valmadrera

Il 9 giugno scorso, nell’ambito di un’audizione presso la commissione Ambiente del Consiglio Regionale, il Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero ha riportato le preoccupazioni dei cittadini relative al potenziamento dell’inceneritore e al progetto del teleriscaldamento, denunciando l’insufficiente livello di raccolta differenziata nella provincia di Lecco (da anni al di sotto di un insoddisfacente 58%) nonché diverse irregolarità segnalate da Arpa relativamente alla gestione ambientale del forno da parte del gestore, la società pubblica SILEA S.p.A.

Nessuna sorpresa per chi, come me, segue da anni il tema della gestione rifiuti.

La priorità assoluta, per i gestori degli impianti, è l’approvvigionamento del “carburante”. E’ evidente che una società che gestisce un forno inceneritore non ha alcun interesse a migliorare la raccolta differenziata: più differenzio, meno rifiuti posso bruciare! Accade dunque che i territori dotati di impianti di incenerimento siano tra i più arretrati nella gestione dei rifiuti e la provincia di Lecco, dove sia la raccolta e sia l’incenerimento sono gestiti da SILEA, non fa eccezione.

Riguardo i presunti “vantaggi ambientali” del progetto per il teleriscaldamento, il Coordinamento lecchese Rifiuti Zero ha fatto una valutazione molto interessante. Partendo dai dati dichiarati annualmente dalla stessa SILEA, ha confrontato le emissioni del forno con le emissioni prodotte dalle caldaie (a metano) che il teleriscaldamento andrebbe a sostituire ed è emerso un fatto preoccupante: a parità di calore generato, l’inquinamento emesso dal forno inceneritore è più elevato soprattutto per la quantità di diossine che risulta oltre 10 volte superiore.

Dunque, stando ai numeri prudenzialmente calcolati dal Coordinamento, parrebbe che investire nel teleriscaldamento non sia davvero utile per ridurre l’inquinamento: si eliminerebbe il male minore (le caldaie a metano), al prezzo però di vincolarsi per 20 o 30 anni al mantenimento del male peggiore (il forno).

Senza contare che il forno, erogando al teleriscaldamento calore per soli 25 megawatt, avrebbe comunque bisogno di 2 grosse caldaie a metano supplementari da 20 megawatt ciascuna per poter assicurare una potenza termica complessiva di 60 megawatt: pertanto all’elevato inquinamento prodotto dal forno bisognerebbe aggiungere quello delle due caldaie!

Se si volesse davvero abbattere l’inquinamento bisognerebbe porsi come obiettivo non il potenziamento ma la dismissione del forno, coerentemente con gli scenari di decommissioning previsti dalla Deliberazione del Consiglio  Regionale X/209 che, tra l’altro, impone che “le nuove reti di teleriscaldamento risultino coerenti con gli scenari di decommissioning”.

Immagino che a questo punto qualcuno si stia domandando: se la Deliberazione X/209 è orientata al decommissioning degli impianti più vecchi e di conseguenza pone limiti alla costruzione di nuove reti di teleriscaldamento, che senso ha potenziare un vecchio impianto come quello di Valmadrera proprio per far funzionare il teleriscaldamento? Perché Regione Lombardia ha autorizzato questo progetto in palese contraddizione con gli indirizzi del Consiglio?

Me lo sono domandato anch’io. Per trovare la risposta sono andato a leggere i documenti autorizzativi di Regione Lombardia e non l’ho trovata! In compenso ho scoperto che nel rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale la progettazione e realizzazione della rete di teleriscaldamento è stata addirittura imposta da Regione Lombardia come prescrizione, ossia come condizione necessaria per il rinnovo dell’AIA!

Vista l’evidente contraddizione, ritengo necessario che la Regione provveda ad eliminare la prescrizione affinché il piccolo forno di Valmadrera, che ha tutte le caratteristiche per poter essere dismesso, non sia obbligato a funzionare ancora per qualche decennio contro ogni logica ambientale ed economica.

E che Maroni non si nasconda dietro a un dito! Se è vero che oggi il Governo Renzi ci impone con lo Sblocca Italia di importare rifiuti da fuori regione e di far funzionare al massimo i nostri cancrovalorizzatori, è altrettanto vero che la stessa Regione ha fatto ricorso presso la Corte Costituzionale contro questa norma. Nel caso vincesse il contenzioso, non ci sarebbero più ostacoli nel procedere con la dismissione di alcuni forni lombardi. Ma se anche non dovesse vincere, il Governo Renzi (con le sue assurde leggi) non durerà in eterno!

La dismissione del forno – ormai una inutile zavorra –  è la condizione necessaria per voltare pagina e mettere in campo le migliori strategie di gestione dei rifiuti. La realizzazione della rete di teleriscaldamento rappresenterebbe un pesante vincolo per i prossimi decenni.

Alla luce di tutto ciò, il 21 luglio 2016 presenterò alla Commissione Ambiente del Consiglio regionale una Risoluzione che impegna il Presidente e la Giunta Regionale a rivalutare i contenuti della VIA e dell’AIA tenendo in considerazione le disposizioni per la dismissione degli impianti di incenerimento rifiuti.

Con ciò non si vuole imporre il (seppur auspicabile) abbandono del progetto del teleriscaldamento ai comuni soci di Silea, ma al contrario li si vuole lasciare liberi di decidere il da farsi, senza il vincolo di assurde prescrizioni regionali!

1 commento

  1. Enzo Venini

    mi piace molto l’intervento ma non il finale! se l’operazione è insostenibile economicamente , per l’ambiente e la salute dei cittadini, no. c’è accordo politico o speculativo che possa prevalere. O stiamo scherzando?

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