno un anno dall’approvazione della legge che le aree agricole della nostra regione sono di nuovo in pericolo. Nella fattispecie  il territorio in questione è quello tra i comuni di Ospedaletto Lodigiano e di Livraga, nel Lodigiano, dove il colosso francese Fm Logistic intende costruire un immenso polo logistico che si estenderebbe per circa 200.000 mq su aree agricole!

Ma come  è possibile che si possa pensare di continuare a cementificare le aree agricole se c’è una legge che afferma il principio contrario? La parola magica è “Accordo di Programma”. Basta che gli enti coinvolti si mettano d’accordo tra loro e il gioco è fatto!

La politica in Italia funziona così, si fanno le leggi e si affermano dei bellissimi principi, ma poi dopo si fanno gli “accordi” per non rispettarli.

Molti sindaci del territorio pare stiano facendo a gara per far rientrare il proprio comune nell’imponente progetto, accecati dalla promessa di nuovi posti di lavoro per la comunità, il che significa consenso elettorale. Ma a quale prezzo? Secondo la Coldiretti con questa operazione si brucerebbero 200.000 mq di terra agricola fertile. Quella che viene definita la  “culla” del Grana Padano, con 1.377 aziende agricole, sarebbe così irrimediabilmente coperta da capannoni e attraversata ogni giorno da centinaia di tir.

Il gioco vale la candela? No. Scambiare la terra del nostro territorio in cambio di capannoni significa privare la popolazione, non solo della propria identità, ma anche del proprio futuro. Perché di capannoni abbandonati e aree industriali dismesse il territorio del Lodigiano, come tutta la Lombardia, è già tristemente ricco. E di fronte al fallimento di questo modello di mercato, la Regione, invece di tutelare i piccoli produttori, vuole sedersi a un tavolo per trattare l’eventuale costruzione di un polo logistico di tali dimensioni? Peccato che un altro di quei bei principi contenuti nella legge regionale sul consumo di suolo era proprio quello di favorire il riuso delle aree dismesse, per contrastare nuove colate di cemento. Ha ragione Coldiretti quando dice che si tratterebbe di una “tomba di cemento” per una zona che ha già perso il 16% del proprio suolo fertile negli ultimi anni.

Il M5S Lombardia ha già presentato un’interrogazione per capire quale posizione intende assumere la giunta nei confronti di questo progetto che contraddice la legge sul consumo di suolo con cui solo pochi mesi fa si è orgogliosamente riempita la bocca.

Maroni vuole assumersi questa responsabilità e essere complice dell’ennesimo saccheggio di terreno fertile ai danni dei suoi cittadini? Attendiamo risposte, noi non staremo certo a guardare.

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Ormai la Teem e la Brebemi sono realtà e la ferita al territorio lombardo è stato inferta; si può comunque cercare di limitare i danni.
Sull’onda dell’approvazione della nostra mozione sull’inedificabilità e la protezione delle spazi aperti ai lati dei lotti già realizzati di Pedemontana, ho presentato un’interrogazione all’Assessore regionale ai Trasporti, Alessandro Sorte, affinché anche gli spazi aperti lungo i lati di Teem e Brebemi vengano tutelati e protetti dal rischio di colate di cemento per realizzare centri commerciali e quant’altro.
Evitiamo che queste nuove autostrade diventino il pretesto per cementificare il territorio, come è successo per l’A4 Milano-Venezia!

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Il Consiglio Regionale ha respinto una mozione del PD sull’attuazione delle opere complementari della Tratta B2 di Pedemontana.
La mozione del PD presentava numerose ambiguità, per questo il M5S ha votato NO a molte delle richieste della mozione.
Siamo assolutamente contrari alla richiesta di anticipo di risorse economiche previste per la compensazione della tratta B2. Quella tratta non sarà mai realizzata e non intendiamo offrirle una legittimazione politica chiedendo di anticiparne le compensazioni.

