post-BEA-2

Nella nostra recente “operazione trasparenza” sulla gara da 7,5 milioni di euro per una nuova turbina avevamo reso pubbliche varie stranezze, tra cui il fatto che la Presidente della società, Daniela Mazzuconi, non voleva darci il contratto/convenzione stipulato tra Bea e Comef, la società che si era aggiudicata la gara. Avevamo in mano tutti i documenti della gara, mancava solo quello.

Per sbloccare la situazione ci siamo rivolti al Difensore Regionale della Lombardia, l’Autorità Pubblica indipendente incaricata di tutelare i diritti dei cittadini nei confronti delle amministrazioni pubbliche. Ebbene, il Difensore Regionale ci ha dato ragione definendo “illegittimo” il comportamento della Presidente, invitandola a consegnare all’istante il documento richiesto!

Difensore

E solo dopo aver rimediato questa figuraccia, la Mazzuconi si è decisa a consegnare alla nostra consigliera comunale desiana Sara Montrasio la copia della Convenzione!

E’ bastata una lettura per capire perché Bea volesse tenere a tutti i costi riservato il documento.

In premessa occorre chiarire cosa è lo Schema di Convenzione in un bando di gara: è il documento che regola nel dettaglio gli aspetti contrattuali tra la società che indice il bando e la società che se lo aggiudicherà. Lo Schema di Convenzione viene reso pubblico insieme a tutti gli altri documenti di gara per informare tutti i potenziali concorrenti in merito agli obblighi contrattuali che andranno ad assumersi in caso di aggiudicazione del bando.

Una volta aggiudicato il bando, si deve procedere con la stipula della Convenzione tra il soggetto che ha indetto il bando e il soggetto che se lo è aggiudicato. E’ del tutto ovvio che la Convenzione che viene stipulata deve essere uguale allo Schema di Convenzione presente nei documenti della gara, deve cioè contenere gli stessi obblighi contrattuali.

Lo impone la legge, i principi regolatori degli affidamenti pubblici e il buon senso: una società pubblica – con lo Schema di Convenzione che pubblica nel bando – dichiara le condizioni contrattuali del servizio/prodotto che mette in gara; è quindi del tutto logico che la Convenzione che si va a stipulare alla fine di tutto il procedimento di gara con l’azienda vincitrice deve necessariamente riportare le stesse identiche condizioni contrattuali contenute originariamente nei documenti della gara stessa che formano la lex specialis della procedura ad evidenza pubblica.

Ed è un vero peccato che in questa benedetta gara per la turbina dell’inceneritore desiano anche questa condizione non sia stata rispettata. Difatti il testo della Convenzione sottoscritta con Comef è stato modificato rispetto allo Schema di Convenzione allegata al disciplinare di gara!!

La cosa è gravissima, tanto che la Convenzione stessa è viziata di nullità e giustificherebbe una risoluzione del contratto in essere con Comef!

Ma, rispetto al documento pubblicato nel bando di gara, cosa è stato cambiato? Andiamo a vedere…

 

SPARISCE IL DIRETTORE DEI LAVORI E IL COORDINATORE SICUREZZA A CARICO DEL SOCIO PRIVATO COMEF: L’ELIMINAZIONE DELLE FIGURE COMPORTA L’INDIZIONE DI UN’ALTRA GARA E UN ALTRO BANDO DA 364.000 EURO A CARICO DI BEA PER SOPPERIRE

Al paragrafo 12.3 della Convenzione viene cancellato l’obbligo, per Comef, di fornire il Direttore Lavori durante la fase di costruzione:

CONTRATTO-COMEF-02

Compare inoltre un nuovo paragrafo (18.3) dove si legge che:

 CONTRATTO-COMEF-06

Avete capito bene: nel bando i servizi di direzione lavori e coordinamento sicurezza erano a carico della società che si sarebbe aggiudicata la gara. Poi però una volta assegnata la gara, nella Convenzione finale queste figure professionali spariscono dagli obblighi in carico a Comef, la quale quindi non dovrà farsi carico dei relativi costi.

