Ieri sera, di fronte alla massiccia affluenza alle urne, ho ripensato con una certa preoccupazione alla colossale campagna di marketing messa in piedi dal rottamatore e dai suoi amici a suon di milioni e ho temuto che avesse sortito i suoi effetti: ho cominciato a prepararmi psicologicamente a un’eventuale vittoria del si.
Invece NO.
L’arroganza, i soldi, i media di regime, la propaganda patinata e le balle mostruose per “vendere” la riforma non sono serviti.
 
Renzi ha dimostrato di essere un avventuriero della politica, un giocatore d’azzardo. Nel suo delirio di onnipotenza ha voluto strafare, ha scommesso tutto su una riforma che, al netto del marketing, non avrebbe dato alcun vantaggio ai cittadini. Il suo bolide luccicante, lanciato alla massima potenza verso il 4 dicembre, si è schiantato per effetto della sua stessa smisurata arroganza.
 
Oggi non festeggio la sconfitta di un avversario: Renzi non è mai passato dalle elezioni, nemmeno stavolta.
Oggi festeggio la salvezza dell’attuale Costituzione: una Costituzione che ha dimostrato di avere gli anticorpi giusti permettendo ai cittadini di dire l’ultima parola su una riforma che non vogliamo.
 
La Costituzione è già stata riformata più volte e potrà cambiare ancora a condizione che al centro rimangano la sovranità popolare, il bene dei cittadini, l’equilibrio tra i poteri, l’autonomia dei territori.
 
W LA COSTITUZIONE!

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Il M5S si sta muovendo ad ogni livello per sollecitare le istituzioni a non abbandonare gli ex lavoratori della Bames di Vimercate, società, ormai fallita, che occupava lo storico stabilimento di Celestica ed Ibm, e rilanciare un polo tecnologico importante e strategico per il nostro territorio.

La nostra interrogazione fa seguito a quella del deputato 5 stelle Davide Tripiedi del marzo scorso, in cui ha richiesto al Governo di assumere iniziative per favorire un piano di ricollocamento urgente per tutti gli ex dipendenti delle fallite aziende Bames e della controllata Sem e di promuovere un piano di reindustrializzazione dell’imponente sito aziendale, anche alla luce di un impegno formale di Regione Lombardia che avrebbe dovuto prevedere l’avvio di un percorso volto a rilanciare il settore ICT sul territorio.

Obiettivo del progetto era quello valorizzare il capitale umano e tecnologico in collaborazione con i diversi livelli di governo nazionale e locale. Parole che sono rimaste solo belle intenzioni, dato che, a distanza di quasi due anni, la situazione degli ex lavoratori non è cambiata.

Sulla vicenda si è attivato anche il sindaco M5S di Vimercate Francesco Sartini che, dopo un confronto diretto con le parti in causa, sta predisponendo un sollecito formale nei confronti del Governatore Maroni. Come gruppo regionale abbiamo appena depositato un’interrogazione per spronare Maroni affinché, come aveva promesso un paio d’anni fa, si dia da fare per favorire la reindustrializzazione del sito.

Insomma, il M5S si sta muovendo a tutti i livelli istituzionali per tentare di sbloccare una situazione impantanata da troppo tempo. Da un lato i lavoratori hanno il diritto a ricevere risposte concrete e certe sul loro futuro, dall’altro il territorio ha bisogno di tornare ad essere un faro nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Attendiamo fiduciosi la risposta e un segnale forte dalla Regione.

ospedale-bambini-monzaUn buco in bilancio da quattordici milioni: è per questo motivo, in estrema sintesi, che la Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma è da alcuni mesi al centro dell’attenzione delle cronache.

La Fondazione MBBM è stata fondata nel 2005 per mettere a frutto e sviluppare l’esperienza di 25 anni di risultati positivi del Comitato Maria Letizia Verga nella cura e nella ricerca sulle Leucemie Infantili in collaborazione con il centro di Ematologia Pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza. In 30 anni sono oltre 1800 i bambini salvati dalla leucemia, con un tasso di guarigione salito dal 30 all’80% grazie alla continua ricerca e alle nuove cure.

