Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato, con il voto favorevole del M5S, la legge per la promozione della Rete escursionistica della Lombardia e approvato due ordini del giorno presentati dal movimento.

E’ una legge positiva che va nella direzione della valorizzazione del nostro patrimonio paesaggistico e ambientale. Certo poteva essere più coraggiosa: non c’è stata chiarezza sulle reali necessità di manutenzione della rete e sulla quantità di risorse da investire.

Grazie all’approvazione di un nostro ordine del giorno si andrà nella direzione di assicurare risorse adeguate alle reali necessità dei nostri sentieri.

Si doveva poi rimarcare in modo più netto il divieto ai mezzi motorizzati di circolare sulla rete, come proposto peraltro dall’Associazione dei Comuni, prevedendone il sequestro e aumentando le sanzioni che, al momento, non costituiscono un deterrente.

Resta irrisolto anche il nodo dell’inserimento nella rete di tratti di sentiero di proprietà privata. Era necessario fare di più per garantire che percorsi liberamente utilizzati da decenni continuino ad essere fruibili da tutti. Ora il rischio è che i privati chiudano i tratti di loro proprietà bloccando interi sentieri.

Proprio per migliorare alcuni degli aspetti ambigui della legge siamo intervenuti con due ordini del giorno, approvati dal Consiglio, che impegnano la giunta a un monitoraggio costante dello stato dei sentieri, a valutare un impegno di adeguate risorse e a rendere il catasto regionale della rete dei sentieri informatizzato e quanto più esaustivo possibile nella disponibilità di informazioni per gli escursionisti e i turisti.

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L’inquinamento atmosferico in Lombardia è un problema che si trascina da decenni. L’inerzia e la miopia dei governi nazionali e regionali che si sono succeduti hanno generato un incredibile ritardo che ogni anno provoca enormi danni sanitari e sociali: a livello nazionale si stimano costi per circa 100 miliardi di euro nel 2010 (dati OCSE).

A questi costi “nascosti”  bisognerà aggiungere, probabilmente, i costi “vivi” della maxi multa (oltre 1 miliardo di euro!) che l’Unione Europea potrebbe infliggere all’Italia in relazione alle due procedure d’infrazione aperte nel 2014 e 2015 per il superamento dei livelli di ossidi di azoto e polveri sottili. Oltre al danno la beffa, perché come al solito saranno i cittadini a dover pagare per l’incapacità dei governi nazionali e regionali!

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Due dei miei ordini del giorno al bilancio regionale sono stati approvati dall’aula.

Il primo chiede di investire nelle competenze digitali dei giovani lombardi.

Il mondo dell’Ict e dei servizi digitali è uno dei più frizzanti dal punto di vista occupazionale. Le stime del Cedefop (Agenzia di ricerca sull’istruzione e la formazione tecnica e professionale nell’Unione Europea) prevedono per l’Italia, tra 2015 e 2025, la creazione di nuove opportunità occupazionali (dipendenti e autonomi) per oltre 2 milioni di profili tecnici intermedi. I numeri lasciano quindi pensare che il digitale – in tutte le sue sfumature – sia un ambiente fertile per chi si deve formare e lanciare sul mercato del lavoro.

L’offerta formativa di Regione Lombardia è però carente di percorsi in competenze digitali, difatti gli indirizzi maggiormente frequentati sono benessere/cura della persona e ristorazione (rispettivamente 13.000 e 10.500 allievi), seguiti dall’indirizzo elettrico e meccanico.

Per offrire ai ragazzi le competenze necessarie per andare incontro alle nuove opportunità occupazionali del mercato del lavoro ho chiesto e ottenuto uno stanziamento di risorse per l’anno scolastico 2017/2018 per incrementare l’offerta formativa con dei percorsi mirati all’acquisizione di competenze digitali.

Con l’altro ordine del giorno ho affrontato uno dei temi più caldi riguardo l’energia rinnovabile: la diffusione dei sistemi di accumulo. In primavera la Regione aveva messo a disposizione due milioni di euro in contributi per l’acquisto di sistemi di accumulo di energia elettrica da impianti fotovoltaici. Il bando aveva avuto un enorme successo tanto che i contributi erano andati esauriti in pochissimo tempo.

