inquinamento

L’inquinamento atmosferico in Lombardia è un problema che si trascina da decenni. L’inerzia e la miopia dei governi nazionali e regionali che si sono succeduti hanno generato un incredibile ritardo che ogni anno provoca enormi danni sanitari e sociali: a livello nazionale si stimano costi per circa 100 miliardi di euro nel 2010 (dati OCSE).

A questi costi “nascosti”  bisognerà aggiungere, probabilmente, i costi “vivi” della maxi multa (oltre 1 miliardo di euro!) che l’Unione Europea potrebbe infliggere all’Italia in relazione alle due procedure d’infrazione aperte nel 2014 e 2015 per il superamento dei livelli di ossidi di azoto e polveri sottili. Oltre al danno la beffa, perché come al solito saranno i cittadini a dover pagare per l’incapacità dei governi nazionali e regionali!

L’emergenza per definizione dovrebbe manifestarsi per cause improvvise e imprevedibili: invece ci si ritrova puntualmente impotenti di fronte alla consueta impennata invernale dello smog. Come se non bastasse, ricomincia la solita litania delle giustificazioni meteorologiche! Ormai lo sanno anche i sassi che il bacino padano è particolarmente soggetto al ristagno degli inquinanti, spesso accentuato dalla siccità invernale, ma questo non vuol dire che l’inquinamento sia inevitabile: significa invece che c’è bisogno di interventi vasti e incisivi che finora non si sono mai visti, nonostante se ne parli da decenni ed esista da oltre 10 anni un apposito Tavolo Interregionale!

E’ ancora più intollerabile che la scusa delle condizioni climatiche sfavorevoli sia utilizzata da Regione Lombardia per chiedere all’Unione Europea una specifica deroga ai limiti delle norme europee: come se la salute dei cittadini lombardi valesse meno di quella degli italiani o europei che godono di climi più ventilati!

Insomma, in concreto cosa si sta facendo?

Per l’inverno 2016/17 Regione Lombardia e ANCI Lombardia hanno promosso un “Protocollo di collaborazione per l’attuazione di misure temporanee per il miglioramento della qualità dell’aria ed il contrasto all’inquinamento“. Niente di particolarmente coraggioso, ma va riconosciuto, rispetto agli anni scorsi, il tentativo di coordinare le azioni sul territorio regionale in caso di superamento dei limiti. Peccato che – nella migliore tradizione dello scaricabarile italico – la Regione abbia lasciato la scelta di aderire o meno al protocollo ai singoli comuni rischiando un’applicazione “a macchia di leopardo” e quindi una ridotta efficacia del provvedimento. Difatti a oggi nell’area milanese sono ben pochi i comuni che hanno aderito! 

Chi contesta i divieti di circolazione solitamente ne mette in dubbio l’utilità perché i blocchi non assicurano importanti riduzioni del PM10 misurato dalle centraline. In realtà il vantaggio è un altro: limitando il traffico si abbatte il black carbon, una delle componenti più pericolose del PM10, e si riducono i rischi per la salute. Ecco perché l’applicazione del Protocollo dovrebbe essere imposta a tutti i comuni, prevedendo agevolazioni e gratuità per l’utilizzo dei mezzi pubblici durante i blocchi dei veicoli.

Non dimentichiamo poi la questione dei diesel Euro 3: il blocco invernale promesso dalla Giunta lo scorso gennaio è stato cancellato a luglio; eppure basta leggere i dati del PRIA (Piano Regionale degli Interventi per la Qualità dell’Aria) per rendersi conto che i veicoli diesel sono i più inquinanti e dovranno essere progressivamente fermati. Arretrando sugli Euro 3 la Regione si è fatta sorpassare dal comune di Milano che blocca anche gli Euro 4 in Area C, in linea con quanto Legambiente ha proposto nel rapporto “Mal’aria 2016”: Fuori i diesel dalle città. Limitare la circolazione in ambito urbano dei veicoli più inquinanti (auto e camion) sul modello della città di Parigi: entro il 2016 divieto di circolazione di tutti i veicoli euro 0 ed euro 1, e dei diesel (auto e camion) euro 2. Entro il 2017 divieto esteso a diesel euro 3 e poi a crescere sino a vietare nel 2020 la circolazione dei veicoli diesel euro 5 (quelli venduti sino ad oggi).”