Dal 2009 la Fondazione gestisce direttamente i reparti di Pediatria, Ostetricia e Neonatologia all’interno dell’Ospedale e nella sua veste di organizzazione privata no profit assicura un servizio di alto livello nel contesto della struttura pubblica. Ancora »

whatsapp-image-2016-11-30-at-13-04-02Non si smentisce il presidente del Consiglio Matteo Renzi, goliardicamente soprannominato “il Bomba”: dopo i titoli roboanti che abbiamo letto nei giorni scorsi su tutti i giornali e che annunciavano una pioggia di miliardi grazie al Patto per la Lombardia, siamo andati a verificare i numeri reali e abbiamo scoperto che, anche stavolta, la realtà è molto diversa!

Su circa 11 miliardi furbescamente sbandierati dal premier in vista del referendum del 4 dicembre, di fatto 6,7 miliardi sono risorse già assegnate (sulle quali il Governo non aggiunge un solo euro) e circa 3 miliardi sono legati alla legge di bilancio che non è ancora stata definitivamente approvata. Insomma, alla fine della fiera in Lombardia arriveranno, se va bene, 700 milioni, ma anche questo non è certo!

E’ certo invece che Maroni, pur consapevole dell’inconsistenza delle promesse del Bomba, ha prontamente approfittato della messinscena pro referendum per farsi bello a costo zero coi lombardi e ridare smalto alla furia asfaltatrice dichiarando che i soldi ci sono e pertanto “la Pedemontana si fa”.

In realtà – e per fortuna! – denaro fresco per Pedemontana non ce n’è assolutamente! I 2,7 miliardi citati da Maroni sono in parte soldi già stanziati e in parte soldi che ancora non ci sono perché dovrebbero essere investiti dai privati nella logica del project financing.

Al di là dei trionfali annunci di Maroni, è probabile che il governo (contrariamente a quanto ribadito più volte dal Ministro Delrio) voglia dare una mano al governatore lombardo nel disperato tentativo di salvare Pedemontana tramite un fondo pubblico di garanzia per favorire gli investimenti dei privati.

Tale fondo, ancora indefinito per entità e tipologia, è totalmente inaccettabile: nel project financing il rischio è a carico dei privati, se il progetto non sta in piedi non è giusto che a pagare siano i cittadini lombardi e men che meno tutti gli italiani!

Ad aggravare le pessime condizioni di Pedemontana ci sono anche guai giudiziari: secondo quanto riportato oggi da Il Sole 24 Ore sarebbe in corso un’indagine della Procura di Milano (contro ignoti) per falso in bilancio oltre a una procedura Anac per l’aumento dei costi e lo slittamento dei lavori.

I fantastici proclami di Maroni e lo show del Bomba in trasferta non risolveranno gli enormi problemi ambientali ed economici di un’opera inutile e dannosa: col passare del tempo il conto è sempre più salato e quando il sipario calerà sulle sceneggiate a pagare saranno ancora i cittadini!
ilsole24ore
Postilla: riporto di seguito il comunicato stampa di Legambiente Lombardia