I sistemi di accumulo aumentano l’autoconsumo di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e diminuiscono le emissioni di gas serra derivanti dalla produzione di energia da combustibili fossili. Per questo motivo ho chiesto il rifinanziamento del bando!

Ora, come sempre in questi casi, aspettiamo che alle votazioni in consiglio regionale seguano i fatti concreti!

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Il piano cave della provincia di Monza e Brianza dimostra l’inadeguatezza degli strumenti di programmazione regionali.

In sette anni nella provincia sono stati scavati 500.000 metri cubi di sabbia e ghiaia, praticamente niente. Questo nuovo piano cave prevede l’estrazione di oltre 6 milioni di metri cubi. Un dato completamente al di fuori della realtà, frutto di una delibera di giunta e una legge regionale ormai obsolete.

Sono quasi 4 anni che si parla di cambiare la legge sulle cave: era nato un gruppo di lavoro in commissione ambiente, riunitosi 2 volte e poi abortito.

schermata-2016-11-10-alle-14-18-45Una società immobiliare ha presentato al Comune una proposta di trasformazione urbanistica (Piano Integrato di Intervento Gilera Grandi) in un quartiere residenziale che prevede di utilizzare una parte di un parco pubblico esistente per la costruzione di tre grossi edifici residenziali: l’ennesima cementificazione senza senso che toglie spazi verdi alla comunità.

Ho presentato un’interrogazione all’assessore al territorio Viviana Beccalossi per chiedere se Regione Lombardia, che potrà aderire all’accordo di programma, è al corrente di queste criticità e se intende sostenere questo progetto fortemente osteggiato dai cittadini di Arcore.

I nostri territori sono già duramente massacrati dal lunghissimo ciclo di consumo e trasformazione irreversibile del suolo che la Lega, e le amministrazioni precedenti, hanno incentivato. Riteniamo assurdo continuare su questa linea. Il rilancio delle nostre città deve passare dalla tutela del verde e non dal sostegno ad aziende con la sindrome da costruzione compulsiva.

Mentre il mondo va in un direzione “green” la Lombardia è ancora attratta dal grigio del cemento. Ma quest’epoca è finita. I cittadini chiedono altro. Loro, e noi del M5S, si aspettano dall’istituzione regionale una maggiore attenzione verso quei parchi che rappresentano gli ultimi polmoni delle nostre martoriate città. Ora attendiamo la risposta dell’assessore per sapere se Regione Lombardia sarà complice di un nuovo scempio.

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Si è avviata la sperimentazione del “Protocollo di collaborazione per l’attuazione di misure temporanee per il miglioramento della qualità dell’aria e il contrasto all’inquinamento locale”: ancora una volta in Regione Lombardia scarseggia il coraggio nella lotta all’inquinamento atmosferico.

Dalla Regione ci aspettavamo un protocollo vincolante per i Comuni e non l’ennesima carta d’intenti per coordinare gli interventi di riduzione delle polveri sottili. Sotto questo aspetto, Maroni riesce nella mirabolante impresa di far rimpiangere addirittura il Celeste, che pur combinando poco sul tema, qualche misura prescrittiva e obbligatoria per tutti i Comuni aveva il coraggio di prenderla.

L’impressione è che, quando si tratta dell’aria che respiriamo, nessun politico si prende l’onere di fare scelte difficili, ma utili a salvare vite umane. In assenza di politiche strutturali (e relative risorse) per risolvere davvero il problema dello smog, si adottano solo misure tampone senza nemmeno renderle vincolanti per i comuni.

E’ necessario invertire la rotta, attraverso una presa di coscienza collettiva e un cambiamento culturale, perché non possiamo più permetterci di compromettere il bene più prezioso: la nostra salute e quella del nostro ambiente.

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In estate l’inquinamento atmosferico è molto ridotto rispetto al periodo invernale, sia per le minori emissioni inquinanti, sia per le differenti condizioni meteorologiche.

Esiste però una forma di inquinamento atmosferico, lo smog fotochimico, che si manifesta in modo più intenso proprio nella tarda primavera e in estate: le elevate temperature e la forte irradiazione solare in presenza di inquinanti atmosferici (ossidi di azoto e composti organici volatili) innescano una serie di reazioni fotochimiche che hanno come risultato l’aumento dei livelli di ozono.