La B2 è pura fantascienza: Pedemontana ha recentemente rinunciato, per l’ennesima volta, all’aumento di capitale addirittura fino a luglio 2016, inoltre Intesa SanPaolo ha appena annunciato che le sue partecipazioni autostradali verranno dismesse entro il 2017. Ormai è palese che nessuno crede più in quest’opera e nessuno ci vuole investire un euro! Che senso ha chiederne le compensazioni viabilistiche?

No, poi, all’allargamento a tre corsie della Milano-Meda in alternativa alla B2: è un tema da maneggiare con molta cura: si andrebbe a movimentare terra inquinata dalla diossina di Seveso, con tutti i rischi che ne conseguono, al pari della realizzazione della Tratta B2; e poi il provvedimento va sempre nella logica del potenziamento del trasporto privato. Lo ripetiamo in ogni occasione utile: nei trasporti è necessario cambiare paradigma e investire sul trasporto pubblico.

Riconosciamo che il problema dell’effetto imbuto (e del conseguente congestionamento del traffico) sulla Milano-Meda, quando sarà collegata alla Tratta B1 della Pedemontana, è reale. Noi già un anno fa avevamo proposto l’unica vera soluzione del problema: fermare la Pedemontana al tratto A, ma la destra in Regione e la sinistra al Governo hanno voluto andare avanti con un’opera inutile e dannosa.

Ora si assumano la responsabilità di fronte ai cittadini del disastro viabilistico in arrivo in Brianza.

Avremmo votato a favore della realizzazione di piani intercomunali per la viabilità e di opere viabilistiche utili ad assorbire l’impatto del traffico derivante dal collegamento del Tratto B1 alla Milano-Meda, ma solo a patto di prevedere consumo di suolo zero: il PD non ha accettato questo vincolo, percui ci siamo astenuti.

Unico voto favorevole il rispetto delle prescrizioni CIPE per la tratta B1, anche perché il mancato rispetto di queste prescrizioni da parte di Pedemontana l’avevamo scoperto noi in collaborazione con alcune associazioni ambientaliste; ci fa piacere che il PD riprenda nelle sue mozioni le magagne scoperte dal M5S.

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Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato una mia mozione che chiede diattivare un tavolo tecnico-politico tra Regione e società Autostrada Pedemontana Lombarda con la finalità di sollecitare e verificare periodicamente l’effettiva realizzazione di tutte le opere di mitigazione e compensazione ambientale previste per le tratte A e B1, la Tangenziale di Varese e il primo lotto della Tangenziale di Como”, “prevedere l’attivazione di un sistema di monitoraggio con la finalità di verificare con cadenza trimestrale lo stato di avanzamento” di queste opere e di promuovere l’elaborazione di uno strumento di pianificazione strategica “che preveda la definizione di una ampia fascia di inedificabilità sui due lati dell’infrastruttura”.

Non mi piace l’idea di compensazione ambientale: come si può pensare di compensare ambientalmente la distruzione di un bosco secolare come quello della Moronera a Lomazzo, centrato in pieno dal tracciato di Pedemontana?

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Però ormai il danno è fatto e dobbiamo costringere Pedemontana a rispettare i patti e realizzare le compensazioni – oggi in gravissimo ritardo – per evitare oltre al danno la beffa. Parliamo di una ventina di progetti per un valore totale di circa 22 milioni di euro.

Il secondo punto della mozione è altrettanto importante: dobbiamo scongiurare che la Pedemontana, la dove è già stata realizzata, dia adito ad ulteriore consumo di suolo con l’edificazione di centri commerciali e capannoni ai lati del tracciato, sulla scorta dei quanto accaduto ad esempio sulla A4 Milano-Bergamo.  La Pedemontana è in una gravissima situazione finanziaria, tanto che fortunatamente non andrà oltre il tratto B1; il problema è che si rischia di non vedere realizzate le compensazioni sulle tratte già in essere e i politici non possono stare alla finestra, il nostro territorio è una risorsa preziosa e va tutelata!

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Nella notte fra il 22 e 23 febbraio del 2010 dalla raffineria Lombarda Petroli a Villasanta (Monza e Brianza), vennero svuotati dai silos circa 2,5 milioni di litri di petrolio di cui, buona parte, si riversarono nel fiume Lambro, che li spinse poi nel Po e in parte anche nel Mare Adriatico. Un incidente di natura dolosa che causò la morte di centinaia di specie animali e vegetali e inquinò i canali di irrigazione dei terreni coltivati, provocando inevitabilmente, oltre al danno ambientale, anche delle forti perdite economiche per gli operatori agricoli e per tutto l’indotto.