PEDEMONTANA: NUOVE TEGOLE, SITUAZIONE PEGGIO CHE DRAMMATICA

Milano, 30 novembre 2016  – “Nuove tegole per Pedemontana anche se si cerca di trasformarle in positivo. Le prime due sono state fatte passare per garanzie ma sono in realtà il tentativo estremo di salvare l’opera. Il Patto per Milano che parla di 2,7 miliardi dei quali sono veri solo i 250 milioni che ancora restano del contributo del Governo Prodi del 2009, non ancora spesi solo perché Pedemontana non ha altri soldi per avviare nemmeno un mini-cantiere. Gli altri soldi sono un miraggio. L’emendamento alla legge di bilancio dello Stato che lascia definitivamente Serravalle e Pedemontana alla Regione, che tanto le ha volute, cancellando il trasferimento alla città metropolitana di Milano previsto a fine 2017. Questo emendamento toglie dall’imbarazzo il centro-sinistra dalla gestione di una patata bollente.
Così che Regione Lombardia è sempre più imballata nel triplo ruolo di proprietario, concedente (Cal) e concessionaria in evidente conflitto di interesse. Prova ne è che non si sblocca niente nonostante l’arrivo di Di Pietro alla presidenza. L’ultima tegola  è la terza inchiesta aperta sulla gestione Pedemontana.
La prima inchiesta era quella sull’appalto Strabag, con tanto di perquisizioni ed avvisi di garanzia, ancora né chiusa né conclusa. La seconda l’ha aperta la Procura di Roma sulla indebita nomina dell’ex Ad Massimo Sarmi. La terza si apprende dai giornali sarebbe partita due mesi fa e riguarda una ipotesi di falso in bilancio. Da tempo diciamo che Pedemontana è praticamente fallita, e se l’anno scorso è stato approvato il bilancio contro il parere del collegio sindacale sulla questione delle riserve (del costruttore Strabag), altrimenti i libri sarebbero finiti in tribunale invece che nelle mani di Di Pietro, è evidente che la situazione della società oggi è peggio che drammatica.”

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Dopo una lunga serie di contestazioni targate M5S, per i vertici di Brianzacque sembra avvicinarsi la tempesta!

Stando alle informazioni in nostro possesso, la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo in relazione a numerose consulenze e procedure di selezione del personale, tra cui quella utlizzata per la selezione del direttore generale.

Il MoVimento, grazie al lavoro meticoloso di alcuni suoi attivisti e i relativi esposti, anche alla stessa Corte dei Conti, da anni tiene sotto controllo l’operato di Brianzacque rendendo pubbliche di volta in volta irregolarità, opacità e azioni illegittime che una grande società pubblica che gestisce un servizio fondamentale per il territorio non può permettersi.

Dopo la “strana” procedura di nomina dell’ultimo direttore generale a maggio, e le improvvise dimissioni dopo nemmeno due mesi, era evidente che le denunce del M5S avevano colto nel segno.

Il fatto che la Corte dei Conti si sia attivata è un importante risultato perché significa (a prescindere dal futuro esito della vicenda) che la costante e instancabile azione di controllo del M5S permetterà di chiarire una serie di vicende sospette altrimenti destinate a rimanere nell’ombra: aumento delle spese per consulenze e incarichi esterni, modalità di conferimento di questi incarichi, procedure di selezione dei dirigenti, mancata procedura selettiva per la stipula dei contratti a tempo determinato

Stiamo presentando interrogazioni in vari consigli comunali e il sindaco di Vimercate Francesco Sartini sta valutano le azioni più opportune da intraprendere in qualità di socio.

Appare sempre più evidente che il servizio idrico brianzolo è completamente privo di un adeguato controllo istituzionale: a preoccupare non devono essere solo i buchi nelle condotte idriche ma soprattutto un sistema di governance che è assolutamente inadatto a garantire il rispetto della legalità e della trasparenza.

Il PD brianzolo – che detiene circa al 90% il controllo dell’Assembrea della società – colga l’occasione per farsi un esame di coscienza prima che sia troppo tardi e che le conseguenze siano irreparabili: trasparenza e rispetto delle regole sono principi irrinunciabili per il M5S e, in attesa che lo diventino anche per gli altri, continueremo a vigilare e a denunciare.

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Il piano cave della provincia di Monza e Brianza dimostra l’inadeguatezza degli strumenti di programmazione regionali.

In sette anni nella provincia sono stati scavati 500.000 metri cubi di sabbia e ghiaia, praticamente niente. Questo nuovo piano cave prevede l’estrazione di oltre 6 milioni di metri cubi. Un dato completamente al di fuori della realtà, frutto di una delibera di giunta e una legge regionale ormai obsolete.

