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Era il 19 dicembre del 2015 quando su questo blog sollevai l’ipotesi che fossero in corso “strane manovre” per bilanciare artificiosamente i valori di BEA e CEM Ambiente in vista della fusione. All’epoca scrissi:

Anche dal punto di vista economico i conti non tornano: vogliono fare una fusione “alla pari” tra una società patrimonialmente ricca come Bea (avendo un impianto) e una con un patrimonio modesto come Cem (essendo solo una stazione appaltante o poco più). Non vorrei che ci fosse in atto qualche “manovra strana” per ridurre le distanze tra i due patrimoni, con l’obiettivo di arrivare a un fusione equilibrata tra le due società.

I fatti sembrano proprio darmi ragione.

L’analisi svolta successivamente sui conti Cem sembra confermare che gli aumenti di capitale riservati ai nuovi comuni soci di fossero molto orientati ad aumentare il valore della società in vista della fusione con BEA SpA. Anche le modalità con cui erano stati rivalutati gli immobili di CEM (mediante aggiornamento del valore secondo l’indice ISTAT e senza tener minimamente conto della pesante svalutazione che il mercato immobiliare ha subito negli ultimi anni) hanno alimentato il sospetto che l’operazione avesse un obiettivo non dichiarato.

Oggi sembrerebbe che qualcosa di strano sia accaduto anche in Bea e parrebbe confermare che la mia ipotesi di allora avesse colto nel segno. Se in CEM l’obiettivo presunto era aumentare il valore per poter meglio affrontare la fusione, ecco che in BEA la tendenza pare esattamente contraria: infatti la situazione patrimoniale descritta dal bilancio consuntivo 2015 in fase di approvazione sembrerebbe funzionale a ridurre, sulla carta, il valore della società.

Gira difatti voce di una lettera indirizzata a tutti i Sindaci e Consiglieri dei Comuni soci, al Presidente della Provincia e ai Consiglieri provinciali, da parte di un membro del Consiglio di Amministrazione di BEA il quale avrebbe reso noto che, secondo la relazione del collegio sindacale, il bilancio d’esercizio 2015 risulterebbe non in grado di rappresentare la reale situazione economica patrimoniale dell’azienda alla data del 31 dicembre 2015, poiché non risulterebbero contabilizzati nell’esercizio componenti positivi di reddito per oltre 1 milione di euro (al lordo della maggiori imposte).

Sembra che il Presidente di Bea, Daniela Mazzuconi, non abbia avuto alcuna intenzione di correggere il tiro, ribaltando la responsabilità sul come procedere ai Soci, che si riuniranno oggi.

Ormai è evidente a tutti che in BEA non si fanno mancare nulla: dopo tutte le gravissime irregolarità emerse circa la gara a doppio oggetto e l’indagine aperta dall’ANAC, mancava solo il parere negativo dei revisori sul bilancio! e non parliamo di bruscolini, qui c’è in ballo 1 milione di euro!

Vale la pena ricordare che il mancato inserimento nel patrimonio della società di più di un milione di euro rappresenta un danno per i soci (comuni e provincia) in vista della fusione con Cem, dato che il loro “peso” nella nuova società verrebbe ridimensionato rispetto ai soci Cem.

Senza contare che l’approvazione di un bilancio d’esercizio non veritiero e corretto e con un patrimonio netto non corrispondente a quello effettivo potrebbe determinare la fattispecie di reato per falso in bilancio.

Non posso fare altro che riprendere la conclusione del mio post del 19 dicembre, quello in cui ipotizzavo lo scenario che sembra proprio si stia avverando:

Vigileremo sul rigoroso rispetto della legge, se qualcuno pensa di portare avanti la fusione ad ogni costo si sbaglia di grosso. Il Movimento 5 Stelle glielo impedirà. Abbiamo già dimostrato con l’esposto all’Anac sul bando per la turbina del’inceneritore di Desio che siamo pronti a percorrere tutte le strade perché la legge sia rispettata. 

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