L’ozono è un gas naturalmente presente nell’aria che respiriamo ma diventa irritante e pericoloso al crescere della concentrazione. I soggetti più a rischio sono i bambini, le donne incinte, gli anziani, le persone affette da talune patologie e in generale chi svolge attività lavorativa e fisica all’aperto.

Al fine di proteggere la popolazione, la legge prevede:

un valore obiettivo per la protezione della salute da non superare più di 25 giorni all’anno, pari a 120 microgrammi per metro cubo (la concentrazione naturale è pari a 40-80 migrogrammi per metro cubo);

una soglia di informazione pari a 180 microgrammi per metro cubo che fa scattare per le autorità l’obbligo di informare la cittadinanza per prevenire i rischi per la salute adottando opportune precauzioni (evitare esposizioni all’aperto e attività fisiche nelle ore più calde, ossia quando è maggiore la concentrazione di ozono);

 – una soglia di allarme pari a 240 microgrammi per metro cubo che determina un rischio per la salute in caso di esposizione di breve durata e pertanto fa scattare per le autorità l’obbligo di provvedimenti immediati.

In Lombardia, così come nella provincia di Monza e Brianza, nel corso della scorsa estate sono stati registrati elevati livelli di ozono, ben oltre la soglia di allarme, ma nella pratica non ci sono state adeguate comunicazioni da parte di ARPA per garantire una corretta e tempestiva informazione ai cittadini tramite i Comuni, le Agenzie per la Tutela della Salute, le Prefetture e la stampa locale.

A Meda, per esempio, non solo il limite di 120 µg/m³ è stato superato ben oltre i 25 giorni, ma si sono verificati anche numerosi superamenti della soglia di informazione (180 µg/m³) e, in alcuni casi, della soglia di allarme (240 µg/m³) senza che vi fosse alcun intervento significativo né alcuna comunicazione realmente efficace alla cittadinanza.

Bisogna proteggere la salute dei cittadini! Per questo nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione a Maroni per chiedere di fare di più!

dddL’azione portata avanti in Regione 3 anni fa (imporre a Pedemontana di fare le analisi dei terreni coinvolti dalle ricadute della diossina di Seveso, prima di cominciare i lavori) ha portato nei mesi scorsi alla realizzazione dei campionamenti dei terreni e a breve si conoscerà lo stato di inquinamento del suolo.

Dalle prime risultanze, sembra confermata la presenta della diossina e la necessità di una bonifica con costi di varie decine di milioni di euro. I nodi stanno venendo al pettine.

Ora una domanda sorge spontanea: chi paga il conto? Pedemontana? le cui casse versano già in condizioni disastrose? Potrebbe essere la mazzata finale… I responsabili dell’inquinamento di 40 anni fa? si ciao, auguri! Qualcuno ha forse il coraggio di far pagare i proprietari dei terreni? per la serie, ti voglio espropriare il terreno per costruirci un’autostrada, però prima ti faccio pagare la bonifica e poi te lo esproprio… semplicemente impensabile!

E allora chi paga? Tramite una nuova interrogazione, ho fatto questa semplice domanda a Maroni… sono ansioso di sapere la risposta!

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Ricevo dal nostro portavoce di Monza Gianmarco Novi e molto volentieri pubblico!

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L’incessante attività dei consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle nei comuni brianzoli, con la collaborazione degli esponenti del MoVimento a livello regionale e nazionale, ha permesso che la gestione del servizio idrico in Brianza rimanesse realmente pubblica, consentendo ai cittadini di risparmiare ben cinquanta milioni di euro che sarebbero stati sperperati per la riqualificazione del depuratore monzese di San Rocco.

Il solco verso l’adozione del servizio pubblico, che sia veramente pubblico e virtuoso, è stato tracciato: gli interventi sul depuratore, a parità di risultato, saranno realizzati con un investimento pari a un quinto del previsto!

Non lo ammetteranno mai, eppure il merito è del M5S e dell’azione costante di consiglieri comunali, regionali e parlamentari pentastellati.

Forti dei risultati ottenuti e del mandato dei cittadini, la nostra attività di controllo e indirizzo è proseguita con operazioni di accesso agli atti e con un incontro istituzionale il 19 gennaio scorso tra me (con il fattivo supporto di Marco Fumagalli del Comitato Beni Comuni) e il Presidente di Brianzacque Enrico Boerci.