Sono quasi 4 anni che si parla di cambiare la legge sulle cave: era nato un gruppo di lavoro in commissione ambiente, riunitosi 2 volte e poi abortito.

pedemontana-givaudanFar pagare alla Givaudan la bonifica dei terreni contaminati da diossina sui quali dovrà passare Pedemontana: in un primo momento era sembrata un’ipotesi impraticabile, perché il contenzioso tra Regione Lombardia e Givaudan (proprietaria dello stabilimento Icmesa che causò il disastro di Seveso nel 1976) si era concluso, all’epoca, con un risarcimento e un accordo transattivo che avrebbe messo al riparo la società da ulteriori esborsi. Invece ieri mattina in commissione Ambiente ho appreso che esiste ancora la possibilità di chiedere risarcimento per danni che all’epoca non fossero stati già rilevati e quantificati.

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pedemontana-450mioAltri 450 milioni di denaro pubblico in arrivo da Regione Lombardia a garanzia delle banche per proseguire i lavori e salvare dal fallimento una Pedemontana più morta che viva. La furia asfaltatrice di Roberto Maroni non conosce tregua: sono anni che inutilmente batte cassa a Roma e a Bruxelles eppure non ha ancora capito che fermare l’opera è l’unica soluzione ragionevole.

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Dalla bella intervista di Euronews a Beppe Grillo, ho ricavato la conferma di quanto Beppe sia, fondamentalmente, un incompreso.

Parla di cose molto profonde, sicuramente frutto di una invidiabile lucidità intellettuale e di un grande lavoro di studio e approfondimento personale, che regolarmente o non vengono capite o vengono travisate oppure non vengono minimamente prese in considerazione da parte dei media.

Per fare un esempio, mi ha colpito molto quando, per esprimere concetti e idee a me care, ha affermato che il Movimento è per “un’economia dell’abbastanza”.

Un’espressione che non avevo mai sentito prima d’ora e che mi ha incuriosito. Conoscendolo, ero certo che avesse usato quell’espressione per fare un riferimento preciso, così ho fatto una ricerca sul web ed ho scoperto il bel saggio “L’economia dell’abbastanza – Gestire l’economia come se del futuro ci importasse qualcosa” dell’economista inglese Diane Coyle.

Dalla presentazione del saggio: “Il cambiamento più urgente e importante, sostiene l’autrice, è iniziare a pensare al futuro. Se per le crisi in atto (economica, finanziaria, ambientale) si volesse cercare un tratto d’origine in comune, lo si potrebbe con certezza identificare nell’incredibile disprezzo per il domani, che emerge in modo clamoroso soprattutto se si guarda a come viene gestita l’economia. Crearne una sostenibile, in cui tutti abbiano il necessario senza compromettere il futuro, non sarà facile. In “Economia dell’abbastanza”, Diane Coyle avvia una profonda riflessione su come si possa dare inizio a questo cambiamento e su quali siano i primi passi da fare.”

Grande Beppe, come sempre!

schermata-2016-11-10-alle-14-18-45Una società immobiliare ha presentato al Comune una proposta di trasformazione urbanistica (Piano Integrato di Intervento Gilera Grandi) in un quartiere residenziale che prevede di utilizzare una parte di un parco pubblico esistente per la costruzione di tre grossi edifici residenziali: l’ennesima cementificazione senza senso che toglie spazi verdi alla comunità.

Ho presentato un’interrogazione all’assessore al territorio Viviana Beccalossi per chiedere se Regione Lombardia, che potrà aderire all’accordo di programma, è al corrente di queste criticità e se intende sostenere questo progetto fortemente osteggiato dai cittadini di Arcore.

