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Lettera ai sindaci: fusione Bea e Cem nata male, finita peggio!

Ho scritto una lettera a tutti i sindaci, assessori e consiglieri dei Comuni soci di Cem per informarli della sentenza del Tar che stabilisce che Bea Gestioni non ha i requisiti per l’affidamento diretto del servizio di incenerimento dei rifiuti. Di fronte a questa sentenza, tutto il castello di carte messo in piedi dal Pd brianzolo per salvare l’inceneritore di Desio crolla miseramente… ed è bene che i sindaci Cem lo sappiano, perché ho il sospetto che non vogliano farglielo sapere!

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Milano, 11 febbraio 2015

 

Ai sindaci, assessori e consiglieri dei Comuni Soci di Cem Ambiente

 

e per conoscenza

ai sindaci, assessori e consiglieri dei Comuni Soci di Bea Brianza Energia Ambiente

e

al Presidente e ai consiglieri della Provincia di Monza e della Brianza

 

Oggetto – Sentenza Tar: illegittimi gli affidamenti diretti a BEA Gestioni spa (previsti nellAccordo Quadro Bea/Cem).

 

Egregio signor Sindaco, Assessore, Consigliere,

in qualità di consigliere regionale, a tutela del più generale interesse pubblico, ritengo mio dovere trasmetterle in allegato la Sentenza n. 00287/2015 depositata in Segreteria in data 23 gennaio 2015, con la quale il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sede di Milano, ha accolto il ricorso avanzato da Gelsia Ambiente Srl contro il Comune di Limbiate, annullando di fatto tutti gli atti mediante i quali l’Amministrazione intendeva affidare direttamente a Bea Gestioni spa i servizi di igiene ambientale a decorrere dal 1° gennaio 2015.

Affrontando il caso specifico, il Tar ha formulato alcune considerazioni di carattere generale in merito a Bea Gestioni spa, che appaiono di fondamentale importanza per il processo di fusione tra Cem Ambiente e Bea, avviato poche settimane fa.

Difatti nell’Accordo Quadro Bea/Cem, uno dei presupposti per la ipotetica futura fusione risulta essere l’affidamento diretto dei servizi dei comuni soci e in particolare l’affidamento diretto a Bea Gestioni spa del servizio di smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani (tramite l’inceneritore di Desio):

La predisposizione di tale piano dovrà essere accompagnata da un’attività di verifica e programmazione degli adempimenti necessari per dare corso alla eventuale fusione, con particolare riferimento (…) al mantenimento dei presupposti per l’affidamento in house dei servizi da parte dei Soci…” (pagina 4/5 Accordo Quadro Bea/Cem).

E’ dunque di fondamentale rilevanza il fatto che il Tar abbia sentenziato che Bea Gestioni spa non ha i requisiti per ricevere l’affidamento diretto del servizio di gestione dei rifiuti da parte dei Comuni o di società partecipate dai Comuni.

Come è noto, la legge prevede che un Comune possa affidare i servizi pubblici locali in base ad uno dei tre modelli di gestione:

  1. affidamento diretto a società interamente pubblica
  2. affidamento diretto a società mista pubblico/privato (il cosidetto PPPI, cioè partenariato pubblico privato istituzionalizzato),
  3. affidamento tramite bando di gara (ricorso al mercato)

Il PPPI si riferisce ad una società mista che scaturisce dalla partecipazione di un partner privato ad una società pubblica; si attua attraverso una “gara a doppio oggetto”, che ha per l’appunto la finalità da un lato di individuare il socio privato che entra nel capitale della società pubblica e dall’altro di affidare al socio stesso almeno una parte dei compiti operativi (cioè di erogazione del servizio) della società stessa.

E proprio questo modello è stato scelto da Bea, con il piano industriale adottato un paio d’anni fa: Bea spa ha costituito Bea Gestioni spa alla quale ha, dapprima affittato, poi ceduto il ramo di azienda che gestisce l’inceneritore desiano.

Nel novembre 2013 Bea Gestioni ha avviato una gara a doppio oggetto per dare vita al PPPI, tramite la cessione sia di quote di capitale e che l’erogazione di alcuni servizi.

La gara era articolata in tre lotti: il primo per la costruzione di un impianto di compostaggio, il secondo per la fornitura, installazione e gestione di una turbina per l’inceneritore, il terzo per il revamping e la gestione dell’inceneritore stesso. Il primo e il terzo lotto sono andati deserti, mentre il lotto 2 è stato assegnato.

