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Prima di qualsiasi ipotesi su eventuali Olimpiadi a Milano nel 2028 è necessario fare piazza pulita in Lombardia da ‘ndrangheta, politici corrotti e tangenti.

Il ripristino della legalità deve tornare a essere la condizione necessaria per ipotizzare l’organizzazione di grandi eventi che non prevedano colate di cemento e consumo di suolo, e solo dopo una attenta analisi del rapporto costi-benefici.

Expo ci è costata oltre un miliardo di euro. Capiamo che Maroni, la cui legislatura è all’insegna dello scandalo quotidiano, abbia bisogno di ridare smalto alla sua immagine, ma dovrebbe preoccuparsi di più dei problemi dei lombardi e rimanere sul pezzo dell’attività quotidiana di governo regionale.

Da questo punto di vista non ci risulta che abbia fatto granché per la concreta promozione e il sostegno allo sport.

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La vicenda dell’Hotel Imperial di Muggiò è piena di “zone d’ombra”: Regione Lombardia deve intervenire perché in gioco c’è il destino di lavoratori senza colpe. E’ questa la richiesta del M5S Lombardia dopo l’audizione in commissione antimafia dell’ex direttore Flavio Savarola che ho richiesto nello scorse settimane.

L’hotel era stato sequestrato dalla Guardia di Finanza e dall’Antimafia milanese perché riconosciuto come parte del patrimonio di un pluripregiudicato, salvo poi essere assegnato a un nuovo soggetto arrestato poco tempo dopo per estorsione. In questo iter appaiono evidenti gli errori del tribunale che ha dato in affitto il bene senza evidentemente effettuare controlli adeguati, portando così alla confisca definitiva dell’hotel da parte dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati.

Stesso discorso vale per il Comune di Muggiò, che ha rilasciato l’autorizzazione (SCIA) per lo svolgimento dell’attività. Ora l’albergo è chiuso e abbandonato da 9 mesi e a pagare le conseguenza di questa vicenda sono soprattutto i sette lavoratori che erano impiegati nella struttura e che da tempo tentano di far sentire la propria voce anche attraverso presidi di fronte all’hotel.

Come abbiamo detto in Commissione antimafia, sostenendo le richieste dell’ex direttore e ribadendo le istanze del gruppo M5S di Muggiò, Regione deve intervenire in fretta per cercare di sbloccare la situazione. Per questo ho proposto alla Commissione Antimafia una risoluzione che impegni la giunta di Maroni ad intervenire presso l’Agenzia dei Beni Confiscati per affidare la gestione della struttura agli ex lavoratori nel più breve tempo possibile.

Non c’è più tempo da perdere perché, in questa condizione di stallo, i dipendenti si ritrovano senza un lavoro e un bene patrimonio dello stato continua a peggiorare costantemente, senza manutenzione, tra atti di vandalismo e incursioni dei ladri (si stima che ad oggi i costi per rimettere in funzione l’hotel ammontino a 150 mila euro).

Ci auguriamo che in breve tempo la situazione si possa sbloccare e che logica e buon senso prevalgano sulla burocrazia. Il M5S continuerà a tenere alta l’attenzione in Regione.

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Abbiamo deciso di portare il caso dell’Hotel Imperial di Muggiò all’attenzione della Commissione Antimafia della Regione perché la vicenda è davvero paradossale.
Non ci interessa individuare i colpevoli di questa incresciosa vicenda, che pure sembra essere stata affrontata con troppa leggerezza, quanto cercare di dare risposte concrete a questi lavoratori che si trovano a vivere un momento di grande difficoltà, senza avere nessuna colpa.
La struttura girava bene e aveva clienti: la si affidi in gestione ai lavoratori senza perdere tempo prezioso!


Muggiò, continua il presidio degli ex dipendenti dell’Hotel Imperial 

Confiscato alla criminalità organizzata l’Hotel Imperial di Muggiò era stato assegnato a un nuovo proprietario che però ha subito una condanna. È chiuso da febbraio. Gli ex dipendenti chiedono all’Agenzia nazionale per i beni confiscati di poter gestire il bene garantendosi così il lavoro. Per ora non hanno ottenuto risposta

 

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Oggi la Commissione regionale Antimafia ha incontrato il professor Nando Dalla Chiesa, che ha illustrato il Secondo Rapporto Trimestrale sulle Aree Settentrionali per la Presidenza della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul fenomeno mafioso, a cura dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano.

Questo secondo rapporto ha studiato le attività formalmente legali svolte dalle organizzazioni mafiose al Nord. Dalla Chiesa si è concentrato su tre aspetti molto interessanti.

Il primo, le attività lavorative dei mafiosi nelle nostre regioni. Nell’immaginario collettivo la mafia al Nord è rappresentata dai colletti bianchi, uomini di borsa e della finanza, architetti, tributaristi ecc… Invece gli studi empirici dimostrano che il mafioso al nord svolge attività di livello basso o medio basso, come il muratore, il falegname, il fruttivendolo, il serramentista, il pensionato ecc. Hanno titoli di studio bassi e spesso una moglie che fa le pulizie presso enti o aziende. Queste persone si avvalgono di professionisti, i quali mettono a disposizione del capo mafioso le loro competenze professionali.

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Anche se con molto ritardo, ci tengo ad informarvi che lunedì 12 maggio la Commissione regionale Antimafia, di cui faccio parte, è venuta in visita nella nostra provincia di Monza e Brianza, per conoscere i problemi legati alla criminalità organizzata nel nostro territorio e avviare delle collaborazioni con varie figure istituzionali.