E la “prova del nove” di quanto ho appena scritto la troviamo nel fatto che, proprio all’inizio di agosto 2015 Bea ha dovuto indire una ulteriore gara del valore di 364 mila euro per “l’affidamento del servizio di Direzione lavori e Coordinamento sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione per la fornitura e sostituzione di un turbogeneratore”. E’ fantastico…

Questo significa che Bea si trova a pagare per una seconda volta i servizi che erano già inclusi nel bando della turbina! Ma vi pare normale?? Che senso ha tutto questo?? La cosa ha dell’incredibile… ma il bello deve ancora venire!

 

SPARISCE LA GESTIONE DELLA TURBINA A CARICO DEL SOCIO PRIVATO

Al paragrafo 13.1 della Convenzione viene aggiunto:

CONTRATTO-COMEF-03

Al paragrafo 19.1 compare la seguente affermazione:

CONTRATTO-COMEF-04

E’ del tutto evidente che il bando è stato completamente stravolto e la lex specialis di gara risulta viziata di nullità. Il corrispettivo economico offerto da Bea nel bando doveva servire per assicurarsi un prodotto (la turbina) e dei servizi (tra cui il principale e più rilevante era la gestione della turbina per 15 anni). Invece ci ritroviamo con la Convenzione stipulata con Comef che – a fronte delle stesse condizioni economiche – non prevede più (oltre alla direzione lavori e il coordinamento della sicurezza) nemmeno la gestione della turbina per 15 anni!!

 

A ROTOLI IL PIANO INDUSTRIALE…

Ora, non so se è chiara la portata di queste modifiche. Perché qui non siamo di fronte solo allo stravolgimento delle condizioni di gara e dei contenuti del relativo bando (il che, già di per sé, è di una gravità inaudita oltre ad un vizio che inficia tutta la procedura di gara e l’affidamento stesso).

Qui vengono a mancare le ragioni e i fondamenti giuridici di tutto il Piano Industriale approvato dai soci (comuni e provincia) nel 2012/2013.

Ricordo brevemente che questa gara era il Lotto 2 della Gara a Doppio Oggetto approvata nel Piano Industriale. La Gara a Doppio Oggetto avrebbe dovuto portare all’ingresso di soci privati nella proprietà di Bea Gestioni. In pratica le aziende private che si aggiudicavano i tre lotti da un lato diventavano i soci di Bea Gestioni tramite l’acquisto di un certo numero delle sue azioni (primo “oggetto della gara”) e dall’altro fornivano prodotti e servizi per un certo numero di anni (secondo “oggetto della gara”).

Il tutto doveva avvenire secondo un preciso modello giuridico, il cosidetto Partenariato Pubblico Privato Istituzionalizzato (PPPI). All’epoca i soci di Bea, che non avevano i capitali necessari per affrontare il revamping del forno, l’acquisto di una nuova turbina e la realizzazione di un impianto di compostaggio decisero di far entrare dei privati in Bea, di modo che potessero portare nuove risorse e il know-how necessario per fare queste operazioni. Decisero quindi di abbandonare l’idea di avere una società interamente pubblica che potesse ricevere l’affidamento diretto del servizio di gestione rifiuti da parte dei comuni soci tramite l’in-house providing, per andare verso una società mista pubblico-privato, che potesse comunque ricevere l’affidamento diretto del servizio di gestione rifiuti da parte dei comuni soci tramite il modello PPPI, che prevede per l’appunto la presenza di un socio privato operativo, cioè che fornisce un servizio.

