Il Comitato Nazionale dell’ANPI nei giorni scorsi ha bocciato il referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto, sostenendo da un lato che è costoso e inutile (in quanto una regione può chiedere maggiore autonomia al governo senza consultare i cittadini) e dall’altro richiamando i principi costituzionali di solidarietà e ammonendo di evitare di “ispirarsi a criteri particolaristici ed egoistici”.

Da iscritto ANPI mi dispiace molto far notare che questa presa di posizione è basata su un’analisi davvero molto superficiale.

Grazie al MoVimento 5 Stelle, che ha chiesto e ottenuto la modifica del quesito, il referendum lombardo rispetta perfettamente il dettato della nostra Costituzione e afferma esplicitamente l’intenzione di muoversi nel quadro dell’unità nazionale.

Mi permetto di fare notare inoltre che il richiamo ANPI alla solidarietà e ai criteri egoistici è del tutto fuori luogo, dato che col referendum si chiede maggiore autonomia nella gestione delle risorse che il governo centrale già spende per la Lombardia. Nemmeno un euro verrà tolto alle altre regioni. Si vuole semplicemente avvicinare il centro decisionale ai territori e ai cittadini, di modo che questi possano controllare e partecipare più direttamente alla gestione di alcuni aspetti della cosa pubblica.

Infine, la consultazione dei cittadini si è resa necessaria perché le “normali” richieste di maggiore autonomia da parte delle regioni al governo sono sempre state ignorate e l’unico modo che ha una regione per farsi ascoltare dal Governo è quello di presentarsi forte di un vasto mandato popolare, come quello che deriva da una consultazione referendaria.

L’ANPI ha naturalmente tutto il diritto di esprimere le proprie posizioni su qualsiasi tema, ma sarebbe opportuno evitare di dare giudizi sommari e frutto di un’analisi che sembra basarsi più sulla becera propaganda leghista che sulla realtà dei fatti.

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