Quando mesi fa il Presidente della Commissione, Gianantonio Girelli, ci aveva proposto di “uscire dal palazzo” e incontrare i territori, non me lo sono fatto ripetere due volte. Dopo la prima uscita “test” a Brescia, terra elettiva del presidente Girelli, ho voluto e richiesto che la seconda uscita fosse proprio Monza e Brianza e così è stato.

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Siamo reduci da due giorni frenetici, dove abbiamo organizzato la contro conferenza stampa con Beppe per ribattere alle fregnacce di Renzie, venuto a Milano per parlare del nulla cosmico relativo ad Expo.

E’ stata un’esperienza incredibile, non avevo mai parlato davanti ad un esercito di giornalisti, fotografi e cameramen. La sala era stracolma di gente, tanto da fare fatica a raggiungere il tavolo con i microfoni.

Dato che come ampiamente previsto sui media non uscirà nulla di quello che abbiamo detto io, Silvana, Stefano e Giampietro (così come non uscirà nulla del 95% di quello che ha detto Beppe), riassumo qui brevemente le mie dichiarazioni:

1) Rifiutiamo la logica dell’emergenza, in base alla quale si debba continuare in fretta e furia i lavori “semplificando” i controlli e le procedure (l’ha ripetuto anche Renzie oggi). Non c’è nessuna emergenza (nel senso di qualcosa che “emerge” all’improvviso). I ritardi nei lavori sono voluti, sono stati creati ad arte (come sempre succede in Italia) proprio per potersi muovere in deroga alle regole e perseguire più liberamente i propri intrallazzi. L’emergenza e la mancanza di tempo, come sempre succedde, sono solo un pretesto per aggirare i controlli.

2) Il fatto che ora tutti, a partire da Bobo Maroni, vogliano trovare il sostituto di Paris (responsabile appalti e cantieri) fuori dall’ambiente lombardo, fuori dal contesto in cui si è progettato e sviluppato Expo, è la prova provata che nessuno si fida più di nessuno in Lombardia e che il sistema è marcio nel suo complesso.

3) Renzi fa un uso spregiudicato dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, buttando nella mischia il dottor Cantone a cose fatte. Il 90% degli appalti è già stato assegnato, il problema non sono i pochi rimasti da assegnare, quanto l’analisi e le indagini di quelli già assegnati. Quindi far scendere in campo Cantone oggi rischia di essere solo una presa per i fondelli, una mossa meramente propagandistica per continuare ad andare avanti, costi quel che costi.

All’indomani del terremoto politico che ha colpito la giunta regionale lombarda, durante la “Giornata regionale dell’impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime” organizzata a Palazzo Pirelli i Portavoce M5S Lombardia contestano il Presidente della Regione Roberto Maroni. Il governatore mette le briciole del bilancio regionale per la lotta alla mafia, poi però ne commemora le vittime. Noi non ci stiamo!

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Luigi Bonaventura, un boss pentito e collaboratore di Giustizia ritenuto altamente affidabile da molte Procure, nell’ultimo mese ha rilasciato due interviste (prima e seconda) dove afferma che le cosche ‘ndranghetiste, con la complicità di parte della politica lombarda, tramano per l’eliminazione di Giulio Cavalli, uomo di cultura, attore, scrittore – da tempo sotto scorta – impegnato nella lotta al crimine organizzato in Lombardia… uno “scassa minchia”, come lo definiscono gli uomini di ‘ndrangheta.

Le parole di Bonaventura sono gravissime e non si capisce perché non abbiano avuto il giusto risalto sui media nazionali, così come è deprecabile il fatto che la magistratura non si sia ancora mossa per ascoltare questo collaboratore di Giustizia.

Le parole di Bonaventura vanno verificate e va fatto subito un riscontro sull’attuale livello di adeguatezza della protezione di Giulio Cavalli.

Che le istituzioni si muovano e anche in fretta! Non sono ammessi ritardi di alcun genere nel procedere in tal senso. Non è più accettabile che, come la storia più volte ci ha tristemente insegnato in questi casi, la lentezza a procedere si trasformi in tragedia.

Il Movimento 5 Stelle si muoverà sia in Regione Lombardia che in Parlamento perché non è ammissibile lasciar passare sotto silenzio tali vicende… il silenzio, sempre in questi casi, significa complicità.

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Oggi in Commissione Antimafia abbiamo ascoltato la testimonianza dei sindacati di Polizia, in merito alla volontà del Governo di chiudere il presidio della Direzione Investigativa Antimafia presso l’aeroporto di Malpensa.
Un atto incomprensibile considerando il fatto che le risorse impiegate sono solo due e i costi di gestione del presidio ammontano a soli 3.500 euro l’anno (costi per il riscaldamento, l’elettricità, le pulizie, ecc). Casomai questo presidio andrebbe potenziato!
Oltre all’utilità pratica del presidio, che ci è stata spiegata molto chiaramente, c’è anche una questione simbolica: che segnale si da alla gente e alla criminalità organizzata levando la Dia da Malpensa alla vigilia dell’Expo?
Il sospetto è che ci sia la volontà di depotenziare la Dia in generale, cominciando ad eliminare i presidi minori. Non dimentichiamoci che la Dia è composta da uomini di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, che è il primo importante baluardo contro la criminalità organizzata nel nostro Paese e che, proprio in virtù della sua natura di corpo “misto”, non subisce quelle pressioni che la politica riesce ad esercitare sui singoli corpi delle forze dell’ordine.
Le testimonianze hanno poi dipinto un quadro generale della lotta alla criminalità nella nostra regione a dir poco allarmante: mancano risorse finanziare, manca la formazione del personale, manca una adeguata copertura di tutto il territorio lombardo, manca l’attenzione agli sprechi, non si comprende quale sia la strategia di lungo periodo per contrastare le mafie!