Ora, io nei mesi scorsi ho avuto un duro scontro con Bea, perché ho sostenuto che nel modello del PPPI il socio operativo privato dovesse necessariamente offrire un servizio verso i comuni soci, cioè in questo caso dovesse erogare una parte del servizio di gestione dei rifiuti (es: raccolta, smaltimento o altro). Invece nella gara a doppio oggetto (lotto 2) del piano industriale di Bea il socio operativo privato non offriva un servizio ai comuni, bensì un servizio interno all’azienda (gestione della turbina). Da qui nasceva la mia idea che Bea non fosse idonea a ricevere l’affidamento diretto del servizio di gestione dei rifiuti da parte dei comuni soci. Bea ha sempre ribattuto che questa tesi non fosse vera con motivazioni poco convincenti.

Ora però, dall’analisi dei documenti di gara e in particolare della Convenzione Bea/Comef, la questione si pone in termini ben diversi. Appare evidente che alla luce di quanto emerso, oggi Comef non ha l’incarico della gestione della turbina per tutta la durata della convenzione (15 anni) e, una volta realizzata l’opera, mantiene il solo obbligo di fornire la manutenzione ordinaria (durante il fermo del forno una volta l’anno) e straordinaria (a chiamata).

Mi domando quindi se si possa ancora sostenere che Comef abbia la qualifica di Socio Operativo o se non sia semplicemente un mero fornitore di un macchinario; in questo caso, non sussisterebbero le condizioni per il PPPI.

Il che non sarebbe esattamente una questione secondaria per la sopravvivenza dell’azienda: Bea non è più da tempo una società totalmente pubblica e oggi scopriamo che rischia di non essere nemmeno una società mista pubblico-privata titolata a ricevere gli affidamenti diretti da parte dei Comuni!

 

TUTTI A CASA, MAZZUCONI COMPRESA!

A questo punto la situazione è davvero gravissima e molto ingarbugliata! Al di là dei possibili risvolti penali (derivanti dai due esposti depositati in Procura da parte del Collegio Sindacale e da un membro del Consiglio di Amministrazione), mi pare del tutto evidente che i responsabili ove a fronte della gravità dei fatti segnalati non abbiano la decenza di dimettersi, vadano immediatamente rimossi dalle loro cariche. I nostri consiglieri dei comuni soci hanno già presentato atti che vanno proprio in questo senso.

E a casa ci deve andare anche la nuova Presidente Mazzuconi, che responsabile diretta di tutto questo guazzabuglio non è, ma che ha le sue belle colpe nell’aver minimizzato l’accaduto e nell’aver ostacolato i consiglieri degli enti soci nel loro compito di controllo, rifiutandosi senza giusti motivi di consegnare documenti dovuti per legge e per l’ottenimento dei quali abbiamo dovuto disturbare persino il Difensore Regionale!

Ancora oggi continua a negare la gravità della situazione, arrivando addirittura a dichiarare cose non veritiere (Cittadino Monza e Brianza, 14 novembre):

Dichiarazioni Mazzuconi

Certo che bisogna avere proprio una bella faccia tosta per derubricare questo scandalo come “eventuali errori amministrativi”!

Gli “errori amministrativi” e i vizi della procedura di gara non sono affatto eventuali, ma certi e a dirlo non sono solo io ma lo stesso parere legale commissionato da Bea.

H

Ricordo inoltre che il parere è stato reso sulla procedura di gara e che lo stesso non si occupa in alcun modo degli illeciti penali! Una partita ancora tutta aperta a possibili sviluppi!

I

Mi domando perché Mazzuconi, che – ripeto – non ha responsabilità dirette in tutta questa storia – continui a difendere l’indifendibile! Qualunque sia la risposta, merita di andare a casa insieme al Presidente di Bea Gestioni e al Direttore Generale di Bea!

Ma a ben pensarci, una risposta c’è ed è evidente da quanto ho scritto sopra: la Mazzuconi è stata messa lì dal Partito Democratico brianzolo con un mandato ben preciso, quello di portare avanti con forza la fusione di Bea con Cem (un’operazione profondamente sbagliata che ha come unico scopo reale quello di salvare il vecchio forno desiano dal suo destino naturale – la chiusura – garantendogli di bruciare la spazzatura di tutti i comuni soci di Cem).

