Il Movimento 5 Stelle si sta occupando da tempo del problema dell’inquinamento della prima falda acquifera nella parte situata sotto il Polo Tecnologico della Brianza, dove sorgeva anni fa l’Autobianchi.

Risale a ottobre 2016 l’interrogazione presentata in consiglio comunale dai consiglieri Montrasio e Pace in cui si chiedeva all’amministrazione quale fosse la situazione in quel momento e se fossero previste azioni per monitorare “in particolare i pozzi posti a nord della città, in prossimità dei centri di rischio,  (…) che hanno tratti filtranti che attingono ancora a falde superficiali.”

La risposta, in sintesi, era stata che l’acqua potabile non è contaminata perché Brianzacque garantisce i controlli. Ma non era questo che i nostri portavoce volevano sapere.

Nello scorso mese di ottobre in seguito a un accesso agli atti avevo denunciato che dal 2009 a oggi non erano più stati effettuati i monitoraggi della falda, nonostante Arpa avesse scritto a Comune, Provincia e Regione per segnalare gli elevati livelli di contaminazione rilevati e la necessità di proseguire i controlli.

In accordo con i consiglieri comunali M5S e il deputato desiano Davide Tripiedi abbiamo deciso di procedere per capire chi avesse la responsabilità dei mancati monitoraggi richiesti da Arpa.

Ho quindi presentato un’interpellanza all’Assessore regionale all’Ambiente Claudia Terzi, ricevendo risposta in consiglio regionale lo scorso 5 dicembre.

Pur precisando che la questione relativa al monitoraggio del sito ex Autobianchi è di esclusiva competenza comunale, l’Assessore ha confermato la disponibilità di Arpa ad effettuare una nuova campagna di monitoraggio e ha riferito di aver chiesto formalmente al Sindaco di Desio se avesse intenzione di incaricare Arpa a tale scopo. Il 23 novembre scorso il Sindaco avrebbe risposto a Regione di avere iniziato le verifiche per valutare la necessità e l’utilità di eseguire una nuova campagna di monitoraggio.

Nel frattempo abbiamo scoperto che, dopo lo stop del 2009, nel 2012 Arpa aveva effettuato altre analisi dell’acqua nell’area ex Autobianchi per conto di un privato che stava indagando l’origine della contaminazione della falda sottostante il suo terreno situato a valle dell’area. Per vederci chiaro abbiamo contattato il geologo che aveva seguito la vicenda in qualità di consulente e lo abbiamo convocato in audizione presso la Commissione Regionale Ambiente che si è riunita lo scorso 14 dicembre. Sono emersi tre elementi molto gravi.

 

PRIMO: CROMO ESAVALENTE 17 VOLTE SUPERIORE AI LIMITI

Le analisi eseguite da Arpa nel 2012 hanno riscontrato nella falda superficiale a valle del sito un’elevata concentrazione di cromo esavalente pari a oltre 85 microgrammi per litro. Il limite di legge (D.lgs 152/2006) che definisce la soglia di contaminazione delle acque sotterranee è pari a 5 microgrammi per litro.

Come si spiega questo valore? Come è possibile che dopo molti anni dalla bonifica si siano trovati ancora livelli di contaminazione così elevati? La risposta a questa domanda è nel secondo elemento.

 

SECONDO: LA DIREZIONE DI DEFLUSSO DELLA FALDA INDICATA NEI DOCUMENTI DELLA BONIFICA E’ SCORRETTA

Dal momento che le acque sotterranee defluiscono da monte verso valle, per verificare se un terreno sta contaminando la falda si prelevano campioni di acqua a monte e a valle del sito e si confrontano i risultati: se a monte si trova acqua pulita e a valle si trova acqua “sporca” significa che il sito sta rilasciando in falda sostanze inquinanti. Il ragionamento si basa su un dato fondamentale che è proprio la direzione di deflusso: se questo dato è errato ne consegue che anche la scelta dei piezometri di campionamento a monte e a valle sarà errata e non si potranno interpretare correttamente i risultati delle analisi. Se si considera una direzione di deflusso che non corrisponde alla realtà si arriva a conclusioni sbagliate o addirittura illogiche: ad esempio se si considerasse un senso di deflusso contrario rispetto al flusso reale si potrebbe erroneamente concludere che l’acqua arrivi inquinata da monte ed esca pulita a valle del sito.Nel caso della ex Autobianchi basta confrontare la direzione di deflusso indicata nei documenti della bonifica (2004) con la direzione reale riportata nella mappa idrogeologica del PGT del Comune di Desio per rendersi conto della sostanziale differenza: la prima, errata, ha un andamento da est a ovest (figura 1) mentre la seconda, corretta, va da nord a sud (figura 2).

Fig. 1 – Mappa non corretta, relativa alla bonifica. La direzione di deflusso va approssimativamente da est a ovest (frecce rosse). Per facilitare la lettura, tutta la mappa è stata ruotata in modo che il Nord si trovi in alto, esattamente come nella figura successiva.

 

 

 

Fig. 2 – Mappa corretta tratta dal PGT. La direzione di deflusso va approssimativamente da nord a sud (frecce blu). Il Nord corrisponde al lato superiore.