In quella sede ho ricevuto il verbale dell’Assemblea dei Soci del 22 dicembre, nella quale i soci avevano nominato il nuovo Consiglio d’Amministrazione.

Oltre a constatare la mancanza di un vero cambio di guardia mi sono accorto che il voto del nuovo Consiglio era avvenuto con la partecipazione dei soci di società di capitali non pubbliche (AEB, Gelsia, ecc..), pertanto ho fatto notare che la votazione di questi soci appariva in contrasto con lo Statuto della società che recita testualmente: “possono comunque essere soci della società le società interamente controllate, anche in via indiretta, dagli Enti locali, fino al 31 (trentuno) dicembre 2013 (duemilatredici)…”.

Durante l’incontro ho chiesto delucidazioni a riguardo senza ottenere risposta. Ho poi verificato che anche in assemblee precedenti (quelle, ad esempio, sul famigerato Master Plan) i soci “privati” avevano costantemente votato. A questo punto ho richiesto formalmente alla società se fosse intenzionata per le occasioni future ad escludere i soci privati come da norme statutarie.

D’altra parte, il Comune di Monza, coerentemente con questa posizione, nella proposta di delibera 198 presentata in Commissione bilancio del 25/05/2016, ha scritto: “in ogni caso le società che partecipano al capitale societario non esplicano i diritti societari in seno all’assemblea, e non possono esercitare il diritto di voto, al fine di preservare la natura pubblica di società affidataria “in house” di un servizio pubblico locale, e in attesa che si concluda il processo sopra delineato”.

Siamo quindi al paradosso per cui Brianzacque, in contrasto con il proprio socio di maggioranza, in data 17 giugno ha risposto alle nostre istanze sostenendo che il percorso di retrocessione delle quote dei soci privati si concluderà nel corso dell’anno (è dal 2012 che lo sostengono) e con un parere legale in data 17 giugno 2016, ha affermato che “AEB … fanno ancora parte della compagine sociale della Società … potendo esprimere il proprio voto in misura proporzionale alle rispettive partecipazioni”. Tra l’altro, l’avvocato non ha citato giurisprudenza o dottrina e ci lascia pertanto nell’assoluta incertezza circa la posizione dei soci privati.

La conclusione del parere legale è ancora più tragica giacchè si afferma che “i predetti soci non risultano privi dei requisiti previsti per la partecipazione alla società per come determinati dalla vigente normativa di settore”.

Da notare che, al di là di sottili cavilli giuridici, la presenza o meno di società di diritto privato, rende meno forte il controllo analogo da parte dei Comuni soci (da qui il divieto della previgente normativa come affermato dal legale) ed eventualmente della giurisdizione della Corte dei Conti secondo la riforma Madia.

Rinnoviamo pertanto l’invito a porre all’ordine del giorno della prossima assemblea l’esclusione dei soci privati prima che il danno possa diventare irreparabile!

Gianmarco Novi

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Fino alla fine del mese, presso i Giardini Indro Montanelli in corso Venezia a Milano è possibile visitare il modulo abitativo realizzato nell’ambito del progetto Biosphera 2.0. Biosphera è un’abitazione itinerante realizzata con materiali e tecnologie di ultima generazione in grado di garantire un ambiente salubre ed estremamente confortevole sia in estate sia in inverno, nella completa autosufficienza energetica!

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Il Piano Juncker per gli investimenti prende a modello la Terza Rivoluzione Industriale del Nord Pas de Calais, che noi del MoVimento 5 Stelle Lombardia abbiamo portato a Milano in un bellissimo incontro il 15 aprile scorso.
L’ha detto il vicepresidente della Commissione Ue per la crescita Jyrki Katainen e l’ha detto in casa del Pd, suggerendo il modello da seguire alle regione del sud guidate dei piddini….
“Combinare l’Efsi con i fondi strutturali, ma anche la creazione di piattaforme regionali sul modello di quanto ha fatto il Nord-Pas de Calais in Francia, sino al coinvolgimento dell’industria e delle imprese locali, con l’aiuto dei rappresentanti della Bei e della Commissione Ue in Italia.”
Fra un po’ finisce che il Pd si propone come paladino della Terza Rivoluzione Industriale, tanto a chiacchiere son bravi tutti.
Invece per Maroni il Piano Juncker serve solo per asfaltare mezza regione con la Pedemontana!
Siamo messi bene…