Ed è chiaro che da tutto questo scandalo l’operazione di fusione non può che trovare delle enormi complicazioni.

Inoltre già col solo fatto di avere un socio privato in Bea Gestioni, l’idea di costituire un’unica società Bea/Cem a cui affidare il servizio diretto tramite l’in-house providing era una pura fantasia piddina. Ora che si scopre che Bea potrebbe addirittura non essere titolata all’affidamento diretto nemmeno tramite il PPPI, la prospettiva della fusione con Cem diventa una mera chimera!

E adesso vedremo cosa si inventeranno i sindaci e il presidente della Provincia per non perdere la faccia…

5 commenti

  1. Claudia Cavallin

    La cosa più bella in tutto ciò è che esiste il movimento 5 stelle

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  2. anche di fronte a tutto ciò riusciranno a farla franca sempre?!?!
    Grazie Gianmarco
    Grazie 5*

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  3. vincenzo basilico

    queste cose accadono perché a dirigere cose pubbliche vengono messi i trombati della politica e gli amici degli amici, invece che da persone competenti

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  4. Caro Gianmarco, ho letto con attenzione il post cercando di cogliere con spirito asettico la fondatezza dei tuoi rilievi, mi permetto in tal senso un commento al riguardo:
    la mancata corresponsione fra lo schema di contratto ed il contratto è un vizio di forma che rende il contratto annullabile da una delle parti;
    modificare il contratto dallo schema di contratto su parti essenziali (direttore lavori, manutenzione ecc.) non si può fare, si potrebbe dire che, un eventuale terzo che intendeva partecipare alla gara, visto lo schema di contratto proposto non ha partecipato, altresì avrebbe partecipato se sapeva che poi lo schema poteva essere modificato o se avesse conosciuto il contratto finale.
    nel documento di gara iniziale c’era un impostazione tipo: “fare il lavoro, garantire che funzioni, che non ci sono vizi di costruzione, gli oneri eventuali sono a carico dell’appaltatore”
    Nel contratto sottoscritto per quanto hai pubblicato: cit. “Bea Gestioni o Bea spa sarà responsabile delle modalità di funzionamento ecc.”
    Poi tu, legittimamente (e grazie di questo) tiri le conclusioni dicendo che se ne devono andare ecc. ecc. io vorrei chiedere:
    la Sindaca di Muggiò che si è fatta premiare per la legalità e se ne va in giro con il braccialetto bianco, cosa ne pensa di questo pasticcio ? perché non se lo leva quel bracciale ?
    Ponti che è il maggior azionista dell’inceneritore che fa ? dovrebbe essere lui a chiedere, per primo, chiarimenti, poi spiegare cosa è successo e poi, se ritiene che sia necessario chiedere l’azzeramento dei vertici a tutela della società, o in alternativa spiegare perché intende lasciarli.
    L’altra paladina della legalità, la Senatrice Ricchiuti cosa ne pensa di queste anomalie ? ora che è a Roma si è dimenticata di Desio ?
    Ponzoni ex consigliere di amministrazione di Bea e Perri, ex consulente di Bea, in una assemblea pubblica in cui si contestava il forno inceneritore dissero in estrema sintesi che “l’inceneritore è un patrimonio pubblico da difendere”, io non ero d’accordo con quanto sostenevano perché penso che l’inceneritore sia un malanno, però riconosco a Perri e Ponzoni maggior dignità dei politici del PD attuali perché almeno ci hanno onorato con una risposta.

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  5. Nuccio Nasca

    Buon lavoro, Gianmarco. È diventato impossibile confidare sulla serietà dei politici. Ricordo di una Mazzucconi integerrima, cattolica. Non per niente la sua carriera non ha avuto successo.
    Sicuramente, come per I. Marino a Roma, la Mazzucconi a Bea il PD è ricorso ad una faccia pulita per coprire la natura dei propri sporchi intrallazzi.
    Meno male che il M5S c’è!
    Barra a dritta, avanti tutta! Grande Gianmarco.

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