Sono passati 5 anni da quella tragica notte, e la bonifica dell’area che interessa la ditta Lombarda Petroli, quella dove si verificò lo sversamento, quella più colpita, appare ancora un’utopia. Ma mentre gli altri partiti sembrano essersi completamente dimenticati della vicenda, noi del MoVimento 5 Stelle vogliamo portare il caso all’attenzione del Consiglio Regionale e del Parlamento!

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Oggi sono stato alla cerimonia di apertura del Tratto A della Pedemontana, insieme alla collega Paola Macchi. Più che ad una inaugurazione abbiamo assistito ad un rito religioso, un atto di fede, una messa pagana celebrata in onore del Dio Asfalto, con tanto di benedizione sacerdotale, taglio del nastro, rinfresco di tartine e spumante e tanti bei discorsi – retorici, ridicoli e privi di qualsiasi contenuto – del politicante di turno.

Abbiamo, dati alla mano, ampiamente chiesto di rinunciare al proseguimento della Pedemontana, un’infrastruttura nata vecchia. Se ne parla dagli anni 50 e nel frattempo il mondo è completamente cambiato a partire dalla deindustrializzazione del territorio. Oggi Pedemontana è la risposta sbagliata ad una reale esigenza di mobilità dei cittadini e delle imprese: un supercollegamento autostradale Varese-Bergamo non serve a nulla.

Serve invece efficientare il sistema logistico di trasporto delle merci (oggi i camion viaggiano con un coefficiente di carico del 50% solamente), potenziare il trasporto pubblico per i pendolari da e verso Milano, favorire i brevi spostamenti a rete sul territorio delle PMI tramite il miglioramento della rete stradale ordinaria.

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In questi minuti si sta concludendo la battaglia più dura che abbiamo fatto da quando siamo in Regione Lombardia. E’ stata un’esperienza fortissima, che mi ha impegnato per mesi nello studio della materia e mi ha coinvolto totalmente negli ultimi giorni.

Credo davvero che abbiamo fatto il massimo, abbiamo giocato bene le nostre carte, abbiamo fatto un’opposizione durissima che verrà ricordata per molto tempo qui dentro; e allo stesso tempo, alla fine, siamo riusciti a portare a casa qualche risultato.

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Infatti dopo due giorni di forte contrapposizione e dopo aver costretto il Consiglio Regionale a fare le ore piccole, non accadeva da mesi, siamo riusciti ad ottenere dei miglioramenti alla legge.

 

Siamo riusciti a smuovere la maggioranza che fin qui ha alzato le barricate per difendere il via libera alla cementificazione della Lombardia e abbiamo ottenuto alcune preziose variazioni alla legge per il contrasto al Consumo di suolo.

Tra i nostri emendamenti che sono entrati nella legge per esempio il disincentivo al consumo di suolo sia dentro che fuori la città con la leva fiscale e cioè chi vorrà costruire su suolo vergine dovrà pagare di più rispetto ad oggi. E’ una misura finalizzata a limitare la speculazione edilizia e l’extragettito per le casse regionali sarà usato per progetti di recupero dell’esistente.

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Ancora, si è reso molto più stringente il principio che prima di consumare suolo si verifichi l’esistenza di un’effettiva esigenza abitativa e non ci sia dell’invenduto o del dismesso da recuperare.

Grazie ai nostri emendamenti la nuova legge impone poi che nei Piani di Governo del Territorio siano identificate aree per la rigenerazione urbana e incentivi per il recupero delle aree dismesse.

Abbiamo infine ottenuto misure per la riqualificazione degli spazi agricoli aperti.

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Quelle ottenuto è un risultato significativo e le preziose modifiche del M5S vanno nella direzione che avevamo indicato con un nostro progetto di legge che proponeva zero consumo di suolo.