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La grande quantità di diossina emessa nel disastro ICMESA il 10 luglio 1976 non avrebbe prodotto conseguenze sanitarie. Questa è l’impressione che si ricava leggendo l’articolo – pubblicato il 21 maggio scorso dal Cittadino di Monza e Brianza – riguardante il convegno tenuto a Seveso sabato 14 maggio. Lo riporto di seguito:

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Sono in arrivo nuove misure nei confronti dell’Italia per i superamenti dei limiti giornalieri e annuali di PM10 e NO2 previsti dalla normativa europea (Direttiva 2008/50/CE). L’ha annunciato Karmenu Vella (Commissario europeo per l’Ambiente) rispondendo a un’interrogazione di Eleonora Evi.

Condivido in pieno il giudizio espresso dalla nostra portavoce: “Al netto delle peculiarità morfologiche e meteoclimatiche della Pianura Padana, che rendono molto difficoltoso affrontare il problema dell’inquinamento atmosferico da polveri sottili, è del tutto evidente che le misure adottate dalle Regioni si sono rivelate totalmente fallimentari”

Forte condanna nei confronti del Governatore Maroni, della politica “fantasma” del Ministro Galletti e del continuo rimpallo di responsabilità tra le Regioni e il Governo centrale: «il Piano per la qualità dell’aria in Lombardia, ad esempio, è uno scherzo. Estremamente costoso, non ha funzionato. E che dire dell’Accordo di programma per le Regioni del Bacino Padano? Sembra sia rimasto solamente sulla carta. Nel frattempo sono usciti i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente sulle morti premature causate dall’inquinamento dell’aria, che segnano un record in negativo per l’Italia (84.800 decessi solo nel 2012). Ma i nostri amministratori si sono limitati a convocare vertici straordinari e sull’onda dell’emergenza di fine 2015 hanno solamente preso misure eccezionali in alcune grandi città. Di soluzioni strutturali, tuttavia, nemmeno l’ombra.»

Quando a rischio è la vita stessa dei cittadini, le istituzioni dovrebbero fare ogni sforzo per risolvere i problemi. A oggi invece il Piano Regionale per la Qualità dell’Aria in Lombardia e gli accordi con le altre regioni del Nord non hanno prodotto nessun risultato apprezzabile. La qualità dell’aria che respiriamo deve diventare un tema prioritario nell’agenda politica della Regione, con ingenti investimenti economici per provvedimenti strutturali (sostituzione caldaie, trasporto pubblico, mobilità elettrica).

In risposta all’interrogazione del Movimento Cinque Stelle, la Commissione europea fa sapere innanzitutto che l’Italia ha trasmesso con grande in ritardo (il 30 novembre 2015 e il 4 febbraio 2016) i dati per l’anno 2014, che erano invece attesi per il 30 settembre 2015. Inoltre, secondo la Commissione, che comunque osserva una tendenza alla diminuzione delle concentrazioni degli inquinanti, i superamenti dei valori limite sono continuati in numerose “zone di qualità dell’aria” – tra cui quelle della Pianura Padanarendendo così necessario il proseguimento delle infrazioni in corso, affinché sia garantito il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE in tutte le Regioni italiane.

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Nei giorni scorsi ho depositato in Consiglio regionale un progetto di legge sul car pooling dal titolo ‘Promozione dell’uso condiviso dei veicoli privati’, assegnato alla commissione Territorio.

Sappiamo tutti che grandi arterie da e per Milano nelle ore di punta sono piene di auto con un solo conducente: l’obiettivo del progetto di legge è proprio favorire una razionalizzazione mezzi privati con la condivisione dello stesso percorso, al fine di ridurre non solo il traffico e l’inquinamento, ma anche i costi di trasporto. Ancora »

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Ricapitolando: prima si sparano stime di traffico del tutto irrealistiche, poi si progetta un mostro a 10 corsie promettendo mirabolanti compensazioni ambientali (che ancora oggi non ci sono nemmeno per le tratte già realizzate), infine si spendono (tutti e subito) i soldi pubblici stanziati per l’intera opera solo per fare il primo pezzettino e alla fine ci si trova senza soldi, praticamente in braghe di tela. E a questo punto la Regione Lombardia chiede altri soldi al Governo e viene un ministro da Roma a dire che è disponibile a rivedere il progetto?