E’ questo che manca: una visione di lungo periodo, che punti decisamente verso la mobilità elettrica. Non si possono cambiare i divieti di anno in anno. Occorre programmare oggi per i prossimi 10/15 anni: in questo modo il cittadino che acquista un qualsiasi veicolo – diesel, benzina, a gas o elettrico – sa già quali limitazioni dovrà rispettare in futuro.

Parallelamente occorre un radicale cambio di paradigma nelle politiche regionali per il trasporto pubblico: occorre riconoscere l’assoluta priorità del trasporto pubblico rispetto a quello privato, non solo per migliorare la qualità dell’aria ma anche per aumentare la qualità della vita e ridurre il tempo speso nei trasferimenti.

Gli assurdi e anacronistici investimenti per le nuove autostrade devono essere dirottati per realizzare un nuovo sistema di trasporti collettivi ed ecologici. La domanda di mobilità dei cittadini lombardi richiede servizi rapidi, efficienti e realmente competitivi rispetto all’uso dell’auto privata: per raggiungere questi obiettivi il servizio pubblico non può accontentarsi del ruolo di cenerentola ma deve puntare all’eccellenza. Certo, rivoluzionare i trasporti non si fa dalla sera alla mattina: occorrono tempo e risorse da investire, ma senza un cambio di paradigma e una seria volontà politica non si farà mai!

C’è poi il grosso tema degli impianti di riscaldamento su cui si fa troppo poco: si dovrebbe mettere al bando il gasolio, che a Milano alimenta ancora il 4 per cento degli impianti inquinando in proporzione molto di più, ma soprattutto si dovrebbe abbattere il fabbisogno di energia degli edifici pubblici e privati spingendo fortemente per la riqualificazione e l’efficientamento energetico, oggi perfettamente realizzabile con le tecniche disponibili.

Una particolare attenzione meritano i sistemi di riscaldamento domestico a biomasse che negli ultimi anni si sono diffusi ampiamente, grazie anche agli incentivi nazionali per le energie rinnovabili: questo ha determinato effetti negativi sulla qualità dell’aria, come evidenziato in una recente pubblicazione ISPRA “(…) in particolar modo è cresciuto l’utilizzo della legna per il suo basso costo e per una generalizzata percezione che questa scelta sia green. Se da un lato il crescente uso della legna ha contribuito alla riduzione di CO2 e quindi al raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, dall’altro è diventato una sorgente rilevante di polveri e composti tossici come il benzo(a)pirene.”

Sembra paradossale, ma di fatto i sistemi a legna e pellet producono emissioni inquinanti molto superiori alle caldaie a metano, GPL e perfino a gasolio. E’ un problema che oggi riguarda prevalentemente le valli alpine ma è chiaro che, in una regione assediata dallo smog e densamente popolata come la Lombardia, continuare ad accrescere l’uso della legna nei prossimi anni significherebbe passare dalla padella alla brace: anche per questo occorre affrontare il problema alla radice puntando decisamente alla riduzione dei consumi energetici. L’unica energia che non inquina è quella che non viene consumata.

Rispetto all’ambito della mobilità, ancora condizionata da limiti tecnologici, nell’edilizia abbiamo già tutto quello che serve: tecnologie, materiali e competenze!

La riqualificazione energetica su ampia scala porterebbe vantaggi ambientali ed economici:

riduzione dell’inquinamento a livello regionale;

riduzione delle emissioni a effetto serra che stanno progressivamente danneggiando il clima globale con effetti evidenti anche in Italia;

– le immense risorse economiche che oggi vanno all’estero per l’importazione di combustibili fossili sarebbero in gran parte dirottate nelle attività di riqualificazione, creando un enorme volano economico per il territorio lombardo.

E’ evidente che le scelte virtuose e lungimiranti di cui abbiamo urgente bisogno possono sembrare difficili o impopolari nell’immediato ma darebbero grandi risultati nel giro di pochi anni in termini di ambiente, salute, economia, qualità della vita!

Mi rendo conto che tutto questo è davvero troppo per una classe politica ingessata e miope che fa grandi proclami – e spesso redige degli apprezzabili piani d’intervento – ma poi quando si tratta di investire seriamente, le risorse che mette a disposizione sono risibili e di conseguenza i piani restano lettera morta o poco più.

La loro vera strategia è molto semplice: tirare a campare fino alle prossime elezioni, sperando che arrivi la pioggia a ripulire l’aria!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *