Come scrivevo qualche settimana fa il fervente inceneritorista Gigi Ponti, sindaco uscente di Cesano Maderno, ha lasciato in eredità ai cesanesi la convenzione ventennale con Bea Gestioni per il teleriscaldamento.
Così il Pd cesanese ha potuto affrontare più serenamente le urne: qualunque cosa fosse accaduto si sarebbe assicurato l’arrivo del teleriscaldamento a monnezza!

Oggi, lunedì 12 giugno, un’analoga delibera arriverà in fretta e furia in consiglio comunale a Muggiò: nessun passaggio in commissione e naturalmente i documenti sono stati consegnati ai consiglieri comunali solo giovedì 8: non sia mai che abbiano troppo tempo per studiare a fondo la questione e fare domande scomode!

Del resto se c’è una cosa che fa perdere la testa ai sindaci del Pd è proprio il teleriscaldamento a monnezza: sembra scatenare un desiderio viscerale che devono soddisfare a tutti i costi. Ma perché tutta questa smania?

Sono ormai quasi 10 anni che seguo le vicende dell’inceneritore di Desio e della gestione rifiuti in Brianza e credo che ormai sia chiaro a tutti coloro che hanno un minimo di attenzione e di onestà intellettuale che, in una regione come la Lombardia con un livello di raccolta differenziata in crescita ma ancora basso (inferiore agli obiettivi nazionali) e una capacià di incenerimento sovrabbondante, continuare a rimandare la riconversione del forno inceneritore in un impianto per il recupero di materia non ha alcun senso e alcuna utilità per i cittadini lombardi e brianzoli.

Similmente non ha alcun senso continuare a investire per ampliare la rete del teleriscaldamento, anzi si crea una distorsione: se il teleriscaldamento è nato per recuperare il calore disperso dalla combustione dei rifiuti, oggi che non è più necessario bruciare i rifiuti a Desio paradossalmente il funzionamento del forno sta diventando necessario per alimentare il teleriscaldamento! Oltretutto non è tecnicamente possibile sostituire i rifiuti con fonti rinnovabili a zero emissioni come il solare o la geotermia: ecco perché, per compensare la riduzione dei rifiuti, Bea cerca nuovi “carburanti” come i fanghi o chissà cos’altro!

Dunque chi trae vantaggio dall’ampliamento del teleriscaldamento?

Dal punto di vista di Bea, la società che gestisce il forno, il teleriscaldamento è un’imprescindibile opportunità di business e una necessità per far quadrare i conti.

Solo per gli edifici pubblici a Desio il teleriscaldamento vale oltre un milione di euro all’anno (dato 2015), senza contare l’ulteriore incasso degli incentivi.

Dal punto di vista delle amministrazioni comunali, l’allacciamento al teleriscaldamento consente di risolvere in modo indolore il problema del rinnovamento delle vecchie centrali termiche. Senza nessuna fatica, senza dover fare studi, progetti e investimenti, il comune che si affida a Bea ha la possibilità di dismettere agevolmente le vecchie caldaie in quanto tutta l’operazione viene svolta da Bea e i costi sono poi spalmati nel tempo sulle bollette del teleriscaldamento.

E dal punto di vista del cittadino-contribuente?

Il cittadino non ci guadagna niente. Il cittadino paga. Attraverso le tasse paga per coprire i costi di incenerimento dei rifiuti che i comuni portano a Bea, così come paga per coprire i costi delle bollette del teleriscaldamento.

Voi direte: è normale che il cittadino paghi: il servizio di smaltimento rifiuti va pagato, così come il riscaldamento o teleriscaldamento degli edifici pubblici va pagato.

Infatti è giusto pagare. Ma pagare per cosa? C’è modo e modo di gestire i rifiuti e l’energia. Preferisco pagare un inceneritore per bruciare 130 kg di rifiuti per abitante all’anno, oppure preferisco pagare un’azienda di servizi di igiene urbana che mi consente di migliorare la raccolta differenziata per arrivare a soli 25-30kg all’anno per abitante con conseguente enorme diminuzione dell’impatto ambientale e dell’inquinamento, stimolando oltretutto lo sviluppo di nuovi posti di lavoro e in generale di un’economia più attenta all’ambiente?

Preferisco pagare per le scuole teleriscaldate a monnezza oppure preferisco pagare per avere scuole riqualificate energeticamente e a emissioni quasi zero, stimolando nel contempo le attività legate al risparmio energetico e all’energia rinnovabile?

Non trovo giusto che il cittadino debba buttare via i suoi soldi per mantenere in funzione un sistema obsoleto, inquinante, senza ambizione, senza innovazione, senza futuro, insomma uno zombie che aveva senso 30 anni fa ma che oggi immobilizza non solo la gestione dei rifiuti ma anche la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare pubblico.

Non esiste una visione di lungo periodo, non esiste una strategia.

Bea tira a campare cercando di perpetuare un business superato e fallimentare sotto ogni punto di vista, grazie all’appoggio dei sindaci del Pd anch’essi interessati a mantenere lo status quo.

Le amministrazioni comunali tirano a campare: anziché cercare di riqualificare gli immobili con interventi di risparmio energetico e utilizzo di energie rinnovabili, affidano la gestione calore a Bea e credono che il problema sia bello e risolto, convinti di potersene vantare anche sotto il profilo ambientale!

Ne sono così convinti che negli atti sottoposti ai consigli comunali hanno scritto che il teleriscaldamento di Bea è alimentato da fonti rinnovabili! Mi sa che a furia di ascoltare i signori di Bea hanno le idee un tantino confuse…

Eppure, se ci fosse davvero la volontà, le fonti rinnovabili si potrebbero usare davvero, senza bisogno di raccontare balle e prendere in giro i cittadini!

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le possibilità anche per le pubbliche amministrazioni: oggi anche i soggetti che non hanno capitali da investire possono rivolgersi alle ESCO (energy service company) e ottenere la riqualificazione energetica degli immobili senza il peso di un investimento, con la possibilità di alimentare gli impianti anche con energia rinnovabile.

Vogliamo parlare di incentivi? Il Conto Termico, davvero poco utilizzato, permette addirittura alle amministrazioni pubbliche di ottenere un contributo a fondo perduto del 65% della spesa sostenuta per riqualificare gli edifici portandoli a un livello di energia “quasi zero”.

Ma i soldi chi li mette? Le ESCO, aziende che operano nel campo del risparmio energetico, fanno esattamente quello che serve al cliente senza soldi: investono nella riqualificazione per garantire al cliente un risparmio nel tempo.

Volete un esempio concreto? A Magenta, che non è sulla Luna, è stata fatta una bellissima riqualificazione della piscina comunale. Grazie a tecnologie efficienti e innovative a zero emissioni basate sul solare e sulla geotermia non solo sono stati ridotti i consumi energetici, ma è stato anche definitivamente chiuso il contatore del gas metano!

Queste sono le strade che portano al futuro, questo è il cambiamento che i cittadini meriterebbero. Ma per fare tutto questo serve un cambiamento culturale che l’inadeguata classe politica locale del Pd non sa nemmeno cosa sia!

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