Resta il giudizio negativo complessivo su di una legge sbagliata, che nell’impianto generale favorirà comunque il consumo di suolo; da qui il nostro voto negativo complessivo al provvedimento.

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MILANO, 18 NOV – Libretto del regolamento dell’aula alla mano, i consiglieri del M5S hanno occupato per qualche minuto i banchi della presidenza del Consiglio regionale della Lombardia, perche’ in disaccordo sulla gestione delle votazioni degli emendamenti al progetto di legge sul consumo di suolo.

Durante l’occupazione, c’e’ stato anche un diverbio tra il consigliere M5S Stefano Buffagni e l’assessore regionale al Territorio Viviana Beccalossi.

Il presidente dell’assemblea Raffaele Cattaneo ha richiamato due volte i cinquestelle, facendo mettere a verbale il secondo richiamo. Dopo qualche momento di confusione, in cui non sono mancate dai banchi della maggioranza incitazioni all’espulsione dei consiglieri M5S, gli ‘occupanti’ sono tornati ai loro banchi.(ANSA).

Oggi è iniziata una maratona in cui il Consiglio regionale della Lombardia è chiamato a votare la proposta di legge che si intitola “Contrasto al consumo di suolo” presentata dalla maggioranza che regge la Regione Lombardia.

Saremo in aula oggi martedì 18, domani mercoledì 19 e giovedì 20 dalle 10 alle 24.

Sul consumo di suolo non siamo disposti a trattare. La proposta di legge presentata dalla maggioranza annegherà la Lombardia in una colata di cemento. Chiediamo alla giunta di ritirare il provvedimento e di rispedirlo in commissione perché si arrivi a un provvedimento che possa arginare il cemento e l’impermeabilizzazione dei suoli Lombardi. E’ troppo facile, come fa Maroni oggi, attribuire il disastro di questi giorni al cambiamento climatico. Le passate amministrazioni non hanno fatto nulla per fermare il dissesto idrogeologico e le speculazioni edilizie e i risultati sono i disastri annunciati di questi giorni.

Il titolo del provvedimento è assolutamente ipocrita perché la proposta di legge, invece che contrastare la cementificazione, offrirà una liberatoria di tre anni per realizzare le previsioni di costruzione previste nei Piani di Governo del territorio dei comuni, per la felicità delle lobby del cemento sostenute da questi partiti. Si parla di almeno550.000.000 di mq (circa 86.000 campi da calcio) di nuove costruzioni su terreni agricoli e su di un territorio, quello Lombardo, già coltivato a cemento.

Oltre ai contenuti di questa legge siamo anche fortemente indignati per la modalità con le quali questo testo è giunto in Consiglio, cioè con la tagliola (applicata per la prima volta in Commissione) sui tempi di discussione e sugli emendamenti presentati da noi. Discussione azzerata ed emendamenti (più di 500) votati e respinti in blocco.

Per questo, in Consiglio stiamo facendo tutto il possibile per impedire l’approvazione del provvedimento, abbiamo presentato oltre 2.000 emendamenti per fare “Costruzionismo” e ottenere o di riportare la proposta di legge in Commissione per poterla ridiscutere a fondo, oppure per modificarne sostanzialmente i punti critici.

Lo scempio del territorio lombardo che pretendono alcuni partiti non può e non deve essere approvato

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Abbiamo presentato, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Palazzo Pirelli, tutti gli aspetti negativi che contiene la proposta di legge di contrasto del consumo di suolo in discussione nel Consiglio regionale.

La legge è sbagliata nel metodo e nel merito. Nel metodo è una legge approvata in tutta fretta con un atteggiamento autoritario della maggioranza, senza il parere delle commissioni competenti, priva di una scheda tecnico-finanziaria e con il bavaglio all’opposizione.  Proprio per questo abbiamo presentato oltre 2 mila emendamenti e ben tre pregiudiziali statutarie e di costituzionalità che la maggioranza si è affrettata a bocciare nonostante nel dibattito in aula siano emerse tutte le criticità del progetto di legge in discussione. La strategia che terremo in aula è di “costruzionismo”: a fronte di una legge invotabile portiamo in aula, proposta di modifica dopo proposta di modifica, le nostre proposte che avrebbero realmente fermato il consumo di suolo.

