A metà aprile avevo depositato una richiesta di accesso agli atti per sapere se la Regione avesse effettuato valutazioni o stime sulle conseguenze economiche per la società Pedemontana e per Regione Lombardia nel caso di stop definitivo al proseguimento dell’opera.

Di Pietro ha sempre sostenuto che fermare Pedemontana costerebbe di più che finirla, a causa degli indennizzi che si dovrebbero pagare alla società che ha vinto gli appalti delle nuove tratte.

Ma a fronte di una mia precisa domanda in un recente incontro, ha dovuto ammettere che non è così. Ha parlato di un miliardo di euro, una cifra enorme, ma comunque inferiore al costo di realizzazione dell’opera.

 

Si è poi aggiunto l’assessore Sorte che ha dichiarato che, in caso ci si fermasse, la quantificazione di ipotetici indennizzi a favore o ai danni di Pedemontana Lombarda sono ad oggi stimabili con scarsa precisione.

Quindi Sorte ha addirittura ventilato l’ipotesi che sia l’appaltatore a dover risarcire Pedemontana e non il contrario.

A questo punto vorrei vederci chiaro, al netto delle speculazioni politiche di Maroni che continua a ripetere la favola che fermarsi costa di più che andare avanti.

La risposta è arrivata proprio oggi: la Regione non ha fatto alcuna stima a riguardo.

Incredibile! La situazione di Pedemontana è drammatica: mancano i due miliardi e mezzo di finanziamento delle banche, sono falliti i tentativi di aumento del capitale sociale per 500 milioni di euro, la modifica del piano economico finanziario è ferma da mesi a Roma, il contenzioso da 3,2 miliardi euro con Strabag non è stato risolto, i progetti esecutivi delle tratte mancanti sono stati bocciati, i costi per la bonifica dei terreni inquinati dalla diossina di Seveso sono scoperti e le garanzie richieste dalla banche per il rischio legato agli scarsi flussi di traffico sono passate da quattrocentocinquanta milioni ad un miliardo e duecento. Ma tutto questo non basta per convincere la Regione quantomeno a prendere in considerazione una exit strategy!

Ma almeno una cosa ora è chiara: ogni volta che sentiremo Maroni dire che “costa di più fermarsi che andare avanti” sappiamo che mente.

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