Conseguentemente oggi Bea Gestioni spa non è più una società interamente pubblica, in quanto il 10% delle azioni è posseduto dalla ditta privata Comef srl.

Ma anche per quanto riguarda il modello del Partenariato Pubblico Privato Istituzionalizzato, il TAR ha sentenziato che l’operazione seguita da BEA non è conforme al dettato normativo in quanto il partner privato non ha compiti operativi di erogazione del servizio verso i comuni, come previsto espressamente dalla legge.

E questo lo si evince chiaramente dalla sentenza, in particolare al punto 3.2 (da pagina 18 a pagina 23). Esemplificativo risulta il passaggio a pagina 22, dove in relazione all’affidamento diretto a Bea Gestioni da parte del Comune di Limbiate si afferma “… si realizza l’assegnazione diretta del servizio ad una particolare società pubblica, al di fuori di qualunque meccanismo concorrenziale ed in assenza dei presupposti (…) per l’affidamento in house, con palese violazione dei modelli giuridici, interni e comunitari, utilizzabili per lo svolgimento dei servizi pubblici locali.”

Ne consegue che non si può configurare l’affidamento diretto del servizio a Bea Gestioni spa secondo il modello del PPPI, così come – ovviamente – non si può configurare la fattispecie dell’affidamento diretto a società interamente pubblica, a causa della presenza in Bea Gestioni spa di un socio privato.

Quindi, in definitiva, per il Tar Bea Gestioni spa non può ricevere legittimamente alcun affidamento diretto del servizio di smaltimento rifiuti da parte dei Comuni o da parte di Società partecipate dai Comuni, perché non è né una società al 100% pubblica né una società mista secondo il modello del Partenariato Pubblico Privato Istituzionalizzato.

Si può ben dire che quella “attività di verifica (…) al mantenimento dei presupposti per l’affidamento in house dei servizi da parte dei Soci…” – prevista nell’Accordo Quadro Bea/Cem e posta come condizione per effettuare la fusione tra i due soggetti – è già stata autorevolmente svolta dal Tar, con esito negativo. Lo schema approvato con l’Accordo Quadro Bea/Cem, qui sotto riportato, non è quindi conferme alle norme vigenti, laddove prevede l’affidamento diretto a Bea Gestioni:Immagine1

Questo ennesimo grave errore (nella predisposizione della gara a doppio oggetto…. di fatto hanno sbagliato uno dei due oggetti della gara) da parte della dirigenza di Bea (e dei comuni soci che ne avvallano le scelte) inficia sul nascere il progetto di fusione con Cem.

Difatti la NewCo che ne deriverebbe, sarebbe costretta a mettere a gara il servizio di incenerimento dei rifiuti e conseguentemente verrebbero a mancare al progetto di fusione le motivazioni, sia quelle ufficiali (mantenimento del controllo pubblico su tutto il cosidetto ciclo dei rifiuti) che quelle reali (salvataggio forzato del vecchio inceneritore di Desio, altrimenti destinato alla chiusura o riconversione, grazie alla spazzatura dei Comuni soci di Cem).

Formulo l’auspicio che questa provvidenziale sentenza del Tar porti con sé non solo l’abbandono di uno strampalato progetto di fusione, ma anche un cambio di politica industriale che privilegi una gestione pubblica fondata sull’abbandono definitivo della pratica dell’incenerimento a favore del perseguimento della strategia Rifiuti Zero.

In quest’ottica, approfitto dell’occasione e mi permetto di segnalare l’esperienza del Consorzio Contarina, realtà totalmente pubblica che raggruppa 50 comuni, serve 550 mila abitanti e da lavoro a 645 persone in Provincia di Treviso.

Contarina ha dato vita ad una virtuosa gestione dei rifiuti che marginalizza (e in prospettiva elimina) il ricorso a discariche e inceneritori e permette notevoli risparmi di costi di gestione (presentazione in allegato). In particolare, i comuni del Consorzio Contarina si sono dati l’obiettivo di arrivare entro pochi anni alla produzione di soli 10 kg per abitante all’anno di rifiuti da smaltire (oggi sono già a 50 kg, mentre la media della provincia di Monza e Brianza è 124 kg). Questo dato, parametrato sul numero di abitanti dei Comuni soci di Bea e Cem, porterebbe alla produzione di soli 7.500 tonnellate annue di rifiuti da smaltire… è del tutto evidente che se si seguisse il “modello Contarina” un inceneritore da 90.000 tonnellate come quello di Desio non servirebbe a nulla.

I migliori saluti

Gianmarco Corbetta

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