I nostri territori sono già duramente massacrati dal lunghissimo ciclo di consumo e trasformazione irreversibile del suolo che la Lega, e le amministrazioni precedenti, hanno incentivato. Riteniamo assurdo continuare su questa linea. Il rilancio delle nostre città deve passare dalla tutela del verde e non dal sostegno ad aziende con la sindrome da costruzione compulsiva.

Mentre il mondo va in un direzione “green” la Lombardia è ancora attratta dal grigio del cemento. Ma quest’epoca è finita. I cittadini chiedono altro. Loro, e noi del M5S, si aspettano dall’istituzione regionale una maggiore attenzione verso quei parchi che rappresentano gli ultimi polmoni delle nostre martoriate città. Ora attendiamo la risposta dell’assessore per sapere se Regione Lombardia sarà complice di un nuovo scempio.

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Insieme alla collega portavoce del M5S Lombardia Silvana Carcano abbiamo depositato la denuncia, con tanto di richiesta risarcimento danni, contro chi, come Repubblica, Libero e il Cittadino, ha scritto falsità sulla restituzione dello stipendio di Silvana e sul numero delle mie presenze nelle commissioni regionali.

Tutte le forze politiche di destra, sinistra e del centro si tengono tutte le indennità che ricevono dalla Regione e dal Parlamento. Noi siamo gli unici a restituire parte di queste indennità, rendicontando tutto con trasparenza, come promesso in campagna elettorale.

E siamo sempre i primi per produttività e lavoro svolto. E il fatto che i giornali scrivano menzogne proprio su questi nostri aspetti virtuosi la dice lunga sulle bassezze di questa categoria professionale.

Ed è ancora più grave se si pensa che l’informazione è ciò che forma e modella la coscienza democratica di un Paese. Siamo al 77° posto per libertà di stampa, perdendo altre posizioni rispetto all’anno scorso. Peggio di noi nella UE solo Cipro, Grecia e Bulgaria.

Questo è l’informazione italiana.

Ecco perché non possiamo avere una coscienza democratica seria, robusta e oggettivamente critica. Abbiamo tifi da stadio, fazioni, pregiudizi, prese di posizione senza nessuna giustificazione, nessun pensiero critico e maturo nel momento in cui si fanno scelte di voto. Questa situazione allarmante del sistema dell’informazione italiana è tra le cause dell’arretratezza del Paese.

Non pensino nemmeno per un attimo che non abbiamo il coraggio per denunciare questi falsi attacchi. Noi non molliamo mai, sia chiaro.

 

Oggi termina la mia esperienza da capogruppo 5 Stelle in Regione Lombardia.
Difficilmente dimenticherò il debutto, un battesimo di fuoco, con il ritorno in aula dell’ex carcerato Mario Mantovani: le azioni di protesta in consiglio, l’occupazione dell’aula, i video e le interviste sulla stampa nazionale, i cartelli strappati dai commessi, le espulsioni di Silvana Carcano e Giampietro Maccabiani, la prima tesissima riunione dei capigruppo, le urla del presidente del Consiglio... insomma un inizio “movimentato”!
Il mio semestre finisce ancora con la ribalta nazionale con la denuncia di un Consiglio Regionale bloccato a causa dell’inerzia della Giunta Maroni e la conseguente risposta tramite articoli diffamatori sui giornali vicini al centrodestra, che presto porterò in tribunale.
Insomma, non mi sono fatto mancare niente! Ora c’è il rush finale per il NO al referendum, poi vedrò di tirare un attimo il fiato che comincio a sentire le pile davvero scariche.
In bocca al lupo alla collega Iolanda Nanni che prenderà il mio posto per il prossimo semestre!

incendiNel corso del 2015 e del 2016 si è registrato un notevole aumento degli incendi presso gli impianti che trattano i rifiuti differenziati. La regione più colpita è il Veneto ma il fenomeno è diffuso in tutta la penisola, inclusa la Lombardia. Si tratta di eventi prevalentemente dolosi sui quali la magistratura e le forze dell’ordine stanno indagando. Ancora »