 

Di conseguenza l’interpretazione dei livelli di inquinamento rilevati nei vari piezometri porta a conclusioni diverse. Infatti se l’acqua scorre da nord a sud e i livelli di inquinamento più elevati si trovano a sud, è lecito ritenere che sia in atto una contaminazione della falda. Se invece si considera che l’acqua scorra da est a ovest (come indicato nella mappa del 2004) si avranno due situazioni: nella parte settentrionale del sito l’acqua arriva “pulita” da est ed esce “pulita” ad ovest; nella parte meridionale l’acqua arriva “sporca” sempre da est ed esce “sporca” ad ovest, come se esistessero due flussi paralleli con differenti livelli di inquinamento e nessun apparente rilascio di inquinanti nell’area in esame.

 

TERZO: L’INERZIA DI PROVINCIA E COMUNE

Il 18 dicembre 2012 Arpa inviò al Comune di Desio, alla Provincia di Monza e Brianza e al privato i risultati delle analisi che avevano evidenziato i valori di oltre 85 microgrammi per litro. Nella lettera di accompagnamento si legge che:

“Il campione di acqua di falda, prelevato presso il piezometro cod. PO108023NR0051 ha evidenziato un valore di Cr Totale e CrVI anomalo rispetto a quello degli altri piezometri campionati, che dovrà comunque essere attentamente valutato.”

Insomma, il “grossolano errore” contenuto nei documenti della bonifica permise di dimostrare, sulla carta, la neutralità del sito ex Autobianchi rispetto all’inquinamento presente in falda; ma considerando la vera direzione dell’acqua indicata nel PGT e gli elevati livelli di inquinamento rilevati nel 2012, è evidente che siamo di fronte a un problema grave che negli anni è stato trascurato tutte le amministrazioni che si sono succedute.

Ai tempi della bonifica il comune di Desio era amministrato dal centrodestra con la giunta Pugliese; c’era ancora il centrodestra con la giunta Mariani nel 2009 quando il Comune non accolse la proposta di Arpa di proseguire i monitoraggi e ignorò di fatto la gravità del problema. Nulla cambiò con l’arrivo del centrosinistra (giunta Corti) perché quando Arpa mandò gli ultimi dati sul cromo nel 2012 non ci fu alcuna azione da parte del Comune dimostrando, sul tema ex Autobianchi, una perfetta continuità con le amministrazioni precedenti, del tipo: non vedo, non sento, non parlo.

Eppure il sindaco Corti era stato messo al corrente della situazione. Perché non chiese subito l’intervento di Arpa e l’esecuzione di nuovi monitoraggi? Perché preferì fare finta di nulla?

Da quanto ci risulta fino alla mia interpellanza all’Assessore Regionale nessuna iniziativa è stata intrapresa né dal Comune e né dalla Provincia per approfondire le cause dell’inquinamento.

Stando a quanto riferito dall’Assessore Terzi, nello scorso mese di novembre il Sindaco di Desio avrebbe attivato verifiche basate non solo sui dati dei monitoraggi eseguiti fino al 2009 ma anche sui dati forniti dal gestore del servizio idrico Brianzacque.

Mi domando per quale motivo il Sindaco stia ancora perdendo tempo a verificare i dati dei monitoraggi del 2009 quando già allora Arpa scrisse al Comune, dopo aver attentamente valutato gli elevati livelli di inquinamento, per segnalare la necessità di proseguire con i monitoraggi.

Mi domando inoltre perché il Sindaco abbia tirato in ballo i dati del gestore del servizio idrico se è vero, come il Sindaco ha confermato pubblicamente più volte, che l’acqua potabile non viene prelevata dalla prima falda ma soltanto dalla falda profonda e sarebbe quindi immune dai problemi della falda superficiale.

Parlare di acqua potabile è particolarmente fuorviante anche perché la soglia che definisce la contaminazione dell’acqua di falda è totalmente diversa dalla soglia che definisce la non potabilità: nel caso del cromo totale, per esempio, l’acqua è potabile fino a 50 microgrammi per litro ma la legge non impone la verifica del cromo esavalente, verifica che invece è richiesta dalla normativa ambientale che ammette una concentrazione fino a soli 5 microgrammi per litro. Qui sta il paradosso: acqua contenente 6 microgrammi per litro di cromo esavalente è considerata “contaminata” dalla normativa ambientale (al punto da richiedere bonifica prima di un’eventuale realizzazione immobiliare) ma è considerata potabile se rispetta il limite di 50 microgrammi per litro di cromo totale.

Un paradosso simile riguarda il tetracloroetilene, un altro inquinante che era stato rilevato nei monitoraggi di Arpa fino al 2009: il limite della normativa ambientale è 1,1 microgrammi per litro, ma per legge l’acqua potabile può contenere fino a 10 microgrammi per litro!

Il fatto che l’acqua della falda profonda distribuita da Brianzacque rispetti i livelli di potabilità stabiliti dalla legge evidentemente non dice nulla sullo stato di contaminazione della prima falda e non spiega perché nel 2012 sotto l’ex Autobianchi ci fosse ancora cromo esavalente in concentrazioni elevatissime.

Per questo è necessario attivare immediatamente tramite Arpa una nuova campagna di monitoraggio. Non servono ulteriori verifiche, i dati ci sono già e sono gravi, basta perdere tempo!

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