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Ad un anno dalla presentazione della mia interrogazione sullo stop dell’uso dei diserbanti in Lombardia, nello specifico del glifosato (un pesticida bandito già in alcuni Paesi perché considerato tossico), finalmente è arrivata in Commissione Agricoltura la risposta dell’Assessore Gianni Fava.
Sottolineando l’orientamento delle politiche europee verso l’utilizzo sostenibile dei pesticidi chiedevo che anche la Lombardia si attivasse per contrastare l’uso delle sostanze tossiche per il controllo delle infestanti, di orientare il sistema delle pulizie dagli infestanti delle strade verso metodi meccanici e il finanziamento di studi sugli effetti del glifosato sulla salute umana.

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Sala strapiena ieri sera per l’incontro sulla Terza Rivoluzione industriale!

In Francia l’intera comunità regionale del Nord Pas de Calais si è messa in marcia verso il futuro con un Masterplan che ad oggi prevede 200 progetti (dalle Smart Grid all’apprendimento collaborativo, dall’idrogeno all’economia della condivisione, dalla solarizzazione dell’industria pesante al bike sharing elettrico, dai distretti delle stampanti 3D alle banche del riuso). Obiettivo dichiarata: decarbonizzare l’intera economica entro il 2050, risparmiando 120 miliardi di euro con un saldo attivo di 267 mila posti di lavoro!

Il racconto dell’esperienza che stanno facendo in Francia mi ha fatto provare un profondo senso di rabbia e frustrazione per l’arretratezza culturale (ancora prima che politica) di chi governa Milano, la Lombardia e l’Italia.

Ma noi non ci arrendiamo! La Terza Rivoluzione Industriale è l’unica possibilità che abbiamo per uscire dalla crisi profonda che ci attanaglia!

E non stiamo parlando affatto di ecologia o di ambiente. Qui si tratta di economia, di piani industriali, di posti di lavoro, di conti pubblici, di salute! 

Cosa ci manca per uscire dalla crisi ed entrare nella nuova era industriale? Una cosa sola, l’hanno detto chiaramente tutti i tecnici intervenuti: manca la volontà politica!

Manca cioè una classe politica al governo che sia moderna, aperta all’innovazione, che sappia capire il  nuovo tempo che stiamo vivendo, che sappia guardare al futuro, senza essere prigioniera delle lobby dell’industria fossile.

Insomma, manca il MoVimento 5 Stelle al governo. Ma ci stiamo lavorando… stay tuned!

La Terza Rivoluzione Industriale in Lombardia è alle porte!

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Non c’è traccia degli interventi di prolungamento delle linee metropolitane M2 da Cologno Nord a Vimercate e M5 da Monza Bettola a Monza Parco nel Dossier Infrastrutture prioritarie di Regione Lombardia consegnato dal Presidente Maroni al Ministro Del Rio il mese scorso. Per questo ho presentato una un’interpellanza che chiede alla Giunta regionale  di inserire le due opere tra le priorità regionali e di attivarsi a tutti i livelli per la realizzazione dei prolungamenti e il reperimento delle risorse finanziarie necessarie.

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La Terza Rivoluzione Industriale nel nord della Francia è già partita!

Sono stati presentati i primi 200 (duecento!!!) progetti del Master Plan per la Terza Rivoluzione Industriale del Nord Pas de Calais!

Di che si tratta? Di tutto: dalle Smart Grid, all’apprendimento collaborativo, dall’idrogeno all’economia della condivisione, dalla solarizzazione dell’industria pesante al bike sharing elettrico, dai distretti delle stampanti 3D alle banche del riuso.

L’obiettivo è liberarsi completamente dalla fonti fossili di energia entro il 2050!

Per raggiungere questo obiettivo l’Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale (si, avete capito bene… hanno un assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale!!!) prevede di impiegare 200 miliardi di euro al 2050, con risparmi energetici di 320 miliardi e dunque un saldo attivo di 120 miliardi, mentre lo scenario basato sui fossili invece prevede una spesa minima al 2050 di 400 miliardi senza alcun ritorno.