Nel merito il progetto di legge è vago, poco incisivo e favorisce il consumo di suolo per i prossimi tre anni: sono indeterminati i meccanismi utilizzati per contenere il consumo di suolo e si mantengono le previsioni di espansione inserite nei Piani di Governo del Territorio già approvati, il che rischia di favorire le speculazioni edilizie legate al riciclaggio del denaro sporco della criminalità organizzata. E’ particolarmente grave poi l’assenza nel pdl di efficaci incentivi per favorire la rigenerazione urbana.

La proposta di legge del Movimento 5 Stelle per contrastare il consumo di suolo era ampia, percorribile e articolata. In primo piano dichiaravamo il suolo come un bene comune da utilizzare nell’interesse collettivo; era poi necessario mettere uno stop chiaro alla costruzione del nuovo al di fuori dei confini delle città, prevedere compensazioni ecologico-ambientali e l’aumento degli oneri di urbanizzazione per le costruzioni su suolo vergine, un maggior controllo da parte di Regione Lombardia sui PGT comunali dove si deve prediligere il recupero dell’esistente per sviluppare il processo di rigenerazione urbano e il recupero degli spazi aperti. Il suolo è un bene comune che deve essere preservato per le future generazioni!

Con alla mano il progetto di legge della Maggioranza viene da dire che il sonno della regione genera ecomostri, ma non renderemo facile la vita di questo progetto di legge!

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Il Movimento 5 Stelle Lombardia ha abbandonato l’aula del Consiglio regionale disertandone i lavori di oggi e ritirando tutti gli atti presentati per denunciare la gestione antidemocratica dei lavori della Commissione Territorio di ieri sul progetto di legge per il Contrasto al consumo di suolo. In commissione è stato negato alla minoranza il diritto di esprimere in modo esaustivo le proprie opinioni blindando i tempi di discussione e applicando la tagliola agli emendamenti con un atto di forza che crea un precedente pericolosissimo.


I consiglieri hanno mostrato un manifesto funebre con la scritta: “3 novembre 2014, morte della democrazia nella nostra regione. Tagliola in salsa padana: niente discussione degli emendamenti in commissione, tempi contingentati, soffocato il dibattito. Mai successo prima”.

Ieri è avvenuto un gravissimo atto di forza della maggioranza che ha messo a tacere le minoranze. Una maggioranza che subisce i diktat dall’alto del Governatore Maroni e che applica la ghigliottina imponendo un’intollerabile censura alle forze di opposizione. Il contingentamento, inspiegabile e non previsto dal regolamento dei lavori della Commissione Territorio, è illegittimo perché deciso senza il parere della Giunta del regolamento.

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Ieri si è scritta una pessima pagina del Consiglio regionale,  un vero funerale della democrazia in questa regione. Non partecipiamo alla seduta per dare un segnale forte e deciso poiché il rispetto delle regole deve essere un faro per chi Governa e  tutela sia la maggioranza che la minoranza. Questa maggioranza  ha creato un precedente pericolosissimo riguardo la trattazione di una legge, quella sul consumo di suolo, che merita una discussione ampia e articolata.
È gravissimo che un progetto di legge sia stato presentato dalla Giunta e mai discusso in commissione, votato in modo  blindato , anticipando addirittura la votazione finale rispetto a quanto programmato.

Anche in Lombardia si applica la ghigliottina impedendo alla minoranza ogni possibilità di dibattito e confronto sul progetto di legge del consumo di suolo. La maggioranza che subisce i diktat dall’alto del Governatore Maroni, impone in Commissione Territorio un’intollerabile censura alle forze di opposizione che vengono private della possibilità di utilizzare strumenti come l’ostruzionismo per ottenere tempi e termini per un ampio dibattito su un’importante riforma come quella sul consumo di suolo. Questa è una grave lesione della democrazia in quanto si violano le prerogative fondamentali dei consiglieri di minoranza attraverso una censura inaccettabile e che va contro lo Statuto e il Regolamento.

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