Era da un po’ che non mi occupavo dei nostri simpatici amici di Bea, la società che gestisce il famigerato inceneritore di Desio. Non ci si può distrarre un attimo con loro, perché subito te li ritrovi intenti a elaborare qualche nuovo mirabolante progetto, come sempre finalizzato a garantire lunga e prosperosa vita ad un forno che avrebbe dovuto essere già chiuso da un bel pezzo!

L’altro giorno mi sono fatto un giro sul loro sito e cosa trovo nella “sezione bandi”? Un bell’avviso “per l’affidamento di uno Studio di Fattibilità volto a indagare la realizzabilità di un impianto di trattamento dei fanghi da depurazione civile presso il termovalorizzatore di Desio”. Nientemeno!

Come al solito il dibattito pubblico sulle strategie di Bea è inesistente a Desio e dintorni e se non ci fossimo noi del MoVimento 5 Stelle a controllare ci troveremmo di fronte al fatto compiuto!

Difatti nessuno ne sta parlando e i sindaci soci si sono ben guardati dal comunicare alcunché. Ma nonostante questo, in Bea stanno valutando la fattibilità di realizzare un impianto per essiccare i fanghi di Brianzacque e bruciarli nell’inceneritore insieme ai rifiuti! Il conto? 3 milioni di euro!

Finora non mi ero mai occupato di gestione dei fanghi di depurazione, ma ho la fortuna di avere dei colleghi in Regione e in Parlamento che studiano il problema da tempo.

Sotto il profilo ambientale e sanitario incenerire i fanghi di depurazione, che hanno una elevata concentrazione di inquinanti, comporta gli stessi problemi provocati dall’incenerimento dei rifiuti urbani ed è pertanto una pratica dannosa che deve essere evitata, così come va evitata la discarica.

Purtroppo i fanghi sono considerati per legge rifiuti speciali e, in quanto tali, soggetti al libero mercato. La Lombardia importa da altre regioni molti più fanghi di quelli che esporta! Lo smaltimento totale in regione è di ben 800 mila tonnellate, di cui la metà importate, ed il saldo tra import e export è positivo per almeno 200 mila tonnellate!

Basterebbe questa semplice considerazione per bollare come del tutto inutile per i cittadini lombardi qualsiasi operazione volta a bruciare i fanghi nella nostra regione da parte di società pubbliche.

Ma, scartando l’uso di discariche e inceneritori e potendo (cambiando la normativa nazionale) evitare l’import da fuori, quale sarebbe il corretto trattamento dei fanghi lombardi?

Il tema è molto complesso, ma semplificando molto possiamo dire che lo spandimento dei fanghi su campi agricoli – fenomeno che interessa sopratutto la parte sud della Lombardia – se fatto bene rappresenta un elemento positivo per i terreni agricoli che hanno necessità arricchirsi di sostanze organiche.

Fino ad oggi però lo spandimento fanghi in Lombardia è stato fatto in modo molto massiccio, senza regole e controlli efficaci e questo può provocare inquinamento dei terreni e delle falde, oltre a grandi disagi per chi risiede nei dintorni. Il M5S sia in Regione che in Parlamento sta portando avanti delle dure battaglie per contrastare le pratiche di “spandimento massivo” oggi in uso.

Servono regole molto rigide, l’introduzione di parametri più vincolanti su numerosi inquinanti, maggiori controlli e una regolazione oculata delle quantità da spandere a seconda delle effettive esigenze nutritive dei singoli terreni.

Vanno inoltre sostenute le sperimentazioni sulla riduzione della produzione di fanghi, che sono in corso in varie parti d’Italia e verificate le nuove tecniche di trattamento, in via di affinamento all’estero, che permettono di recuperare sostanze preziose per il suolo, abbattendo quelle tossiche. Difatti è utile ma non sufficiente il solo compostaggio dei fanghi. Anche su questo il M5S sta facendo un grosso lavoro di approfondimento e di studio.

Giungono invece segnali da più parti che ci fanno temere che i fanghi stanno diventando la nuova frontiera del business degli inceneritori e, come denunciato anche da Legambiente in una audizione in Regione, il pretesto per tenere in vita i vecchi impianti destinati alla dismissione! Come per i rifiuti, siamo di fronte alla classica scorciatoia per evitare di affrontare il problema in modo corretto, innovativo e sostenibile.

Tornando a Bea e tirando le somme, è chiaro che ancora una volta la scelta degli amministratori (e dei sindaci soci) è profondamente sbagliata!

Non credo che sia un caso che questa scellerata decisione di bruciare i fanghi arrivi proprio nel momento in cui in tutta la Brianza ovest, grazie a Gelsia, sta prendendo piede il sacco blu con la tariffa puntuale, che porterà, oltre ad un risparmio per i cittadini, una netta diminuzione dei rifiuti da bruciare.

Insomma come sempre sono le logiche di business a farla da padrona in Bea, che in realtà sarebbe una società pubblica operante nell’interesse dei cittadini. Invece siamo alle solite: un nuovo progetto per assicurarsi un combustibile supplementare che sopperisca al previsto calo dei rifiuti, alla faccia dell’ambiente, della salute pubblica e di chi ancora crede ai politici che sproloquiano di “progressivo superamento” dell’inceneritore di Desio!

1 commento

  1. L’inceneritore di Desio deve sparire, punto!
    Grazie Gianmarco

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