Da dove arrivano i soldi? nella Terza Rivoluzione Industriale non c’è più bisogno di grandi finanziatori e banche d’affari. I progetti li possono finanziare direttamente anche i cittadini tramite i loro risparmi con il crowd funding (azionariato diffuso).

E i posti di lavoro? Anche il saldo occupazionale al 2050 è positivo: nello scenario della Terza Rivoluzione Industriale abbiamo la creazione di 165.000 posti di lavoro mentre nello scenario fossile una perdita di 102.000 posti di lavoro.

Tutto questo nel nord della Francia. E da noi cosa stiamo aspettando?? semplice, che il MoVimento 5 Stelle vada a governare Milano, la Lombardia e l’Italia! Finché Milano, la nostra Regione e il nostro Paese saranno in mano a trivellatori, asfaltatori, inceneritoristi e expofanatici non c’è speranza!

In attesa del M5S al governo, l’appuntamento per tutti è per il 15 aprile! Porteremo a Milano l’esperienza della Terza Rivoluzione Industriale in Francia! Non mancate, sarà una bellissima serata!

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Con due interrogazioni ho chiesto alla giunta regionale di fare chiarezza sulle nuove regole e sulla tassazione riguardanti gli impianti termici delle nostre abitazioni.

Con la prima interrogazione abbiamo sollevato il problema della tassa regionale sulle caldaie, che oggi tiene in considerazione solo la potenza dell’impianto. In pratica una nuova ed efficiente caldaia a metano viene tassata di più rispetto ad vecchia e inquinante caldaia a gasolio, se quest’ultima ha una potenza inferiore alla prima. A nostro parere invece la tassazione dovrebbe considerare anche il rendimento della macchina e il combustibile utilizzato: anche in questo modo si incentiva la sostituzione delle vecchie caldaie a gasolio, tra le principali fonti di inquinamento nelle nostre città, con caldaie di nuova generazione, ben più efficienti e rispettose dell’ambiente.

Con la seconda interrogazione abbiamo affrontato il tema della termoregolazione e contabilizzazione del calore nel condominio. Come noto la legge prevede che a partire dall’inizio del prossimo anno i condomini dovranno installare dispositivi specifici per la termoregolazione e la contabilizzazione del calore, ovvero ciò che serve a misurare e pagare in bolletta l’effettivo consumo per ogni singolo utente. Si tratta di un provvedimento utile per favorire un utilizzo corretto del riscaldamento nei nostri edifici, disincentivando sprechi di calore, razionalizzando i costi e diminuendo l’inquinamento prodotto dalle caldaie.

Su questo tema la Regione è intervenuta con l’intento di semplificare il procedimento burocratico ma in realtà rischia di creare una falla notevole. Difatti con una delibera ha stabilito che l’installazione di questi sistemi può   avvenire   senza   la   preventiva   predisposizione   di   un progetto da parte di un professionista.

Ma l’installazione dei dispositivi per ripartire il costo del riscaldamento degli impianti centralizzati in funzione dell’effettivo consumo è normata in modo molto puntuale da leggi, decreti e norme tecniche che impongono l’obbligo di progettazione di tali sistemi di termoregolazione e contabilizzazione. Il motivo è semplice: solo un professionista può valutare in modo affidabile una serie di caratteristiche tecniche dello stabile, come l’orientamento e le diverse esposizioni delle unità abitative alle condizioni climatiche, la coibentazione, le dispersioni di calore nelle parti comuni e altro ancora, che vanno tenute in considerazione per equilibrare al meglio l’impianto e stabilire la corretta ripartizione dei consumi.

Insomma, per fare le cose per bene occorre necessariamente fare una serie di calcoli termotecnici, definire le tabelle millesimali e la percentuale di quota fissa e quota variabile dei consumi. E questo lavoro se non lo fa un professionista chi lo può fare? Certamente questa attività ha un costo, ma è necessario per una affidabile e imparziale ripartizione delle spese tra i condomini!

Se l’intento di Maroni è quello di semplificare le procedure e diminuire i costi per i cittadini siamo naturalmente dalla sua parte, ma in questo caso specifico il rischio concreto è che l’installazione di questi sistemi comporti ripartizioni di costi non correte, generando una serie infinita di costosi contenziosi tra condomini!