La fine di Pedemontana è segnata: o il tribunale decreterà il fallimento il 4 dicembre oppure bisognerà aspettare gennaio 2018, data dopo la quale la società stessa ha ammesso che non sarà in grado di garantire la continuità aziendale. Ormai il destino dell’autostrada è segnato.

Sarebbe utile che Maroni la finisse con l’addolcire la pillola. Dichiarare che Pedemontana ha ‘qualche criticità’ come una richiesta di fallimento è semplicemente assurdo.

Mancano i due miliardi e mezzo di finanziamento delle banche, sono falliti i tentativi di aumento del capitale sociale per 500 milioni di euro, la modifica del piano economico finanziario è ferma da mesi a Roma, il contenzioso da 3,2 miliardi euro con Strabag non è stato risolto, i progetti esecutivi delle tratte mancanti sono stati bocciati, i costi per la bonifica dei terreni inquinati dalla diossina di Seveso sono scoperti e le garanzie richieste dalla banche per il rischio legato agli scarsi flussi di traffico sono passate da quattrocentocinquanta milioni ad un miliardo e duecento. Regione Lombardia deve immediatamente prendere in considerazione una exit strategy.